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Carabinieri NAS Milano, diete in palestra. Denunciati due personal trainer per esercizio abusivo della professione di dietologo

I Carabinieri del NAS di Milano, nell’ambito dei controlli nel settore del fitness e delle palestre, hanno scoperto che due personal trainer, titolari di una palestra del mantovano, erano soliti prescrivere ai propri numerosi clienti diete alimentari personalizzate dietro compenso economico, pur non avendo alcun titolo professionale ed abilitativo ed esponendo gli sportivi a potenziali rischi per la salute.

I Carabinieri del NAS ricordano che per intraprendere una dieta o un particolare regime alimentare occorre rivolgersi a figure professionali competenti –  dietologi, dietisti e biologi nutrizionisti – abilitate all’esercizio della professione sanitaria.

Ministero della Salute

Abusivismo professionale. Intervento dei Nas a Mantova, Padova e Roma

In provincia di Mantova scoperto uno studio odontoiatrico dove un odontotecnico eseguiva prestazioni e trattamenti ortodontici su ignari pazienti. A Padova nel mirino un ottico che svolgeva abusivamente la professione di oculista. Nella Capitale i Nas hanno accertato che all’interno di una casa di cura privata accreditata, dal 2013 al 2017, una parte dei trattamenti riabilitativi di fisioterapia in regime di convenzione era stata affidata al personale infermieristico non titolato, chiedendo anche un indebito rimborso al Ssr per circa 30 mila euro.

Non si fermano i controlli dei Carabinieri del Nas finalizzati al contrasto dell’abusivismo nelle professioni sanitarie.

In provincia di Mantova, i Carabinieri del Nas di Milano hanno denunciato all’Autorità Giudiziaria il titolare di uno studio odontoiatrico, “il quale con la complicità del direttore sanitario, eseguiva prestazioni e trattamenti ortodontici su ignari pazienti, pur essendo solo un odontotecnico privo dei prescritti titoli abilitativi (laurea in medicina e chirurgia o in odontoiatria)”, spiegano i Nas in una nota.

I Carabinieri del Nas di Padova nel corso di indagini di polizia giudiziaria, hanno invece scoperto che un ottico svolgeva abusivamente la professione di oculista senza aver mai conseguito il titolo di laurea abilitativo. Insieme al falso oculista i militari hanno denunciato all’Autorità giudiziaria anche il suo fornitore di apparecchiature sanitarie e diagnostiche “la cui cessione è consentita dalla legge esclusivamente agli iscritti agli albi professionali degli esercenti la professione sanitaria”.

I Carabinieri del Nas di Roma, nel corso di attività investigativa, hanno accertato che all’interno di una casa di cura privata accreditata della Capitale, dal 2013 al 2017, una parte dei trattamenti riabilitativi di fisioterapia in regime di convenzione, era stata affidata al personale infermieristico non titolato, richiedendo comunque un indebito rimborso al Servizio Sanitario Regionale per circa 30 mila euro. I militari hanno denunciato il direttore sanitario della struttura per truffa e proceduto al sequestro della cartelle cliniche per la successiva identificazione degli operatori socio-sanitari, autori del reato di esercizio abusivo della professione di infermiere.

QS

Il dry needling è “atto medico”. Ecco il parere del Consiglio superiore di Sanità che esclude i fisioterapisti dalla pratica per evitare rischi per la salute

Per il Css la pratica, che prevede l’utilizzo sui muscoli di un ago da agopuntura per combattere contratture e dolori muscolari, è per sua natura invasiva, necessita di competenze anatomiche e fisiopatologiche e sfocia “comunque in un atto medico, al quale il fisioterapista non è abilitato mancando di quella formazione specialistica, relativa all’utilizzo di strumenti invasivi da inserire in distretti muscolari connessi a vasi sanguigni e nervi”. IL PARERE.

”La pratica del dry needling, pur con le già riferite limitazioni scientifiche, sia ad esclusivo uso medico chirurgo abilitato all’esercizio della professione ed in possesso di specifica formazione post laurea conseguita con le stesse modalità previste dell’Accordo Stato Regioni del 7 febbraio 2013, in quanto consideralo alto medico”.

Sono queste le conclusioni a cui è giunto il Consiglio superiore di Sanità, nel suo parere sulla competenza del fisioterapista all’esecuzione della tecnica del “dry needling”, l’utilizzo sui muscoli di un ago da agopuntura, che aiuta a combattere contratture e dolori muscolari, particolarmente comuni tra runner e podisti.

Il parere al Css è stato chiesto dal ministero della Salute a inizio 2016, dopo che il Consilgio si era già espresso in materia nel 2013 sulla “Competenza del fisioterapista all’esecuzione della tecnica del dry needling” su richiesta della Direzione generale delle Professioni sanitarie e delle risorse umane del Servizio sanitario nazionale.

In quell’occasione, come ricorda il nuovo parere, il Consiglio superiore di sanità ha espresso parere non favorevole alla pratica autonoma, da parte del fisioterapista, della tecnica manuale del “dry needling”, perché in Italia la sua  figura professionale “non è supportata da adeguata preparazione specialistica sia per la pratica di terapie che, diverse da quelle manuali proprie di tale figura professionale, sfociano nella pratica della clinica medica, sia per il riconoscimento e trattamento d’urgenza delle loro possibili complicanze”. 
Si era detto invece favorevole all’esecuzione della pratica, da parte del fisioterapista, condizionata alla indicazione medica e all’esecuzione in struttura dove sia presente il medico abilitato e aveva auspicato che nella formazione dei fisioterapisti, così come avviene per altre figure professionali, fossero inclusi corsi di preparazione/specializzazione per l’utilizzo di dispositivi medici e di presidi medici invasivi, compresa la preparazione per riconoscere eventuali complicanze determinate dal loro uso.

Il Css sottolinea nel parere l’importanza che la pratica, per la sua natura invasiva e la necessità delle competenze anatomiche e fisiopatologiche, “sfoci comunque in un atto medico, al quale il fisioterapista non è abilitato mancando di quella formazione specialistica, relativa all’utilizzo di strumenti invasivi da inserire in distretti muscolari connessi a vasi sanguigni e nervi”.

Per quanto riguarda la sicurezza del dry needling, il parere sottolinea che le possibili complicanze sono del sovrapponibili a quelle dell’agopuntura, soprattutto quando viene eseguito in profondità. “Sono stati, infatti , riportati casi di infezioni, sanguinamenti locali, lesione di nervi, dolore e rigidità muscolare”, sottolinea il Css.

Il parere  ricorda a questo proposito un caso recente in Italia di un nuotatore professionista con pneumotorace dopo l’applicazione di dry needling da parte di un fisioterapista per il trattamento di una patologia miotensiva della spalla. Il caso clinico riporta che durante l’applicazione dell’ago tra la scapola sinistra e la colonna il paziente ha avvertito malessere, dolori all’emitorace sinistro con difficoltà respiratorie, sudorazione, sintomi attribuibili da parte del fisioterapista a una crisi vagale. Ma “per il persistere della sintomatologia a due giorni del trattamento, una TC sul paziente ha evidenziato una condizione di pneumotorace, risolta a seguito di intervento chirurgico di pleurotomia e drenaggio pleurico sinistro con prognosi di 40 giorni”.

La pratica del dry needling secondo il Consiglio superiore di Sanità è quindi da considerare atto medico perché può presentare diverse complicanze, anche gravi ed è quindi necessario “attivare misure di cautela al fine di garantire un massimo livello di protezione della salute”.

QS

Riconversione creditizia del titolo di Massofisioterapista triennale e iscrizione a Fisioterapia

La mancanza di equipollenza alla laurea e l’inidoneità all’esercizio della professione, non implicano l’inutilità del titolo, in quanto l’Ateneo – a fronte di una specifica istanza – è tenuto ad apprezzare, comunque, quali “conoscenze e abilità professionali certificate ai sensi della normativa vigente in materia”, e valutare la relativa esperienza abilitante mediante l’attribuzione di taluni crediti formativi universitari. Tanto è imposto dall’art. 5, comma 7, d.m. 22 ottobre 2004, n. 270, che dispone che “Le università possono riconoscere come crediti formativi universitari, secondo criteri predeterminati, le conoscenze e abilità professionali certificate ai sensi della normativa vigente in materia, nonché’ altre conoscenze e abilità maturate in attività formative di livello postsecondario alla cui progettazione e realizzazione l’università abbia concorso”.
È quindi evidente che, se il diploma posseduto dal ricorrente non comporta immediata e automatica equipollenza ex lege al diploma universitario di fisioterapista, d’altronde esso non rimane del tutto privo di effetti verso l’Ateneo, che deve valutarne la rilevanza ai fini dell’istanza di riconversione. (Avv. Ennio Grassini)

Diritto sanitario

Falsi medici. A Catania scoperto centro di riabilitazione abusivo

L’ambulatorio medico abusivo era stato ricavato all’interno di un fabbricato industriale. Lì i pazienti venivano sottoposti a trattamenti riabilitativi da parte di operatori privi dei titoli professionali abilitanti, mediante l’utilizzo di apparecchiature elettromedicali e attrezzature medico-fisiatriche.

A Catania, i Carabinieri del locale NAS, nell’ambito di una complessa indagine, in esecuzione di un decreto di perquisizione e sequestro rilasciato dalla locale Autorità Giudiziaria, hanno sottoposto a vincolo preventivo un immobile ricavato all’interno di un fabbricato industriale, adibito, senza la prescritta autorizzazione sanitaria, ad ambulatorio medico. Lo riferisce una nota dei Nas. I militari hanno, inoltre, accertato che all’interno dello studio medico abusivo i pazienti venivano sottoposti a trattamenti riabilitativi da parte di operatori privi dei titoli professionali abilitanti, mediante l’utilizzo di apparecchiature elettromedicali, attrezzature medico-fisiatriche anch’esse sottoposte a sequestro per un valore complessivo di circa un milione di euro. L’amministratore ed il socio della società gestrice il centro medico sono stati denunciati all’Autorità Giudiziaria per concorso in esercizio abusivo della professione sanitaria.

Quotidiano sanità

Chiuse tre strutture per anziani abusive

PESCARA, 23 OTT – Tre strutture chiuse perché abusive, nove persone segnalate all’autorità amministrativa e sanitaria, cinque segnalate all’autorità giudiziaria e circa 200 kg di alimenti sottoposti a blocco sanitario. E’ il bilancio dei controlli che i Carabinieri del Nas di Pescara hanno eseguito in nove strutture ricettive per utenti anziani bisognosi di ‘assistenza di bassa intensità’ in tutto l’Abruzzo. In provincia di Pescara i militari, agli ordini del maggiore Domenico Candelli, hanno ispezionato una struttura indicata come casa famiglia, ma completamente abusiva. In provincia di Teramo altra struttura ricettiva priva di autorizzazione, con anziani ospitati in situazioni di sovraffollamento e in ambienti fatiscenti. Un’altra struttura ricettiva abusiva è stata individuata in provincia dell’Aquila: era totalmente priva di autorizzazione al funzionamento. Immediata l’adozione del provvedimento di chiusura da parte del sindaco.

Ansa

Contrasto Abusivismo: Spif Ar chiede parere al Ministero della Salute

A seguito di segnalazioni, pervenute all’ufficio contrasto Abusivismo Spif Ar, il Responsabile Nazionale, con nota del 19 luglio 2017, oltre ad informare la dott.ssa Rossana Ugenti della Direzione Generale delle Professioni Sanitarie e delle Risorse Umane del Servizio Sanitario Nazionale del Ministero della Salute l’On. Beatrice Lorenzin (Ministra della Salute) chiede un chiarimento sul rilascio, da parte del Ministero, degli ATTESTATIin riferimento all’ Art.11 lettera B punto 10 della direttiva 2005/36/CE, ai MASSOFISIOTERAPISTI (Post 1999)  per lavorare in uno Stato della Comunità Europea e non in ITALIA.
Attestati che, utilizzati in Italia e negli studi, violano le norme.
Questo il testo della nota:
” Oggetto : Richiesta parere riguardo al rilascio, da parte del Ministero della Salute, di ATTESTATO MASSOFISIOTERAPISTA  secondo la Direttiva 2005/36/CE
Gent.ma  dott.ssa Rossana Ugenti,
perviene allo scrivente Sindacato Professionale Italiano Fisioterapisti, segnalazione che la Direzione Generale delle Professioni Sanitarie e delle Risorse Umane del Servizio Sanitario Nazionale del Ministero della Salute, rilasci all’interessato MASSOFISIOTERAPISTA (post ’99) che ne faccia richiesta, l’Attestato di cui allegato 1, per il riconoscimento del titolo in uno degli Stati della CE, esclusa l’Italia.
 
