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Bagnino si finge fisioterapista e apre uno studio in una palestra: denunciato dai Carabinieri del Nas

CASTIGLIONE DELLE STIVIERE – Aveva chiesto, ed ottenuto in affitto un locale posto all’interno di una palestra in Castiglione delle Stiviere. In questo locale, un 36enne del luogo, avrebbe effettuato delle prestazioni di specifica competenza del fisioterapista, utilizzando anche apparecchiatura di tecarterapia. Peccato però che non fosse in possesso del titolo autorizzativo, ma solo del diploma di massaggiatore capo bagnino. Il finto fisioterapista è stato scoperto dai Carabinieri del N.A.S. (Nucleo Antisofisticazione e Sanità) di Cremona, durante un controllo operato in una palestra in Castiglione delle Stiviere. Per tale motivo il soggetto è stato deferito all’Autorità Giudiziaria poiché ritenuto responsabile, in ipotesi accusatoria, del reato di esercizio abusivo della professione di fisioterapista.

Voce di Mantova

L’osteopatia funziona o ci sembra che funzioni?

Il 22 maggio è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto che regolamenta le modalità di riconoscimento del titolo di osteopata in Italia. Era un provvedimento atteso da tempo e che rende attuabile la legge introdotta nel 2018, che aveva dato l’avvio per l’inserimento dell’osteopatia nelle professioni sanitarie. Il decreto indica l’istituzione di elenchi temporanei ai quali si potrà iscrivere chi svolge già da tempo l’attività di osteopata, perché aveva iniziato a lavorare prima che fosse necessario un corso di laurea per questa professione. Da quasi dieci anni si sta infatti cercando di riorganizzare un settore che si era sviluppato disordinatamente e tra grandi contraddizioni, ma che occupa migliaia di professionisti e interessa moltissime persone che scelgono di affidarsi ai trattamenti osteopatici. Questa riorganizzazione avviene sullo sfondo delle grandi perplessità intorno alle pratiche osteopatiche, che negli studi più ampi e approfonditi non hanno mostrato di essere efficaci per il trattamento di numerose condizioni di salute e per questo sono spesso indicate come “terapie alternative”. Molte persone ricorrono all’osteopatia per provare a risolvere problemi muscolari e alle articolazioni, ma anche dolori alla schiena e al collo o ancora disturbi della digestione e mal di testa. Gli ambiti di trattamento sono disparati e la disciplina ha confini poco definiti rispetto a quelli della medicina ufficiale. La difficoltà stessa di definire che cosa sia o non sia “osteopatia” coinvolge spesso gli stessi professionisti che la praticano, e deriva in buona parte dal modo in cui nacque e si è evoluta nel corso del tempo. L’osteopatia nacque nella seconda metà dell’Ottocento negli Stati Uniti, in un periodo in cui la medicina era molto diversa da oggi. Le cure davvero efficaci erano poche, si usavano ancora rimedi inutili e spesso dannosi risalenti ai secoli precedenti. C’era una forte sfiducia nei medici che spesso non riuscivano a curare i pazienti. Mancavano le conoscenze scientifiche su molti aspetti del funzionamento dell’organismo e lo studio di virus, batteri e altri microrganismi era ancora all’inizio. Fu in questo contesto che il medico statunitense Andrew Taylor Still elaborò l’idea di un approccio medico diverso, che sarebbe poi diventato l’osteopatia. Still aveva dovuto affrontare la morte di tre dei propri figli per meningite e questo aveva contribuito a far nascere in lui la convinzione (non sostenuta da esperimenti veri e propri) che molte malattie derivassero direttamente da squilibri dell’apparato muscolo-scheletrico. Teorizzò che il corpo possedesse capacità naturali per guarire da sé e che il compito del medico fosse di mettere ordine nell’organismo, per lo più attraverso manipolazioni e massaggi. L’idea centrale era che la struttura e la funzione del corpo fossero strettamente collegate: quando ossa e muscoli non funzionano bene, allora il corpo si ammala. In questi casi, secondo Still, la soluzione più efficace era intervenire manualmente sul corpo per ristabilire l’equilibrio. Era un approccio insolito e che andava contro le prime teorie dell’epoca sulla responsabilità degli agenti esterni nel causare le malattie. Lo aveva però sviluppato in un periodo in cui la medicina seguiva spesso approcci per nulla scientifici, quindi all’epoca il suo trattamento non appariva così balzano. Nel 1892 Still fondò la prima scuola di osteopatia negli Stati Uniti, dalla quale nacquero poi varie correnti, alcune dedicate a un approccio strettamente manuale su ossa e muscoli, e altre più interessate agli organi. Si svilupparono per esempio l’osteopatia viscerale, che sostiene di poter agire sugli organi interni manipolandoli dall’esterno, e l’osteopatia cranio-sacrale, secondo la quale le ossa del cranio avrebbero la possibilità di fare piccoli movimenti influenzabili con le mani e che possono portare beneficio al paziente. Mentre Still sosteneva di poter fare manipolazioni su un bambino in modo da fermare «la scarlattina, il mal di gola, la difterite o la pertosse in tre giorni torcendogli il collo», la medicina faceva importanti progressi e grazie alla ricerca clinica e scientifica stava diventando la cosa che conosciamo oggi. Si iniziarono a capire gli effetti dei virus e dei batteri, l’importanza dell’igiene e dell’isolamento delle persone contagiose, ma si misero anche le basi per comprendere meglio i problemi di salute che si verificano nell’organismo in assenza di agenti esterni. L’osteopatia ideata nei termini di Still non aveva più senso di esistere, ma fu proprio nel secondo dopoguerra che si trasformò, tenendo insieme sia pratiche per nulla ortodosse sia trattamenti tipici di altre discipline come la fisioterapia. Per riprendere una definizione cara a Jonathan Jarry, biologo e divulgatore della McGill University di Montreal (Canada), oggi l’osteopatia è «come la creatura aliena di The Thing di John Carpenter», quindi un’entità che muta la propria forma al punto da essere inaccettabile in alcuni contesti e perfettamente rispettabile in altri.

