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RIAB INFO - da Luca il 17/02/2013 @ 13:49

RIAB  INFO

Aperiodico dell'IPY

Newsletter del 16 febbraio 2013

Anno XI°  n° 02

su http://fisio-news.blogspot.com/

le ultime news di Riab Info

 Si può scrivere a Riab Info inviando una e-mail a riab.info@libero.it

Graditi i commenti di chi ci legge.

Seguiteci su Facebook (accedendo anche semplicemente da google) e su Twitter.

Leggerete nostre “le info veloci”. Quanto al giornale vero e proprio verrà pubblicato sia su fioblog    http://fisio-news.blogspot.com/ che su www.fisiokinesiterapia.biz

ALLARGATE AD ALTRI LE NEWS DI RIAB INFO  “ FATELE GIRARE”

la redazione.

 

STOP ALLE SCORRIBANDE IN SANITA’

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Avvisiamo i nostri fedeli lettori che a causa di problematiche insorte con i vari server di posta elettronica non ci è possibile inviare le nostre uscite in modo gratuito alle vostre caselle di posta.

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RIAB INFO, aveva suscitato vivo interesse, in chi cercava un suo accreditamento nel mondo sanitario, l’approvazione della legge n. 4/13 nella quale si dettano le norme per il riconoscimento delle professioni non organizzate.

 

Le illusioni però sono durate poco e chi incominciava ad intravedere, in questa norma, una facile scorciatoia per accreditarsi competenze in campo sanitario, dovrà ricredersi.

 

Puntuale è arrivato il pronunciamento della Conferenza Stato Regioni, che, nella lettura rigorosa del testo, ha chiarito come qualsiasi attività sanitaria non abbia nulla a che fare con questo provvedimento e debba essere  svolta esclusivamente da professioni sanitarie che hanno acquisito le specifiche competenze stabilite da norme di rango primario e, sempre, sotto la vigilanza del Ministero della Salute.

 

Ragion per cui non solo le competenze oggi riconosciute alle professioni sanitarie sono escluse dalla 4/13, ma anche eventuali atti terapeutici, degni di tale nome,che si ritenessero necessari a causa dell’evoluzione del processo scientifico, potrebbero essere svolti solo attribuendoli ad una delle professioni sanitarie esistenti o, se necessario, creando un nuovo profilo sanitario atto a soddisfare le nuove esigenze dei cittadini.

 

In ogni caso, le attività, sia quelle oggi conosciute, che quelle che potrebbero presentarsi in futuro, saranno soggette a vigilanza ed escluse dalla legge 4/13 che non è una scorciatoia per accreditarsi in campo sanitario.

 

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RIAB INFO, dal sito Aifi

L’approvazione del ddl 3270, promulgato in legge 4 2013 aveva generato tanta confusione mediatica, delusione nel mondo professionale sanitario e disorientamento nei cittadini.

Dopo un intervento deciso del Conaps presso il Ministero della Salute, il Ministro Balduzzi, condividendo le perplessità dei professionisti e consapevole della confusione che si stava creando, assunse l’impegno di condividere con le Regioni un atto che ponesse rimedio alle preoccupanti quanto irresponsabili invasioni di campo.

Con l’approvazione del provvedimento in Conferenza Stato-Regioni si chiarisce finalmente quanto sostenuto sempre dal Conaps: le attività di diagnosi, cura, assistenza, riabilitazione e prevenzione sono riservate alle Professioni Sanitarie.

Oggi, qualcuno prenderà coscienza che le mal celate velleità di “sfondare” in campo sanitario attraverso la tanto sbandierata legge 4 2013 (ex ddl 3270)  si è sciolta come “neve al sole”. Se ne faccia una ragione.

Nel rispetto della Legge e nell’interesse dei Cittadini: non si scherza con la salute delle persone!

Grazie Signor Ministro.

Legge 4 2013, il chiarimento del Ministro

Le attività di diagnosi, cura, assistenza, riabilitazione e prevenzioni in campo sanitario sono attività di competenza e riservate alle professioni sanitarie. Lo ribadisce un provvedimento approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, su proposta del Ministro della Salute, Prof. Renato Balduzzi, seguito all’approvazione della legge 4 del 14 gennaio 2013 con la quale si dettano norme per il riconoscimento delle professioni non organizzate, dalle quali restano fuori le attività riservate per legge alle professioni sanitarie. La complessità dell’ambito di intervento delle 28 professioni laureate vigilate dal Ministero della Salute, interessate da una continua evoluzione scientifica, tecnologica, formativa ed ordinamentale, rende necessario un approfondimento tecnico e giuridico delle attività proprie delle professioni sanitarie attraverso una preliminare ricognizione delle funzioni di diagnosi, cura, assistenza, riabilitazione e prevenzione riservate alle professioni sanitarie. Il provvedimento ne affida la competenza del Consiglio Superiore di Sanità.

“Con questa attività ricognitiva – afferma il Ministro Balduzzi – si intende informare correttamente i cittadini su quali siano i professionisti a cui la legge affida la cura della loro salute e, nel contempo, dare garanzie ai professionisti della salute nella certezza che non vi possa essere sovrapposizione di competenze con altri operatori che non abbiano conseguito l’accreditamento formativo e professionale richiesto alle professioni sanitarie dall’attuale normativa, nazionale e dell’Unione Europea”.

