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Blitz dei Nas, sigilli al centro fisioterapico - con Luca il 07/05/2013 @ 19:47
Via Tino di Camaino, sequestrato centro di riabilitazione
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I militari del Nas di Napoli hanno apposto i sigilli all'ingresso della struttura, in esecuzione di un'ordinanza di sequestro preventivo disposta dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Napoli su richiesta della Procura della Repubblica.

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Via Tino di Camaino, sequestrato centro di riabilitazione
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Blitz dei Carabinieri alla "Fkt" del Vomero, il centro di riabilitazione psico-motoria per bambini disabili. I militari del Nas di Napoli hanno apposto i sigilli all’ingresso della struttura di via Tino di Camaino, in esecuzione di un’ordinanza di sequestro preventivo disposta dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli su richiesta della Procura della Repubblica.

Secondo quanto emerso dalle indagini, nel centro di fisioterapia, accreditato dalla Regione Campania e convenzionato con l’ASL Napoli 1 Centro, sarebbero stati effettuati interventi di fisioterapia seppur in assenza dei requisiti richiesti. Gli indizi emersi durante gli accertamenti investigativi, hanno così portato al sequestro preventivo della struttura, una misura cautelare disposta dal gip su richiesta del pm per evitare disordini o la commissione di reati.

Disappunto per l’accaduto è stato espresso da Massimo Imparato, responsabile territoriale Cisl Fp Napoli: "Ancora una volta la magistratura si sostituisce alla Regione ed in particolare l’Asl Napoli 1 - afferma -. Abbiamo denunciato più volte l’inadeguatezza degli amministratori del centro, ma dagli organi preposti non abbiamo ricevuto risposte esaustive".

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RIAB INFO - con Luca il 02/05/2013 @ 22:07

RIAB  INFO

Aperiodico dell'IPY

Newsletter del 2 maggio 2013

Anno XI°  n° 03

su http://fisio-news.blogspot.com/

le ultime news di Riab Info

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ALLARGATE AD ALTRI LE NEWS DI RIAB INFO  “ FATELE GIRARE”

la redazione.

 

 

 

 DUE SENTENZE  DA LEGGERE NELLA GIUSTA OTTICA

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°ULTIM’ORA

Dal “Corriere Economia” di lunedì scorso:

“E’ stato riconosciuto il diritto a detrarre le spese per prestazioni sanitarie rese da appartenenti alle “professioni sanitarie  riabilitative” anche in assenza di una specifica prescrizione medica. Come le prestazioni rese da podologo, fisioterapista, logopedista, ortottista”.

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RIAB INFO, per evitare facili, quanto scontate strumentalizzazioni da parte dei soliti noti che non sanno più a che Santo votarsi, facciamo il punto sulla recente sentenza del CdS che “ha dichiarato la legittimità di due atti regionali e sulla loro correttezza amministrativa si è pronunciato”, come si può leggere nell’articolo, preso in anteprima da Riabilitazione Oggi di marzo, che pubblichiamo. A seguire il comunicato Aifi  e la sentenza.

PER IL CONSIGLIO DI STATO SONO LEGITTIME DUE DELIBERE VENETE SU UNA REALTA’ DA CAMBIARE

Di Gianni Melotti

C'è stata una cosa che mi ha angosciato per un paio di giorni, poi, con il tempo, ho capito che non era così nera come me l'ero dipinta. Ovviamente sto parlando della recente sentenza del Consiglio di Stato, la n. 1890 del 5 aprile, sulla realtà veneta. Detto questo e prima di procedere, dico subito che lascio ad altre penne il commento della sentenza, ma, di primo acchito, mi ero proprio imbestialito chiedendomi che film guardassero a Palazzo Spada. Perché, se è di tutta evidenza che la classe politica, tutta presa dalle sue beghe, di basso cabotaggio, non ha capito la drammaticità in cui versa il Paese reale, anche il CdS non mi sembra essere da meno. Come si fa, infatti, a definire il Ft un semplice esecutore? Ma, davvero i Giudici ancora pensano che il Ft stenda il tappetino per poi far intervenire il “magico Alvermann”, che, dall'alto del suo filosofeggiare, risolva i guai del paziente? Ma, qualsiasi persona in buona fede e dotata di un minimo di spirito di osservazione, sa che la realtà, anche legislativa, è decisamente un'altra, anzi il suo contrario. E' il Ft, infatti, che dovrà  cavare le castagne dal fuoco, risolvere i problemi del paziente e rispondere, “con titolarità e autonomia professionale”, di quello che pone in essere per arrivare al risultato voluto. Eh vivaddio, se non partiamo da queste considerazioni, ma di cosa stiamo parlando? Dopo quanto è successo mi viene spontaneo pensare che non siano solo i fisiatri a fare ricorsi suicidi, come quello sulle farmacie, dove lo schiaffo gli è arrivato forte e chiaro, sentendosi dire che “non esiste alcuna norma” che sostenga quello che loro affermano, ma, anche i colleghi veneti, quando si mettono in testa obiettivi prettamente politici, come in questo caso, non sempre lo centrano . Dovete sapere che i radioamatori , in gergo “O.M.”, che vanno in “cw” o codice morse, che dir si voglia, sono quasi sempre in grado di capire anche gli umori del corrispondente, ascoltando semplicemente come questo manipola il tasto e, l’allegria o il nervosismo, non scappa ad un orecchio allenato. Alla stessa maniera, ma molto più modestamente, il sottoscritto, da “Old Man in fonia”, non può non notare come questa sentenza sia stata messa assieme da magistrati estremamente piccati. Solo così si può spiegare la cattiveria con la quale sono intervenuti, a gamba tesa, sul nostro profilo, nella parte che riguarda l'attività svolta in collaborazione con il medico, confondendo, come ha scritto il giurista Luca Benci “ i piani dell’organizzazione amministrativa con le norme sull’esercizio professionale, le linee guida con le leggi ordinarie, l’abilitazione all’esercizio professionale con i livelli essenziali di assistenza”. Il tutto nella consapevolezza che nessuna sentenza può stravolgere quanto disposto da norme primarie che reggono il nostro agire. In pratica, ed in estrema sintesi, il CdS ha dichiarato la legittimità di due atti regionali e sulla loro correttezza amministrativa si è pronunciato. Indipendentemente dal fatto che, ad oggi, il contestato “piano di indirizzo per la riabilitazione” precisi che il Progetto Riabilitativo Individuale, considerato appannaggio del solo fisiatra, venga elaborato a livello di team riabilitativo. Questo al CdS non interessa perché, scrive, trattasi di una “argomentazione inammissibile, in base al principio “tempus regit actum”, perché ha riguardo ad un atto di indirizzo intervenuto successivamente all’adozione delle delibere della Regione Veneto”. In fin dei conti questo pronunciamento non modifica nulla, a parte il fatto che, come si legge in un comunicato di Aifi Nazionale, il CdS “mostra di essere ancorato a modelli passati di funzionamento e di relazioni tra Professioni superati e non più proponibili”, avvalorando, per giunta, “una inspiegabile “gabella” nei confronti dei Cittadini che, per accedere a prestazioni di riabilitazione erogate dal SSR, sono obbligati non dalla necessità clinica ma da una norma regionale ad una doppia visita con gli aggravi di costi e tempi di attesa che conosciamo. Le sentenze hanno giustificato la scelta politica della Regione Veneto di limitare la proprietà prescrittiva di riabilitazione ai soli Medici Fisiatri, quando invece la normativa statale permette di farlo sia al MMG che agli altri specialisti. ”. Ma, ha ancora senso una cosa del genere? Direi proprio di no. E’ indispensabile, quindi, che Aifi Veneto, di concerto con le altre professioni, si attrezzi per far si che la Regione apporti le giuste e doverose correzioni ad un contesto che limita le potenzialità dei professionisti del SSR, medici compresi, nel rispetto delle giuste esigenze ed aspettative dei cittadini.