L’osteopatia moderna si rifà ai concetti di Still sul corpo visto come unità, le cui funzioni e strutture sono correlate tra loro, in grado di autoregolarsi. Attribuisce poi una grande importanza ai movimenti dei fluidi corporei e alle manifestazioni fisiche di una malattia che non sarebbero solo i sintomi, ma un modo dell’organismo per contribuire a mantenere la malattia stessa. Le definizioni sono spesso vaghe e variano molto, a differenza di quanto avviene con la medicina basata su procedure e protocolli condivisi che vengono aggiornati in base alle nuove scoperte e agli indizi che emergono durante la pratica clinica.

Le manipolazioni rimasero e sono ancora oggi ciò a cui pensano le persone quando sentono parlare di osteopatia, e in effetti sono una parte importante dei trattamenti per molti professionisti. Comprendono tecniche che vengono usate con l’intento dichiarato di trattare problemi alle ossa, agli organi e ai muscoli.

Si ricorre quindi alla manipolazione per un problema articolare, come il male a un gomito, oppure per regolare l’afflusso dei fluidi corporei verso gli organi. Alcuni centri offrono trattamenti con la promessa di risolvere problemi come l’asma nei bambini, oppure per trattare il reflusso o ancora la pressione alta, senza che ci siano però prove convincenti sull’efficacia di questi trattamenti.

Un’analisi realizzata con metodi statistici su vari studi scientifici (metanalisi) non ha indicato effetti clinicamente rilevanti nel trattamento osteopatico per il mal di schiena rispetto a trattamenti fasulli (placebo). Gli autori hanno però segnalato che la qualità degli studi era molto scarsa, al punto da non poter essere sicuri dei risultati ottenuti con la metanalisi. Il problema è frequente: misurare gli effetti dell’osteopatia, come di altre terapie alternative, è estremamente difficile soprattutto se ci si deve basare sulle indicazioni dei pazienti, che non solo reagiscono in modo diverso ai trattamenti, ma anche alla segnalazione e alla percezione del dolore.