Il comunicato stampa del Ministro in PDF

 

 

Testo dell’Accordo Stato-Regioni

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RIAB INFO, due link sull’annosa vicenda dei Sitra in Lombardia

Lombardia. Forze politiche facciano chiarezza sui Sitra

 

 

 

Lombardia. Raccolgo l'appello degli operatori sui Sitra

 

 

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Si discute molto anche di infermieri

 

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=NJUKuuH8G4g

 

 

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RIAB INFO, da una news di Aifi Liguria

 

Il Tar da ragione ad Aifi Liguria in merito alla delibera 862

 

Articolo scritto dall'avvocato

 

Delibera Regionale n.862:
la Regione Liguria accoglie le richieste di AIFI Liguria


Professioni Sanitarie blindate
da Italia Oggi del 12 febbraio 2013

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RIAB INFO, si pubblica il link della mail di Ma strillo n. 2 del 12 febbraio e la n. 2 bis del 15 febbraio

Come preannunciato nella mail n. 2 del 12 scorso http://www.aitn.it/index.php?option=com_docman&task=doc_download&gid=350&Itemid=69 l'esame di ammissione a Medicina e Chirurgia e ad Odontoiatria si terrà il 24 luglio 2013 e il 25 Veterinaria
Lo ha reso noto ieri 14 febbraio il Ministero dell'Università che ha confermato per settembre l'esame di ammissione per le Professioni Sanitarie, anticipandolo di una settimana al 4 settembre.

Altra novità che arriva dal MIUR è la comunicazione, ad oltre un anno di anticipo, delle date di esame per il successivo AA 2014-15:
Medicina e Odontoiatria 8 aprile 2014
Veterinaria 9 aprile 2014
Professioni Sanitarie 3 settembre 2014.
http://attiministeriali.miur.it/anno-2013/febbraio/av-14022013.aspx

Cordiali saluti
Angelo Mastrillo

 

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http://corsifisioterapia.wordpress.com/

 

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RIABILITAZIONE OGGI - CORSI 2013 - MILANO 

 

TECNICA POMPAGE - Mobilizzazione delle fasce

 

- Il corso è stato accreditato con 46,3 Crediti ECM per fisioterapisti -

 

Sono aperte le iscrizioni al Corso di Tecnica Pompage che si terrà il 4-5 Maggio e 15-16 Giugno 2013Milano (MI), in via Lattanzio 15.

 

Sviluppato dal fisioterapista e osteopata Marcel Bienfait, il POMPAGE è una forma di terapia che prevede la mobilizzazione delle fasce del corpo attraverso manovre di trazione manuale leggera e progressiva, applicate ai diversi distretti corporei. La tecnica si utilizza per il trattamento delle sindromi dolorose di origine muscolo-articolare e per le patologie artrosiche, ed è particolarmente indicata in quelle situazioni di elevata dolorabilità o in patologie del rachide legate alla presenza di protrusioni discali o ernie, nelle quali la decompressione articolare gioca un ruolo terapeutico fondamentale.

 

Docente: Ft. Dott. Filippo Zanella

 

 

Costo totale:

480 euro (IVA INCLUSA)

450 euro (IVA INCLUSA) - QUOTA CARD e ALLIEVI 3° ANNO

Sconto 50% - RIFREQUENTANTI

 

 

Brochure, programma e scheda d'iscrizione sono scaricabili al link:

http://www.studiozanellafisioterapia.com/corsi.html

nella sezione "calendario corsi in programmazione"

 

 

 

Per iscrizioni e informazioni:

Riabilitazione Oggi - Corsi e Convegni

E-mail: riabilitazioneoggi@fastwebnet.it 

Tel. 02-55012550

Fax: 02-54116227

 

 

NOVITA'

Il nuovo numero di Riabilitazione Oggi disponibile sul sito!

Contiene un Inserto con la prima parte degli Atti del congresso “Le cure domiciliari nella medicina della complessità” – IV Congresso Europeo HOMECARE, tenutosi a Milano dal 6 al 9 giugno 2012

Il numero di Riabilitazione Oggi di novembre/dicembre, attualmente in distribuzione agli abbonati, è presente anche nel nostro sito www.riabilitazioneoggi.com, a disposizione di chi desidera consultarlo o segnalarlo ad un amico.
Insieme è possibile consultare la prima parte degli Atti dell’importante congresso europeo tenutosi a Milano nel giugno scorso, presso l’Aula Magna dell’Università Statale, sulle Cure Domiciliari.
E' anche possibile rinnovare l'abbonamento e l'adesione al "Riabilitazione Oggi CARD Club" per il 2013 con PayPal attraverso il sito, con un semplice click.

 

VAI AL SITO e scarica subito il nuovo numero della rivista

 


Idrokinesiterapia dopo l'artroplastica - da Luca il 14/02/2013 @ 07:30

Evidenziata l'efficacia di questo tipo di fisioterapia

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Dopo un intervento di artroplastica totale del ginocchio (PTG), la terapia acquatica riabilitativa facilita la ripresa del paziente. Lo ha confermato uno studio dell'Università di Schleswig-Holstein di Kiel, in Germania, che ha pubblicato gli esiti della sperimentazione sulle pagine di Archives of Physical Medicine and Rehabilitation.
Secondo i ricercatori tedeschi, la terapia acquatica dovrebbe cominciare già 6 giorni dopo la PTG, come conferma Thoralf Liebs, coordinatore dello studio: “il nostro è uno dei pochi studi che dimostrano un effetto clinicamente rilevante sulla qualità della vita dopo PTG di un fattore che può essere influenzato dal professionista sanitario. L'intervento è semplice da gestire e richiede un limitato impegno aggiuntivo del sanitario".
Il campione oggetto di analisi ha affrontato la terapia in acqua a scadenze diverse, alcuni dopo 6 giorni dall'intervento, altri dopo 14. La seduta era in entrambi i casi di 30 minuti, tre volte alla settimana fino alla quinta settimana post-operatoria.
I ricercatori hanno quindi valutato alcuni parametri fondamentali come il dolore, la rigidità e la funzionalità dell'arto interessato a 3, 6, 12 e 24 mesi di distanza. Nel caso dell'artroplastica dell'anca (THA) la terapia acquatica non ha prodotto benefici significativi, al contrario invece dell'artroplastica del ginocchio, dove tutti i risultati sono stati migliori nel gruppo che aveva iniziato la fisioterapia già dopo 6 giorni: “THA ha un alto tasso di soddisfazione dei pazienti, e i pazienti riferiscono una migliore qualità della vita dopo la procedura. In questi casi interventi aggiuntivi, come l'inizio anticipato della terapia acquatica, non possono portare a un grosso miglioramento", ha dichiarato Liebs. "Dopo PTG, i pazienti sono meno soddisfatti, per cui l'intervento aggiuntivo ha un effetto maggiore".