 

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°Comunicato Aifi Nazionale

 

 

 

Il CdS si è espresso con sentenza n. 01890/2013 su appello di AIFI che aveva impugnato delibere della Regione Veneto.

La sentenza non modifica il quadro normativo, confermando il Collegio quanto già regolamentato dalla Regione Veneto e valido esclusivamente per le prestazioni erogate dal SSR veneto.

 

Purtroppo dobbiamo rilevare, analizzando il pronunciamento del CdS, che ancora una volta il Collegio mostra di essere ancorato a modelli passati di funzionamento e di relazioni tra Professioni superati e non più proponibili.

Come AIFI aveva sottolineato nei ricorsi, le delibere della Regione Veneto determinano una inspiegabile “gabella” nei confronti dei Cittadini che, per accedere a prestazioni di riabilitazione erogate dal SSR, sono obbligati non dalla necessità clinica ma da una norma regionale ad una doppia visita con gli aggravi di costi e tempi di attesa che conosciamo.

Le sentenze hanno giustificato la scelta politica della Regione Veneto di limitare la proprietà prescrittiva di riabilitazione ai soli Medici Fisiatri, quando invece la normativa statale permette di farlo sia al MMG che agli altri specialisti.

 

Leggi la sentenza

http://aifi.net/wp-content/uploads/2013/04/Sentenza-CdS10042013.pdf?056d0d

 

 

 

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RIAB INFO, una ulteriore conferma che il Laureato in Scienze Motorie è escluso dal sanitario ci arriva dalla Liguria. Infatti  l’ Aifi regionale, nel 2011,  aveva proposto un ricorso alla Giustizia Amministrativa per la cancellazione della figura del Laureato in SM dalla delibera 862/11 che lo aveva inserito nell’organico delle strutture residenziali, semiresidenziali e centri diurni di 2° livello, affiancandolo  al fisioterapista  senza prevedere un proprio monte ore, ma semplicemente sottraendolo al nostro minutaggio settimanale.

Il ricorso, obbligò la Regione ad emanare dapprima una nuova D.G.R. che nell’escluderlo dal minutaggio riservato alla fisioterapia, lo inseriva nell’area non sanitaria dell’ animazione, con la D.G.R. n° 1749 del 29/12/2011. Ora anche il Tar Liguria, il 30 gennaio, con Sentenza n. 219/2013 ha accolto le tesi avanzate da AIFI Liguria, annullando la DGR 862/11.

Pubblichiamo qui sotto la sentenza.

 

N. 00219/2013 REG.PROV.COLL.

N. 01267/2011 REG.RIC.

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria

(Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1267 del 2011, proposto dall’ A.I.FI. associazione italiana fisioterapisti per la regione Liguria in persona del legale rappresentante in carica, rappresentata e difesa dall’avvocato Valeria Gennari, presso cui ha eletto domicilio a Genova in via xx settembre 40/3;

contro

Regione Liguria in persona del presidente in carica;

nei confronti di D.M.S.A. doctors in movement science association, associazione nazionale dottori in scienze motorie, con sede a Verona in persona del legale rappresentante in carica;

per l'annullamento della deliberazione 15.7.2011, n. 862 della giunta della regione Liguria.

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

vista la propria ordinanza 14.12.2011, n. 559

vista la memoria depositata dall’associazione ricorrente;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 23 gennaio 2013 il dott. Paolo Peruggia e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO e DIRITTO

La sezione ligure dell’associazione italiana fisioterapisti si ritiene lesa dalla deliberazione 15.7.2011, n. 862 della giunta della regione Liguria, per cui ha notificato l’atto 11.11.2011, depositato il 3.12.2011, con cui denuncia:

eccesso e sviamento di potere

violazione dell’art. 117 cost., e dei principi generali in materia di professione e formazione professionale.

Nessuna delle parti intimate si è costituita in causa.

Con ordinanza 14.12.2011, n. 559 il tribunale ha respinto la domanda cautelare proposta.

 

L’impugnazione riguardava la deliberazione 15.7.2011, n. 862 della giunta della regione Liguria, nella parte in cui aveva ammesso i laureati in scienze motorie all’espletamento delle attività a cui avevano accesso solo le persone titolate in base alle disposizioni previgenti.