Ciò confermato anche dal modello d’istanza, da presentare a codesto Ministero, in cui è fatto obbligo, individuare uno degli Stati della Comunità Europea.
 
Orbene, vorremmo rappresentarLe che, a seguito di verifiche da parte delle Autorità competenti (N.A.S. – G.d.F.) suddetti attestati ed in riferimento alla professione del massofisioterapista, individuati dallo stesso Ministero della Salute, e come lo riporta nel proprio sito vengono definiti come “OPERATORI DI INTERESSE SANITARIO” quindi privi dell’autonomia professionale del Fisioterapista, vengono ritrovati negli studi professionali, eludendo i controlli.
 
Ciò premesso e con lo scopo precipuo di collaborare con questo Ministero e con le autorità giudiziarie preposte alla verifica dell’esercizio abusivo di professione sanitaria, desideriamo informarLa su quanto succede oggi su tutto il territorio Nazionale e, nel contempo, ricevere da parte dell’ufficio del Ministero della Salute che rappresenta egregiamente, chiarimenti in merito.
 
Sicuro di un sollecito riscontro si porgono cordiali saluti “
Chieti, 19/07/2017
Il Resp. Nazionale Ufficio Lotta e Contrasto all’Abusivismo SPIF & A.R.
Ricucci dott. Giampiero Lorenzo

Quando un ospedale fa finta di curarti

Un interessante servizio di Nadia Toffa andato in onda il primo ottobre 2017 a Le Iene, svela qualcosa di particolare sulla sanità pubblica italiana. E’ possibile che si faccia finta di curare dei pazienti con i macchinarti spenti? All’interno di un policlinico della Brianza la fisioterapia viene effettuata con macchinari rotti e i medici ne sono consapevoli. I pazienti non se ne accorgono, poiché i dottori gli spiegano che durante la terapia non devono sentire nulla. La corrente dai macchinari non passa e per tutti i pazienti accade sempre la stessa cosa. Tutti conoscono questa verità all’interno della struttura, tanto che è proprio un’infermiera a prendere la decisione di chiamare Le Iene per far conoscere cosa realmente accade. Le macchine vengono tenute spente. L’infermiera intervistata spiega che alcuni parti del macchinario non funzionano e i pazienti se ne renderebbero conto. E’ proprio questo il motivo per cui non vengono neppure accese. Quando qualcuno ha qualche dubbio sulla fisioterapia, i dottori li tranquillizzano. Nadia Toffa ha così deciso di far luce su questa situazione che potrebbe nuocere alla salute di moltissimi pazienti, i quali si fidano della struttura. L’infermiera ha scelto di chiamare Le Iene poiché i pazienti sono convinti di curarsi. Le spese per effettuare queste cure vengono pagate dai pazienti e possono anche essere abbastanza elevate. I responsabili dell’ospedale sono coscienti di questo problema. Nel reparto sono ormai tutti rassegnati. I macchinari non vengono portati in assistenza perché si perderebbe molto lavoro e gli appuntamenti verrebbero così annullati. Le spugnette utilizzate per la ionoforesi non vengono sterilizzate. Quando vengono chiesti dei disinfettanti, i responsabili rispondono che utilizzandoli poi le spugnette si usurano troppo e così dovrebbero essere acquistate più spesso. Con un po’ di detersivo per pavimento vengono semplicemente lavate in un calderone. Queste testimonianze vengono poi mostrate ad un dottore esperto di fisioterapia, Fabrizio Gardina. Quest’ultimo ammette di non aver mai visto una situazione così imbarazzante. I pazienti dovrebbero avvertire, durante le terapie, un dei pizzicori diffusi. Invece, nell’ospedale della Brianza, i pazienti non avvertono assolutamente niente. Ciò che avviene in questa struttura è davvero molto pericoloso, poiché dei cavi sono pure fusi. Nadia Toffa decide di parlarne con il direttore del policlinico. L’uomo ammette che c’è qualche macchinario non funzionano e che il resto è tutto funzionante. Il responsabile confessa di non essere a conoscenza di ciò che accade durante le fisioterapie. Il direttore, qualche giorno dopo il servizio de Le Iene, decide di iniziare una causa civile contro il programma.

DDL Lorenzin a breve in Aula, passano le modifiche contro l’abusivismo. Pesanti pene anche per il prestanome.

Via libera della Commissione Affari Sociali al Ddl Lorenzin che dovrebbe approdare in Aula già nelle prossime settimane. Tra gli emendamenti approvati, che modificano il testo licenziato dal Senato, anche quello che modifica l’art. 348 del c.p. inasprendo le sanzioni per chi esercita, senza averne i titoli, una qualsiasi professione regolamentata con aggravanti per gli abusivi in campo sanitario. Il testo approvato al Senato riguardava solo i professionisti della sanità.

Secondo quanto approvato in Commissione “chiunque abusivamente esercita una professione, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 10.000 euro a 50.000 euro”.  La condanna comporta la pubblicazione della sentenza e la confisca dei beni utilizzato per commettere il rato.

Nel testo vengono introdotte pesanti sanzioni per il professionista che “consente” l’esercizio abusivo di una professione prevedendo una multa da 15.000 euro a 75.000 euro e l’interdizione dalla professione da 1 a 3 anni.

Se l’abusivo provoca lesioni gravi è prevista una reclusione da sei mesi a due anni mentre se le lesioni sono gravissime la pena è della reclusione da un anno e sei mesi a quattro anni.
Pene anche per chi esercita abusivamente un’arte ausiliaria delle professioni sanitarie, punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 2.500 euro a 7.500 euro.

“Siamo ovviamente soddisfatti della decisione presa dalla Commissione Affari Sociali visto che era stata ANDI a sollecitare l’inserimento di un articolo specifico nel Ddl Lorenzin”, commenta il presidente Gianfranco Prada, “è una storica battaglia di ANDI e speriamo ora che la Camera approvi al più presto il testo. Non vederlo tramutato in legge sarebbe l’ennesima beffa ai danni dei tanti pazienti giornalmente truffati e danneggiati dai finti dentisti e dai prestanome che con la loro azione svendono e squalificano la nostra professione”.

Soddisfatto anche il presidente ANTLO Massimo Maculan che ricorda come il passaggio sul prestanomismo sia stato richiesto da ANTLO durante le audizioni proprio alla Commissione Affari Sociali della Camera. “Siamo ovviamente soddisfatti che venga punito il padre dell’abusivismo, il prestanome”, dice Maculan ad Odontoaitria33.

Fumata nera invece per gli emendamenti che avrebbero introdotto il nuovo profilo dell’odontotecnico e quello che puntava a regolamentare l’assetto societario delle società odontoiatriche. Emendamenti neppure discussi in quanto ritirati dai relatori.

Dopo l’eventuale approvazione della Camera il testo dovrà tornare nuovamente al Senato per l’approvazione definitiva.

Odontoiatria33

Università, non entri a Medicina? Vai in Albania. L’esodo degli italiani: “Qui il test è più facile, poi torno a lavorare in Italia”

“Perché scegliere di studiare Medicina in Albania deve essere un tabù? Per me è un’opportunità, se a Roma non passo il test d’ingresso mi gioco un’altra carta là, così non perdo l’anno”. Giacomo ha 19 anni e un grande sogno, quello di fare il medico. A tutti i costi. La valigia per volare a Tirana è già pronta. La data della prova di ammissione è fissata per il 28 settembre. Non sarà l’unico a partire da Salerno. “Ci andrò con un amico. La voce ormai si sta diffondendo, sono stati altri amici in comune a dirci di questa possibilità, anche loro hanno fatto così”. Basta avere i soldi. All’università cattolica “Nostra signora del buon consiglio” di Tirana, l’eldorado dei silurati italiani, la retta annua costa circa ottomila euro. Alla facoltà di Medicina insegnano professori esclusivamente italiani, gli stessi dell’Università Tor Vergata di Roma grazie a una convenzione tra l’ateneo italiano e quello albanese, che è privato.

“In pratica è come fare l’università in Italia con la differenza che qui il test è più facile”, ci racconta Giuseppe, 23 anni, napoletano, che sta per iniziare il terzo anno. “Non ci sono domande di cultura generale, né di logica. Io in Italia avevo tentato l’esame tre volte senza superarlo”. Le matricole italiane nel Paese delle aquile aumentano poco alla volta. Erano cento nel 2015, 105 nel 2016 e almeno 500 quelli che si sono presentati per sostenere la prova di ingresso.

Che la fuga nei Balcani sia una scorciatoia per evitare i temuti quiz del numero chiuso dei nostri atenei è evidente. In molti infatti già dal primo anno chiedono il trasferimento in patria. Nell’anno accademico 2015/2016 sono rientrati complessivamente 111 studenti (di cui 31 iscritti al primo anno e 40 al secondo). In quello successivo 53 (di cui 4 al primo anno e 32 al secondo). Il titolo di studio rilasciato in Albania comunque è valido anche da noi. “Ma se dico che mi sono laureato là la gente pensa male, c’è ancora il pregiudizio. Per questo forse farò gli ultimi due anni in Italia – ci confida Giuseppe – la vita a Tirana costa molto meno ma lo stipendio è troppo basso, non mi va di rimanere qui a lavorare”.

Giulio, 23 anni, invece è già tornato a Cosenza e da quest’anno frequenterà i corsi a Roma o a Napoli. “Dipende da quale ateneo per primo accetterà la mia richiesta di trasferimento. La specializzazione ad ogni modo la farò all’estero, da noi ci sono pochi posti e un percorso negli Stati Uniti è più prestigioso”. L’università “Nostra signora del buon consiglio” rappresenta una chance anche per chi non ha passato il test in Odontoiatria, Fisioterapia e Infermieristica.

“A Bari sono stato scartato per due volte di fila, ero stanco. Oggi Tirana è la mia seconda casa”: Giammarco si è laureato in Odontoiatria a giugno. “Mi sono trovato benissimo, eravamo una trentina, pochi e ben seguiti”. Ora sta facendo un master a Bologna. “Potrei lavorare nello studio dentistico di mio padre, ma l’idea è di tornare a Tirana e trovare un posto in una clinica, là va forte la chirurgia plastica e avrei più successo”.

Anche Clelia viene da Bari e dopo sei tentativi falliti di entrare nell’università della sua città, in Albania finalmente ce l’ha fatta. “L’ho vissuta malissimo, avevo perso la speranza, ero disperata giuro. Si sa che se non sei raccomandato a Bari non sempre ti va bene. Quando ho deciso di provare in Albania ho ricevuto molte critiche dai colleghi italiani, mio padre compreso, che è un odontotecnico ed era molto scettico, ma oggi non mi pento della scelta e non me ne frega niente di quello che pensa la gente”. Clelia nel 2016 si è spostata a Milano per frequentare il tirocinio. “Il lavoro a Rimini c’è, il problema è il numero chiuso, per questo me ne sono andata in Albania”: Aurela, albanese di origine ma cresciuta in Romagna, è iscritta all’ultimo anno di Fisioterapia. “In classe siamo metà italiani e metà albanesi. Per fortuna esiste questa alternativa, diversamente non avrei potuto studiare quello che volevo”.

Un’altra meta, meno gettonata ma sempre più attrattiva per gli aspiranti medici silurati in Italia, è la Bulgaria. Chiara è chiusa in una stanza di hotel a Sofia e si sta preparando al test per entrare all’università “San Clemente di Ocrida“. “Sarà in lingua inglese e riguarderà solo chimica e biologia. Non sono qui da sola, sto ripassando con un gruppetto di italiani”. Tutti seguiti da un tutor che ha organizzato la trasferta. “In Italia purtroppo mi è andata male: ho provato il test due volte, alla Sapienza e al Campus biomedico, ma non mi hanno presa”.

Mentre Giuseppe è ormai al quinto anno. “Pago settemila euro di tasse l’anno e no, non mi pesa. Voglio diventare un chirurgo ma in Italia per pochi punti non mi hanno preso, ho provato l’esame due volte a Napoli e una volta a Siena”. In Bulgaria la storia cambia: “Il quiz non ha domande trabocchetto, una preparazione liceale è sufficiente per ottenere un buon punteggio”. Di rientrare nel suo Paese lui non ne ha nessuna voglia. “Pochi posti e poi c’è la lobby dei baroni, in pratica inizi a operare quando hai già i capelli bianchi. Punto a una carriera in America, in Germania o in Francia”.