Una metanalisi ha provato a indagare l’efficacia dell’osteopatia nel trattare il mal di pancia (coliche) infantile, anche in questo caso senza riscontrare benefici. Sempre in questo ambito, nel 2018 una revisione sistematica analizzò gli studi svolti sull’osteopatia viscerale segnalando la mancanza di «prove solide e ben condotte sull’affidabilità e sull’efficacia delle tecniche». Una più recente metanalisi ha segnalato la medesima circostanza, mentre un’analisi degli studi sull’osteopatia cranio-sacrale non ha riscontrato l’esistenza di prove affidabili per stabilire eventuali benefici.

L’elenco potrebbe proseguire a lungo e segnala una costante: quando gli studi si concentrano sulle tecniche osteopatiche specifiche, i risultati sono generalmente deludenti. E più gli studi sono rigorosi e controllati, meno risultano evidenti effetti positivi.

Se invece si guarda all’osteopatia in generale, la misurazione e l’analisi diventano molto più difficili proprio perché non è una pratica unica e definita. Esercizi posturali, ginnastica riabilitativa, allungamento e altra attività fisica non appartengono strettamente all’osteopatia nella sua forma originaria, ma spesso chi va dall’osteopata viene sottoposto sia alle manipolazioni sia alle pratiche che sono invece tipiche di altri trattamenti come quelli fisioterapici.

Una persona che ha mal di schiena e dopo qualche seduta si sentirà meglio potrà attribuire il miglioramento alla manipolazione dell’osteopata, senza tenere in considerazione che magari nel frattempo avrà fatto anche ginnastica riabilitativa o sarà rimasta a riposo. Inoltre, come altri problemi muscolo-scheletrici, spesso il mal di schiena passa per conto proprio anche senza fare nulla e magari sarebbe passato anche senza andare dall’osteopata (o dall’ortopedico o dal fisioterapista). Spesso non c’è modo di saperlo perché non si può avere la controprova, e si finisce per attribuire all’avere fatto qualcosa la risoluzione del problema. Vale per molti altri ambiti della propria salute ed è uno degli aspetti più difficili con cui confrontarsi, soprattutto in momenti psicologicamente delicati nei quali si vuole solo guarire.

Il fatto che non ci siano segnali di efficacia dagli studi e dalle analisi non implica comunque che ci sia un’assenza di effetti avversi e di pericoli.

Le tecniche osteopatiche ad alta velocità e bassa ampiezza sono manipolazioni articolari rapide che provocano il classico “scrocchio” dovuto al rilascio di gas nelle articolazioni. Sono diventate famose soprattutto nei video sui social network, con un ricco e seguito filone su TikTok, ma possono comportare danni articolari e lesioni da cui è poi difficile riprendersi. Le manipolazioni cervicali sono rischiose: intervengono su una parte anatomica delicata e densamente innervata. I movimenti bruschi possono causare lesioni articolari, compressioni nervose ed eventi più gravi come la dissezione delle arterie, con conseguente ictus.

Nel libro Ogni parola che sapevo il giornalista ed ex direttore di Rai 3 Andrea Vianello ha raccontato la propria esperienza personale. Nel periodo in cui si sottoponeva a trattamenti osteopatici al collo per dolori cervicali e mal di testa ebbe un ictus. Pur evitando di attribuire direttamente le responsabilità a quel trattamento per la complessità dei legami causa-effetto, nel libro Vianello cita pareri di medici ed esperti auspicando che ci sia maggiore chiarezza su quel tipo di trattamenti e sulla loro pericolosità.

Le principali associazioni di osteopati disincentivano la spettacolarizzazione dei trattamenti sui social network e, seppure con resistenze interne, hanno anche avviato un ripensamento delle pratiche più controverse. Per lungo tempo lo hanno fatto su base volontaria, perché la professione di osteopata non era regolamentata. Non essendo medici né operatori sanitari propriamente detti, gli osteopati vivevano in un’area grigia, senza che ci fossero regole chiare e tutele per loro e per i pazienti.