Con l’atto datato 30.4.2012 il difensore dell’associazione interessata rappresenta che l’amministrazione regionale ha rivisto le posizioni assunte con l’atto impugnato; la lettura della deliberazione 29.12.2011, n. 1749 della giunta della regione Liguria (burl 5/2012) convince effettivamente che l’amministrazione ha aderito alle censure dedotte, nella parte in cui queste avevano denunciato l’illegittimità della previsione dell’assunzione di funzioni sanitarie o parasanitarie da parte dei laureati in scienze motorie.

Consegue da ciò la cessazione della materia del contendere; le spese possono essere liquidate in favore dell’associazione ricorrente ed a carico della sola p.a. virtualmente soccombente, atteso che la deliberazione rettificativa ha ripreso in parte le argomentazioni esposte nell’atto di impugnazione.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria (Sezione Seconda)

Dichiara cessata la materia del contendere, e condanna la regione Liguria al pagamento delle spese di causa sostenute dall’associazione interessata, che liquida in euro 2.000,00 duemila(00), oltre ad iva, cpa e contributo unificato.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Genova nella camera di consiglio del giorno 23 gennaio 2013 con l'intervento dei magistrati:

Giuseppe Caruso, Presidente

Oreste Mario Caputo, Consigliere

Paolo Peruggia, Consigliere, Estensore

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 30/01/2013

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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Riabilitazione Oggi di marzo commenta la cosa così:

LIGURIA UNA CONFERMA ALL’ESCLUSIONE DI SM DALLA SANITA’

di Gianni Melotti

"Un atto di irresponsabilità del governo e di tutte le forze politiche". Così, la Dmsa, un’associazione di laureati in Scienze Motorie, aveva commentato la decisione di abrogare definitivamente l’articolo 1 septies che avrebbe potuto equiparare le loro lauree alla nostra. I loro intenti erano chiari e lo si intuisce bene da quanto apparso il 17 dicembre 2007 sull'Arena di Verona. In una sorta di articolo- intervista ad un rappresentante Dmsa, associazione di ex diplomati Isef e Laureati in Scienze Motorie, tra le altre cose, si poteva leggere quanto segue: “Studiare per anni, conquistarsi due lauree, ( una in S.M. e l’atra in Osteopatia conseguita in Svizzera n.d.r.) investire tempo e denaro per costruirsi una professionalità e, dopo anni di esperienza, rischiare di essere considerato, da un giorno all’altro, un abusivo. Non ci sta Giorgio Pasetto, segretario dell’associazione dei laureati in Scienze motorie e diplomati Isef (Dmsa). E come lui non ci stanno i 40 mila colleghi italiani che, dopo una laurea in Scienze motorie, hanno deciso di dedicarsi, piuttosto che a sport e fitness, al variegato mondo della riabilitazione”. Come noto l’articolo 1 septies era sbucato fuori, in maniera quasi truffaldina, del decreto-legge 5 dicembre 2005, n. 250, convertito poi, con modificazioni, nella legge 3 febbraio 2006 n. 27, ma sul sito di questa associazione, inspiegabilmente, si continuava a citarlo come appartenete ad una non meglio precisata legge n. 6293. Evidentemente a questi veri abusivi dichiarati, gli unici a chiede l’attuazione del secondo comma della legge che lo ha abrogato definitivamente, senza capire che era davvero finita, piaceva spararle grosse e “6293” doveva essere grosso abbastanza! Ora però, sembra che abbiano cambiato registro. Lo si intuisce da una loro risposta ad una mia lettera, apparsa su “Quotidiano sanità” il 10 aprile. Lettera scritta per celebrare i due anni dall’abrogazione del discusso articolo 1 septies. Con mia sorpresa, nella loro missiva affermano testualmente di non essere sanitari e così scrivono: “..le Scienze Motorie invece, non-sanitarie si occupano della Prevenzione generale e specifica, del recupero e del mantenimento della migliore efficienza fisica, anche nei soggetti diversamente abili e nelle diverse specificità di genere.” Beh, mi fa piacere, anche perché, loro, sono gli stessi che, solo due anni or sono, il 20 settembre 2011, avevano organizzato quella pagliacciata davanti a Montecitorio per chiedere l'inclusione del Laureato in SM in sanità. Ve la ricordate? L'avevano studiata in grande: dall'abbigliamento (camice bianco – t-shirt o camicia bianca e jeans), alla parte coreografica. Si sarebbero dovuti assembrare a drappelli di 100. Disporsi su file 10 per 10, distanziati di un paio di metri l'uno dall'altro, con tanto di responsabile per ogni gruppo. Costui sarebbe stato deputato a dire: “ ORGANIZZIAMOCI !” a questo segnale ogni manipolo avrebbe dovuto assumere una posizione di semi attenti, in silenzio, eseguendo un “sinist-riga” per allinearsi. Sarebbe poi seguito “l'onore dei Laureati in SM alle Istituzioni della Repubblica Italiana” e l'inno di Mameli. Seguivano, nell’ordine e non sto scherzando: otto squat a braccia in avanti; 12 slanci delle braccia avanti; 12 braccia in alto; skip lento modello marcetta; 12 calciate lente; 12 slanci delle braccia avanti alternati ad altrettanti delle braccia in alto! Insomma una vera scemenza, poi miseramente naufragata sui numeri, perchè dei 3000 partecipanti attesi se ne sono contato poco più di una cinquantina. Insomma, dopo tutto sto “ambaradan” i responsabili avrebbero dovuto dire: “Rompete le righe”…. già, rompete…comunque sia ora sembra abbiano cambiato registro, anche se una certa confusione sembra ancora presente. Così almeno sono portato a pensare leggendo le numerose dichiarazioni pubbliche, apparse su Fb, di un loro giovane e ardimentoso dirigente. Costui, che “vorrebbe spaccare tutto per farci vedere chi sono”, così si esprime:” il dott. in SM dovrebbe collaborare con il medico, cosa c'entra il fisioterapista? il fisioterapista deve solo eseguire tecnicamente ciò che prescrive il medico, io non voglio essere equiparato ad un sanitario, non ho studiato 5 anni all'università per essere considerato sullo stesso piano del fisio, con tutto il rispetto”. Già, con tutto il rispetto. Vedo che è comunque sulla buona strada. Quanto al resto, come diceva Petrolini: “ Zitti tutti che adesso il Signore ci dice chi è!” Penso comunque che ad ammorbidire gli animi più indomiti e a chiarire le cose anche ai più duri di cervice possa aiutare anche una recente sentenza del Tar ligure, del 30 gennaio 2013, promossa dall’Associazione regionale, che ha ottenuto l’annullamento della delibera n. 862 del 15 luglio 2011 “nella parte in cui aveva ammesso i laureati in Scienze Motorie all’espletamento di attività (sanitarie-sociosanitarie ndr) a cui avevano accesso solo le persone titolate in base alle disposizioni previdenti”, affiancandolo  al fisioterapista  senza prevedere un monte ore specifico per questa figura professionale, ma semplicemente sottraendolo al nostro minutaggio settimanale. Quanto disposto vede soccombere, oltre alla Regione, proprio anche  Dmsa. Insomma, le spese di lite, stavolta non le ha pagate Aifi Liguria. ”Ad maiora!”