Francesco si è classificato terzo a Sofia. A Catanzaro invece era fuori dalla lista degli ammessi. Oggi è rientrato in Italia. Sta concludendo il quarto anno all’università “Luigi Vanvitelli” di Napoli (“dove i corsi sono in inglese”), “perché se in Bulgaria rimani indietro con gli esami ti fanno perdere l’anno e a me non andava di sprecare altro tempo”. A chi gli rinfaccia di aver trovato una scappatoia per entrare a Medicina risponde: “Andare all’estero e studiare in inglese non è una passeggiata e dei commenti degli altri non mi importa niente”. In Bulgaria l’altra speranza per gli italiani silurati si chiama Medical university of Sofia. A Elisabetta manca un anno per laurearsi in questo istituto, che le costa ottomila euro l’anno di tasse. “Senza dubbio qui la prova d’ingresso è meno complicata. In Italia chissà quando lo avrei superato quel maledetto test, non volevo più aspettare”.

Il ministero dell’Istruzione preferisce non commentare la fuga nell’Europa dell’Est dei nostri giovani per bypassare le selezioni in Medicina negli atenei della Repubblica. Nemmeno davanti all’emorragia di neodiplomati in Romania per saltare a piè pari i quiz e magari essere riammessi dopo qualche mese o anno in una delle università italiane. Lorenzo, scartato a Milano, ha studiato due anni a Targu Mures, nel cuore della Transilvania, punto di riferimento per la Medicina da ottomila euro l’anno: “Per essere ammesso devi sostenere una conversazione in inglese di venti minuti, ti fanno delle domandine stupide, del tipo ‘dove sei andato in vacanza’ e ‘quali sono i tuoi hobby’. Ma se non stai al passo con gli esami ti fanno saltare l’anno, come è capitato a me. Ne ho approfittato per girarmi la Romania e intanto ho chiesto il trasferimento in Italia, all’università Vanvitelli”.

Serena dice di aver pianto dalla gioia quando ha scoperto che in Romania poteva coronare il suo sogno: “In Italia non ho passato il test, ero arrabbiatissima. Da qui non me ne voglio più andare”. A Paola è addirittura bastato un colloquio in inglese via Skype per essere ammessa alla facoltà di Odontoiatria: “I prof sono preparatissimi e gli esami non li regalano, io ne rifatti tre. Se ho fatto bene a lasciare l’Italia? Sono stata praticamente costretta”.

Il fatto quotidiano

Stop alla formazione dell’operatore d’interesse sanitario massofisioterapista

Delibera Giunta Regionale Umbra

Ecm, per recuperare i deficit formativi c’è tempo fino a fine anno. Ecco come procedere

Non è più un “carrozzone” con tanti difetti. Ora la formazione continua andrebbe paragonata a una fuoriserie. Almeno tra i medici. Aumento dei corsi di formazione a distanza del 70% rispetto al triennio 2011-2013; 50 mila professionisti coinvolti in più; e non soltanto: altri numeri li anticipa Sergio Bovenga segretario Fnomceo alla vigilia del consiglio nazionale in programma a Bari e dedicato al tema dell’aggiornamento dei medici. «Sul triennio appena trascorso, 2014-16, abbiamo primi dati incoraggianti. C’è stata una crescita complessiva del 20% di attività formative e un aumento di oltre il 10% dei medici e odontoiatri che si sono certificati», sottolinea Bovenga.

«Ma i dati miglioreranno di sicuro visto che, grazie a una norma della Commissione Nazionale Formazione Continua ci sarà tempo ancora fino al prossimo 31 dicembre per chi vuole recuperare un eventuale deficit formativo (entro il limite del 50%) dello scorso triennio». Per ottenere la possibilità di calcolare nel 2017 crediti di recupero per gli anni passati bisognerà rivolgersi al proprio Omceo o scrivere al back office del Consorzio Gestione Anagrafica delle professioni sanitarie -Cogeaps (ecm@cogeaps.it) indicando i corsi e le altre situazioni che danno crediti nel 2017 che si intendono trasferire al 2016. Bovenga lo conferma, e conferma che Bari, ospitando un Consiglio Nazionale monotematico sull’Ecm e un convegno di due giorni sulla formazione continua, si profila evento speciale. La Federazione torna protagonista dell’Ecm? «Credo che la Fnomceo sia uno dei fondamentali protagonisti del sistema Ecm sin dalla sua istituzione, sia per ruolo (per legge il Presidente ricopre la carica di vicepresidente Cnfc) sia soprattutto per le azioni messe concretamente in campo per favorire e sostenere la formazione continua dei medici e degli odontoiatri. Ma forse -afferma Bovenga- il più grosso contributo della Fnomceo è stato mettere i professionisti al centro del sistema, e non il contrario. In altre parole, favorire l’offerta formativa e semplificare le regole del gioco per andare incontro alle effettive necessità di aggiornamento. L’azione Fnomceo parte da lontano, avendo prodotto e messo a disposizione dei professionisti una notevole quantità di corsi di formazione a distanza che hanno visto ad oggi oltre 400.000 partecipazioni grazie ad una offerta su temi di carattere trasversale alla professione ovvero di attualità contingente rispetto al momento in cui sono stati prodotti (ad esempio il corso sui vaccini). Questo impegno è stato ‘premiato’, oltre che dal gradimento dei tanti partecipanti, anche dal recente riconoscimento a luglio di provider con accreditamento standard da parte di Agenas».

Quanto all’evento di Bari, «è un appuntamento ormai classico visto che da qualche anno qui si svolgono proprio le ”Giornate di Bari sulla formazione’. Il Consiglio nazionale e il Convegno saranno interamente dedicati all’ECM in considerazione delle molte novità introdotte nel triennio appena iniziato, sia a livello normativo ma, ancor più, sostanziale. L’Ecm, infatti, nella formazione post lauream, sta sempre più uscendo da quello che poteva essere un ruolo “accessorio” per diventare requisito essenziale dell’esercizio professionale, come peraltro previsto dalla legge. Volendo trovare un cambio di paradigma, è proprio il sistema Ecm ad essere cresciuto e ad essere finalmente protagonista, del percorso di crescita professionale di medici e odontoiatri».

Ditta protesi corrompeva medici, 21 arresti in Lombardia

Nell’indagine condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria di Milano sarebbero coinvolti diversi ortopedici e medici di base, indagati per associazione per delinquere, corruzione e falso in atti pubblici

I Finanzieri del Comando Provinciale di Milano stanno eseguendo l’ordinanza di arresto emessa dal Gip di Monza nei confronti di 21 persone indagate per associazione a delinquere, corruzione e falso in atti pubblici, in relazione a presunte condotte illecite nel settore sanitario.

Le indagini svolte dal Nucleo di Polizia Tributaria di Milano e coordinate dalla Procura della Repubblica di Monza, hanno consentito di svelare un articolato meccanismo corruttivo, ideato e realizzato dai rappresentanti di una società produttrice di protesi. Sarebbero coinvolti diversi medici chirurghi specialisti in ortopedia, operanti presso strutture sanitarie private accreditate con il Servizio sanitario nazionale e medici di base convenzionati. Sono inoltre in corso perquisizioni domiciliari e presso la sede della ditta coinvolta.

TG24 Sky

Master universitari aperti solo ed esclusivamente a professionisti sanitari laureati

A seguito della nota SPIF AR inviata il 24 luglio 2017, l’Università TOR VERGATA (Roma) si è impegnata nel rielaborare l’avviso relativo al MASTER DI I LIVELLO IN “TERAPISTA DELLO SPORT  . Ciò grazie alle esposizioni prodotte, nonchè alla celerità della scrivente SPIF AR ed inoltre qualsiasi rimodulazione del bando, sarà a favore dei professionisti Sanitari Laureati dell’Area Riabilitativa riconosciuti dal Ministero della Salute e nello specifico, esclusivamente al Profilo di Fisioterapista.
Ennesimo intervento Spif Ar, con esito positivo.

In Italia 100mila falsi fisioterapisti. Ecco come evitarli

Sono stimati in circa 100mila i fisioterapisti abusivi in Italia. Il dato viene fornito dall’Aifi, l’associazione italiana fisioterapisti, che lancia la campagna #LeManiGiuste per consentire ai cittadini di riconoscere i veri professionisti. «È difficile tracciare un numero preciso dei fisioterapisti abusivi, si stima che possano essere circa il doppio rispetto ai veri professionisti che, dai dati in nostro possesso, sono circa 60-65mila», ha rivelato il presidente Aifi, Mauro Tavarnelli, mettendo in guardia dalla «quantità abnorme di pubblicità ingannevole, le locandine sui pali della luce che promettono di curare tutti i mali, millantando fantomatici corsi». Così, in vista della Giornata mondiale della fisioterapia, che si celebra l’8 settembre, l’Aifi, «l’unico ente certificatore privato» del settore, ha deciso di mettere  in campo una azione straordinaria contro gli abusivi, che si affianca al lavoro che viene già svolto abitualmente. «Se un cittadino non è in grado di effettuare il controllo sui titoli di studio – ha spiegato ancora Tavarnelli – può rivolgersi alla nostra associazione, verificando anche sul nostro sito. Accade spesso anche con amministrazioni pubbliche o enti assicurativi che ci contattano per verificare se un titolo è valido». L’operazione però «spesso è complicata, soprattutto quando si tratta di titoli vecchi o stranieri, per questo – ha detto ancora il presidente dell’Aifi – chiediamo a gran voce un Ordine professionale». Intanto, però, i cittadini che hanno bisogno di cure possono contare su #LeManiGiuste, nome scelto perché «deve dare l’idea di affidarsi alle mani più corrette per risolvere la nostra problematica, senza cadere nella rete di personaggi non abilitati a farlo. L’obiettivo è far capire alle persone che cosa fanno le “mani giuste” e come riconoscerle». «La fisioterapia – ha ricordato ancora Tavarnelli – è una pratica sanitaria e una persona che si improvvisa professionista può fare danni gravi». L’iniziativa di informazione dell’Aifi si svilupperà su diversi canali di comunicazione, come social network e locandine. Saranno i FisioTipTop, cartoline illustrate distribuite in tutta Italia, ad avere il compito di informare il cittadino con consigli pratici e chiarimenti. «Le cartoline – ha detto la segretaria nazionale Aifi, Alessandra Amici – saranno 58, una per ogni anno dell’associazione. L’8 settembre lanceremo anche un video sui social». Inoltre, l’Aifi ha siglato un accordo con Federfarma, in base al quale «i fisioterapisti che lo vorranno saranno presenti nelle farmacie per spiegare le motivazioni per cui si fa la fisioterapia e illustrare la campagna. Verranno distribuiti opuscoli, consigli sui problemi della schiena nei bambini e su problemi di incontinenza delle donne in seguito a interventi chirurgici».

Il Secolo d’Italia

Detraibilità spese per osteopata e diete del biologo nutrizionista

Una circolare dell’Agenzia delle Entrate ha fornito due importanti risposte in materia di detraibilità delle spese per osteopata e per il biologo nutrizionista. Se nel primo caso il Ministero della Salute, interpellato a riguardo, ha risposto negativamente, nel secondo caso è possibile fruire della detrazione fiscale, ma a determinate condizioni. Le due precisazioni seguono la pubblicazione delle faq su cosa si può detrarre con il modello 730, nelle quali sono fornite anche ulteriori risposte riguardanti le spese mediche detraibili.

La detrazione fiscale del 19%.  Prima di entrare nel merito delle due tipologie di spesa, va premesso che attraverso la presentazione della dichiarazione dei redditi, quindi il modello 730 o il modello Unico, il contribuente può dichiarare spese per le quali spetta la detrazione d’imposta del 19% e tra queste una delle più importanti detrazione fiscale è la detrazione per spese sanitarie, da indicare del quadro E – Oneri e Spese del modello 730, più precisamente nel rigo E1. Fruire di tale agevolazione fiscale consente al contribuente di detrarre, o scaricare con il 730, il 19% della spesa sostenuta ed ottenere una riduzione dell’Irpef da pagare annualmente sulla base del proprio reddito. Con il 730 il ricalcolo dell’Irpef, includendo alcune detrazioni fiscali, può portare ad un rimborso che poi viene erogato dal datore di lavoro a partire dalla busta paga di luglio.

Chiarito ciò, vediamo gli specifici casi riguardanti le possibilità di fruizione della detrazione fiscale dell’art. 15 del TUIR (Detrazione per oneri e spese) e più precisamente della detrazioni per spese sanitarie del comma 1, lettera c).