Ancora una decina di anni fa le scuole private di osteopatia potevano essere aperte senza particolari controlli, e potevano offrire percorsi formativi variabili, con una durata dell’ordine di anni, mesi e talvolta di pochi giorni. Non esisteva una laurea universitaria pubblica in osteopatia, non c’era un albo professionale statale e il titolo stesso di “osteopata” non era regolato. Il sistema si basava per lo più su scuole e associazioni private, con enti seri e altri molto meno. Era difficile capire la serietà e il livello di preparazione dei singoli professionisti.

Accadeva spesso che i fisioterapisti, che invece seguivano un percorso universitario sanitario riconosciuto, aggiungessero anche una formazione privata in osteopatia per ampliare le tecniche offerte ai pazienti e rispondere a una domanda crescente di trattamenti manuali. Per questo spesso i fisioterapisti sono anche osteopati (e non viceversa).

Nel 2018 l’allora ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, constatò l’esistenza del problema, la diffusione dell’osteopatia e i rischi del mantenimento di quell’area grigia. Preparò quindi una legge che riconoscesse ufficialmente l’osteopatia come professione sanitaria, con l’idea che una più stretta regolamentazione avrebbe potuto rendere più efficaci i controlli e avrebbe ricondotto ogni professionista alle proprie responsabilità. Le professioni sanitarie comprendono figure che lavorano nell’assistenza, nella riabilitazione o nella prevenzione sanitaria senza avere le stesse competenze diagnostiche e prescrittive dei medici, che fanno diagnosi e curano le malattie.

Lorenzin chiarì che non era un riconoscimento scientifico, ma un riconoscimento legale all’interno di una legge che più in generale riordinava le professioni sanitarie. La scelta ricevette comunque molte critiche vista la mancanza di prove scientifiche sull’osteopatia, il rischio di legittimare una disciplina per lo meno controversa e la possibile confusione tra terapie che non sono strettamente mediche.

La legge del 2018 non aveva comunque indicato le regole pratiche su ciò che può fare un osteopata, come si forma e che titolo può usare. Nel 2021 un decreto definì il profilo professionale di osteopata e le sue competenze generali, sancendo di fatto l’ingresso di questi professionisti nell’ordinamento sanitario italiano. Due anni dopo fu poi definito un corso di laurea abilitante, per passare dalla formazione privata libera e molto varia dei decenni precedenti a un percorso universitario standardizzato. Rimaneva però da risolvere la questione delle migliaia di osteopati che già svolgevano la professione o che stavano terminando gli studi con le vecchie regole.

Il decreto pubblicato questa settimana ha affrontato la questione e serve quindi a gestire il passaggio dal vecchio al nuovo sistema. Chi è già osteopata o stava studiando per diventarlo può entrare in un elenco transitorio, dimostrando di avere fatto un minimo di ore di teoria, di tirocinio o di avere già una certa esperienza personale. Entro i prossimi sei anni dovrà poi sostenere un esame universitario e ottenere il riconoscimento ufficiale del titolo, con eventuali integrazioni delle materie mancanti.

A partire dal prossimo settembre la via di accesso alla professione di osteopata sarà solo universitaria, con corsi abilitanti che potranno essere attivati solo dalle università accreditate dal ministero dell’Università e della Ricerca. Per il Servizio sanitario nazionale il riconoscimento dell’osteopatia ha avuto soprattutto un effetto normativo e organizzativo, ma questo non significa che le sedute osteopatiche saranno coperte. Nella pratica, infatti, i trattamenti restano quasi sempre privati e a pagamento.

Il decreto ha quindi completato il percorso che era stato avviato nel 2018, ma non chiude il confronto sull’efficacia scientifica dell’osteopatia e sulla scelta stessa di riconoscerla come professione sanitaria.