Verso le elezioni. Dalle Professioni sanitarie un Manifesto contro le "storture insostenibili" - da Luca il 13/02/2013 @ 23:38

Albi professionali, chiarezza nella formazione, governo aziendale, accreditamento diretto con le Aziende Sanitarie pubbliche, libera professione intramoenia in autonomia, progetto nazionale sui percorsi di cura facilitati ed équipe multidisciplinare. Sono questi gli ambiti sui cui i professionisti sanitari chiedono al prossimo Governo e Parlamento interventi immediati e risolutivi. Sette punti contenuti in un Manifesto dal titolo “Prepariamo il Futuro” che sarà presentato domani alla Camera dei deputati in occasione del convegno sul tema organizzato dalla Confederazione Nazionale dei Tecnici Sanitari di Laboratorio Biomedico Antel-Assiatel-Aitic alla presenza, ad ora prevista, del ministro della Salute, Renato Balduzzi, candidato con Monti alle prossime elezioni, e di altri rappresentanti dei partiti in corsa per le politiche di fine febbraio.

“Le Professioni Sanitarie riunite nel Conaps sono, insieme a quelle organizzate in Ordini e Collegi, la ‘colonna vertebrale’ del Ssn. Ma ancora oggi troppe sono le storture e le limitazioni cui sono costrette: assenza di Albi e Ordini, disordine normativo nella formazione, molti provvedimenti disattesi, libera professione al palo”, spiega il presidente del Coordinamento Nazionale delle Professioni Sanitarie (Conaps), Antonio Bortone. “Eppure – prosegue - la tutela della salute, garantita dall’art. 32 della nostra Costituzione, si esplica anche attraverso la garanzia, da parte dello Stato, della certezza del professionista con cui il cittadino si relaziona. Per questo motivo sono stati istituiti per medici, infermieri, tecnici di radiologia ed ostetriche gli Albi, riuniti in Ordini e in Collegi, garantendo al cittadino di ritrovare, in quel professionista, le competenze che legittimamente si possono attendere, in virtù della formazione universitaria a carattere nazionale, oltre che del governo della deontologia professionale e della formazione continua”.

Secondo Bortone “non se ne spiega dunque l’assenza per le altre professioni sanitarie. In quest’ottica, liberare le professioni sanitarie dagli ostacoli che oggi impediscono di contribuire a migliorare il Servizio sanitario nazionale deve essere uno degli obiettivi di chiunque si appresti a riorganizzarlo”.

“Le professioni sanitarie oggi, in Italia – aggiunge il presidente Antel-Assiatel-Aitic, Fernando Capuano – possono contribuire molto di più ai bisogni della collettività, in termini di efficacia ma anche di sostenibilità economica. Lo sviluppo delle professioni sanitarie degli ultimi decenni, ora evidenzia una battuta d’arresto, pur non rappresentando un costo per il sistema, ma un investimento: a fronte di una spesa iniziale si pongono obiettivi di riduzione della disabilità e rinforzo della partecipazione di tutti i cittadini alla società”.

Ecco dunque ciò di cui cittadini e professionisti hanno bisogno:

1 - Albo professionale per ognuno dei profili delle professioni sanitarie: i cittadini hanno il diritto, tutelato dalla Costituzione, a riconoscere i professionisti cui si rivolgono e sapere con esattezza cosa legittimamente aspettarsi da loro; attualmente il danno alla salute dei Cittadini derivante dall’abusivismo professionale è sotto gli occhi di tutti;

2 - Chiarezza nella formazione dei professionisti: vanno abrogate le norme relative alla formazione pregressa, che già la legge aveva dichiarato chiuse; purtroppo, in assenza di chiarezza e ordine, diversi sono i tentativi di ricreare figure non più esistenti, allo scopo di sfuggire alla formazione, esclusivamente universitaria;

3 - Sistema di governo aziendale: la l. 251/00 e la l. 43/2006, approvate per riformare il sistema sanitario grazie alla diretta responsabilizzazione dei professionisti sanitari nell’organizzazione dei propri processi professionali nelle aziende sanitarie, sono pienamente disattese; in alcuni casi si è proceduto, correttamente, ad individuare dirigenze di area in staff alla direzione aziendale ed in rapporto diretto con essa; molte volte, invece, disapplicando le norme e proseguendo su modelli organizzativi sorpassati e dimostratisi fallimentari, ci si è limitati ad attuare modelli inefficienti e non più sostenibili economicamente. Occorre investire sul nuovo “profilo giuridico” del professionista sanitario, nella sua “posizione di garanzia”, adeguando le strutture organizzative ed implementando nuove competenze;

4 - Accreditamento diretto con le Aziende Sanitarie pubbliche: i cittadini devono poter scegliere, accanto alla struttura sanitaria ove essere presi in carico per i problemi complessi, il libero professionista per i problemi che non necessitano di approccio multiprofessionale; per il sistema significherebbe maggiori risparmi, migliore efficienza grazie alla corretta allocazione delle casistiche rispetto alle risorse e per i cittadini maggiore possibilità di una scelta consapevole e sicura;

5 - Libera professione intramoenia in autonomia: bisogna superare la previsione della prestazione delle professioni sanitarie come attività di supporto alla visita medica; è invece necessario modificare il CCNL perché preveda la possibilità per i cittadini di accedere direttamente alle prestazioni delle professioni sanitarie, in libera professione, invece di essere obbligati ad una visita medica, quando non necessaria. Anche in questo modo si combattono gli sprechi e i rischi di errore;