 

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Carissimi, come negli scorsi anni sono a richiamare la vostra attenzione sull’associazione “il Sole Splende per Tutti” ONLUS, realtà che con Angelo abbiamo voluto e creato. Il mio impegno continua, grazie al lavoro di preziosi volontari e collaboratori e grazie al contributo di quanti ci sostengono con le loro donazioni o, semplicemente, con la destinazione del 5 per mille.

E’ questo un prezioso contributo, che ci consente di realizzare progetti mirati al sostegno delle famiglie di persone con disabilità o per intraprendere iniziative di sensibilizzazione sulle problematiche che caratterizzano questa fragile realtà.

Particolare attenzione è stata data in questi anni all’animazione del tempo libero di giovani con disabilità, proprio perchè questo tempo è spesso per loro un “tempo vuoto” di senso. Noi vogliamo invece che anche questo tempo possa essere per loro occasione di crescita e di godimento di pari opportunità.

Potete conoscere le nostre iniziative visitando il sito http://www.ilsolesplendepertutti.it/
Nel ringraziarvi per l’attenzione che ci vorrete accordare mi è gradita l’occasione per porgervi il mio più cordiale saluto.

Adele Nebuloni Fabbri Presidente Associazione “il Sole Splende per Tutti” ONLUS

 

 


Uno studio condotto da Jose Ramon Sarasua e Aitor Larranaga della Universidad del Pais Vasco, dimostra come il biovetro potrebbe essere utilizzato per mettere a posto le ossa danneggiate. I ricercatori hanno misurato gli effetti del biovetro sulla degradazione dei polimeri attualmente utilizzati in Medicina. Le ossa sono in grado di rigenerarsi quando si danneggiano ma se il danno e' troppo profondo hanno bisogno di un piccolo "aiuto". Sostegno che generalmente arriva da impianti che, dopo aver effettuato il proprio compito, devono essere rimossi con un secondo intervento chirurgico. Un secondo step che i medici provano a evitare ricorrendo a impianti biodegradabili, biocompatibili e non nocivi per l'organismo umano che li accoglie. Ai polimeri attuali, troppo morbidi, il team basco ha aggiunto il biovetro, agente bioattivo che aiuta le ossa a rigenerarsi, dando vita a un impianto composito piu' rigido e duro. Questi sistemi compositi possono essere fabbricati mediante processi termoplastici, e' quindi importante studiare come i materiali rispondano al calore. In questo lavoro, il sistema composito analizzato, formato da polimeri biodegradabili e biovetri, ha dimostrato di avere una bassa stabilita' termica rispetto ai sistemi senza biovetri: bassa stabilta' che provoca la degradazione del materiale e limita notevolmente l'applicazione del sistema in Medicina. Un problema ovviabile, secondo i ricercatori baschi, trasformando chimicamente la superficie dei biovetri per mezzo del plasma e creando cosi' strati protettivi delle particelle del biovetro che inibiscono la reazione al polimero e lasciano intatto il prodotto finale. Lo studio e' stato pubblicato sulla rivista Polymer Degradation and Stability.

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0141391012004855


 

http://www.fisiokinesiterapia.biz/download/tarliguria2013sm.pdf



SM CONTESTA IL FATTO DI NON POTER FARE IL MEDICO

Ve la ricordate quella canzoncina dello Zecchino d'oro sui ” 44 gatti, fila per sei, con il resto di due”? Beh, qualcosa del genere, ma molto più in grande, si erano messi in testa di organizzarlo, in piazza Montecitorio, lo scorso 20 settembre, anche alcuni Isef e Laureati in Scienze Motorie, storicamente, da sempre, affini al mondo della riabilitazione. L'avevano studiata in grande: dall'abbigliamento (camice bianco – t-shirt o camicia bianca e jeans), alla parte coreografica. Si sarebbero dovuti assembrare a drappelli di 100. Disporsi su file 10 per 10, distanziati di un paio di metri l'uno dall'altro, con tanto di responsabile per ogni gruppo. Costui sarebbe stato deputato a dire: “ ORGANIZZIAMOCI !” A questo segnale ogni manipolo avrebbe dovuto assumere una posizione di semi attenti, in silenzio, eseguendo un “sinist-riga” per allinearsi. Sarebbe poi seguito “l'onore dei Laureati in SM alle Istituzioni della Repubblica Italiana” e l'inno di Mameli. Il tutto mi ricorda tanto quando andavo in colonia a Cervia cinquant'anni fa, o l'alzabandiera quando ero militare. Ma forse più Cervia perchè nessun Ufficiale di Picchetto mi ha mai fatto fare le cose che intendevano fare costoro (non scherzo): otto squat a braccia in avanti; 12 slanci delle braccia avanti; 12 braccia in alto; skip lento modello marcetta; 12 calciate lente; 12 slanci delle braccia avanti alternati ad altrettanti delle braccia in alto! Insomma una vera scemenza visto che lo scopo dichiarato era quello di rivendicare l'inclusione del Laureato in SM in sanità. Comunque sia tutto stò ambaradan è poi miseramente naufragato sui numeri. L'effetto coreografico alla fine non c'è stato perchè dei 3000 partecipanti attesi se ne sono contato poco più di una cinquantina.. Giusto sufficienti mettersi in “fila per sei, con il resto di due”!. Ma cosa erano così fermamente decisi a chiedere alle istituzioni? Se si fossero limitati a rivendicare il posto che spetta loro di diritto nelle attività motorie e sportive, avrebbero sfondato un cancello aperto. Questa evidentemente, però, non era una delle loro priorità visto che hanno poi chiesto il ritiro del ddl n. 796 (Caforio ed altri) in discussione, che ne valorizzerebbe il ruolo. L'idea era un'altra e se da una lato se la sono presa con il ddl 1142, ora impantanato al Senato, sull'istituzione dei nostri Ordini, dall'altro hanno chiesto a gran voce l'abrogazione del comma sette dell'articolo 2 del DL n. 178/1998 istitutivo del loro corso di Laurea che così recita: “Il diploma di laurea in scienze motorie non abilita all'esercizio delle attivita' professionali sanitarie di competenza dei laureati in medicina e chirurgia e di quelle di cui ai profili professionali disciplinati ai sensi dell'articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni e integrazioni”.

