Fisiokinesiterapia
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SASSARI. Ha scelto come piazza di lavoro la frequentatissima spiaggia della Pelosa, a Stintino, dove i clienti non mancano di certo. Massaggi sotto l'ombrellone, ieri mattina però una donna cinese di 36 anni ha incontrato i carabinieri che l'hanno denunciata per esercizio abusivo della professione e somministrazione di medicinali dannosi per la salute.

I carabinieri della stazione di Stintino hanno sorpreso la donna mentre era intenta a massaggiare uno dei bagnanti e i controlli hanno fatto emergere l'attività illegale. La giovane cinese è risultata priva dell'abilitazione sanitaria rilasciata dall'Asl: tra l'alro i militari hanno scoperto che venivano utilizzati per i massaggi degli uguenti la cui importazione è vietata nell'area dell'Unione Europea. Una ordinanza del ministero della Salute dell'11 maggio 2011, raccomanda che ogni attività che può avere effetti diretti sulla salute deve essere svolta solo da operatori con comprovata preparazione e competenza. Il provvedimento ministeriale vieta qualsiasi trattamento offerto da ambulanti «perchè l'igiene personale, e delle mani in particolare, è fondamentale per prevenire la diffusione di infezioni cutanee». Creme, unguenti, pomate e oli utilizzati da massaggiatori improvvisati, inoltre, hanno spesso origini e composizioni poco chiare e sono pericolosi in quanto possono provocare conseguenze serie per la pelle. L'ordinanza impone ai gestori degli stabilimenti balneari di avvisare le forze dell'ordine della presenza di massaggiatori abusivi.

Il punto di partenza per il riordino della disciplina delle professioni sanitarie è la legge 43 del febbraio 2006 che ha cercato di disciplinare in modo organico un settore, quello delle professioni sanitarie, a lungo trascurato eppure nevralgico per il Ssn sia in termini economici che occupazionali. Attualmente oltre 800mila professionisti appartengono a 9 professioni sanitarie regolamentate con albi, ordini e collegi (medici, odontoiatri, farmacisti, veterinari, infermieri, infermieri pediatrici, assistenti sanitari ostetriche e tecnici sanitari di radiologia medica), le altri professioni, che raccolgono circa 140mila addetti, appartengono a 17 professioni (fisioterapisti, tecnici delle prevenzione, dietiste e via dicendo) non regolamentate in albi o ordini.

Il legislatore nel 2006 ha cercato di porre mano a questa situazione, da un lato conferendo la delega al Governo ad istituire, con uno o più decreti legislativi, appositi ordini professionali per ciascuna area organica di professioni sanitarie;dall'altro lato, cercando di individuare specifici profili in cui articolare le professioni sanitarie.

Le buone intenzioni però sono rimaste sulla carta per cui il riordino delle professioni sanitarie è tutt’ora inattuato. Infatti la delega prevista dalla legge 43/06 è scaduta nel passaggio da una legislatura all’altra. Nella legislatura successiva la XV, si è rimesso mano al problema, con la legge 17 ottobre 2007, n. 189, che prevedeva un differimento del termine di delega originario, ma nonostante tutto non si è giunti all'approvazione di un decreto legislativo.

Il riordino delle professioni sanitarie è, e resta cruciale. In quest’avvio di legislatura sono stati depositati, tre disegni di legge che intendono porre rimedio al ritardo nell'attuazione di questa riforma di settore. Le linee guida già ci sono, quelle della legge n. 43 del 2006.

Sintesi del ddl Silvestro, Bianco
La proposta di legge dei due senatori Pd, rispettivamente presidenti delle Federazioni nazionali degli Collegi degli infermieri e degli Ordini dei medici, ha il suo punto di forza nella istituzione di un unico grande Ordine delle professioni sanitarie. Ovvero l’Ordine dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione.

Una proposta normativa, si legge nella relazione al ddl, “semplificata che non prevede l’istituzione di ulteriori ordini professionali bensì l’attivazione di albi per le professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione che ne siano sprovviste e la loro confluenza nell’ordine dei tecnici sanitari di radiologia medica”.

“È altresì dovuta – si legge ancora nella relazione - la modifica della denominazione da collegio ad ordine per le professioni già vigilate dal Ministero della Salute in considerazione della loro evoluzione formativa ed professionale”.

In particolare, si sostituiscono i primi tre Capi del decreto legislativo n. 233 del 1946, prevedendo che gli ordini, in ragione dei nuovi assetti territoriali così come recentemente delineati, sono costituiti in ogni città metropolitana o ambito territoriale definito con specifico e successivo decreto del Ministro della salute.

Si dispone altresì che i collegi e le federazioni delle professioni sanitarie sono trasformati da collegi e Federazioni nazionali degli infermieri professionali, degli assistenti sanitari e delle vigilatrici d'infanzia (IPASVI) in ordini degli infermieri e infermieri pediatrici e Federazione nazionale degli ordini degli infermieri e infermieri pediatrici. Si dispone la trasformazione dei collegi delle ostetriche/i in ordini professionali delle ostetriche e dei collegi dei tecnici sanitari di radiologia medica in ordini dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione. Conseguentemente, la professione di assistente sanitario, prima inserita nel Collegio degli infermieri, confluisce nell’ordine di cui al comma 2, lettera c), ai sensi dell’articolo 4 della legge 1 febbraio 2006, n. 43.