6 - Progetto Nazionale sui Percorsi di Cura facilitati: sulla base di protocolli interdisciplinari, categorie di utenti con bisogni sanitari “non complessi” devono potere accedere direttamente al professionista sanitario senza duplicazioni di visite; in questo ambito vi sono alcune valide esperienze regionali; è necessario che ogni professionista, nel SSN, esprima al massimo le proprie potenzialità, rispondendo ai bisogni della tipologia e complessità adeguati; codificare percorsi di cure significa anche liberare risorse di risposta a bisogni complessi, aumentando la sostenibilità del sistema;

7 - Equipe Multidisciplinare: l’integrazione in sanità è elemento fondante della pratica clinica e non può essere risolta da un unico professionista; rafforzare l’integrazione significa restituire responsabilità all’équipe e centralità al paziente; se il sistema non vuole regredire, deve liberarsi delle tentazioni di restaurazione, nell’ottica di un coinvolgimento reale dei cittadini e dell’avanzamento verso modelli che guardano alle competenze necessarie per la risoluzione dei problemi dell’utente, piuttosto che alla salvaguardia delle professioni.

“Questo – conclude il presidente Conaps – è il ‘nostro’ programma che proponiamo a coloro che si candidano a guidare il Paese. Queste le nostre soluzioni ai problemi che coinvolgono professionisti e l’intero sistema salute. Le professioni sanitarie sono pronte per lo sviluppo e per il futuro. Auspichiamo ora che lo sia anche la classe politica del nuovo Parlamento, nell’interesse di tutti i cittadini”.


http://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato1034602.pdf


La Sindrome del Tunnel Carpale (Fisioterapia e trattamento chirurgico) - da Luca il 13/02/2013 @ 13:59

La Sindrome del Tunnel Carpale è la neuropatia più frequente ed è dovuta alla compressione del nervo mediano al polso nel suo passaggio attraverso il tunnel carpale.

tunnelcarpale.jpg

Il tunnel carpale è un canale localizzato al polso formato dalle ossa carpali sulle quali è teso il legamento traverso del carpo, un nastro fibroso che costituisce il tetto del tunnel stesso,inserendosi, da un lato, sulle ossa scafoide e trapezio e dall'altro sul piriforme ed uncinato (ossa del carpo della mano). In questo "tunnel" passano strutture nervose (nervo mediano), vascolari e tendinee (tendini muscoli flessori delle dita).

La patogenesi occupazionale sembra essere la causa più frequente per lo sviluppo della Sindrome del Tunnel Carpale. E' stata dimostrata un' associazione con i lavori ripetitivi, sia in presenza (rischio più elevato) che in assenza di applicazione di forza elevata. E' stato dimostrato che prolungati e/o ripetitivi movimenti di flesso-estensione del polso (in minor misura anche la flessione delle dita), provocano un aumento della pressione all'interno del tunnel carpale e che il ripetuto allungamento dei nervi e dei tendini che scorrono dentro il tunnel possono dar luogo ad una infiammazione che riduce le dimensioni del tunnel determinando la compressione del nervo mediano. Anche malattie sistemiche possono essere associate alla Sindrome del Tunnel Carpale (es. diabete
 mellito, artrite reumatoide, mixedema, amiloidosi), come pure situazioni fisiologiche (gravidanza, uso di contraccettivi orali, menopausa), traumi ( pregresse fratture del polso con deformità articolari), artriti e artrosi deformanti.

Nelle fasi iniziali della patologia la Sindrome del Tunnel Carpale si manifesta con formicolii, sensazione di intorpidimento o gonfiore alla mano, prevalenti alle prime tre dita della mano e in parte al quarto dito (vedi figura), soprattutto al mattino e/o durante la notte; successivamente compare dolore irradiatesi anche all'avambraccio, sintomi definiti "irritativi". Se la patologia si aggrava compaiono perdita di sensibilità alle dita, perdita di forza della mano, atrofia dell'eminenza thenar; sintomi "deficitari".

La Sindrome del Tunnel Carpale presenta una significativa associazione con alcune attività lavorative. Ne risultano infatti più spesso colpiti gli addetti al settore manifatturiero, elettronico,tessile, alimentare, calzaturiero, pellettiero, come pure gli addetti al confezionamento pacchi, cuochi di albergo, gli addetti ai pubblici esercizi.

I pareri in proposito non sono univoci. Verosimilmente le cause sono molteplici: di notte il polso può rimanere a lungo iperflesso o iperesteso determinando così, come spiegato sopra, una maggiore pressione all'interno del tunnel carpale, con compressione del nervo mediano; la posizione sdraiata può ridistribuire i liquidi corporei con un aumento di questi agli arti superiori e quindi anche all'interno del tunnel carpale con conseguente aumento della pressione; il riposo stesso della mano non permetterebbe il drenaggio dei liquidi all'interno del tunnel carpale.

Gli studi effettuati a questo scopo non riportano risultati univoci e questo è facilmente comprensibile considerando le variabili in gioco ( diverso reclutamento, lavoro effettuato, criteri di diagnosi, etc).
Uno studio di prevalenza effettuato dal 1983 al 1985 in Olanda riporta un tasso del 3,4% per le donne e dello 0,6% per gli uomini, ma si stima che la STC sia presente in un ulteriore 5,8% delle donne non diagnosticata (De Krom et al. J Clin Epidemiol 1992;45:373-6).
L'incidenza media annuale, calcolata nel periodo 1961-1980 in Minnesota è di 149 ogni 100.000 abitanti/anno per le donne e di 52 per gli uomini, tasso grezzo 99/100.000/anno (Stevens et al. Neurology 1988;38:134-8).
Uno studio effettuato nella zona senese dal 1991 al 1997 (Mondelli M. et al. Toscana Medica Luglio/Agosto 1999) riporta un tasso grezzo di incidenza di 326,2/100.000/anno (135,1 per i maschi, 506,9 per le donne), tasso standardizzato di 276,6/100.000/anno. Il rapporto medio delle incidenze F:M è di 3,8:1.
La decade più rappresentata per i entrambi i sessi è quella compresa fra 50 e 59 anni. L'incidenza della Sindrome del Tunnel Carpale è circa tre volte più elevata nella donna ed è variabile a seconda dell'attività lavorativa svolta, fino a 60 casi ogni 100 lavoratori in particolari attività, in circa il 70% dei casi è bilaterale, con prevalenza della mano dominante.