Ora è più chiaro, direte voi, questi stanno chiedendo, ufficialmente, di fare i fisioterapisti. No, per come la leggo io, se si chiede l'abolizione totale del comma, stanno chiedendo di fare anche il medico! Provate a darmi torto. Comunque sia, anche se per ora tutto sto “ambaradan” non ha sortito altro che un classico buco nell'acqua, varrà la pena tenere gli occhi aperti e le orecchie dritte.
Dimenticavo, alla fine i responsabili avrebbero dovuto dire: “ROMPETE LE RIGHE”. Già, rompete.

di Mg
Fisioterapista e giornalista


CdS.jpg

Il fatto
La Sezione regionale Veneto dell’Associazione italiana fisioterapisti ha impugnato due delibere adottate dalla Regione, ritenendole in contrasto con la normativa statale, in quanto delineano un ruolo del fisioterapista meramente esecutivo e privo di autonomia rispetto a quello del fisiatra, al quale attribuiscono non solo il compito di effettuare la diagnosi, ma anche quello di stabilire le specifiche prescrizioni oggetto del programma riabilitativo individuale.

Profili giuridici
Il Consiglio di Stato ha chiarito come la normativa nazionale di riferimento vada intesa nel senso di prevedere la possibilità per il fisioterapista di prestare la propria attività, avendo come riferimento le diagnosi e le prescrizioni del medico, sia autonomamente che in équipe, ma solo in funzione esecutiva delle prescrizioni mediche. Pertanto, l’autonomia del professionista sanitario si può esplicare solo nel presupposto dell’esistenza delle prescrizioni indicate dal fisiatra, quale coordinatore dell’equipe riabilitativa.

Avv. Ennio Grassini 


Il CdS si è espresso con sentenza n. 01890/2013 su appello di AIFI che aveva impugnato delibere della Regione Veneto.

La sentenza non modifica il quadro normativo, confermando il Collegio quanto già regolamentato dalla Regione Veneto e valido esclusivamente per le prestazioni erogate dal SSR veneto.
 
Purtroppo dobbiamo rilevare, analizzando il pronunciamento del CdS, che ancora una volta il Collegio mostra di essere ancorato a modelli passati di funzionamento e di relazioni tra Professioni superati e non più proponibili.
 
Come AIFI aveva sottolineato nei ricorsi, le delibere della Regione Veneto determinano una inspiegabile “gabella” nei confronti dei Cittadini che, per accedere a prestazioni di riabilitazione erogate dal SSR, sono obbligati non dalla necessità clinica ma da una norma regionale ad una doppia visita con gli aggravi di costi e tempi di attesa che conosciamo.
 
Le sentenze hanno giustificato la scelta politica della Regione Veneto di limitare la proprietà prescrittiva di riabilitazione ai soli Medici Fisiatri, quando invece la normativa statale permette di farlo sia al MMG che agli altri specialisti.

http://aifi.net/wp-content/uploads/2013/04/Sentenza-CdS10042013.pdf?056d0d


Gentile Direttore,
sono passati quasi due anni dall'approvazione della legge n° 63 del 21 aprile 2011. Una ricorrenza importante per noi fisioterapisti perché, con quella norma, fu abrogato il discusso articolo 1 septies che prevedeva l'equipollenza della Laurea in Scienze Motorie con quella in Fisioterapia. Mi piace ricordare l'avvenimento con una dichiarazione fatta a caldo da Mauro Gugliucciello, cui era stata affidata la delega sulla materia: "Finalmente, dopo cinque anni, giustizia è fatta”. E, a seguire, “Un'operazione difficile e complessa che è andata in porto solo grazie al fatto di avere affrontato ogni passaggio con lucidità e determinazione, nonché di aver promosso l'iniziativa del Manifesto "No all'equipollenza", concludendo che “La più "sconcertante" aggressione che una Professione intellettuale abbia mai dovuto subire nel nostro paese è stata respinta".

Che sia stata veramente eliminata un’anomalia, lo rende evidente anche il circolo virtuoso che si è creato successivamente con la pubblicazione, anche sulla sua testata, del recente documento finale elaborato dal tavolo tecnico ministeriale tra laureati in Fisioterapia e in Scienze Motorie. Tavolo, questo, insediato per stabilire le rispettive competenze. In realtà si è trattato di focalizzare quelle del laureato in SM perché, quelle del Laureato in Ft, sono definite, sotto ogni aspetto, da precise ed inequivocabili norme primarie che, nel testo, non vengono nemmeno citate, perchè date per scontate.