Detraibilità spese per osteopata. L’Agenzia delle Entrate nella circolare n. 11/E del 21 maggio 2014 ha risposto alla domanda riguardante la detraibilità come spese mediche degli importi pagati per le prestazioni rese dall’osteopata. E il Fisco risponde dopo aver interpellato il Ministero della salute. Quest’ultimo, come si legge nella circolare, “ha precisato che a tutt’oggi la figura dell’osteopata non è annoverabile fra le figure sanitarie riconosciute, il cui elenco è disponibile sul sito istituzionale del Ministero stesso”.
Continua l’Agenzia delle Entrate: “Il Ministero della Salute precisato, altresì, che, in attesa di un eventuale riconoscimento normativo, le attività che in altri Paesi sono svolte dall’osteopata afferiscono in Italia alle professioni sanitarie. In considerazione del parere fornito dal Ministero della Salute, si ritiene che le prestazioni rese dagli osteopati non consentano la fruizione della detrazione di cui all’art. 15, comma 1, lett. c), del TUIR, e che le spese per prestazioni di osteopatia, riconducibili alle competenze sanitarie previste per le professioni sanitarie riconosciute, sono detraibili se rese da iscritti a dette professioni sanitarie”.

Detraibilità spese per biologo nutrizionista. L’altra importante risposta sulla detraibilità delle spese sanitarie riguarda la possibilità di far transitare come spese mediche detraibili (rigo E1 Spese sanitarie del modello 730) anche gli importi pagati per le prestazioni rese dal biologo nutrizionista (Es. le diete).

Il Fisco premette che il biologo non è un medico, né rientra fra le figure professionali sanitarie elencate nel decreto ministeriale 29 marzo 2001, fra cui è ricompresa la figura del dietista. Poi anche in questo caso precisa di aver contattato il Ministero della Salute per chiarimenti, e quindi sulla natura delle prestazioni rese dalla figura professionale del biologo nutrizionista.

L’attività del biologo è un’attività attinente alla salute. L’Agenzia delle Entrate nella circolare precisa: “Il Ministero ha fatto presente che, con pareri del Consiglio Superiore di Sanità sulle competenze in materia di nutrizione delle professioni di medico, biologo e dietista, è stato chiarito che mentre il medico-chirurgo può prescrivere diete a soggetti sani e a soggetti malati, il biologo può autonomamente elaborare e determinare diete nei confronti di soggetti sani, al fine di migliorarne il benessere e, solo previo accertamento delle condizioni fisio-patologiche effettuate dal medico chirurgo, a soggetti malati. Il Ministero sottolinea che in detti pareri è evidenziato che, pur essendo il medico il solo professionista ad avere il titolo per l’effettuazione di diagnosi finalizzate all’elaborazione di diete, la professione di biologo, pur non essendo sanitaria, è inserita nel ruolo sanitario del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e può svolgere attività attinenti alla tutela della salute”.

La detraibilità come spese sanitarie. In considerazione dei chiarimenti forniti dal Ministero della Salute, l’Agenzia delle Entrate ritiene che “le spese sostenute per visite nutrizionali, con conseguente rilascio di diete alimentari personalizzate, eseguite da biologi, siano detraibili ai sensi dell’art. 15, comma 1, lett. c), del TUIR”. Quindi rientrano tra le spese sanitarie detraibili, ossia le spese per le quali spetta la detrazione d’imposta del 19% e che vanno dichiarate nel rigo E1 del quadro E – Oneri e Spese del modello 730.

La documentazione richiesta per fruire della detrazione: non è necessaria la prescrizione medica. Ai fini della detrazione, dal documento di certificazione del corrispettivo rilasciato dal biologo dovranno risultare la specifica attività professionale e la descrizione della prestazione sanitaria resa, mentre non è necessaria la prescrizione medica, analogamente a quanto specificato con la circolare n. 19/E del 2012, par. 2.2.

La non necessità della prescrizione medica va correttamente vista nell’ottica della semplificazione degli adempimenti fiscali per i contribuenti, e non implica, né sul piano normativo, né sul piano del concreto esercizio delle professioni sanitarie, alcuna legittimazione allo svolgimento di attività sanitarie in difformità dalle disposizioni legislative e regolamentari che le disciplinano.

Fanpage

Lavoro senza abilitazione: chiusi estetica, dentista e un osteopata

FRIULI VENEZIA GIULIA – Lavoravano senza abilitazione: chiusi un’estetica e gli studi di un dentista e di un osteopata in Friuli Venezia Giulia. I provvedimenti, dei carabinieri del Nas di Udine, sono stati adottati nei primi sei mesi di quest’anno.

In provincia di Udine è stato sospeso un ambulatorio osteopatico: era condotto da persone sprovviste del titolo abilitante all’esercizio della professione sanitaria; stessa sorte, sempre in provincia di Udine, per un’attività estetica, non in regola con le autorizzazioni. In provincia di Pordenone, sempre per mancanza dell’abilitazione all’esercizio della professione, è stato posto sotto sequestro uno studio dentistico. Disposte, poi, la sospensione di un albergo in provincia di Udine e la chiusura di 8 rivendite di alimenti etnici perché sono state riscontrate gravi carenze igienico-sanitarie.

Sequestri per 10 milioni di euro 
Nei primi sei mesi di quest’anno il Nas di Udine ha eseguito oltre 500 ispezioni ad aziende e strutture che operano nel settore alimentare e sanitario, accertando circa 280 violazioni e contestando 435 sanzioni amministrative, per un importo di oltre 400mila euro; 398 le persone segnalate, di cui 200 all’autorità amministrativa e 198 all’autorità giudiziaria; sono stati sequestrati prodotti, attrezzature e locali per un valore di oltre 10 milioni di euro. Bene, invece, i controlli eseguiti in oltre 30 mense delle scuole, tutte in regola.

Il gazzettino

Esercizio abusivo della professione sanitaria. In Emilia Romagna 14 denunce del Nas

Questo il risultato dei controlli fatti dai Carabinieri del Nas di Bologna nei primi quattro mesi dell’anno su 80 studi professionali e ambulatori. Tra i casi scoperti, un falso dietista che prescriveva diete e integratori alimentari, un naturopata che rilasciava ricette per un rapido dimagrimento, un falso veterinario che visitava senza averne titolo, due falsi fisioterapisti, e alcuni falsi odontoiatri.

Diete prescritte da pseudo specialisti senza titoli, un presunto veterinario che visitava i gatti a domicilio senza laurea, ma anche falsi fisioterapisti
oppure odontotecnici e semplici assistenti sorpresi a comportarsi come se fossero dentisti. È il risultato dei controlli fatti dai Carabinieri del Nas di Bologna nei primi quattro mesi dell’anno su 80 studi professionali e ambulatori dell’Emilia-Romagna: sono state 14 le persone denunciate per aver svolto o tollerato l’esercizio abusivo della professione medica.

Tra i casi scoperti, un falso dietista che a Bologna millantava di avere una laurea e prescriveva diete e integratori alimentari e un naturopata che a Ravenna diceva di avere riconoscimenti internazionali e rilasciava ricette per un rapido dimagrimento. Il falso veterinario sorpreso a Bologna, oltre alle visite senza titoli, non ha neppure saputo spiegare un importante quantitativo di farmaci trovato in casa e sequestrato.

Due falsi fisioterapisti sono stati invece individuati nelle province di Bologna e Forlì-Cesena, dopo verifiche sull’acquisto via web di ‘coupon’ di prestazioni sanitarie a prezzi vantaggiosi. Sono emerse due strutture non autorizzate e altrettanti pseudo professionisti privi dei titoli abilitativi.

Nel Ferrarese è stato trovato un odontoiatra che consentiva alla moglie, ‘assistente alla poltrona’, di fare la pulizia dei denti ai clienti. Nella stessa provincia è stato scoperto anche uno studio abusivamente aperto e gestito da odontotecnici che facevano diagnosi, radiografie, estrazioni e curavano le carie.

Anche nel Ravennate un affermato odontoiatra aveva istruito una dipendente, con licenza media, a pulire i denti dei pazienti; ancora a Bologna, infine, sono stati indagati due odontotecnici che da anni si comportavano da odontoiatri, utilizzando per la prescrizione di farmaci ed esami un timbro di un professionista risultato estraneo ai fatti. In un altro caso, una donna asiatica assunta per pulire locali e attrezzature, si dedicava anche ai denti dei clienti.

Quotidiano sanità

Compilava referti e faceva diagnosi : osteopata 28enne denunciato dall’Ordine dei medici di Parma

Rilasciava pareri medici e in alcuni casi emetteva referti con relative diagnosi. L’episodio scatenante è avvenuto in una scuola elementare di Salsomaggiore, che aveva chiesto nell’ora di ginnastica,  l’intervento di un medico che potesse dare una lezione posturale ai bambini. Peccato che il 28enne di Fidenza  che si era presentato e che ha fatto regolarmente la lezione,  non era un vero medico ma  un osteopata, non iscritto all’ordine e non abilitato.

Sicuramente la voce della sua attività è arrivata a qualcuno del giro, perchè è partita una denuncia da parte dell‘Ordine dei Medici di Parma che è stata raccolta dai NAS. Il ragazzo faceva dei referti, dava consigli medici e diagnosi senza essere abilitato all’esercizio della professione medica. Il tutto è al vaglio delle forze dell’ordine che hanno interrotto la serie di “visite”.

Eco di Parma

Castelvetrano, truffa in un centro di riabilitazione, quattro misure cautelari: ecco cosa accade a non avere personale laureato per la riabilitazione

MARSALA. Avrebbero fornito a 106 pazienti prestazioni mediche di fisioterapia coperte dal sistema sanitario nazionale da parte di personale non qualificato, solo per trarne profitto.

E’ stata così scoperta una truffa da mezzo milione in un centro di riabilitazione di Castelvetrano accreditato e contrattualizzato con l’Asp di Trapani. Sono quattro le misure cautelari emesse dal gip: due di divieto di dimora e altrettante di esercitare attività imprenditoriali e uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese per un anno.

Le indagini sono state condotte dai carabinieri dei Nas di Palermo. Sono indagati  l’amministratore unico della società C. R. e G. C., direttore sanitario del centro medico.

Il gip ha accolto le richieste della Procura della Repubblica di Marsala che ha ravvisato, a carico dei due indagati, il reato di  truffa aggravata in danno del Servizio nazionale “poiché l’indagine ha fatto emergere come, nel periodo preso in esame (2014-2015), talune prestazioni fisioterapiche eseguite dal Centro medico in regime di convenzione con il S.S.N., venissero rese arbitrariamente nei confronti di 106 pazienti affetti da gravi patologie neurologiche (tetraplegici, paraplegici, emiplegici, ecc.), presso i rispettivi domicili e non in regime ambulatoriale, peraltro da personale non qualificato, in quanto in possesso di diploma di massofisioterapista e non della prevista laurea di fisioterapista, in spregio alle esigenze terapeutiche e di salute degli stessi assistiti, al fine di trarne un costante, considerevole ed ingiusto guadagno”.

In questo modo secondo i Nas è stata rilevata la scarsa qualità nelle prestazioni e l’ “inappropriatezza” dell’assistenza medica di riabilitazione, nonché comportamenti opportunistici, messi in atto dalla stessa struttura sanitaria, per avere attestato ed indotto in errore la pubblica amministrazione sulle prestazioni effettivamente rese.

L’indagine ha fatto emergere come, nel periodo preso in esame (2014-2015), prestazioni fisioterapiche eseguite dal centro medico che si trova a Castelvetrano in regime di convenzione con il Servizio sanitario, venissero rese arbitrariamente nei confronti di 106 pazienti affetti da gravi patologie neurologiche (tetraplegici, paraplegici, emiplegici, ecc.), nei rispettivi domicili e non in regime ambulatoriale, – dicono i carabinieri – peraltro da personale non qualificato, in quanto in possesso di diploma di massofisioterapista e non della prevista laurea di fisioterapista.

Giornale di Sicilia

Diete in palestra redatte da chi non è abilitato. Si rischia di rispondere del reato di “Esercizio abusivo della professione”.

La Cassazione conferma la condanna di due titolari di palestre del brindisino che avevano predisposto schede alimentari ai propri utenti.