Il Post

Il trattamento osteopatico con tocco leggero abituale non si è dimostrato superiore al semplice tocco leggero senza intento terapeutico

International journal of osteopathic medicine

Massofisioterapisti: TAR conferma posizione del Ministero e FNOFI

Il TAR LAZIO, con l’odierna sentenza n. 2129/2026, ha confermato la piena legittimità della nota della Direzione Generale delle Professioni Sanitarie del Ministero della Salute dell’11 dicembre 2024 e chiarito, inequivocabilmente, che: “la figura del massofisioterapista non rientra tra le professioni sanitarie, ma deve essere considerato un operatore di interesse sanitario, figura che si connota per la mancanza di autonomia professionale con funzioni accessorie e strumentalituttavia, rispetto alle mansioni proprie delle professioni sanitarie riconosciute in via esclusiva dall’ordinamento statale.

La conseguenza è che i massofisioterapisti non possono aprire autonomamente un proprio studio professionale ove esercitare attività proprie delle professioni sanitarie senza la supervisione di un professionista sanitario, o ove utilizzare dispositivi medici”.

È personalmente il Presidente FNOFI Piero Ferrante a darne notizia a nome di tutto il Comitato centrale, esprimendo innanzitutto un profondo ringraziamento al Ministero della Salute per la sensibilità mostrata, ancora una volta, verso temi così nodali per i cittadini, con vivo apprezzamento per la decisione espressa dal Tribunale Amministrativo, a  conferma dell’impegno continuo della Federazione e di tutto il Comitato centrale per la promozione della professione, in primis a tutela della salute individuale e collettiva.

Il ricorso era stato proposto da un massofisioterapista iscritto all’”Elenco Speciale ad Esaurimento” che, sulla scorta della nota del Ministero della Salute – Direzione Generale delle Professioni Sanitarie, prot. n. DGPROF 766003 dell”11/12/2024 a firma del Direttore Generale dott.ssa Mariella Mainolfi, si era visto negare dalla locale ASL di pertinenza la possibilità di apertura di un autonomo studio professionale.

La Federazione, con il patrocinio del Prof. Bernardo Giorgio Mattarella e degli Avv.ti Iacovone e D’Orazi, era intervenuta in giudizio a sostenere la legittimità della nota ministeriale, peraltro totalmente in linea con quanto, da sempre, affermato in tutti i posizionamenti federativi in materia.

Il TAR Lazio, con la sentenza indicata, conferma quindi la correttezza della posizione ministeriale, concludendo che  “Nel caso in esame, l’istanza avanzata dal ricorrente è diretta a costituire uno studio di massofisioterapia attraverso l’utilizzo di dispositivi medici (quali la tecar, la  magnetoterapia etc.), con la conseguenza della legittimità del rifiuto opposto dall’ASL, proprio in quanto, come sopra detto, questi dispositivi non possono essere utilizzati in modo autonomo da chi non è professionista sanitario.

FNOFI

Salute33

Senato della Repubblica – Audizione FNOFI del 03/02/2026

Il Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Fisioterapisti, Piero Ferrante, è stato udito oggi in Senato dalla X Commissione permanente “Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale” nell’ambito dell’esame dei Disegni di legge A.S. 287 e A.S. 1231.
Nel contributo, che pubblichiamo di seguito integralmente, la FNOFI esprime la posizione della comunità professionale dei fisioterapisti sul tema dell’introduzione dell’esercizio fisico come strumento di prevenzione e terapia all’interno del Servizio Sanitario Nazionale, sottolineando la necessità di una chiara distinzione tra attività motoria a fini di benessere e interventi sanitari di prevenzione, cura e riabilitazione.
Il documento richiama l’importanza della chiarezza normativa, della tutela della salute dei cittadini e del riconoscimento delle competenze che appartengono alle professioni sanitarie, ribadendo il ruolo centrale del fisioterapista nella valutazione, pianificazione ed erogazione dell’esercizio fisico strutturato in ambito sanitario.

FNOFI

Giornata Mondiale Fisioterapia 2025

L’8 settembre si celebra la Giornata Mondiale della Fisioterapia, istituita dalla World Physiotherapy (l’Organizzazione non governativa che, fin dal 1951, riunisce associazioni di fisioterapia nazionali da tutto il mondo, con l’obiettivo di promuovere la salute e il benessere attraverso la fisioterapia) e giunta, quest’anno,  alla sua 29ª edizione. Un appuntamento condiviso in tutto il mondo per promuovere il valore della fisioterapia nella salute globale e valorizzare il ruolo dei fisioterapisti nella vita quotidiana delle persone.