Quello che invece emerge con forza è che, finalmente, si è riusciti a fare chiarezza sulla linea di confine tra trattamenti terapeutico- riabilitativi, comprensivi di riacutizzazioni e aggravamenti, propri delle professioni sanitarie e l'attività fisica in fase di stabilizzazione.
Per capire la portata di quanto sto affermando, basti dire che nel testo si legge: ” Appare evidente che i programmi regionali di attività fisica adattata non possano comprendere le seguenti categorie di problemi:
-esiti di ictus cerebri entro l'anno dall'esordio
-malattia di Parkinson e parkinsonismi “instabili”; andranno utilizzati appositi strumenti di autonomia e specifici per il problema (FIM, Barthel, UPDRS) che costituiscano un cut-off specifico come criterio di esclusione
-malattie demienilizzanti
-esiti recenti (entro l'anno dall'intervento) di sostituzioni protesiche articolari (la specifica è necessaria al fine della gestione del rischio clinico)
-Esiti recenti ( entro 3 mesi dall'intervento) di qualsiasi intervento chirurgico, nel rispetto dei tempi biologici di riparazione dei tessuti, come da Linee guida scientifiche.

Certo non è stato facile arrivare a questi importanti risultati. Per capirlo dobbiamo ripercorrere, con la memoria, questi ultimi 10 anni.
E' passato un decennio dal primo convegno sulla materia tenutosi ad Udine, con il patrocinio dell'Università, nel dicembre 2003, ed intitolato:” Una scelta di campo tra comuni interessi”. I principi emersi allora sono diventati un importante punto di riferimento culturale, citati più volte anche nei documenti parlamentari che hanno portato proprio all'abrogazione dell'articolo 1 septies. Già allora vennero chiarite le competenze, i limiti e le eventuali collaborazioni tra i due professionisti e, la cosiddetta “Carta di Udine”, i cui contenuti sono sovrapponibili a quelli appena sottoscritti, è stata confermata, nei fatti, dal lavoro del tavolo ministeriale. Lavoro, questo, condiviso dalle istituzioni e dalle professioni interessate.

Avendo avuto modo di confrontarmi, per l'occasione con Gugliucciello, uno dei promotori del convegno di Udine ed ideatore del “Manifesto no all'equipollenza”, condiviso dalle Professioni Sanitarie, dai sindacati e dalle maggiori organizzazioni a tutela del cittadino, mi venivano confermate le difficoltà di questi due lustri nei quali abbiamo assistito all'estremo tentativo di far saltare tutte le regole. In primis provando ad inserire nella legge 43-06 il L. in S.M. tra le professioni sanitarie. Tentativo, questo, respinto all'unanimità da tutte le forze politiche. Successivamente con l'approvazione della famigerata equipollenza fra le due professioni ed ora abrogata.

Anche per Gugliucciello, vera memoria storica di questi anni, quanto emerse nel convegno del 2003 è diventato la premessa per poter giungere all'accordo odierno, siglato al tavolo ministeriale, che nulla toglie al laureato in Scienze Motorie perchè, dando a Cesare quello che è di Cesare, garantisce qualità all'attività fisica oggi alla mercé di molti operatori improvvisati, ma, nel contempo, lo esclude da qualsiasi attività sanitaria propriamente detta.

Gianni Melotti

QS


Il nuoto non fa così bene alla schiena - con Luca il 08/04/2013 @ 23:58
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Nuoto come toccasana per la schiena? In realtà le cose non stanno proprio così a dar retta all'ultimo studio sull'argomento effettuato dall'Istituto scientifico italiano colonna vertebrale (Isico). Lo studio, che verrà presentato nel corso del prossimo congresso della International Society for the Study of the Lumbar Spine (Issls) che si terrà a Chicago, mette in dubbio le presunte proprietà anti-scoliotiche della disciplina, come conferma a Repubblica Fabio Zaina, fisiatra dell' Isico e fra gli autori della ricerca: “il nuoto non cura la scoliosi, anzi in molti casi può rivelarsi negativo e rischia di indurre il mal di schiena".
L'analisi dei ricercatori italiani si è basata su un totale di 112 nuotatori a livello agonistico – ovvero di persone che praticavano nuoto 4-5 volte alla settimana – confrontati con un campione formato 217 studenti e studentesse di pari età, fra i quali c'era chi praticava lo sport in maniera amatoriale e chi non lo praticava. Gli scienziati hanno provveduto a misurare i gibbi, la lordosi e la cifosi, integrando queste analisi oggettive con un questionario somministrato ai ragazzi per verificare la frequenza dei mal di schiena avvertiti.
Dai risultati sono emersi dati sorprendenti, in particolare per chi pratica nuoto in forma agonistica. Fra i nuotatori, soprattutto fra le donne, si registravano delle asimmetrie del tronco e un' ipercifosi più evidenti, con conseguente maggior frequenza di mal di schiena e dorsi curvi.
"Dal punto di vista posturale, il nuoto induce a un collasso della schiena e allena soprattutto la muscolatura degli arti, essendo praticato in scarico, non la schiena”, spiega Zaina. “Quando si parla di agonismo poi, con carichi di lavoro di ore, il nuoto induce il mal di schiena. Per chi ha la scoliosi arriviamo a sconsigliare il nuoto, decisamente. Non c'è distinzione neanche tra i vari stili: la rana e il delfino possono aumentare il mal di schiena nei casi di spondilolistesi, nel caso cioè in cui le vertebre scivolino una sull'altra. Quindi il nuoto non solo non è terapeutico, ma a livello posturale si rivela anche dannoso. Se lo si pratica a livello amatoriale non crea problemi, ma come qualsiasi altro sport, praticato un paio di volte a settimana".
Se il nuoto perde la sua aura di sport perfetto per curare i malanni di schiena e articolazioni, a sorpresa il tennis sembra essere rivalutato dalla stessa ricerca. L'accusa tradizionalmente rivolta alla disciplina è la sua asimmetricità che favorirebbe appunto la scoliosi e problemi di vario tipo.
“Non è vero neanche questo”, spiega ancora Zaina. “La correlazione che c'è fra sport e mal di schiena è la quantità e interessa sia chi ne fa troppo sia chi ne pratica troppo poco. L'ideale è scegliere uno sport, tenendo presente che attività molto mobilizzanti della colonna (ginnastica artistica e ritmica, ad esempio) ci mettono più a rischio, soprattutto in casi di predisposizione naturale, mentre sport in carico (come la corsa) contribuiscono a rinforzarla perché ci costringono a vincere la forza di gravità".