Un fenomeno diffusissimo negli ambienti delle palestre e comunque in ambito sportivo quello di fornire il servizio di redazione di diete personalizzate da parte di soggetti sprovvisti di titoli abilitanti, come quello di dietista o biologo, che la Cassazione ritiene suscettibile di sanzione penale per “esercizio abusivo della professione” proprio per le possibili ricadute in termini di salute nei confronti degli utenti. A stabilirlo la Sesta Sezione Penale della Suprema Corte che con la sentenza numero 20281/17 pubblicata il 28 aprile 2017, ha confermato la condanna della Corte di Appello di Lecce per il reato di cui all’articolo 348 codice penale, nei confronti di due titolari di palestre del brindisino che erano stati indagati a seguito di un’apposita inchiesta della guardia di finanza dopo che erano state rinvenute schede alimentari per i propri utenti in una più vasta operazione volta al contrasto di tali fenomeni. Nella fattispecie, già in primo grado il Tribunale di Brindisi aveva appurato come nessuno dei due ricorrenti fosse in possesso di un titolo abilitativo di dietista o biologo, ritenuto indispensabile per prestazioni di questo tipo nonostante, come detto, fossero state rinvenute presso i centri gestiti dagli imputati «plurime schede alimentari personalizzate, con indicazione delle caratteristiche fisiche di ogni cliente sottoposto a valutazione, espresso diario alimentare con limitazione temporale di validità di tali indicazioni e previsione di revisione delle prescrizioni alle date indicate». In ragione di tali elementi probatori, la lettura «riduttiva degli eventi» prospettata dagli imputati che evidenziavano l’erronea ricostruzione formulata dal Tribunale prima e dalla Corte d’Appello poi, ritenendo sussistente solo «l’elargizione di generici consigli alimentari», anche per i giudici di legittimità non risulta essere fondata rispetto la differente realtà ricostruita dai giudici territoriali. Nel caso in oggetto, per gli ermellini «l’individuazione dei bisogni alimentari dell’uomo attraverso schemi fissati per il singolo con rigide previsioni e prescrizioni» è prerogativa esclusiva del medico biologo o di altre categorie professionali per le quali è comunque prescritta una specifica abilitazione (medici, farmacisti, dietisti). In nessun caso, quindi, tali competenze possono essere esercitate «proprio per le ricadute in termini di salute pubblica che tali prescrizioni assumono», da persone «prive di competenza in tema sanitario». La natura esemplare della sentenza in commento, per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”,  dovrebbe far riflettere quanti, tra operatori e utenti di palestre e esercizi sportivi, continuano a perseverare in attività che possono mettere potenzialmente a repentaglio la salute, così com’è già accaduto in casi di cronaca non rari né remoti nel tempo. È, quindi, vivamente consigliabile che diete ed ogni attività cui è riservata una specifica competenza professionale, siano prescritte da soggetti regolarmente abilitati e specificatamente competenti.

Ricorso contro agenzia delle entrate respinto

RIAB INFO, ricorso al Tar Lazio dell’Ist. Fermi contro l’Agenzia delle Entrate non costituitasi in giudizio.
Il Tar Lazio, con Decreto nr. 02150 del 04/05/2017 ha respinto la richiesta di misure cautelari e sospensiva della Circolare dell’Agenzia delle Entrate nr 7/E del 4/4/2017 formulata dall’Istituto E.Fermi , dall’ Associazione Italiana Massofisioterapisti, e dal Comitato Nazionale Massofisioterapisti perché “non sono ravvisabili i presupposti dell’estrema gravità , urgenza ed irreparabilità cui l’art.56 del C.p.a.)”.
Per la richiesta di annullamento della circolare, dove prevede che le prestazioni erogate da Massofisioterapisti diplomati dopo il 17/3/1999 non siano detraibili, rimandata l’istanza alla trattazione collegiale in camera di consiglio del 06 giugno 2017, ma esprime le sue perplessità in ordine all’impugnabilità della circolare che non è un atto amministrativo soggetto alla giurisdizione di un Tribunale Amministrativo.

TaR 03/05/2017

Nessuna iscrizione del mft post 99 al 3° anno del corso di laurea in fisioterapia

Il CdS riforma la sentenza del Tar e da ragione all’università. Il vizio d’incompetenza assorbe a monte ogni altra censura tanto da comportare il riesame funditus dell’istanza presentata dai ricorrenti da parte del Consiglio di coordinamento didattico.

CdS 27/04/2017

AVVIO PROCEDIMENTO IN AUTOTUTELA

Oggetto: Comunicazione di avvio del procedimento, ai sensi degli articoli 7 e seguenti della Legge n. 241/90, per l’annullamento d’ufficio in autotutela della delibera del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche del 22.09.2016 (Rep. n. 716/2016) e del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale del 20.09.2016 (Rep. n. 734/2016) nonché dei Decreti Direttoriali Rep. nn. 746/2016 e 782/2016

Avvio procedimento in autotutela

Avviso massofisioterapisti

Una volta qualcuno scrisse: “equipollenza e bruschi risvegli” …non venne creduto.

Riabilitazione Oggi

Il decreto sull’equipollenza dei titoli pregressi ai Diplomi Universitari vede, non del tutto condivisa, per i fisioterapisti l’equipollenza automatica di circa 500 massofisioterapisti che si sono diplomati in corsi triennali dopo la scuola media superiore in base alla legge 403 del 1971. purtroppo però non tutte le Regioni si sono adeguate a quanto disposto in materia dalla legge 502/92 che prevedeva la soppressione di tali scuole dal primo gennaio 1996 e hanno continuato a formare massofisioterapisti mantenendo in essere un pericoloso doppio canale formativo che ora per legge poteva essere riconosciuto equipollente al D U di fisioterapista. A fare chiarezza e a dare un brusco risveglio dai sogni, è venuta una risposta del Governo ad una interrogazione parlamentare firmata dai Senatori Rebol, Lavagnini,Zilio,  Monticone,  Montanino e Rescaglio. In sostanza il Governo si dice al corrente che le Regioni Umbria, Marche e Puglia, gli interroganti aggiungevano anche la Lombardia ,per casi nel bresciano e nel bergamasco, e il Piemonte,per una scuola della Croce Rossa,  hanno attivato corsi “contra legem”  e di conseguenza, i titoli che saranno rilasciati sono da considerarsi irrilevanti ai fini della prescritta abilitazione professionale. In conclusione tali titoli, recita la risposta del Governo, sia quelli eventualmente conseguiti al presente, sia gli altri in via di conseguimento, NON SONO TITOLI ABILITANTI E VALIDI quindi nemmeno equipollenti; ma, aggiungo io, se il Governo sapeva perché ha permesso e continua a permettere che vengano conseguiti inutili pezzi di carta illudendo gli studenti e le loro famiglie che in buona fede si affidano a queste scuole;  una di queste pare abbia addirittura  contratto un mutuo di quaranta milioni per far studiare i figli.  Non c’è complicità in questo? Una di queste scuole un paio di anni fa aveva addirittura diffidato Dario Roat, presidente della federazione naz. coll. dei massofisioterapisti, dall’interessarsi al loro operato. Forse si tratta della stessa che, nel tentativo di aprire una sede di D.U. di fisioterapia privato, si dice al modico costo di 50 milioni, pare abbia qualche grana giudiziaria con una università romana. ( Senato interrogazione n° 412794 – luglio 2000)

Gianni Melotti Fisioterapista e giornalista

…” dall’altro, il mutamento della stessa natura del massofisioterapista, da professione sanitaria ad operatore di interesse sanitario, assieme all’abrogazione di una parte significativa del quadro normativo evocato dal ricorrente (d.m. 7 settembre 1976 e d.m. 17 febbraio 1997, n, 105), con la complessiva conseguenza del superamento della stessa previsione del d.m. 10 luglio 1998 per i fini invocati dal Comitato che oggi agisce in giudizio.

In definitiva, con riguardo a tale ultimo profilo, deve anche ritenersi insussistente – a prescindere da ogni ulteriore considerazione – una norma di legge che costituisca un obbligo di provvedere in capo all’Amministrazione evocata in giudizio.

Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate in dispositivo in favore del Ministero intimato, mentre possono essere compensate con l’interveniente.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza Quater), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara inammissibile e condanna il Comitato Europeo Massofisioterapisti a rifondere al Ministero della salute le spese di giudizio che liquida in complessivi € 2.000,00 (duemila), compensandole invece con l’interventore.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa”.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 4 aprile 2017

Tar Lazio

Riabilitazione info

Detrazione spese sostenute per le prestazioni sanitarie

Le spese sostenute per le prestazioni sanitarie rese alla persona dalle figure professionali elencate nel DM 29 marzo 2001, sono detraibili anch’esse senza necessità di una specifica prescrizione medica (ad esempio fisioterapista, dietista). La prescrizione medica non viene richiesta nell’ottica di semplificare gli adempimenti fiscali per i contribuenti, ma ciò non implica, né sul piano normativo né sul piano del concreto esercizio delle professioni sanitarie, alcuna legittimazione allo svolgimento di attività sanitarie in difformità alle disposizioni legislative e regolamentari che le disciplinano. Ai fini della detrazione, il contribuente deve essere in possesso di un documento di certificazione del corrispettivo rilasciato dal professionista sanitario dal quale risulti la figura professionale che ha reso la prestazione e la descrizione della prestazione sanitaria resa. Le prestazioni del massofisioterapista sono detraibili solo se rese da soggetti che hanno conseguito entro il 17 marzo 1999 il diploma di formazione triennale. La detrazione spetta a condizione che nel documento di spesa, oltre alla descrizione della figura professionale e della prestazione resa, sia SPESE SANITARIE Pag. 28 attestato il possesso del diploma a tale data (Circolare 24.04.2015 n. 17, risposta 1.1). Le prestazioni rese da massofisioterapisti che hanno conseguito il diploma successivamente a tale data non sono detraibili, neanche in presenza di una specifica prescrizione medica.

Circolare Agenzia delle entrate 2017

Il consenso informato non si limita a elencazione di complicanze

Il consenso informato non deve limitarsi ad una elencazione di possibili complicanze, ma da un lato deve spiegarne il significato e dall’altro deve indicare se le stesse siano più o meno probabili in relazione alle concrete condizioni fisiche della paziente. Si tratta, infatti, non di fornire informazioni che potrebbero essere tratte da una pagina di un qualsiasi testo, ma di spiegare al paziente, in relazione alle sue concrete condizioni ed alle caratteristiche della sua patologia il tipo di intervento, i possibili effetti positivi e negativi, i possibili rischi determinati non solo sulla base della generica ricorrenza statistica ma adattati alle sue concrete condizioni fisiche, il tutto spiegato con termini chiari che consentano al paziente di capire, e nel caso che sia redatto un modulo scritto, che consentano al giudicante di ricostruire se quanto prospettato era effettivamente quando doveva essere detto e se ciò che è stato detto corrispondeva alla migliore scienza medica del momento. (Avv. Ennio Grassini)

La fisioterapista cazzara!

Ennesima truffa ai danni del cittadino scoperta dalle IENE, si spacciava per fisioterapista ma non lo era. Rammentiamo essere la laurea in fisioterapia l’unico titolo abilitante la professione sanitaria di fisioterapista, chiedine la visione al tuo terapeuta, chi te la nega è un abusivo senza scrupoli che mette a repentaglio la tua salute.

Le iene

All’Università di Foggia tornano le regole!

Dopo le sollecitazioni dell’AIFI, il MIUR ha infatti scritto all’ateneo una lettera con la quale si intima all’università di Foggia “di provvedere il più presto al ritiro del provvedimento”.

Il provvedimento consentiva l’accesso al terzo anno di fisioterapia senza aver superato il test di ammissione. Si ringrazia il direttore della Direzione generale per lo studente, lo sviluppo e l’internazionalizzazione della formazione superiore , nella persona della Dott.ssa Maria Letizia Melina, per quanto fatto. Si ringrazia unitamente il Ministero della Salute, che appropriatamente pone fine a una questione che rischiava di fare saltare il sistema dell’accesso programmato ai corsi di Laurea delle professioni sanitarie.

Bisogna, adesso, andare avanti e porre fine ad altre situazioni sconcertanti come quella di Palermo, segnalataci dagli stessi studenti, e quella di Catanzaro che ha accolto direttamente le richieste di iscrizione di 14 massofisioterapisti al corso di laurea in fisioterapia. Sperando di sanare al più presto anche queste vicende, AIFI considera questo un risultato importante che rende giustizia a quanto ha sostenuto per ristabilire regole certe.