Il tema scelto dalla World Physiotherapy per il 2025 è “Invecchiamento sano, con un’attenzione particolare alla prevenzione della fragilità e delle cadute”.
Un argomento quanto mai attuale, in un contesto demografico che vede crescere costantemente l’età media della popolazione. Favorire un invecchiamento attivo e sano è una delle sfide più importanti dei sistemi sanitari moderni. In questo scenario, i fisioterapisti, professionisti sanitari adeguati e competenti, sono senza dubbio dei protagonisti, specie per quel che riguarda le categorie di persone la cui salute, a livello di prevenzione, cura, riabilitazione, è loro affidata: i pazienti deboli, fragili, magari colpiti da più patologie croniche (la c.d. “multimorbidità”, così frequente in persone non più giovani). I fisioterapisti, infatti, intervengono sulla persona per mantenere e migliorare l’autonomia funzionale, prevenire il declino fisico, ridurre il rischio di cadute e rafforzare le capacità motorie, cognitive e sociali anche e, in questo specifico, soprattutto, nelle condizioni di fragilità.

Dopo l’edizione 2024  della Giornata Mondiale della Fisioterapia, che ha avuto come focus il “mal di schiena” (o “lombalgia”, o “low back pain”), che ha visto una partecipazione attiva da parte dei di migliaia di cittadini e di tutti gli Ordini territoriali dei fisioterapisti,  con iniziative diffuse e con una eco mediatica massiccia, la Federazione Nazionale degli Ordini dei Fisioterapisti  (FNOFI) rinnova anche quest’anno il proprio impegno, attraverso la campagna:
“Il movimento che non si ferma”, che anche per il 2025 accompagnerà le attività organizzate dagli Ordini territoriali, in collaborazione con le società tecnico-scientifiche AIFI, SIF e ARIR.

“Il movimento che non si ferma” è un messaggio di salute, prevenzione e accessibilità. Significa garantire a tutte le persone – in particolare a quelle più anziane o vulnerabili – la possibilità di muoversi, vivere in autonomia, ridurre il rischio di isolamento e dipendenza, e preservare la propria qualità della vita.
Vuol dire rafforzare il ruolo del fisioterapista come professionista presente in ogni ambito della salute e della vita: a partire dalla “casa”, visto come “primo luogo di cura”, dalle strutture ospedaliere alle RSA, dai servizi territoriali alle case di comunità, dall’assistenza domiciliare agli studi dei liberi professionisti, fino ai luoghi di prevenzione e promozione della salute.

La fisioterapia aiuta a invecchiare bene.
Interviene prima che la fragilità diventi disabilità. Promuove il movimento e l’esercizio terapeutico come strumento di prevenzione, cura, riabilitazione, tutela della salute.
Perché un corpo che si muove è un corpo che vive, che partecipa, che resta connesso con se stesso e con gli altri.

Anche nel 2025, quindi, il movimento non si ferma.
E con esso, la capacità di prenderci cura della nostra salute e del nostro futuro

FNOFI

Giornata mondiale fisioterapia, Ferrante (Fnofi): “Troppi guaritori e imbonitori in Tv”

Dal sedicente osteopata al ‘massaggiatore olistico’, dal venditore di elettromedicali all”imbonitore’ che promette di guarire il mal di schiena in poche mosse. Quando si parla di fisioterapia e riabilitazione motoria, sul web e in Tv circolano ancora troppe falsi messaggi. “Alcuni, purtroppo, sono generati anche da qualche ‘addetto ai lavori’ (o che, più spesso, si spaccia per tale) e, francamente, proprio questo è il terreno dove, alle volte, è più difficile combattere bufale e falsi miti”. Così all’Adnkronos Salute Piero Ferrante, presidente della Fnofi (Federazione nazionale degli Ordini dei fisioterapisti), in vista della Giornata mondiale della fisioterapia, in programma l’8 settembre.