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Sistema di impianto di ginocchio KineSpring®: un'opzione chirurgica di prima istanza

Il sistema KineSpring è stato concepito come opzione chirurgica di prima istanza per pazienti con osteoartrosi (OA) del ginocchio volta a trattare la sintomatologia algica e la perdita di funzionalità del ginocchio dovuti a OA del comparto mediale del ginocchio.

Il sistema KineSpring è un dispositivo di assorbimento parziale del carico che può ridurre il carico sull'articolazione del ginocchio fino a un massimo di 13 kg. Questo ammortizzatore viene impiantato nello spazio extracapsulare lungo il lato mediale dell'articolazione e scarica attivamente il ginocchio di parte del peso durante la fase di appoggio nella deambulazione. Ancor più importante è che il sistema KineSpring risparmia totalmente l'articolazione in quanto il dispositivo è extracapsulare ed extra-articolare e non prevede asportazione di osso, legamenti o cartilagine. Di conseguenza, la procedura è reversibile.

La base scientifica del sistema KineSpring

La cartilagine e le articolazioni sane sono esposte a carichi meccanici durante il movimento e l'attività quotidiani. Mentre il carico normale dell'articolazione salvaguarda i tessuti articolari, il sovraccarico dovuto a obesità, costituzione anatomica o traumi può avviare una sequela clinica che include microfratture subcondrali, ispessimento sclerotico dell'osso e degradazione della cartilagine. Molte terapie dell'OA riescono soltanto ad alleviare il dolore a breve termine o a riparare il danno cartilagineo focale. Tali soluzioni possono essere tuttavia inappropriate se il problema biomeccanico di base è di fatto il sovraccarico dell'articolazione. Qualora la biomeccanica patologica non venga trattata, la progressione artrosica continua e il paziente si sottopone spesso con scarso successo a una serie di dolorose terapie fino a divenire un possibile candidato a un intervento di artroplastica.

Il sistema KineSpring, invece, affronta specificamente l'aspetto del sovraccarico biomeccanico dell'articolazione.

Quanto scaricare?

È clinicamente dimostrato che, scaricando l'articolazione, si allevia il dolore.1-8 Le tecniche di scarico non invasive, quali perdita di peso, particolari tutori che diminuiscono il carico articolare e speciali ortesi, possono essere efficaci se utilizzate in modo appropriato. Tecniche di scarico più invasive, quali l'osteotomia tibiale alta (High Tibial Osteotomy, HTO) e la distrazione articolare si sono dimostrate utili per alleviare il dolore in alcuni pazienti.

Un esame della letteratura clinica rivela che raggiungendo una soglia minima di scarico si ottiene un sollievo dal dolore. Un parametro rilevato comunemente dello scarico è la riduzione del momento adduttorio del ginocchio (Knee Adduction Moment, KAM). A fronte di una riduzione del KAM compresa fra il 5 e il 19% è stata ottenuta una riduzione del dolore senza alcuna correlazione fra il peso del paziente e l'entità della riduzione.

Una cartilagine sana necessita di un carico e un movimento normali per mantenere l'omeostasi.9,10 Inoltre è noto che, scaricando la cartilagine osteoartrosica e mantenendo il movimento, si ottiene una riduzione dei sintomi dell'OA e della progressione del danno cartilagineo e una sua potenziale regressione. 10,11 Il sistema KineSpring è stato progettato combinando tutte queste variabili con la finalità di assorbire fino a 13 kg di carico mantenendo la normale cinematica.


 


 

1. Christensen, et al. Weight loss: the treatment of choice for knee osteoarthritis? A randomized trial. Osteoarthritis Cartilage 2005; 13(1): 20-7.
2. Messier, et al. Weight loss reduces knee-joint loads in overweight and obese older adults with knee osteoarthritis. Arthritis Rheum 2005; 52(7): 2026-32.
3. Messier, et al. Exercise and dietary weight loss in overweight and obese older adults with knee osteoarthritis: the Arthritis, Diet, and Activity Promotion Trial. Arthritis Rheum 2004; 50(5): 1501-10.
4. Flegal K, et al. Prevalence and trends in obesity among US adults, 1999-2000. JAMA 2002; 288:1723.
5. Draganich, et al. The Effectiveness of Self-Adjustable Custom and Off-the-Shelf Bracing in the Treatment of Varus Gonarthrosis. J Bone Joint Surg Am 2006; 88(12): 2645-52.
6. Lindenfeld, et al. Joint loading with valgus bracing in patients with varus gonarthrosis. Clin Orthop Relat Res 1997; (344): 290-7.
7. Pollo, et al. Reduction of medial compartment loads with valgus bracing of the osteoarthritic knee. Am J Sports Med 2002; 30(3): 414-21.
8. Lafeber, et al. Unloading joints to treat osteoarthritis, including joint distraction. Curr Opin Rheumatol 2006; 18(5): 519-25.
9. Crawford, D. Cartilage, Mechanical Load & Biology of Osteoarthritis. Joint Unloading for the Young Arthritic Patient: Rationale, Techniques, Practical Workshop. ESSKA 2012 Industry Symposium. Geneva, Switzerland.
10. Salzman, et al. Motion versus fixed distraction of the joint in the treatment of ankle osteoarthritis: A prospective randomized controlled trial. J Bone Joint Surg Am 2012; 94: 961-70. 

Il sistema KineSpring rappresenta una nuova classe terapeutica che nell'ambito del trattamento dell'osteoartrosi (OA) del ginocchio va a riempire il vuoto fra trattamento conservativo e procedure chirurgiche di modifica dell'articolazione. La procedura di conservazione dell'articolazione, completamente reversibile, è extra-articolare ed extracapsulare e non prevede asportazione di osso, legamenti o cartilagine.

 

I pazienti più giovani, o più attivi, spesso non sono dei buoni candidati per l'approccio chirurgico tradizionale, e questo rende la procedura di conservazione dell'articolazione KineSpring una prima opzione chirurgica particolarmente interessante per i soggetti che sperano di evitare o ritardare un intervento chirurgico di modifica dell'articolazione.