Gli Ordini e le relative Federazioni sono enti pubblici non economici, sono organi sussidiari dello Stato al fine di tutelare gli interessi pubblici connessi all’esercizio professionale, dotati di autonomia patrimoniale, finanziaria, regolamentare e disciplinare, ai quali, tuttavia, non si estendono le norme di contenimento della spesa pubblica e la sottoposizione alla vigilanza del Ministero della salute in quanto finanziati attraverso le quote versate dai propri iscritti. Promuovono e assicurano l'indipendenza, l’autonomia e la responsabilità dell'esercizio professionale, la qualità tecnico-professionale, la valorizzazione della funzione sociale delle professioni, la salvaguardia dei principi etici dell’esercizio professionale indicati nei codici deontologici al fine di garantire la tutela della salute individuale e collettiva.

Tra i compiti assegnati ai predetti enti figurano la tenuta e la pubblicità degli albi delle rispettive professioni; la verifica del possesso dei titoli abilitanti all’esercizio professionale; la valutazione delle attività di formazione continua; il rafforzamento e la novellazione dei codici deontologici; l’istituzione di specifici organi disciplinari e la definizione di idonee procedure a garanzia dell’autonomia e terzietà del giudizio disciplinare, separando la funzione istruttoria da quella giudicante in particolare attraverso la costituzione di appositi Uffici Istruttori di Albo; la definizione delle modalità di partecipazione degli ordini e dei relativi compiti, nelle procedure relative all'esame di abilitazione all'esercizio professionale; la promozione, l'organizzazione e la valutazione dei processi di accreditamento, di aggiornamento e della formazione per lo sviluppo continuo di tutti i professionisti iscritti, ai fini della certificazione del mantenimento dei requisiti professionali, includendo anche la formazione e i crediti formativi acquisiti anche all'estero.

Il disegno di legge interviene sugli organi, disciplinandone la composizione e le relative funzioni anche con la previsione dell'istituzione di un Coordinamento degli Ordini presenti in una Regione.

La norma, inoltre, dopo aver novellato il decreto legislativo n. 233 del 1946, detta disposizioni transitorie per gli ordini e i relativi organi in carica all’entrata in vigore della presente legge, stabilendo la loro permanenza in carica fino alla scadenza del proprio mandato e rinviando per le modalità del successivo rinnovo, alle disposizioni come modificate dal presente articolo, nonché ai regolamenti attuativi da adottarsi con decreto del Ministro della salute, ai sensi dell’art. 17, comma 3, della legge n. 400 del 1988.

Si dispone, altresì, che i Consigli nazionali delle Federazioni nazionali provvedano ad approvare i relativi Regolamenti per definire la loro organizzazione e funzionamento interno. La norma interviene abrogando le disposizione del decreto legislativo n. 233 del 1946, incompatibili con le modifiche apportate, con decorrenza dalla data di entrata in vigore dei predetti regolamenti attuativi.

Sintesi ddl D’Ambrosio Lettieri
Il Ddl del senatore del Pdl (che è anche vice presidente della Fofi), composto di un unico articolo, diviso in tre parti, ha come base di partenza il testo predisposto dal ministro Balduzzi che però non concluse il suo iter parlamentare.

Al primo comma riformula i primi tre capi del D.Lgs. C.P.S. 233/1946, mentre i successivi contengono ulteriori misure di ammodernamento della suddetta disciplina. Prevedendo che gli Ordini, in ragione dei nuovi assetti territoriali, siano costituiti in ogni provincia o città metropolitana ovvero, che il Ministero della salute, su proposta delle Federazioni nazionali d’intesa con gli Ordini interessati, possa disporre che un ordine abbia per circoscrizione due o più province.

Gli ordini sono enti pubblici non economici, organi sussidiari dello Stato per tutelare gli interessi pubblici connessi all’esercizio professionale. Hanno autonomia patrimoniale, finanziaria, regolamentare e disciplinare. Sono sottoposti a vigilanza della Salute.

Hanno lo scopo di promuovere e assicurare l'indipendenza, l’autonomia e la responsabilità della professione, la qualità tecnico-professionale, la valorizzazione della funzione sociale delle professioni, la salvaguardia dei princìpi etici dell’esercizio professionale indicati nei codici deontologici al fine di garantire la tutela della salute individuale e collettiva.

Sono tenuti alla pubblicità degli albi e alla verifica del possesso dei titoli abilitanti, la valutazione delle attività di formazione continua, il rafforzamento dei codici deontologici, la trasparenza della comunicazione, la definizione delle modalità di partecipazione degli Ordini e dei relativi compiti nelle procedure relative all'esame di abilitazione all'esercizio professionale; la promozione, l'organizzazione e la valutazione dei processi di aggiornamento e della formazione per lo sviluppo continuo di tutti i professionisti iscritti, ai fini della certificazione del mantenimento dei requisiti professionali, includendo anche crediti formativi acquisiti anche all'estero.

Per quanto attiene l’ambito disciplinare è prevista l’istituzione di specifici organi disciplinari e sono definite idonee procedure che separino la funzione istruttoria da quella giudicante: in particolare, è stabilita la costituzione di appositi uffici istruttori di albo a cui partecipa - oltre agli iscritti a tal fine sorteggiati - anche un rappresentante estraneo alle professioni medesime, nominato dal Ministro della salute.
Il disegno di legge interviene, altresì, sugli organi, disciplinandone la composizione e le relative funzioni anche con la previsione dell'istituzione di Federazioni di livello regionale.