Quando il paziente riferisce formicolio (parestesie) e/o dolore, spesso irradiato all'avambraccio, prevalentemente notturno o mattutino, la diagnosi di Sindrome del Tunnel Carpale è ritenuta la più probabile.
Tuttavia è importante far effettuare l'esame obiettivo neurologico e l'esame EMG/ENG (elettromiografico/elettroneurografico).
L'esame obiettivo neurologico valuta
 la forza, i riflessi osteotendinei , la sensibilità e può avvalersi di tests clinici.
I più conosciuti sono il test di Tinel e di Phalen. Nel primo si percuote con il martellino da riflessi sopra il tunnel carpale, il paziente dovrebbe avvertire una scossa nel territorio di innervazione del nervo mediano; nel secondo si flette o si estende la mano sull'avambraccio per un minuto, i pazienti dovrebbero avvertire l'insorgenza di formicolii o il peggioramento di questi. Comunque i tests possono dar luogo molto frequentemente a risposte false negative o false positive e pertanto sarebbe meglio non fidarsi troppo del risultato ottenuto.
E' quindi consigliabile effettuare sempre un esame EMG/ENG.
L'esame ENG elettroneurografico viene eseguito con elettrodi di superficie e piccole scosse elettriche e permette di valutare la velocità sensitiva (la prima ad essere alterata nella Sindrome del Tunnel Carpale), la velocità motoria , la latenza e l'ampiezza delle risposte sensitive e motorie del nervo, elicitate dalla scossa elettrica.
Tuttavia per valutare adeguatamente la gravità della sindrome e per escludere compromissioni nervose a differenti livelli (ad esempio compressione cervicale) è necessario il completamento con esame EMG, eseguito utilizzando piccoli aghi che registrano l'attività muscolare.
Radicolopatie cervicali , plessopatie brachiali, polineuropatie in genere, possono frequentemente dar origine a sintomi che simulano una Sindrome del Tunnel Carpale e che solo un esame EMG/ENG correttamente ed interamente eseguito possono differenziare.
Quest'ultimo permette anche di classificare la gravità del danno (come riportato nella pagine principale). In Italia la Sindrome del Tunnel Carpale viene classificata in sei livelli di gravità: 1° negativo = solo segni clinici con esame negativo; 2° minima; 3° lieve; 4° media; 5° grave; 6° estrema atrofia eminenza thenar).
Da ricordare che in alcuni pazienti la Sindrome del Tunnel Carpale può essere molto fastidiosa anche al 1° grado di malattia, con esame EMG/ENG negativo. La diagnosi di Sindrome del Tunnel Carpale non è pertanto generalmente difficile, se l'iter diagnostico è completo.

Solitamente in assenza di trattamento o di cambiamento dell'attività lavorativa, la Sindrome del Tunnel Carpale tende ad aggravarsi negli anni. Tuttavia in alcuni pazienti rimane stazionaria nel tempo. L'esperienza clinica dimostra che durante i periodi freddi la sintomatologia si esacerba e migliora durante i periodi caldi, pur non modificandosi la gravità della patologia.

La terapia della Sindrome del Tunnel Carpale può essere conservativa o chirurgica. Secondo le indicazioni dell'American Accademy of Neurology (AAN,1993), il trattamento conservativo è da tentare se non ci sono deficit della forza o della sensibilità o severe anomalie all'esame EMG/ENG. E' importante, comunque, non operare il paziente troppo tardi , in quanto possono permanere esiti; il paziente in terapia conservativa deve pertanto essere controllato. Conservativa. Talvolta è sufficiente cambiare modalità di svolgimento dell'attività lavorativa per avere un miglioramento. Si avvale di: ultrasuoni
, ionoforesi, laser, che possono migliorare i sintomi , ma non agiscono sulla causa della Sindrome (ripetute e prolungate flesso-estensioni del polso); farmaci antinfiammatori non steroidei, hanno scarsa efficacia, farmaci steroidei, hanno efficacia limitata nel tempo; infiltrazioni efficaci sui sintomi, ma con due grossi “effetti collaterali”: un dimostrato danno fibrotico del nervo e il rischio che il paziente posticipi troppo l'intervento con esiti permanenti; stecche per il polso (splint) efficaci, ma poco tollerate, solitamente usate solo di notte e che pertanto non incidono sulla causa della sindrome. Una novità giunta da poco sul mercato è uno speciale polsino. Nelle fasi fino a lieve-media gravità ha dimostrato sicura efficacia se indossato giorno e notte per 15 giorni, anche durante l'attività lavorativa. E' infatti ben tollerato, non limitando l'uso della mano e del pollice ed è efficace in quanto limita le ripetute flesso-estensioni del polso responsabili, nella maggior parte dei casi, della Sindrome del Tunnel Carpale . Efficace anche nella prevenzione della Sindrome del Tunnel Carpale e nella terapia e prevenzione delle tendiniti del polso.
Poiché limita efficacemente la flesso-estensione del polso, senza bloccarlo e permette il normale uso della mano (anche opposizione del pollice) per cui può comodamente essere utilizzato giorno e notte , influendo così sulla causa della patologia. Chirurgica. L'intervento prevede il taglio del legamento traverso del carpo (tetto del tunnel carpale), talvolta associato a una neurolisi. Può essere effettuato con tecnica tradizionale o endoscopica, in anestesia locale o brachiale, mediamente con convalescenza di circa venti giorni, un po' più breve se effettuato in via endoscopica, tuttavia non sembrano esserci criteri univoci per scegliere l'uno o l'altro tipo di intervento. La convalescenza è solitamente compresa fra 2 e 4 settimane.