Il sistema KineSpring viene impiantato nel corso di una normale procedura ortopedica affiancandolo all'articolazione attraverso due incisioni praticate in prossimità del condilo femorale mediale e del piatto tibiale mediale. Delle viti ossee ancorano le basi alla corticale femorale e tibiale secondo una tecnica chirurgica standard. Questa semplice procedura dura di norma meno di un'ora.

Il breve periodo di riabilitazione e recupero postoperatorio può essere un'ulteriore attrattiva per i pazienti nel contesto di un confronto con procedure di modifica dell'articolazione. Nell'ambito degli studi clinici sul sistema KineSpring non sono state prescritte sessioni formali di fisioterapia, ma spesso i pazienti recuperavano secondo una tabella di marcia simile a quella riportata più oltre. Idealmente i chirurghi stabiliranno un piano postoperatorio specifico per ciascun paziente.

Protocollo postoperatorio

Fase I (settimane 0-2): Focalizzazione sulla guarigione della ferita

  • Incoraggiare una cura regolare della ferita per garantire una buona guarigione
  • Fornire antidolorifici
  • Istruire il paziente a tenere sollevata la gamba operata e applicare compresse fredde per ridurre il più possibile il gonfiore
  • Prescrivere l'utilizzo di stampelle per limitare l'attività - allenamento alla deambulazione secondo necessità
  • Definire le aspettative: il dolore osteoartrosico (articolare) dovrebbe recedere dopo l'intervento, ma molti pazienti lamentano un aumento temporaneo del dolore a carico del tessuto molle durante il processo di guarigione delle ferite e delle incisioni

 

Fase II (settimane 3-6): Aumento della flessione e ritorno all'attività .

  • Il paziente può abbandonare le stampelle dopo 2 settimane in base alle sue capacità
  • Concentrarsi sul ritorno all'intera escursione articolare e alle attività quotidiane normali
  • Inserire l'uso della cyclette senza resistenza per l'esecuzione dell'intera gamma di movimenti
  • Iniziare esercizi di equilibrio/rinforzo (camminata tallone-punta, esercizio assistito di equilibrio su una sola gamba, camminata da lenta a normale)
  • Inserire man mano esercizi funzionali e di stabilizzazione del baricentro in base alle possibilità del paziente
  • Iniziare esercizi di rinforzo del quadricipite (sollevamento della gamba tesa)

 

Fase III (dopo 6 settimane): Aumento della forza e ritorno all'attività sportiva

  • Aumentare l'intensità degli esercizi funzionali e iniziare un allenamento specifico per l'attività sportiva
  • Limitare l'attività fisica intensa (sci, corsa, tennis) per un periodo da 6 settimane a svariati mesi, a seconda dell'attività

http://moxemed.com/

 

 

 

 


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Numero chiuso si o no? In attesa del pronunciamento della Consulta arriva dall'Ue un parere favorevole alle norme italiane. Per la Corte di Strasburgo, come si apprende da alcuni organi di stampa, infatti, esso non viola il diritto allo studio. Questo hanno stabilito i giudici Ue in una sentenza emessa oggi nei confronti dell’Italia
Per la Corte, che per la prima volta si è trovata a dover stabilire se il numero chiuso è compatibile con il rispetto al diritto allo studio sancito dalla convenzione europea dei diritti umani, la soluzione trovata dal legislatore italiano per regolare l’accesso all’università è ragionevole.
Inoltre, i giudici hanno evidenziato che il numero chiuso non eccede l’ampio margine di discrezione che gli Stati hanno in questo ambito.

Il caso.
A presentare il ricorso di fronte alla Corte di Strasburgo erano stati 8 cittadini italiani. Una di loro aveva fallito per 3 volte l’esame per accedere alla facoltà di medicina di Palermo. Altri 6 ricorrenti, invece, non avevano superato quello per entrare ad odontoiatria nonostante l’esperienza professionale acquisita come tecnici odontoiatrici o igienisti. L’ultimo ricorrente infine pur avendo superato il test d’accesso è stato escluso dalla facoltà di odontoiatria dopo 8 anni che non dava esami.

QS 

Gentile direttore,
ha suscitato vivo interesse, in chi cercava un suo accreditamento nel mondo sanitario, l’approvazione della
legge n. 4/13 nella quale si dettano le norme per il riconoscimento delle professioni non organizzate.

Ma chi incominciava ad intravedere, in questa norma, una facile scorciatoia per accreditarsi competenze in campo sanitario, ha dovuto ricredersi.
E’ arrivato, infatti, puntuale il
pronunciamento della Conferenza Stato Regioni, che, nella lettura rigorosa del testo, ha chiarito come qualsiasi attività sanitaria non abbia nulla a che fare con questo provvedimento e deve essere svolta esclusivamente da professioni sanitarie che hanno acquisito le specifiche competenze stabilite da norme di rango primario e sempre sotto la vigilanza dal ministero della Salute.

Ragion per cui, non è poi così difficile arrivare alla conclusione che non solo le attività sanitarie oggi esistenti e riconosciute alle professioni sanitarie sono escluse dalla 4/13, ma anche le eventuali duplicazioni o camuffamenti delle stesse non possono vantare nessuna possibilità di vedersi accreditare in campo sanitario.

Ma c’è di più, perché anche eventuali atti terapeutici, degni di tale nome, che si presentassero in un prossimo futuro, non potrebbero essere svolti in altra maniera, se non attribuendoli ad una delle professioni sanitarie esistenti o se necessario, creando un nuovo profilo sanitario atto a soddisfare eventuali nuove esigenze dei cittadini.

In ogni caso, comunque le attività, sia quelle oggi conosciute, che quelle che potrebbero presentarsi in futuro, saranno soggette a vigilanza ed escluse dalla legge 4/13 che non è certo una facile scorciatoia per accreditarsi in campo sanitario.


Gianni Melotti

QS         

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Testo da meditare :  
Il mio percorso di vita e il mio modo di essere attirano i nemici. Mi piace attizzare le opposizioni e accendere la miccia del pensiero appassionato; mi dà soddisfazione sfondare le teste dure.
  
J.Hillman