Ci sono poi una serie di disposizioni transitorie per gli Ordini e i relativi organi in carica all’entrata in vigore. Viene stabilita la loro permanenza in carica fino alla scadenza del mandato. Per quanto riguarda le modalità del successivo rinnovo si rimanda alle disposizioni e ai regolamenti attuativi da adottarsi con decreto del Ministro della salute. Si prevede anche che i Consigli nazionali delle Federazioni nazionali provvedano ad approvare i relativi statuti per definirne l’organizzazione e il funzionamento.

Sono abrogate le disposizioni del decreto legislativo n. 233 del 1946 incompatibili con le modifiche apportate, con decorrenza dalla data di entrata in vigore dei regolamenti attuativi e statuti.

L’articolo prosegue trasformando gli attuali collegi delle professioni sanitarie e le rispettive Federazioni nazionali in Ordini delle medesime professioni e relative Federazioni nazionali accorpando in un medesimo ordine professioni tra loro omogenee e compatibili, nonché la costituzione degli Albi per quelle professioni sanitarie che ne sono sprovviste.
Quindi i collegi e le Federazioni nazionali degli infermieri professionali, degli assistenti sanitari e delle vigilatrici d'infanzia (IPASVI) saranno trasformati in Ordini delle professioni infermieristiche e Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche.
In particolare:
l’albo delle vigilatrici d’infanzia diventa un albo degli infermieri pediatrici;
i collegi delle ostetriche/i diventano Ordini professionali delle ostetriche;
i collegi dei tecnici sanitari di radiologia medica diventano Ordini delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione e assorbono tutte le professioni sanitarie;
l’assistente sanitario confluisce anch’esso nel nuovo Ordine delle professioni sanitarie.

Infine, si prevede che anche a tali professioni sanitarie si applichino le disposizioni del D.Lgs.C.P.S. 233/1946, come modificato dal presente articolo.

Sintesi ddl Bianconi
Il disegno di legge della senatrice Bianconi si compone di 19 articoli. L’articolo 1 dispone l'istituzione degli ordini professionali delle professioni infermieristiche, delle ostetriche, delle professioni sanitarie della riabilitazione, dei tecnici sanitari di radiologia medica, delle professioni tecniche sanitarie e della prevenzione. Il successivo articolo 2 prevede la costituzione della Consulta regionale degli ordini provinciali (composta da rappresentanti dei sopraccitati ordini professionali) in ciascun capoluogo di regione.
L'articolo 3 definisce gli albi istituiti presso gli ordini di cui all'articolo 1.
L'articolo 4, comma 1 prevede che gli ordini siano istituiti, di norma, in ogni provincia. Il comma 2 definisce gli organi degli ordini. All’articolo 5 c’è l'istituzione, per ciascun albo, presso l'ordine del capoluogo di regione, di una commissione competente a giudicare sui procedimenti disciplinari nei confronti degli iscritti.
L'articolo 6 stabilisce che gli ordini sono riuniti in federazioni nazionali con sede in Roma, di cui il comma 2 individua gli organi. L'articolo 7 individua i princìpi cui gli statuti degli ordini e delle federazioni devono attenersi.
L'articolo 8 definisce i requisiti per l'iscrizione agli albi. Gli ulteriori titoli considerati idonei ai fini dell'iscrizione agli albi sono individuati dall'articolo 9, che stabilisce anche i casi in cui è prevista la cancellazione dagli albi.
Alla Salute, nell’articolo 10 viene attribuito il compito di provvedere alla riorganizzazione a livello territoriale degli ordini.
È prevista la costituzione all’articolo 11 di un ordine autonomo specifico per una delle professioni sanitarie.
L'articolo 12 richiama, attraverso il rinvio alla legislazione vigente, le attività e funzioni corrispondenti a ciascun profilo professionale.
L'articolo 13 prevede un'integrazione nella composizione della Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie.
L'articolo 14 prevede, in chiave transitoria, la nomina con decreto del Ministro della salute di una commissione di amministrazione temporanea degli ordini delle professioni sanitarie.
All'adozione delle norme attuative della presente legge si provvederà, ai sensi dell'articolo 15, con un regolamento governativo, da adottarsi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge.
L'articolo 16 conferma, per gli appartenenti agli ordini delle professioni sanitarie, gli obblighi di iscrizione alle gestioni previdenziali previsti dalla normativa vigente.
L'articolo 17 e l'articolo 18 dettano alcune disposizioni tecniche sulla disciplina residuale in materia di professioni sanitarie e sulla copertura finanziaria del provvedimento, mentre l'articolo 19 consente il riscatto degli anni di studio per le professioni sanitarie.

QS

L’A.I.Fi.(Associazione Italiana Fisioterapisti) regione Sicilia ha tenuto nei giorni scorsi un’Assemblea provinciale a Trapani, per affrontare la piaga dell’abusivismo e per verificare gli effetti delle iniziative già avviate per contrastarne la diffusione.

Ha aperto i lavori il Presidente regionale dell’Associazione, Dr. Angelo Ginestra. Oltre agli odontoiatri, quella dei fisioterapisti è la categoria che “vanta” il maggior numero di abusivi.