 


legge 4 2013 – Il Ministro fa chiarezza! - da Luca il 13/02/2013 @ 13:44

L’approvazione del ddl 3270, promulgato in legge 4 2013 aveva generato tanta confusione mediatica, delusione nel mondo professionale sanitario e disorientamento nei cittadini.

Dopo un intervento deciso del Conaps presso il Ministero della Salute, il Ministro Balduzzi, condividendo le perplessità dei professionisti e consapevole della confusione che si stava creando, assunse l’impegno di condividere con le Regioni un atto che ponesse rimedio alle preoccupanti quanto irresponsabili invasioni di campo.

Con l’approvazione del provvedimento in Conferenza Stato-Regioni si chiarisce finalmente quanto sostenuto sempre dal Conaps: le attività di diagnosi, cura, assistenza, riabilitazione e prevenzione sono riservate alle Professioni Sanitarie.

Oggi, qualcuno prenderà coscienza che le mal celate velleità di “sfondare” in campo sanitario attraverso la tanto sbandierata legge 4 2013 (ex ddl 3270) si è sciolta come “neve al sole”. Se ne faccia una ragione.

Nel rispetto della Legge e nell’interesse dei Cittadini: non si scherza con la salute delle persone!

Grazie Signor Ministro.

 

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legge 4 2013, il chiarimento del Ministro

Le attività di diagnosi, cura, assistenza, riabilitazione e prevenzioni in campo sanitario sono attività di competenza e riservate alle professioni sanitarie. Lo ribadisce un provvedimento approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, su proposta del Ministro della Salute, Prof. Renato Balduzzi, seguito all’approvazione della legge 4 del 14 gennaio 2013 con la quale si dettano norme per il riconoscimento delle professioni non organizzate, dalle quali restano fuori le attività riservate per legge alle professioni sanitarie. La complessità dell’ambito di intervento delle 28 professioni laureate vigilate dal Ministero della Salute, interessate da una continua evoluzione scientifica, tecnologica, formativa ed ordinamentale, rende necessario un approfondimento tecnico e giuridico delle attività proprie delle professioni sanitarie attraverso una preliminare ricognizione delle funzioni di diagnosi, cura, assistenza, riabilitazione e prevenzione riservate alle professioni sanitarie. Il provvedimento ne affida la competenza del Consiglio Superiore di Sanità.
 
“Con questa attività ricognitiva – afferma il Ministro Balduzzi – si intende informare correttamente i cittadini su quali siano i professionisti a cui la legge affida la cura della loro salute e, nel contempo, dare garanzie ai professionisti della salute nella certezza che non vi possa essere sovrapposizione di competenze con altri operatori che non abbiano conseguito l’accreditamento formativo e professionale richiesto alle professioni sanitarie dall’attuale normativa, nazionale e dell’Unione Europea”.
 

Il comunicato stampa del Ministro in PDF

Testo dell’Accordo Stato-Regioni

http://aifi.net/legge-4-2013/


Laser a bassa potenza e artrosi cervicale - da Luca il 12/02/2013 @ 00:34

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Vi sono molti studi che riportano come la terapia con laser a bassa potenza (Lowpower laser: LPL) abbia ridotto la sintomatologia dolorosa in molte malattie muscolo-tendinee, come l’epicondilite e la fibromialgia. Ultimamente è stata dimostrata la sua efficacia nel ridurre il dolore anche su articolazioni affette da artrosi.
In uno studio eseguito presso il Centro Reumatologico dell’Università di Genova, per valutare l’efficacia della LPL sul dolore in pazienti affetti da artrosi cervicale, sono stati considerati 14 pazienti che presentavano rigidità e dolore alla flesso-estensione e alla rotazione laterale della colonna cervicale. Una valutazione della contrattura del muscolo trapezio e delle sue variazioni con l’applicazione laser è stata eseguita mediante misurazioni ecografiche dai due lati, in 2 punti simmetrici a livello del 1/3 prossimale di una linea che unisce il processo trasverso della VII vertebra cervicale con l’apice dell’acromion.
La misurazione ecografica prima e dopo l’applicazione LPL è stata eseguita al tempo I (primo controllo) e dopo 20 giorni (secondo controllo).
Il punto di applicazione LPL corrispondeva al 1/3 distale della linea che unisce la spina della scapola all’articolazione acromionclaveare. La misurazione del dolore, da parte del paziente, è avvenuta tramite la verbal transitional scale (VTS) di tre gradi (peggiorato, migliorato, stazionario), ed è stata registrata alla prima applicazione della LPL, e prima e dopo la seconda applicazione della LPL (20 giorni dopo la I seduta).
Il numero di pazienti che riferivano un miglioramento del dolore aumenta progressivamente fino a diventare statisticamente significativo il numero di coloro che stavano meglio rispetto al numero di pazienti che riferivano la non modificazione della sintomatologia dolorosa.
L’esame ecografico ha evidenziato un differente spessore del tessuto sottocutaneo, nell’area al di sopra del muscolo trapezio, in tutti i pazienti esaminati dopo la I applicazione e soprattutto dopo la II applicazione LPL. L’applicazione del laser a bassa potenza può essere utile nei pazienti affetti da artrosi cervicale.


Salire le scale, la palestra è fai da te - da Luca il 10/02/2013 @ 01:08

Gli “allergici” a bilancieri e pesi sono avvisati. Anche se non ne vogliono sapere nulla di palestre o piscine, potrebbero non avere scuse per tentare con metodi alternativi di ritrovare la forma. Salire le scale, ad esempio, consente di ottenere lo stesso risultato di faticose sedute di fitness. Parola dei ricercatori dell'Oregon State University che sull'American Journal of Health Promotion promuovono allenamenti alternativi e quotidiani.