Aifi

Protocollo Miur

Non può essere negata l’autorizzazione all’ampliamento dell’ambulatorio privato

Il rilascio dell’autorizzazione per le imprese in regime privatistico deve prescindere dall’accreditamento e dal fabbisogno complessivo, perché altrimenti ragionando si realizzerebbe uno strumento ablatorio delle prerogative dei soggetti che intendano offrire, in regime privatistico (vale a dire senza rimborsi o sovvenzioni a carico della spesa pubblica, e con corrispettivi a carico unicamente degli utenti), mezzi e strumenti di diagnosi, di cura e di assistenza sul territorio.

L’art. 8 ter del D.Lgs. n. 502 del 1992 e successive modificazioni, infatti, pur ponendo il rilascio dell’autorizzazione di cui è controversia in “rapporto al fabbisogno complessivo e alla localizzazione delle strutture presenti in ambito regionale, anche al fine di meglio garantire l’accessibilità ai servizi e valorizzare le aree di insediamento prioritario di nuove strutture” non condiziona l’espansione del diritto del privato che vuole fornire la prestazioni sanitarie, all’esistenza a monte di un apposito strumento pianificatorio che verifichi le anzidette esigenze.

Diritto sanitario

Rsa, per i malati di Alzheimer la retta è a carico del Ssn

di Francesco Machina Grifeo

 

Secondo il giudice della Prima sezione civile, infatti, in base alla riforma sanitaria del 1978 tutti i cittadini hanno diritto alla erogazione gratuita delle prestazioni di carattere sanitario. Mentre l’articolo 30 della legge n. 730 del 1983 dispone anche che «sono a carico del fondo sanitario nazionale gli oneri delle attività di rilievo sanitario connesse con quelle socio assistenziali». La Cassazione, infatti, prosegue la sentenza, ha sempre interpretato tale norma in senso letterale, ritenendo che gli oneri delle attività di rilievo sanitario connesse con quelle assistenziali siano a carico del fondo sanitario. In sostanza, «la norma ha assegnato preminente rilievo alla natura sanitaria (di parte) delle prestazioni erogate, tale da assorbire anche le prestazioni meramente di assistenza e di supporto».Con la sentenza n. 4558 del 2012 i giudici di legittimità hanno esplcitamente sancito che «l’attività prestata in favore di soggetto gravemente affetto da morbo di Alzheimer ricoverato in istituto di cura è qualificabile come attività sanitaria, quindi di competenza del Ssn, non essendo possibile determinare le quote di natura sanitaria e detrarle da quelle di natura assistenziale, stante la loro stretta correlazione, con netta prevalenza delle prime sulle seconde, in quanto comunque dirette alla tutela della salute del cittadino». Da ciò, «ne consegue la non recuperabilità, mediante azione di rivalsa a carico dei parenti del paziente, delle prestazioni di natura assistenziale erogate dal Comune». Una posizione ribadita dalla Cassazione nel 2016 (n. 22776) quando ha affermato che «nel caso in cui oltre alle prestazioni socio-assistenziali siano erogate prestazioni sanitarie, tale attività, in quanto diretta in via prevalente alla tutela della salute, va considerata comunque di rilievo sanitario e, pertanto di competenza del S.S.N».

Così ricostruita la normativa, il Tribunale esamina le condizioni della paziente affetta dal morbo di Alzheimer dal 2003, giunto ad uno stadio «molto grave» nel 2013. La donna dunque «non aveva alcuna autonomia personale», non deambulava né mangiava da sola ed era affetta da piaghe da decubito. Per cui necessitava di un «continuo monitoraggio e di frequente assistenza infermieristica» e doveva essere «mossa spesso». Da tutto ciò, prosegue la sentenza, «si desume che quelle prestate dalla casa di Cura erano prestazioni di carattere prevalentemente sanitario» e come tali «a carico del servizio sanitario». Infine il tribunale ha dichiarato la nullità dell’impegno a pagare la retta giornaliera sottoscritto dalla figlia, e la restituzione degli oltre 2mila euro già versati.

Secondo l’Avvocato Giovanni Franchi che ha difeso gli intimati: «La maggioranza delle RSA continua a chiedere al malato o ai familiari il pagamento di una retta per le prestazioni assistenziali. Ed i Comuni, cui queste strutture se pubbliche fanno capo, continuano quindi a rivalersi, spesso dopo il decesso del paziente, domandando in un’unica soluzione le rette, per ingenti somme di denaro». «Sono, invece, i malati o i loro eredi – conclude Franchi – che hanno pagato per loro, a poter chiedere la restituzione di quanto corrisposto. E la sentenza ottenuta a Monza lo conferma».

Il sole 24 ore

Aifi: “Patologia per patologia, le (non) evidenze scientifiche dell’osteopatia”

ROMA – ‘Inesattezze, imprecisioni, affermazioni non supportate da adeguati riferimenti’: sulle presunte evidenze scientifiche dell’osteopatia serve ancora una volta fare chiarezza. E’ la posizione dell’Aifi, l’Associazione italiana fisioterapisti, sulla questione del riconoscimento dell’osteopatia come professione sanitaria. ‘Una tesi che non trova riscontro nei documenti dell’Oms’, spiega Davide Albertoni, consigliere nazionale Aifi con delega alla Promozione della cultura in fisioterapia e referente Gis. ‘Mi dispiace notare che il dibattito sull’osteopatia abbia raggiunto bassi livelli con accuse reciproche tra diversi professionisti. In realtà non c’è alcuna guerra da parte di Aifi contro osteopati o associazioni di esse, ma semplicemente la volontà di verificare le fonti ciò che viene sostenuto ed eventualmente rettificare affermazioni false e/o tendenziose. Recentemente, per esempio, molte testate giornalistiche sono uscite con la notizia dei 10 milioni di italiani che scelgono l’osteopatia (!), sicuramente di impatto, ma ci si è dimenticati di ricordare che questa indagine è stata commissionata dal Roi stesso, e che il campione degli intervistati era di 800 persone, delle quali 1 su 5 si è rivolta, almeno una volta all’osteopata. Quindi 160 persone, che si sono rivolte all’osteopata almeno una volta, sarebbero rappresentative di una scelta di 10 milioni di italiani? Personalmente mi sembra un’affermazione vagamente tendenziosa e quantomeno discutibile’. ‘Ma mi lascia ancora più perplesso- continua- il fatto che una categoria che ambisce a diventare professione sanitaria, ed entrare nell’ambito scientifico, cerchi conferma al proprio riconoscimento nell’opinione pubblica, o nel sostegno da parte di personaggi famosi e gradimento della popolazione generale. Perché cercare credito nella popolazione invece di portare evidenze scientifiche di efficacia e della peculiarità del proprio intervento? Questo purtroppo è tipico delle medicine non convenzionali, che si fanno forti dei numeri ma non hanno sostegno scientifico (vedi omeopatia). Vogliamo parlare del fatto che il numero di italiani che almeno una volta in un anno si sono rivolti a maghi e cartomanti, è passato da 10 milioni nel 2006 a 13 milioni calcolati a fine 2013, con un aumento del 30% in 7 anni (Codacons)? Non voglio mancare di rispetto a nessuno, ma davvero l’aumento della domanda da parte della popolazione generale può essere presa come conferma della validità di una pratica?’ ‘Nell’ambito scientifico- prosegue- ci si occupa di altro, ci si occupa di evidenze. Certo, le varie associazioni di osteopati parlano frequentemente di una grande mole di letteratura scientifica che dimostra chiaramente l’efficacia di dell’osteopatia in svariate patologie, ma nessuno supporta tali affermazioni con riferimenti adeguati. E’ quindi opportuno presentare i risultati delle diverse revisioni sistematiche sull’efficacia del trattamento osteopatico, in modo da valutare la mole di pubblicazioni scientifiche e la qualità delle stesse. Invece di citare qualche articolo singolo, di dubbia validità scientifica, è infatti necessario esaminare le revisioni sistematiche di tutti gli articoli esistenti, inclusi quelli con risultati negativi, ed è possibile presentare i dati suddivisi per patologia’.

– PATOLOGIE CRONICHE –
Una recente revisione sistematica di Cicchitti (2015), ha analizzato gli effetti dell’osteopatia sulle Malattie Infiammatorie Croniche (CID): Asma, Bronco-Pneumopatia Cronico-Ostruttiva (BPCO), Malattia Arteriosa Periferica, Sindrome del Colon Irritabile, Artrite. I risultati sono elencati nei seguenti paragrafi, insieme ad altre revisioni.

– ASMA –
Un solo studio randomizzato e controllato (RCT) ha dimostrato che il trattamento osteopatico determinava un aumento della ventilazione e del picco espiratorio in pazienti asmatici immediatamente dopo il trattamento (Guiney, 2005) mentre un secondo studio (Bockenhauer, 2002) che ha misurato l’effetto a distanza di 15 minuti dal trattamento, non ha registrato alcun miglioramento statisticamente significativo rispetto ad un trattamento simulato. Con questi dati, l’efficacia del trattamento è nullo, oppure, se presente, avrebbe un’efficacia limitata a qualche minuto. Nessuna efficacia nemmeno per l’approccio chiropratico (Balon, 1998).

– BRONCO-PNEUMOPATIA CRONICO-OSTRUTTIVA (BPCO) –
Ci sono solo 3 studi (Noll, 2008 e 2009; Zanotti, 2012) che analizzano l’efficacia del trattamento osteopatico nella BPCO: i due RCT di Noll mostrano in realtà un peggioramento della funzionalità polmonare dopo trattamento osteopatico rispetto al gruppo di controllo, mentre lo studio pilota di Zanotti è il primo che mostra una certa efficacia del trattamento osteopatico sulla funzionalità polmonare, ma in aggiunta alla riabilitazione respiratoria. Cicchitti (2015) ha quindi condotto una meta-analisi su questi tre studi per valutare l’efficacia di ogni tecnica rispetto al gruppo di controllo, ma i risultati non dimostrano alcuna efficacia statisticamente significativa per nessuna delle tecniche utilizzate.

– MALATTIA ARTERIOSA PERIFERICA –
E’ stato pubblicato un solo studio che analizza l’effetto di 6 mesi di trattamento osteopatico sull’arteriopatia periferica (Lombardini, 2009), e che non mostra alcun efficacia a 2 e 4 mesi, mentre è presente lieve miglioramento dei parametri analizzati a 6 mesi. Lo studio è controllato ma non randomizzato e non presenta analisi di ampiezza dell’effetto.

– SINDROME DEL COLON IRRITABILE –
Una revisione sistematica di Muller (2014) ha analizzato 5 studi controllati e randomizzati dell’approccio osteopatico nella sindrome del colon irritabile mostrando una certa efficacia sul dolore, costipazione e funzionalità intestinale nel breve periodo. L’autore conclude che ci sono evidenze preliminari sulla possibile efficacia del trattamento osteopatico ma si richiede cautela nell’interpretazione dei risultati dato lo scarso numero di studi e la ridotta dimensione dei campioni analizzati.

– ARTRITE –
Sull’artrite è stato pubblicato un solo studio (Hallas, 1997) sull’efficacia del trattamento osteopatico, ma è relativo ad artrite indotta artificialmente nei topi. Il trattamento mostra una certa efficacia, ma essendo un unico studio solo su animali, le informazioni non sono sufficienti per sostenere l’efficacia o inefficacia dell’eventuale trattamento sugli essere umani.

– PATOLOGIE GINECOLOGICHE ED OSTETRICHE –
Una revisione di Ruffini (2016) ha analizzato 24 studi sull’efficacia dell’approccio osteopatico nelle patologie ginecologiche ed ostetriche. Il 50% degli studi non aveva un gruppo di controllo, il trattamento di controllo era variabile e l’assegnazione non sempre randomizzata, la durata dei trattamenti variabile, le tecniche osteopatiche utilizzate differenti, gli effetti collaterali spesso non riportati. Sebbene siano riportati alcuni effetti positivi, l’autore conclude che la scarsità degli studi, l’importante eterogeneità e l’elevato rischio di errori sistematici (bias) impedisce di dare qualsiasi indicazione sull’efficacia sull’effetto del trattamento osteopatico.

– PATOLOGIE DEL TRATTO URINARIO –
La revisione di Franke (2013) ha valutato l’efficacia del trattamento osteopatico nei pazienti con problematiche del tratto urinario inferiore ed ha osservato dei risultati positivi rispetto a nessun trattamento, mentre a confronto con altri approcci convenzionali, non mostrava nessuna differenza. Gli studi erano molto eterogenei ma mostrano iniziali evidenze di efficacia, anche se servono ulteriori studi con campioni più ampi e procedure standardizzate nel gruppo di controllo.