I masso fisioterapisti, i laureati in scienze motorie, gli osteopati, i cosiddetti “kinesiologi” e altre figure privi di titoli, infatti, nulla hanno a che spartire con la professione del fisioterapista.

Nel corso del convegno è stato sottolineato un po’ da tutti gli intervenuti che “ Gli abusivi hanno conquistato ampi spazi anche perché talvolta vengono ospitati presso gli ambulatori di compiacenti medici, quali, ad esempio, gli ortopedici e medici di base”.

Stessa cosa per i laureati in scienze motorie che nelle loro palestre operano nel campo della riabilitazione. Del resto, la riforma attuata nel 2000 parla chiaro. Essa stabilisce che possono esercitare la professione solo coloro che hanno una laurea triennale in fisioterapia conseguita dentro una Facoltà di Medicina . Ai titoli equipollenti acquisiti in precedenza ( come i Terapisti per la Riabilitazione) era stata data la possibilità di essere riconvertiti in laurea nella medesima facoltà. E una sorta di “sanatoria” fu data ai “masso fisioterapisti “ con titolo triennale conseguito prima del 1999. Con la conseguenza che oggi rimangono abusivi coloro i quali non conseguono il titolo di Fisioterapista all’interno della facoltà di medicina e chirurgia. Il riferimento è ai laureati in scienze motorie o a chi ha conseguito il titolo nelle scuole di massoterapia. Nel corso del convegno è stato ripetuto più volte. Queste categorie non possono occuparsi di riabilitazione. Possono praticare solo la massoterapia, ma mai in maniera autonoma.

Aspirano ad avere un Albo professionale i Fisioterapisti. Pensano che potrebbe essere un buon deterrente per limitare il diffondersi dell’abusivismo. Ma fino a questo momento, ostruzionismi di varia natura lo hanno impedito. Spesso le pressioni delle lobbies hanno il loro effetto. Intanto un positivo passo in avanti è stato compiuto con l’istituzione di un rapporto di collaborazione con il Nas. Lo ha comunicato la Dr Filippa Piazzese, responsabile regionale della libera professione dell’AIFi. Con dei moduli reperibili sul sito (www.aifi.net) si potranno infatti segnalare i casi di irregolarità, anche in modo anonimo. La riunione, alla quale hanno partecipato anche i responsabili regionali, dottori Rosario Fiolo, della Formazione, Laura Genco, della Comunicazione, Fabio Riccobono, dell’Ufficio Giuridico, si è conclusa con l’impegno di reclutare nuove adesioni (sono circa duecentocinquanta i Fisioterapisti operanti in provincia e ancora pochi gli iscritti all’Associazione) e di fare formazione sui requisiti della professione.

Franco Lo Re

http://www.marsala.it/economia/professioni/item/69357-i-fisioterapisti-trapanesi-in-campo-contro-gli-abusivi-con-laiuto-dei-carabinieri-del-nas.html


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In collaborazione con la Finanza perquisito l’appartamento-studio dove lavorava Trovati medicinali e apparecchiature per i trattamenti. Il blitz durante una seduta

Uno studio attrezzato nel modo migliore per esercitare la professione del fisioterapista, ma il titolare dell’attività, avviatissima, è risultato privo dei titoli di studio necessari, (LAUREA IN FISIOTERAPIA).

È stato così denunciato dalla Polizia di Stato di Carpi un residente di Soliera che nello stesso Comune esercitava la sua attività. Lo studio è stato scoperto all’interno del suo appartamento dopo una segnalazione arrivata negli uffici del commissariato.

Secondo quanto riferito W.B., queste le iniziali del nome della persona denunciata, teneva anche a disposizione dei suoi “pazienti”, sostanze medicinali che, come noto possono essere prescritte solo da personale medico. Non mancavano, ovviamente, anche apparecchiature usate nelle cure fisiatriche. In collaborazione con il commissariato di Carpi ha lavorato anche la Guarda di Finanza di Modena che ha predisposto accertamenti fiscali. A dare il via all’operazione, come dicevamo, una segnalazione che ha consentito all’ufficio anticrimine, successivamente all’emissione del decreto della Procura della Repubblica, di effettuare la perquisizione nella casa del “falso” fisioterapista. Sul posto gli agenti hanno constatato la presenza del locale adibito a studio medico posto al primo piano dell’abitazione, attrezzato con apparecchiature specifiche e farmaci, oli e creme per uso fisiatrico, riviste di fisioterapie collocate su una scrivania, e biglietti da visita e biglietti promemoria per gli appuntamenti da rilasciare ai pazienti. «Inoltre - riferisce la nota stampa della Polizia di Stato - lo studio era allestito con apposizione sulle pareti di diversi immagini di tipo medico informativo raffiguranti le parti anatomiche del corpo umano. Il personale intervenuto - continua - ha accertato che nel momento della perquisizione che era in atto una seduta terapeutica nei confronti di una signora pensionata». Secondo quanto riferiscono gli inquirenti inoltre B.W. in passato risultava già essere stato deferito all’Autorità Giudiziaria per il medesimo reato.

A seguito di ciò il locale utilizzato dal falso fisioterapista, con i relativi contenuti (apparecchiature mediche, medicinali e creme varie), veniva sottoposto a sequestro, come peraltro veniva sequestrato un pc portatile, documentazione fiscale, e agende in cui sono indicati gli appuntamenti passati e futuri con i vari pazienti.