“Senza immaginare generalizzazioni sterili e infelici – spiega Ferrante – non è certo un mistero che, spesso, ci si imbatte nel sedicente osteopata che, ad esempio, con una rotazione del collo promette istantanea guarigione e invece, se non è capace di eseguire correttamente le manovre (manovre ‘curative’ che tra l’altro, essendo l’osteopata un professionista sanitario della prevenzione, non potrebbe nemmeno eseguire, dovendo tale figura occuparsi solo di ‘prevenzione in assenza di patologia’), rischia di procurare danni serissimi”. E la memoria va al 13 settembre 2024, quando a ‘Unomattina’ su Rai1 un osteopata ha praticato una manovra sul collo del conduttore Massimiliano Ossini. Una manovra che non è passata inosservata al giornalista Andrea Vianello: “La stessa – ha commentato su X – mi causò un ictus e la dissecazione della carotide”. Fortunatamente per Ossini andò meglio.

Ma occorre fare attenzione, avverte Ferrante, perché “si può incappare in Tv nel venditore di elettromedicali ad uso domestico, senza alcuna competenza, che promette ‘mai più mal di schiena’, magari facendo breccia nelle paure di una persona anziana o malata, e quindi fragile sia nel corpo che emotivamente. Oppure imbattersi nel ‘massaggiatore olistico’ che, in casi di patologie croniche o degenerative, propone l’utilizzo di oli essenziali (e sono casi, purtroppo, tristemente mappati)”.

Proprio “in queste ore – sottolinea il presidente dei fisioterapisti – la Federazione ha dovuto prendere posizione nei confronti di alcuni laureati in scienze motorie che, non avendone titoli né competenza, avrebbero la pretesa di intervenire, vantando addirittura un’esclusività tanto pericolosa per i cittadini quanto assolutamente al di fuori delle norme, sull’esercizio fisico terapeutico, persino tentando di screditare la professione sanitaria di fisioterapista che, ricordo, è una professione sanitaria che con la legge Lorenzin del 2018 è stata riconosciuta come professione protetta e riservata ai soli iscritti all’Ordine”. Da qui l’appello della Fnofi ai cittadini in occasione del World Physiotherapy: “Diffidate da ‘guaritori’ e da imbonitori che promettono risultati incredibili; la riabilitazione e la fisioterapia sono temi seri che richiedono competenze serie, da affrontare con un approccio serio e che richiedono l’intervento del professionista sanitario fisioterapista e l’impegno del paziente a seguirne le indicazioni terapeutiche”.

“La Fnofi, in queste ore – evidenzia Ferrante – ha accolto con grande sollievo la conferma da parte del Consiglio di Stato della posizione del ministero della Salute nei confronti della categoria dei massofisioterapisti che, al di là delle assonanze terminologiche con la nostra professione, non sono professionisti sanitari e non possono, quindi, esercitare in autonomia alcuna attività fisioterapica”.

Ad oggi i fisioterapisti in Italia sono oltre 74mila, iscritti ai 38 Ordini dislocati su tutto il territorio nazionale. Riconoscerli e rintracciarli è molto semplice: sul sito della Federazione (www.fnofi.it) è presente un’apposita sezione (https://albo.alboweb-fnofi.net/registry/search) – “assai facilmente raggiungibile dalla home page”, assicura il presidente – per verificare se un professionista è iscritto e, quindi, abilitato all’esercizio. Basta digitare cognome e nome e controllare se il nominativo digitato è presente.

La Giornata mondiale della fisioterapia, istituita nel 1996 dalla World Physiotherapy, la Confederazione mondiale per la fisioterapia che rappresenta oltre 600mila fisioterapisti in tutto il mondo, propone ogni anno un tema di riflessione. Per il 2025 la giornata è dedicata all’invecchiamento sano, con un’attenzione particolare alla prevenzione della fragilità e delle cadute.