 

Secondo lo studio, che ha esaminato 6.000 persone, anche l'attività fisica non organizzata, quella fatta fuori da programmi e “schede”, ma compiendo lavori domestici o in giardino, optando per piccole passeggiate o preferendo le scale all'ascensore, hai suoi effetti, soprattutto per quella parte della popolazione che non ha tempo o voglia per fare di più. I volontari hanno indossato accelerometri, dispositivi che misurano il movimento – sono disponibili anche nei più moderni smartphone – per misurare l'attività fisica giornaliera.

 

I risultati sono stati sorprendenti: circa metà dei partecipanti che svolgevano esercizi fisici di breve durata, anche pochi minuti al giorno, riusciva a raggiungere la soglia dei 30 minuti utile ad avere benefici su colesterolo, pressione alta, cuore, controllo del peso e sindrome metabolica. Tra coloro, invece, che si impegnavano in attività fisiche di maggiore durata, i risultati erano più modesti. Solo il 10% riusciva a raggiungere con costanza i 30 minuti giornalieri. Un paradosso che si spiega con una maggiore difficoltà a mantenere livelli di esercizio fisico omogenei più a lungo. Soprattutto tra persone non motivate. Ed invece una buona notizia in fatto di salute pubblica.

 

I ricercatori, infatti, sono convinti che incoraggiando le persone a compiere brevi, ma salutari esercizi si possano ottenere grandi risultati. Oltre a salire le scale a piedi, si può lasciare l’auto lontano dall'ufficio e fare l'ultimo tratto a piedi, lasciare il telefono in un'altra stanza costringendosi a fare un po' di movimento, approfittare degli spot in televisione per alzarsi dal divano oppure dopo cena uscire per buttare la spazzatura o accompagnare a spasso il cane. Anche le pulizie in garage o in giardino sono le attività contemplate nel set degli esercizi. "Molte persone sono convinte che se non riescono a fare attività fisica per almeno 30 minuti al giorno, allora tanto vale non farla del tutto - spiega Brad Cardinal, docente di fisica e scienza dello sport alla Oregon -, ma i nostri risultati sovvertono questa tesi e dimostrano come uno stile di vita attivo permetta di ottenere gli stessi, positivi riscontri di un approccio fisico più strutturato”. 


Disordini muscolo scheletrici: "Riconoscimento per i malati" Nasce Fit for Work Italia - da Luca il 09/02/2013 @ 13:28

Attuare i piani nazionali per una migliore gestione dei disordini muscolo scheletrici, applicare misure di intervento precoce per il trattamento, la cura e l’inserimento al ‘lavoro’ nella Valutazione delle Tecnologie Sanitarie (HTA) e in altre decisioni sugli investimenti nella sanità. Sono le richieste per la politica che Fit for Work Europe lancia nell'ambito delle European Musculoskeletal Health Days, le giornate europee della salute muscolo-scheletrica. In Europa oltre 100 milioni di persone sono affette da questi disturbi, che vanno dal mal di schiena all'artrite reumatoide, in Italia oltre 5 milioni e mezzo. Spesso si tratta di patologie croniche che sono causa di inabilità temporanea e permanente al lavoro nei Paesi europei e secondo le stime sono responsabili di circa la metà di tutte le assenze dal lavoro (ad uno a tre giorni) e del 60% dei casi di inabilità permanente. Eppure la crisi economica e la paura di perdere il lavoro spingono molti lavoratori a nascondere questi disturbi per paura di perdere il lavoro, in assenza di misure adeguate.

 

Temi che saranno al centro della Conferenza Annuale Fit for Work Europe alla quale per la prima volta parteciperà anche la coalizione Fit for Work Italia, guidata da tre "ambasciatori" nazionali: Giovanni Minisola, presidente della Società Italiana di Reumatologia e primario Reumatologo dell'Ospedale di Alta Specializzazione ''San Camillo" di Roma, Francesco Mennini del CEIS Sanità della Facoltà di Economia dell'Università “Tor Vergata” di Roma e Gabriella Voltan, presidente del'Associazione Nazionale Malati Reumatici (Anmar). La quarta Conferenza Annuale presenterà i risultati di una nuova indagine in cui si indica che i lavoratori dell’Ue affetti da disturbi muscolo-scheletrici rischiano la disoccupazione, il pensionamento anticipato e l'esclusione sociale a causa della loro patologia.

 

“Gli obiettivi che Fit for Work Italia si prefigge sono ben chiari e perfettamente in linea con quelli del progetto europeo – afferma Voltan - il riconoscimento dei disordini muscolo scheletrici come priorità sanitaria pubblica, l’attuazione di linee guida che permettano una diagnosi tempestiva e accurata per tutti i malati in modo che possano mantenere il loro ruolo attivo anche nel mondo produttivo, una strategia nazionale per la gestione e l’assistenza delle persone che convivono con queste patologie, in modo da assicurare a tutti un accesso agli standard più elevati di trattamento e di cura, la parità di trattamento professionale, ad esempio attraverso l’educazione dei datori di lavoro e una legislazione anti-discriminazione”.


Conferenza Stato Regioni - da Luca il 08/02/2013 @ 13:52

"Conferenza Stato Regioni di ieri sancito accordo sulle non regolamentate: diagnosi cura riabilitazione e assistenza non possono essere fatte da altri"
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RIAB INFO, a fare chiarezza sulla recente legge, che regolamenta le libere associazioni delle professioni non regolamentate, sembra sia intervenuta la Conferenza Stato Regioni che, nella riunione di ieri 7 febbraio, ha sancito l'accordo emanando un parere secondo il quale le attività di diagnosi, cura, riabilitazione ed assistenza non possono che essere svolte dalle professioni sanitarie che con questa legge nulla hanno a che fare.