Il materiale oggetto di indagine fiscale è stato acquisito dalla Guardia di Finanza che stabilirà l’eventuale entità dell’evasione fiscale in base alla quale poi, in un secondo momento , sarà stabilita la sanzione che si ipotizza sarà molto salata. Per quanto riguarda gli aspetti penali ora il solierese dovrà assoldare un legale per difendersi davanti al prossimo processo.


Avviso per i pazienti: chiedete sempre la visione della Laurea in Fisioterapia unico titolo abilitante la professione

 


SPIF - con Luca il 02/06/2013 @ 14:20

Sindacato Professionale Italiano Fisioterapisti e Professioni Area Riabilitativa

 

LA VOCE DELLO SPIF e A.R.

 

 

PROFESSIONI DELL' AREA DELLA RIABILITAZIONE? CI SIAMO TUTTI.

 

Bene. Un altro passo avanti dello SPIF AR e altri sono prossimi.

Il Sindacato Professionale Italiano Fisioterapisti e delle Professioni Area della Riabilitazione potranno fare insieme molte cose per favorire lo sviluppo di questo settore, uno sviluppo in linea con i cambiamenti normativi voluti dal Ministero della Salute, oramai parte integrante dell’organizzazione sanitaria riabilitativa che si sta, per altri aspetti, determinando lentamente nelle linee strategiche, scientifiche ed economiche delle ASL e delle Aziende Ospedaliere e Universitarie.

Saranno proprio loro i Professionisti veri della Riabilitazione, cioè quelli che tutti i giorni contribuiscono al recupero di milioni di soggetti affetti da menomazione del sistema nervoso, quello osteoarticolare, viscerale, ecc. ecc., a elaborare i programmi riabilitativi del caso e a rispondere direttamente, senza alcun intermediario e/o soggetto interprete delle loro specifiche competenze e autonomie.

Ciò favorirà anche l’analisi della spesa in ambito riabilitativo e così pure lo sviluppo del quadro formativo ancora molto carente nella determinazione del prodotto finale.

Anche i costi altissimi della riabilitazione italiana sono all’analisi del Governo e non si stupirà nessuno se non si capisce come mai i nostri Professionisti siano partecipi a tempo pieno sul paziente e la spesa risulta del doppio come se avessero lavorato uno in modo attivo e un altro del tutto passivamente. L’area della riabilitazione, così come quella “infermieristica , emergono sulla scena per la loro capacità di gestione del settore e se ne conviene che le organizzazioni specifiche all’interno delle strutture sanitarie pubbliche e accreditate che erogano “riabilitazione” dovranno avere una conformità sostanziale e non altra.

Il Giornale Quotidiano Sanità appena uscito afferma: “L’intesa realizzata sulle professioni infermieristiche può costituire il metodo, generalizzabile salvaguardando con i necessari adattamenti le specificità di ogni professione sanitaria, con il quale possono essere individuate le nuove avanzate competenze attribuibili nello specifico anche alle professioni infermieristiche; metodo che ha come conditio sine qua non che le professioni interessate, per il tramite delle loro rappresentanze professionali, scientifiche e sindacali, realizzino l’intesa per individuare, concordandole, quali funzioni possano implementare le competenze e con quali protocolli e percorsi formativi, ovviamente rispondenti alle scelte adottate di programmazione sanitaria e sociosanitaria. Una scelta così radicale tale da operare un’inversione di tendenza con preesistenti logiche di competenze non può che attuarsi per il tramite del convincimento, della condivisone e della concertazione tra le professioni interessate; è affidato alla politica ed all’amministrazione il compito non solo di dare gli indirizzi e le scelte programmatiche ma l’adozione degli atti conseguenti per la concretizzazione ed attuazione dell’intesa tra le professioni.”.

LO SPIF AR ne è convinto e ha fatto le sue scelte con un percorso di informazione e confronto con le rappresentanze ufficiali delle professioni dell’area riabilitativa e ora chiede di passare dall’enunciazione di principi alla realizzazione vera di questo percorso, nel rispetto delle istituzioni e delle necessità professionali, ma soprattutto dell’impegno profuso quotidianamente verso i cittadini afferenti alle loro cure.

 

Il Presidente SPIF e Professioni Area Riabilitativa
Dr. Antonio Cartisano


 

LO SPIF APRE LE PORTE ALLE PROFESSIONI DELL'AREA RIABILITATIVA

Grande entusiasmo per l'accesso delle professioni dell'Area Riabilitativa allo SPIF AR.

a seguito delle modificazioni dello Statuto, il Sindacato Professionale Italiano Fisioterapisti e Professioni Area Riabilitativa, ha approvato l'apertura delle iscrizioni al Sindacato, alle Professioni Riabilitative riconosciute dal Ministero della Salute:

Logopedista D.M. 14.09.1994, n. 742
(G.U. 09.01.1995, n. 6)
Ortottista – Assistente di Oftalmologia D.M. 14.09.1994, n. 743
(G.U. 09.01.1995, n. 6)
Podologo D.M. 14.09.1994, n. 666
(G.U. 03.12.1994, n. 283)
Terapista della Neuro e Psicomotricità dell'Età Evolutiva D.M. 17.01.1997, n. 56
(G.U. 14.03.1997, n. 61)
Tecnico Riabilitazione Psichiatrica D.M. 29.03.2001, n.182
(G.U. 19.05.2001, n.115)
Terapista Occupazionale D.M. 17.01.1997, n. 136
(G.U. 25.05.1997, n. 119)
Educatore Professionale D.M. 08.10.1998, n.520
(G.U. 28.04.1999, N. 98)

Vi aspettiamo allo SPIF e Professioni dell'Area Riabilitativa.