“Il fisioterapista non si occupa solo della riabilitazione ma, per profilo professionale, anche di tutta l’attività di prevenzione. E’ un ‘esperto del movimento’, particolarmente efficace nell’attività preventiva: si pensi a tutto il tema delle patologie croniche e degenerative, per accompagnare nel miglior modo i cittadini nella prevenzione. Con una battuta – è il messaggio di Ferrante – potremmo dire che ‘più prevenzione fa meno riabilitazione’, ma proprio per questo è indispensabile coinvolgere professionisti sanitari competenti: non basta improvvisarsi ‘personal trainer’ ed è semplicemente assurdo che presunti esperti, che non hanno nemmeno un’idea vaga di cosa possa essere il contatto con persone malate, fragili, a rischio, che hanno legittimo diritto di vedere esaudite le loro altrettanto legittime richieste di salute, abbiano la velleità di rivolgere verso queste categorie di cittadini la loro attività”.

“Il secondo messaggio che vorremmo veicolare – conclude il presidente Fnofi – è di non sottovalutare dolori o rigidità muscolari, ma è importantissimo affidarsi ad un fisioterapista abilitato, iscritto al suo Ordine territoriale, per una valutazione funzionale e un eventuale programma riabilitativo, adeguato caso per caso”.

Adnkronos

La FNOFI: “La salute dei cittadini non può essere affidata a chi non ha titolo”

Roma, 30 agosto 2025 – La Federazione Nazionale degli Ordini dei Fisioterapisti Italiani (FNOFI) accoglie favorevolmente il pronunciamento del Consiglio di Stato che, revocando la sospensiva disposta dal Tar del Lazio, ha confermato la piena legittimità della circolare della Direzione Generale delle Professioni Sanitarie del Ministero della Salute, oggetto dell’impugnativa. Il documento, sottoscritto dal Direttore Generale, Dott.ssa Mariella Mainolfi, ribadisce un assunto giuridico e deontologico fondamentale: il massofisioterapista non è un professionista sanitario, ma un operatore di interesse sanitario, privo di autonomia professionale e non abilitato a esercitare in forma indipendente.

Il Ministero infatti aveva ricostruito chiaramente, sia dal punto di vista giuridico che professionale, i limiti della figura del massofisioterapista, ormai residuale nel nostro ordinamento.
La decisione del Consiglio di Stato non solo ristabilisce la correttezza dell’impostazione del Ministero, ma restituisce coerenza all’intero sistema di tutela della salute, chiarendo che l’esercizio autonomo di attività terapeutiche è riservato esclusivamente ai professionisti sanitari riconosciuti e iscritti all’Albo, come previsto dalla normativa vigente, nell’interesse della tutela della salute pubblica.

È inaccettabile che, in diverse regioni italiane, persistano situazioni di illegittimità, con l’apertura di studi privati da parte di soggetti non abilitati – come massofisioterapisti formati fuori dai percorsi universitari – che operano al di fuori di ogni obbligo di responsabilità clinica, copertura assicurativa e standard professionali.
Il presidente della FNOFI, Piero Ferrante, dichiara soddisfatto: “Accogliamo con grande favore questa decisione, che riafferma un principio essenziale: la tutela della salute pubblica deve essere affidata a professionisti formati, abilitati e regolamentati. Ringraziamo il Ministero della Salute per la chiarezza della propria posizione e la magistratura amministrativa per averla confermata. Questo è un passo importante per mettere ordine nel sistema e per proteggere davvero i cittadini. Ed è a loro tutela, oltre che a protezione della Professione, che la Federazione ha anche inteso svolgere un atto di intervento a sostegno del Ministero nel giudizio amministrativo”

La FNOFI lancia un appello ai cittadini affinché si affidino esclusivamente a fisioterapisti abilitati e iscritti all’Albo: solo loro possono garantire valutazioni funzionali corrette, interventi terapeutici sicuri e tutela legale dell’atto sanitario. In parallelo, la Federazione sollecita le Regioni, le Aziende sanitarie e tutte le Autorità di vigilanza a garantire i controlli per individuare e sanzionare l’esercizio abusivo della professione, nel rispetto della Legge Gelli-Bianco e del principio costituzionale di tutela della salute.