– PATOLOGIE PEDIATRICHE –
La revisione sistematica di Posadzki (2013) ha analizzato 17 studi sull’efficacia dell’approccio osteopatico nelle patologie pediatriche. La qualità delle pubblicazioni era molto scarsa con elevato rischio di errori sistematici in diversi parametri e informazioni non riportate: in generale gli studi con campioni più piccoli ed elevato rischio di errore supportavano l’efficacia del trattamento osteopatico mentre gli studi con maggiori pazienti e ridotti rischi di errore non dimostravano alcuna efficacia. L’autore conclude quindi che l’efficacia dell’approccio osteopatico non è dimostrato, che sono necessari ulteriori RCT di buona qualità per rispondere a molti quesiti aperti sull’efficacia di queste tecniche. Un’altra revisione sistematica di Poder (2013) sull’efficacia delle terapie complementari ed alternative nei pazienti pediatrici evidenzia una possibile, anche se preliminare, efficacia dell’ipnosi, musicoterapia ed arteterapia, mentre le evidenze a supporto di agopuntura, chiropratica ed osteopatia sono insufficienti.
La revisione Cochrane di Dobson (2012) ha valutato l’efficacia dell’osteopatia e chiropratica nelle coliche infantili, ma anche questa revisione è inconcludente, visto che gli studi sono solo 6, di scarsa qualità metodologica, e a rischio di errore sistematico.

– OTITE MEDIA –
Una revisione sistematica di Marom (2015) sull’efficacia della Medicina Complementare ed Alternativa (CAM) nell’otite media, relativamente all’osteopatia osserva che sono stati riportati effetti positivi, ma con circa un quarto dei pazienti persi alla valutazione a distanza, rendendo questi risultati molto discutibili. Altri studi inclusi nella revisione mostravano scarsa qualità metodologica, elevati rischi di errori sistematici ed elevato numero di pazienti persi alla valutazione a distanza.

– TERAPIA CRANIOSACRALE –
Una revisione sistematica di Jakel (2011) ha analizzato tutti gli studi sull’efficacia della terapia craniosacrale in varie patologie. Gli studi sono solo 8 e i dati sono troppo eterogenei ed insufficienti per valutarne la reale efficacia. Ricordiamo, inoltre, che della terapia craniosacrale non è ancora stata dimostrata la plausibilità e che nella comunità scientifica viene frequentemente considerata “ciarlataneria”.

– DOLORI MUSCOLOSCHELETRICI –
La revisione sistematica di Posadzki (2011) ha valutato l’efficacia dell’osteopatia nei dolori muscoloscheletrici, identificando 16 studi randomizzati e controllati (RCT): 5 mostravano efficacia del trattamento osteopatico nella riduzione del dolore mente 11 non mostravano alcuna efficacia. L’autore conclude che i dati ottenuti non supportano chiare evidenze di efficacia per questo approccio.

– LOMBALGIA –
Ci sono tre revisioni sull’intervento osteopatico nella lombalgia, una di Licciardone (2005), che viene considerata ad alto rischio di bias (errore sistematico) direttamente da una seconda revisione di Franke (2014), per cui è scarsamente affidabile. Mentre il lavoro di Franke (2014) indica che ci sono alcune prove di efficacia di buona qualità che tecniche di terapia manuale, effettuate da osteopati, siano utili nella lombalgia persistente. Un’altra revisione di Orrock (2013) valuta l’efficacia nella lombalgia cronica, ma evidenzia la presenza solo di due studi: uno non mostra alcuna efficacia, e l’altro efficacia paragonabile ad altri approcci convenzionali. Tutti gli autori affermano che sono necessari ulteriori studi, con campioni più ampi, di alta qualità e con confronti robusti tra i gruppi di trattamento.

– VALIDITÀ DEL PLACEBO NEI TRIAL DI OSTEOPATIA –
Una recente revisione di Cerritelli (2016) analizza la tipologia di placebo utilizzata nei gruppi di controllo degli studi di efficacia dei trattamenti osteopatici, ed evidenzia un’elevata eterogeneità tra i placebo utilizzati negli studi, alcuni manuali ed altri nonmanuali, senza chiara analisi delle differenze intra ed intergruppi. Sulla base di queste osservazioni, gli autori suggeriscono prudenza nel leggere ed interpretare i risultati dei trial clinici randomizzati in osteopatia. Dovrebbero essere quindi prodotte delle linee guida per individuare placebo affidabili allo scopo di aumentare la validità interna ed esterna degli studi. ‘Questa panoramica sulle evidenze in osteopatia- riprende Davide Albertoni, consigliere nazionale Aifi con delega alla promozione della cultura in fisioterapia e referente Gis- mostra che in realtà gli studi sull’efficacia di tale approccio sono pochi, molto eterogenei, di scarsa qualità metodologica, con placebo non adeguati, e i cui risultati spesso non mostrano alcuna efficacia. Siamo quindi lontanissimi dai proclami sull’evidente efficacia dell’osteopatia in svariati problemi di salute, e nonostante gli oltre 100 anni di storia, l’osteopatia ha ancora una letteratura scientifica molto limitata e non è nemmeno riuscita a dimostrare i suoi principi fondamentali. Le procedure diagnostiche, infatti, sono basate esclusivamente sulla valutazione manuale che è stato ampiamente dimostrato essere inaffidabile. Questo non significa che le tecniche osteopatiche siano inutili o completamente inefficaci: qualche preliminare evidenza di efficacia in alcune patologie esiste, ma non è ancora chiaro quali tecniche siano affidabili, utili, oppure completamente inutili o dannose, così come non è chiara l’entità della loro eventuale efficacia. Mancano l’analisi delle Minime Differenze Clinicamente Significative (MCID), di follow-up a distanze ragionevoli, un confronto con altri approcci specifici, studi randomizzati e controllati più robusti e revisioni sistematiche su tanti altri distretti corporei e patologie’. ‘Per condurre ulteriori ricerche- conclude- e ottenere ulteriori prove di efficacia, garantendo allo stesso tempo la sicurezza dei cittadini, è quindi più appropriato che l’osteopatia sia praticata dalle esistenti professioni sanitarie, che lavorano in ospedali e cliniche, che hanno una formazione in medicina convenzionale, riconosciuta dallo Stato, e che sono in possesso delle competenze per poter valutare l’efficacia e i rischi degli approcci non convenzionali rispetto a quelli convenzionali. Istituire invece una nuova professione sanitaria, in medicina non convenzionale, con scarse prove di efficacia, una limitata letteratura scientifica a supporto, formazioni prevalentemente private e gestite da società a scopo di lucro, e pensare persino di equiparare tutte queste formazioni non controllate dallo Stato, ad una laurea universitaria abilitante a curare le persone con disabilità, è una scelta molto, troppo discutibile’.

Dire.it

Obbligo di verifica sui titoli dei collaboratori: abuso della professione

Risponde a titolo di concorso nel delitto di cui all’art. 348 c.p., chiunque consenta o agevoli lo svolgimento da parte di persona non autorizzata di attività professionale per cui è richiesta una specifica abilitazione dello Stato Il responsabile di uno studio medico per la peculiarità della funzione posta a tutela di un bene primario ha l’obbligo di verificare, in via prioritaria, il possesso dei titoli formali dei suoi collaboratori, curando che in relazione ai detti titoli essi svolgano l’attività per cui essi risultano abilitati. Dalla natura di norma penale in bianco dell’art. 348 c.p. deriva che l’ignoranza dei limiti di attività autorizzati dalla legge, in relazione al titolo professionale conseguito, corrisponde ad ignoranza della legge penale, inescusabile per colui il quale, come il titolare, aveva un onere specifico di informazione, oltre che una particolare e specifica preparazione professionale.

Cassazione, per il colpo di frusta basta l’esame medico

La radiografia non è necessaria: Il cambio di rotta giurisprudenziale sul risarcimento del danno da microlesioni

L’esame medico basta per risarcire le microlesioni, parola di Cassazione. Infatti, con la pronuncia numero 18773/2016  la Suprema Corte ha operato un deciso cambio di rotta rispetto agli orientamenti assunti negli ultimi anni in merito al risarcimento del danno derivante da lesioni che determinano un danno biologico sino al 9%, affermando che non sempre la diagnosi strumentale è necessaria.

È il medico legale, piuttosto, che in sede di accertamento è libero di individuare di quali strumenti ha bisogno per valutare un danno e di utilizzare, quindi, strumenti anche diversi dai soli referti per immagini.

Il dibattito in parola è sorto a seguito dell’emanazione del decreto legge n. 1/2012 con il quale si è stabilita la risarcibilità del danno permanente solo in presenza di un “accertamento clinico strumentale obiettivo”, ovverosia, come chiarito dalla Corte costituzionale con la sentenza numero 235/2014 e con l’ordinanza numero 242/2015, di un documento diagnostico per immagini.

Tale condizione e l’interpretazione che ne è stata data dalla Consulta (oltre che ovviamente da quasi tutte le Compagnie di assicurazione), tuttavia, sono state sin da subito criticate dalla dottrina sulla base di argomentazioni tutt’altro che banali. Si pensi ad esempio alla sorte di una donna in gravidanza che, impossibilitata a sottoporsi a radiografia, non potrebbe mai essere risarcita.

La nuova posizione della Cassazione si pone proprio sulla scia delle perplessità sollevate negli anni e le abbraccia, rafforzando il ruolo del medico e la sua abilità di comprendere in quali casi la diagnosi strumentale non può essere evitata.

I giudici, più precisamente, hanno affermato che l’articolo 32, comma 3-ter e 3-quater, del decreto legge n. 1/2012, va letto “in correlazione alla necessità (da sempre viva in siffatto specifico ambito risarcitorio), predicata dagli artt. 138 e 139 cod. ass. (che, a tal riguardo, hanno recepito quanto già presente nel “diritto vivente”), che il danno biologico sia “suscettibile di accertamento medico-legale”, esplicando entrambe le norme (senza differenze sostanziali tra loro) i criteri scientifici di accertamento e valutazione del danno biologico tipici della medicina-legale (ossia il visivo-clinico-strumentale, non gerarchicamente ordinati tra loro, né unitariamente intesi, ma da utilizzarsi secondo le leges artis), siccome conducenti ad una “obiettività” dell’accertamento stesso, che riguardi sia le lesioni, che i relativi postumi (se esistenti)”. Il cambio di rotta posto in essere dalla Cassazione trova un parziale avallo anche in un’altra pronuncia del 2016, la numero 769 del Giudice di Pace di Venezia, con la quale tale ufficio ha sancito che le Compagnie, se un danneggiato produce referti medici e radiografie, non possono pretendere altri accertamenti strumentali come condizione per un congruo risarcimento, altrimenti non sfuggono alla segnalazione all’Ivass

fonte: studio Cataldi

L’equipollenza tra titoli di studio non può essere stabilita dal Giudice

Non è ammissibile ritenere sussistente l’equipollenza tra titoli sulla base di una sorta di “proprietà transitiva” o di equipollenza derivata senza che il suddetto interscambio tra l’una e l’altra specializzazione comporti una “vanificazione” della stessa normativa in tema di equipollenza ed affinità Considerato il carattere eccezionale delle norme che stabiliscono l’equipollenza dei titoli di studio, deve essere esclusa la possibilità che queste siano suscettibili di interpretazione analogica atteso che sia per ritenere un titolo di studio assorbente rispetto ad un altro, o perché quest’altro sia propedeutico rispetto al primo o perché il primo tratti delle stesse, fondamentali materie dell’altro, ma in maniera più approfondita, sia per ritenere l’equipollenza fra più titoli di studio, occorre un atto normativo; l’equipollenza fra titoli di studio può essere infatti stabilita solo dalle norme, primarie o secondarie e non, invece, ad opera dell’Amministrazione o del giudice, in base a valutazioni sull’ampiezza degli esami sostenuti o sull’eventuale assorbenza di un titolo rispetto ad un altro.

Diritto sanitario

L’AIFI chiede l’annullamento all’Università di Foggia di un bando per l’iscrizione dei Massofisioterapisti al III anno del C.L. in Fisioterapia

L’Università di Foggia ha emesso un bando per ammettere i massofisioterapisti al terzo anno di Fisioterapia. Si sono iscritti in quasi 200. AIFI ha prontamente chiesto l’annullamento in autotutela del bando investendo del problema anche i Ministeri della Salute e MIUR per un loro intervento immediato.

In seguito a un decreto di urgenza dell’Università di Foggia, a ridosso di Natale si è stabilito di accogliere le domande di iscrizione diretta al III^ anno del corso di laurea in Fisioterapia da parte dei possessori del diploma di Massofisioterapista triennale che avessero effettuato i relativi versamenti entro il 30 dicembre u.s.