La Redazione

 

NEWS, ATTIVITA' SINDACALE, CORSI SPIF, UFFICIO LEGALE

Vieni a trovarci sul sito www.spif.it

Per rimanere aggiornato sulle novità sindacali, giuridico/legali che riguardano il mondo della Riabilitazione.

Nella sezione NEWS SPIF , potrai leggere le ultime novità e, nella sezione FAQ lasciare i tuoi commenti, porre le tue domande, le tue richieste. Un pool di esperti, con a capo il Segretario Nazionale, sarà pronto a darti ogni tipo di delucidazione.

E nella sezione Regioni , oltre ad interagire con il tuo referente regionale SPIF, potrai consultare l'attività sindacale svolta in tutte le regioni d'Italia.

Ti aspettiamo!

www.spif.it


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TITOLARE CHE FA OPERARE SENZA ABILITAZIONE E’ REO DI

ESERCIZIO ABUSIVO DI PROFESSIONE

 

Nell’ambito Cassazione Penale, sentenza depositata il 17 maggio 2013

Risponde di esercizio abusivo della professione, a titolo di concorso, il responsabile dello studio che tollera la collaborazione su attività riservate di chi ancora non è abilitato.
La sentenza. È quanto emerge dalla sentenza 17 maggio 2013, n. 21220, della Corte di Cassazione – Sesta Sezione Penale.Collaboratore privo di titoli. Gli Ermellini hanno respinto il ricorso del dott. X, medico odontoiatra, condannato alla pena di mesi uno e giorni tre di reclusione (pena sospesa) per aver consentito a Y, collaboratore dello studio sprovvisto della prescritta abilitazione, di effettuare un impianto endo-osseo su un paziente, che successivamente aveva sporto denuncia per le lesioni patite. Concorso nel reato. Dunque, nel confermare la sentenza di condanna a carico del professionista, gli Ermellini hanno richiamato il consolidato (e condiviso) orientamento giurisprudenziale, secondo il quale risponde a titolo di concorso nel delitto de quo chiunque consenta o agevoli lo svolgimento, da parte di persona non autorizzata, di un’attività professionale per cui è richiesta una specifica abilitazione dello Stato (cfr. Cass. n. 42174/2012; n. 17893/2009 e n. 13170 2012).

Concorso morale. Sotto il profilo del concorso morale, con riferimento alla professione medica, i supremi giudici hanno invece affermato il principio secondo cui il responsabile di uno studio medico, per la peculiarità della funzione posta a tutela di un bene primario, giusta testuale disposto dell’articolo 33 della Costituzione, ha l’obbligo di verificare, in via prioritaria e assorbente, non solo i titoli formali dei suoi collaboratori, curando che in relazione ai detti titoli essi svolgano l’attività per cui essi risultano abilitati, ma ha altresì l’ulteriore, concorrente e non meno rilevante, obbligo di verificare in concreto che al formale possesso delle abilitazioni di legge corrisponda un accettabile standard di “conoscenze e manualità minimali”, conformi alla disciplina e alla scienza medica in concreto praticate.

La mancata verifica. Ad avviso della Sesta Sezione Penale, quindi, la Corte d’appello di Venezia ha correttamente ravvisato sia gli estremi del concorso del dott. X nel reato contestato alla persona non titolata che la responsabilità del professionista, ex articolo 113 c.p. (cooperazione nel delitto colposo), per gli illeciti prevedibili secondo l’id quod prerumque accidit e derivati dalla mancata professionalità del collaboratore la cui competenza formale e sostanziale non è stata “convenientemente verificata”. E quanto fosse semplice l’accertamento del possesso dei titoli abilitanti è emerso dalla narrativa del ricorso, laddove si afferma che è bastato il mero “contatto” con l’ordine dei medici per ricevere conferma di quanto esposto dal querelante, circa la non iscrizione all’albo del collaboratore di studio. In conclusione, al professionista non resta che pagare le spese processuali..

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PRIMA RAPPRESENTANZA SINDACALE CSE - SPIF E PROFESSIONI AREA RIABILITATIVA

 

Primo atto importante della neo eletta Direzione Nazionale. Si informano i soci e tutti i lettori che presso la TESEOS di Messina è stata costituita formalmente la RSA (Rappresentanza Sindacale Aziedale) del CSE- SPIF Professioni Area Riabilitativa. Auguriamo alla Segreteria Aziendale un ottimo e proficuo lavoro. I soci che vorrebbero costituire RSA presso gli Enti in cui lavorano, devono contattare la Segreteria Nazionale, inviando tutte le informazioni necessarie.

Leggi il comunicato


 

LA ASL 7 DI CARBONIA BLOCCA LE FATTURE ALL’AIAS

 

Attuato il blocco delle fatture dalla Asl 7 di Carbonia che vorrebbe pagare direttamente i dipendenti dell’Aias” . I legali della associazione, ravvisando gravi irregolarità di quanto si appresta a fare la Asl 7, hanno già formalmente diffidato l’azienda sanitaria e l’Assessorato alla Sanità e sono pronti a una denunciare quanto sta avvenendo anche alla procura della Repubblica.