L'artroscopia d'anca, una cura efficace - da Luca il 07/02/2013 @ 09:09

Al posto di ricorrere alla protesi di metallo, bisogna prevenire il danno

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Molti pazienti trascurano i primi dolori all’anca, rendendo difficile il successivo intervento.
Invece, grazie all'artroscopia d'anca, si ritarda o addirittura si evita il ricorso alla protesi. A condizione di intervenire prima che si sia sviluppata l'artrosi.
Le indicazioni all’artroscopia dell’anca sono molteplici e si rivolgono all’articolazione nel suo complesso. Si possono valutare sia le strutture articolari in senso stretto (il cosiddetto compartimento centrale), sia le strutture che avvolgono le articolazioni (compartimento periferico).
Si tratta infatti di una tecnica chirurgica mininvasiva in grado di correggere una condizione che predispone allo sviluppo dell'artrosi dell'anca e quindi alla successiva necessità di sostituire l'articolazione sofferente con un impianto protesico. Con tecnica artroscopica, tramite una sonda ottica introdotta nella cavità articolare dell'anca, si può infatti andare a correggere un difetto di curvatura e di accoppiamento meccanico tra il femore e il bacino. Si tratta della sindrome femoro-acetabolare.
Per chiarire occorre conoscere l'anatomia normale di questa grande articolazione
 dell'arto inferiore: si tratta di un accoppiamento tra una semisfera (la testa del femore) e una cavità a forma di scodella (l'acetabolo del bacino). Se le due curvature non corrispondono esattamente per raggio di curvatura ed estensione delle superfici si crea il conflitto: l'urto tra femore e acetabolo.
Di sindrome da conflitto femoro-acetabolare se ne conoscono due tipi: cam e pinch. Nella prima, al passaggio tra collo
 e testa del femore compare un gibbo che urta contro il margine superiore dell'acetabolo.

Nella seconda l'acetabolo risulta troppo sporgente e coprente tanto da urtare contro il margine superiore della testa femorale.

Il PINCER impingment è sostenuto da un eccesso di copertura acetabolare, il CAM impingment da un’anomalia morfologica della giunzione testa-collo
, con riduzione della sfericità. In entrambi i casi, la non perfetta conformazione dei capi articolari ne riduce l’escursione che il femore può eseguire prima di urtare i bordi dell’acetabolo, generando il “conflitto” anche per movimenti di ampiezza ordinaria.
Clinicamente il conflitto femoro-acetabolare si manifesta con dolore inguinale ad esordio subdolo, soprattutto dopo uno sforzo
 fisico; i primi movimenti ad essere limitati sono quelli di flessione e rotazione interna dell’anca. Con il progredire della patologia il dolore si manifesta alla deambulazione che si può compromettere fino alla comparsa di zoppia di fuga.
La diagnosi è radiografica; TC e RMN sono in genere richiesti in prospettiva di un intervento chirurgico correttivo. L’impingement femoro-acetabolare può complicarsi con la lesione del labbro acetabolare e con un quadro artrosico secondario. Questa patologia è trattata da un punto di vista sintomatologico con antiinfiammatori e antidolorifici; in caso di sovrappeso si consiglia calo ponderale che rallenta la degenerazione cartilaginea e, se il quadro artrosico risulta avanzato, l’indicazione chirurgica è l’artroprotesi totale. Attualmente lo spazio per una chirurgia artroscopica è da riservare a quadri sintomatici che radiologicamente non siano associati ad una condizione francamente artrosica.

Lesioni del labbro acetabolare

Sono tra le più frequenti indicazioni al trattamento artroscopico dell’anca. Il labbro è una struttura fibrocartilaginea ad anello, fissata al bordo del cotile ed è rivestito in superficie dalla capsula articolare. Ha molteplici funzioni:

- contribuisce alla lubrificazione e al nutrimento della cartilagine articolare poiché trattiene il liquido sinoviale in articolazione
;
- sopporta parte del carico riducendo cosi la pressione articolare;
- rende più stabile l’articolazione;
permette l’escursione articolare ai massimi gradi senza che il contatto tra i capi articolari provochi dolore.
La lesione del labbro acetabolare generalmente insorge come complicanza del conflitto femoro-acetabolare o in caso di displasia acetabolare; talora è dovuta a traumi distorsivi.
Il quadro clinico è simile a quello del conflitto femoro-acetabolare: tipica è la descrizione del dolore che dall’inguine si irradia al gluteo (segno della C disegnato con il pollice sulla cute per indicare la sede del dolore). La diagnosi strumentale si basa sul sospetto radiografico ed è confermata con la RMN.
L'artroscopia dell’anca permette di trattare efficacemente la gran parte delle lesioni del labbro, che possono essere suturate al bordo osseo, regolarizzate o resecate a seconda del suo grado di compromissione.

Lesioni cartilaginee

L’artroscopia consente una completa valutazione della superficie cartilaginea dell’acetabolo e della testa del femore. Le indicazioni ad un trattamento artroscopico vanno accuratamente selezionate; se infatti le condropatie avanzate e diffuse possono essere trattate solo con interventi di sostituzione protesica, vi sono lesioni cartilaginee più delimitate che possono essere trattate con metodiche riparative o ricostruttive. Le metodiche riparative mirano alla formazione di un tessuto fibrocartilagineo che vicaria le funzioni della cartilagine sana. Tra queste vi sono le condroabrasioni e le microfratture.
Le tecniche ricostruttive artroscopiche prevedono il trapianto di condrocoti autologhi. Sono metodiche che hanno dimostrato ottimi risultati nel gincchio e nella caviglia e si stanno diffondendo progressivamente all’anca. Vanno riservate a pazienti giovani, con lesioni isolate in assenza di artrosi.


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