AIFI ne ha richiesto l’annullamento in quanto considera tale atto illegittimo ritenendo il titolo di Massofisioterapista non equipollente a quello in Fisioterapia; cade così il presupposto che consentirebbe di fare iscrivere all’università persone con titolo rilasciato da una scuola cui si accede con la scuola media inferiore.

AIFI ha fatto presente che non è possibile accedere al C.L. in Fisioterapia senza superare i test di accesso e ha richiamato la recente sentenza del TAR dove di afferma che “sancire l’equipollenza determinerebbe l’inaccettabile conclusione di legittimare un duplice canale di accesso alla medesima professione e alla formazione post base da parte di soggetti che hanno seguito percorsi formativi del tutto incomparabili con un ingiustificato privilegio in favore di coloro che hanno seguito i corsi del vecchio ordinamento”.

L’Università di Foggia ha risposto all’atto di diffida di AIFI ribadendo la legittimità del loro atto e a questo punto, AIFI ha scritto agli Organismi Ministeriali competenti del MIUR e del Ministero della Salute affinché prendessero delle iniziative immediate per fermare questa situazione.

Vi terremo informati del seguito della vicenda e dei passi successivi che metteremo in atto.

Aifi

Fibrolisi Diacutanea originale Kurt Ekman

ULTIMI POSTI DISPONIBILI

Corso miofibrolisi

 

Approccio al dolore vertebrale: Parma, Pescara, Napoli.

L’obiettivo del corso è fare acquisire una visione globale in merito alle cause del dolore vertebrale e del più moderno approccio secondo la medicina basata sulle prove di efficacia. Durante il corso saranno dimostrate tecniche di mobilizzazione, trazione, manipolazione e trattamento dei tessuti molli. Sarà fatta una panoramica sulla medicina manuale e ortopedica per poi passare alle tecniche di terapia manuale più efficaci e riconosciute. Il corso non ha la pretesa di essere esauriente in ogni singola metodica ed ovviamente rimanda a corsi specifici, tuttavia è certamente possibile comprendere quali corsi siano effettivamente indispensabili per una formazione che ogni fisioterapista che vorrà specializzarsi nella terapia manuale dovrà necessariamente frequentare, letture consigliate e molto altro. Un primo step che eviterà di certo scelte errate e dunque dispersione di tempo ed energie.

Approccio al dolore vertebrale

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Aifi (Fisioterapisti): «Dal Registro Osteopati Italiani affermazioni false, intervenga il Ministero»

«Sorpresi e dispiaciuti». Così i fisioterapisti dell’Aifi nel constatare come il Registro degli Osteopati d’Italia (Roi) attribuisca la colpa del ritardo dell’approvazione del Ddl Lorenzin proprio ai fisioterapisti, «invece sempre stati in prima linea per chiederne l’accelerazione accanto alle professioni sanitarie». Infatti, spiega il presidente Aifi, Mauro Tavarnelli, «contrariamente a quanto sostenuto dal Roi, i fisioterapisti sono molto preoccupati della salute degli italiani e proprio per questo motivo siamo intervenuti nel dibattito sul riconoscimento dell’osteopatia, ovvero per correggere le affermazioni false o tendenziose dei vari osteopati».

In particolare, «ricordo alla presidente Paola Sciomachen che l’esistenza di linee guida del trattamento osteopatico non documenta affatto l’efficacia di una terapia, ma elenca delle raccomandazioni che potrebbero anche non essere supportate da letteratura scientifica. Quindi- rincara Tavarnelli- si continua a parlare di grande efficacia dell’osteopatia ma non si presentano mai prove sufficienti a supporto di tali affermazioni». Riguardo alla continua citazione di dati Istat ed Eurispes sul presunto aumento dell’utilizzo delle medicine non convenzionali in Italia, in cui oggi viene classificata l’osteopatia, «faccio notare che puntualmente non viene fatto alcun riferimento ai dati Istat del 2013 che documentano invece un crollo del ricorso a queste tipologie di trattamento, attestandosi all’8,2% rispetto al 15,8% del 2000».

Per l’Aifi, inoltre, è «quantomeno discutibile l’affermazione di Sciomachen secondo la quale milioni di italiani stanno chiedendo il riconoscimento della figura dell’osteopata”. Infatti «una buona parte di osteopati italiani non concordano nemmeno con questa scelta di regolamentare questa professione come sanitaria e ci sono moltissimi fisioterapisti e medici con formazione in osteopatia che possono già utilizzare tale approccio senza avere bisogno di alcun riconoscimento e, soprattutto, senza esercitare abusivamente una professione sanitaria».

A questo proposito, aggiunge Tavarnelli, «sarebbe interessante chiedere alle rappresentanze dei medici e dei cittadini se condividono realmente le affermazioni del Roi».
Sarebbe quindi ininfluente, secondo l’Aifi, il riferimento ai Paesi dell’Unione europea dove l’osteopatia è già regolamentata (a maggio 2016 sono Finlandia, Francia, Islanda, Malta, Portogallo, Svizzera e Regno Unito – a Malta parliamo in tutto di due osteopati): si tratta di 7 su 28. Per Tavarnelli è «inaccettabile da parte del Roi porre l’osteopata alla stregua delle altre professioni sanitarie senza averne lo status giuridico. Situazione ben diversa è quella invece dei professionisti sanitari, come fisioterapisti e medici, che integrano questo approccio con la medicina convenzionale in scienza e coscienza, così come si dovrebbe fare con tutte le medicine non convenzionali».

A questo punto Aifi ritiene necessario un intervento dei preposti organismi istituzionali deputati al controllo e alla tutela della salute pubblica. «Devono agire con urgenza- sostiene con forza Tavarnelli- per impedire che in Italia persone senza un’abilitazione all’esercizio di professione sanitaria continuino a occuparsi della salute dei cittadini, definendo impropriamente l’osteopatia una professione ‘integrata con le altre, in un sistema di cura che vede la salute del paziente al centro di un lavoro interdisciplinare».

Infine, Tavarnelli puntualizza: «L’osteopatia è una medicina non convenzionale, non una professione, e ai cittadini che si rivolgono a questa tipologia di trattamento consiglio quindi di farlo, se lo ritengono opportuno, recandosi da coloro che professionisti sanitari lo sono davvero e che successivamente si sono formati nella materia, e non da persone che frequentano scuole private con programmi senza alcuna autorizzazione ministeriale».

Sanità 24

 

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Ecm. Alla Stato Regioni l’Accordo che rinnova la Formazione continua in medicina. Le novità

Il provvedimento che sarà esaminato dai tecnici nei prossimi giorni nasce dalla necessità di dare uniformità alla disciplina del settore e dare una chiara ripartizione delle competenze amministrative tra Stato e Regioni. Attesi “Manuali” ad hoc stilati dalla Commissione nazionale che completeranno l’operazione di restyling. IL DOCUMENTO

Meno burocrazia, definizione chiara su chi deve fare cosa, uniformità su tutto il territorio nazionale dell’offerta formativa e della qualità dell’assistenza nell’interesse dei pazienti e della collettività. L’Educazione continua in medicina si rifà il look in 97 articoli che ne ridefiniscono i “connotati” a 12 anni dalla sua istituzione.

È stato trasmesso alla Conferenza Stato Regioni lo schema di Accordo sul documento “La formazione continua nel settore salute” che sarà discusso dai tecnici nei prossimi giorni per poi ricevere il via libera definitivo nella prima seduta utile. Un provvedimento che, sottolinea nella premessa il ministero della Salute, nasce da un lato dall’esigenza di “dare organicità alla disciplina del settore” e dall’altro dalla necessità di una “chiara ripartizione delle competenze amministrative tra Stato e Regioni per creare un sistema coerente di regolamentazione amministrativa che assicuri un uniforme miglioramento qualitativo dell’assistenza e della formazione continua su tutto il territorio nazionale”.

Le novità. Con l’Accordo, e con i “Manuali” ad hoc che completeranno l’operazione di restyling (saranno ultimati nelle prossime settimane dalla Commissione nazionale Ecm, ma possiamo anticipare alcuni contenuti), si snelliscono procedure e si eleva la qualità della formazione, rispondendo così alle istanze di provider e professionisti. Grazie al provvedimento, saranno alleggeriti alcuni degli obblighi dei provider nelle procedure di presentazione di documenti. Mentre ci saranno nuovi criteri per l’attribuzione dei crediti agli eventi (ad esempio, un’ora di formazione potrebbe ricevere maggiore credito rispetto all’attuale se i corsi avranno un numero di partecipanti inferiore a 100).

I professionisti potranno invece fare affidamento sul “Dossier formativo”, che andrà a regime con l’Accordo, e grazie la quale sarà possibile, per chi lo vorrà, transitare da una formazione basata solo sulla quantità dei crediti cumulati a quella sulla qualità dei crediti (saranno legati alla professione, alla disciplina e alla specializzazione esercitata dal professionista). In sostanza all’inizio di ogni triennio di formazione il professionista potrà costruire il proprio Dossier formativo indicando quali sono le specifiche necessità formative. Tutti gli eventi ai quali parteciperà saranno registrati dal sistema e verificati dal professionista che al termine del percorso riceverà dei bonus o meglio degli “sconti” sul numero dei crediti da totalizzare. Non solo, il Dossier sarà utile anche ai provider per poter capire quali sono le esigenze formative dei professionisti.

Ma entriamo nello specifico del provvedimento. Sono due i livelli su cui si giocherà la partita: nazionale e regionale. Questo per assicurare omogeneità sul territorio e una chiara definizione di compiti e ambiti di azione.

La governance del sistema sarà prerogativa della Commissione nazionale Ecm (presieduta dal ministro della Salute coadiuvato dal coordinatore della Commissione salute e dal Presidente Fnomceo) e alla quale spetta il compito di determinare standard minimi di qualità e molto altro ancora. La bibbia è il “Manuale nazionale di accreditamento per l’erogazione di eventi Ecm” che la Commissione sta portando a termine (dovrebbe arrivare entro il mese di febbraio) e che conterrà requisiti e regole alle quali attenersi per l’accreditamento dei provider e la disciplina degli eventi formativi. A supporto del Manuale nazionale ci saranno poi i “Manuali regionali di accreditamento per l’erogazione di eventi Ecm”, il “Manuale sulla formazionale continua del professionista sanitario” e quello per “le verifiche dei provider” che dovranno sempre essere approvate dalla Commissione.

Mentre l’attuazione amministrativa sarà in capo alle Regioni e alle Provincie autonome che dovranno programmare la formazione continua in base alle esigenze territoriali “assicurando il raggiungimento e promuovendo il miglioramento dei livelli di qualità formativa definiti quale standard minimo a livello nazionale”. Ma non solo, le Regioni potranno prevedere requisiti di accreditamento ulteriori rispetto agli standard minimi stabiliti nel “Manuale nazionale” purché “oggettivamente idonei a elevare la qualità dell’offerta formativa”.

A verificare che si rispettino le regole, si saranno l’Osservatorio nazionale Ecm e un Comitato di garanzia (che potranno, tra l’altro, anche effettuare visite direttamente nel luogo di svolgimento dell’evento formativo) – oltre alla Segreteria della Commissione nazionale – che a loro volta dovranno attenersi a quanto previsto nel “Manuale delle verifiche”. Anche le Regioni potranno istituire propri organi di verifica o in alternativa stipulare con Agenas accordi a titolo oneroso per lo svolgimento di attività di verifica. Ma sempre previa l’approvazione della Commissione nazionale.
Prevista infine una Consulta nazionale che darò alla Commissione nazionale pareri non vincolanti su questioni di carattere generale.

Le violazioni sono classificate e disciplinate in “molto gravi”, “gravi” e “lievi”. Al provider che incapperà in violazioni molto gravi verrà revocato l’accreditamento e dovrà rimanere in stand by per due anni prima di ripresentare istanza di accreditamento provvisorio. La violazione grave comporterà la temporanea sospensione dell’accreditamento (da un minimo di 15 giorni ad un massimo di un anno in caso di più violazioni). La “pena” per la la violazione lieve si limiterà ad un ammonimento.

I crediti formativi. I criteri per determinare il numero dei crediti da attribuire ai singoli eventi formativi saranno stabiliti nel “Manuale”; il numero dei crediti che i professionisti dovranno conseguire nel triennio formativo saranno stabiliti dalla Commissione nazionale e quelli continueranno a essere registrati in un’unica anagrafe nazionale gestita dal Cogeaps.

QS