Di contro l’Aias registra, “con cauta soddisfazione, che - a seguito della vittoria davanti al Consiglio di stato che ha imposto alla Regione il pagamento di quanto dovuto all’associazione - è stato deliberato l’atteso adeguamento tariffario delle prestazioni fornite. Se la Regione pagasse quanto stabilito dalle sentenze, l’Aias potrebbe affrontare il problema degli stipendi arretrati dei dipendenti verso i quali l’associazione ha sempre espresso la più completa solidarietà“.

Come risposta ai lavoratori, sono state recapitate 133 lettere di licenziamento a Fisioterapisti, educatori ed altro personale, in servizio presso la sede.
In pratica, a rimetterci sono i lavoratori, lasciati per strada per “calcoli” di cui non si conosce la natura e costretti a smaltire maggiori carichi di lavoro, e l’utenza stessa, i vecchi, i disabili e i malati in seguito al peggioramento dei servizi.

 


 

INDIRIZZI E CONTATTI SPIF

 

Per qualsiasi Tua esigenza, non esitare a contattarci

Presidente Nazionale Antonio Cartisano presidente@spif.it

Segretario Nazionale Roberto Ferrara segretario@spif.it

Tesoriere Nazionale Francesco Bisesi tesoriere.nazionale@spif.it

Ufficio Legale Nazionale Paolo Esposito ufficio.legale@spif.it

Coordinamento delle Regioni Antonio Saldarini antoniosaldarini@libero.it

Co-resp. del coord. Reg. Spif Sud Nicola Castelluccio nicocaste@tiscali.it

Ufficio Formazione Nazionale Silvia Moglia formazione@spif.it

Ufficio Liberi Professionisti Giovanni Cavinato libera.professione@spif.it

Ufficio Publ. impiego e Sanità Accr. Nicola Castelluccio nicocaste@tiscali.it

 

 

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Mft, ennesimo KO dalla Cassazione - con Luca il 29/05/2013 @ 23:10
Il datore di lavoro può licenziare il dipendente che non possiede i titoli per esercitare, previsti da una nuova legge. La massima sanzione può essere però temporanea se il lavoratore corre ai ripari mettendosi in linea con la riforma.
La Corte di cassazione, con la sentenza 13239 depositata ieri, avalla il licenziamento di una massofisioterapista, allontanata dalla società di riabilitazione perché non era in possesso del diploma triennale, previsto dalla legge 42 del 1999, che ha riformato le professioni sanitarie.
Il tecnico poteva contare invece solo su un corso biennale, che non rispondeva ai requisiti indicati dal Dl 27 luglio 2000 sull'equipollenza dei diplomi per chi fa riabilitazione. La norma, passata all'esame del Consiglio di Stato che ne ha affermato la legittimità, mette il massofisioterapista sullo stesso piano del fisioterapista con diploma universitario, solo se ha in tasca un diploma conquistato dopo aver frequentato un corso di tre anni.
Deve essere quindi esclusa la lettura proposta dalla ricorrente secondo la quale, sia per la legge sia per il decreto attuativo, tutti i titoli presi prima dell'entrata in vigore delle norme dovevano avere lo stesso "peso" dei diplomi universitari di nuova istituzione.
La corretta interpretazione arriva dalla Cassazione che si collega a quanto affermato dal Consiglio Stato. I giudici amministrativi hanno, infatti, chiarito che per le professioni sanitarie ausiliarie «l'equipollenza può operare in via automatica solo se il relativo diploma è stato conseguito all'esito di un corso già regolamentato a livello nazionale, e cioè solo in presenza di moduli formativi la cui uniformità ed equivalenza fosse già stata riconosciuta nel regime pregresso».
Ma i massofisioterapisti non si trovano nella situazione indicata. La legge che ha istituito la professione (403/1971) non ha dettato le norme sul percorso formativo, lasciando che questo fosse disciplinato in modo diverso in tutto il territorio nazionale, mentre i fisioterapisti avevano potuto contare su vie didattiche ben tracciate.
Per la Cassazione il decreto legge del 27 luglio 2000 ha giustamente tenuto conto della disparità di formazione, indicando come adeguato a svolgere attività riabilitative solo chi è in possesso di una laurea triennale.
Un quadro che porta a escludere il principio, invocato dalla ricorrente, dell'irretroattività di una legge che ha proprio lo scopo di garantire, in un settore delicato come quello sanitario, livelli professionali omogenei, da raggiungere anche attraverso appositi corsi di riqualificazione.
La ricorrente non aveva però pensato di tornare "sui banchi", iniziativa che avrebbe potuto salvargli il posto di lavoro rendendo solo temporanea, anziché definitiva come avvenuto, l'impossibilità di svolgere la sua prestazione.
La Corte esclude che nel licenziamento abbiano in qualche modo pesato i pregiudizi del datore, neppure per quanto riguarda la procedura del repechage.
La società aveva ridotto la sua capacità operativa annuale del 50%, con un conseguente taglio del personale che poteva usufruire dei rimborsi.
In un contesto difficile la lavotrice licenziata non aveva fornito alcuna indicazione, neppure di massima, in merito a un'altra mansione a cui poteva essere adibita.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La vicenda
01 | L'EQUIVALENZA
Il Dl 27 luglio 2000 considera fra i titoli equipollenti al diploma universitario di fisioterapista (Dm 741 del 1992) il diploma di masso fisioterapista solo se conseguito all'esito di un corso triennale
02 | LA RETROATTIVITÀ
La Cassazione considera irrilevante il principio di irretroattività della legge 42/1999 sulla riforma delle professioni sanitarie. Lo scopo della normativa esaminata è, spiegano i giudici, quello di regolamentare il passaggio tra ordinamenti, stabilendo criteri per garantire omogenei livelli professionali, anche attraverso appositi corsi di riqualificazione
03 | RIQUALIFICAZIONE
La lavoratrice non aveva tentato di mettersi in linea con quanto previsto dalla riforma. La frequenza di un corso triennale avrebbe potuto rendere solo temporanea l'impossibilità di prestare la sua attività

Caso Marlia. Sì, il Re è proprio nudo - con Luca il 27/05/2013 @ 14:56
27 MAG - Gentile direttore,
sul
caso Marlia concordo pienamente con chi ha scritto che “il Re è nudo”. Penso infatti, che, con quanto successo, si stia per scoperchiare un pentolone che ci potrebbe riservare notevoli sorprese. In fin dei conti, un certo modo di fare, dato per scontato e ritenuto immutabile, che ha ingessato tutto un sistema, una volta messo alle corde, viene allo scoperto mostrando tutte le sue contraddizioni. Per rendersene conto, basta leggersi “il rosario degli interventi” che, sull’argomento, sono apparsi sulla sua Testata.

Ovviamente, la cosa, non riguarda solo i Tecnici Sanitari di Radiologia Medica. Si pensi ad esempio alla riabilitazione. Ma ancora qualcuno, e chi ha orecchie da intendere intenda, pensa che il Fisioterapista si limiti a stendere il tappetino per poi far intervenire il “magico Alvermann”, che risolve i guai del paziente? Ma, qualsiasi persona in buona fede e dotata di un minimo di spirito di osservazione, sa che la realtà, anche legislativa, è decisamente un'altra, anzi il suo contrario.

E' il Ft, infatti, che dovrà cavare le castagne dal fuoco, risolvere i problemi del paziente e rispondere, “con titolarità e autonomia professionale”, di quello che pone in essere per arrivare al risultato voluto. Eh vivaddio, se non partiamo da queste considerazioni, ma di cosa stiamo parlando? Abbiamo forse già dimenticato il pronunciamento sulle farmacie dove, a certe pretese, si risponde che “non esiste alcuna norma” che sostenga le affermazione del povero “ Alvermann”?

Per quanto ci riguarda alcuni mal di pancia ci sono arrivati, anche recentemente, da Palazzo Spada che, intervenendo su una realtà regionale, ha detto la sua sulla nostra attività svolta in collaborazione con il medico, ancorandosi ad un contesto superato che limita le potenzialità dei professionisti del SSR, medici compresi, confondendo, come ha scritto il
giurista Luca Benci “ i piani dell’organizzazione amministrativa con le norme sull’esercizio professionale, le linee guida con le leggi ordinarie, l’abilitazione all’esercizio professionale con i livelli essenziali di assistenza”. Il tutto nella mia personale consapevolezza che nessuna sentenza possa stravolgere quanto disposto dalle norme primarie che reggono il nostro agire. Insomma, mi sa che sia veramente il momento di dire che il “Re è proprio nudo”!


Gianni Melotti

QS

cassazionepenale.jpg


Il responsabile di uno studio medico - Direttore responsabile della struttura - per la peculiarità della funzione posta a tutela di un bene primario, ha l'obbligo di verificare, in via prioritaria ed assorbente, non solo i titoli formali dei suoi collaboratori, curando che in relazione ai detti titoli essi svolgano l'attività per cui risultano abilitati, ma ha altresì l'ulteriore, concorrente e non meno rilevante obbligo di verificare in concreto, che, al formale possesso delle abilitazioni di legge, corrisponda un accettabile standard di "conoscenze e manualità minimali", conformi alla disciplina ed alla scienza medica in concreto praticate. Una volta accertato il mancato rigoroso adempimento degli obblighi di verifica formale dei titoli abilitanti il concreto esercizio della professione, il direttore dello studio medico, non solo risponde del concorso nel reato di esercizio abusivo della professione con la persona non titolata, ma risponde del pari, degli illeciti, prevedibili secondo l'"id quod plerumque accidit" e derivati dalla mancata professionalità del collaboratore la cui competenza formale e sostanziale non sia stata convenientemente verificata. Lo ha sancito una sentenza della Corte di cassazione penale.

Morto Robin McKenzie - con Luca il 14/05/2013 @ 02:22

robinmckenzie.jpg



Robin McKenzie, fisioterapista di fama mondiale, morto serenamente il 13 maggio 2013 dopo una coraggiosa battaglia contro il cancro. Era nella sua casa di Raumati, in Nuova Zelanda, circondato dalla sua famiglia. Ha lasciato la moglie e anima gemella, Joy, quattro figli e sei nipoti...
http://www.mckenziemdt.org/robin-mckenzie-obituary.cfm


Blitz dei Nas, sigilli al centro fisioterapico - con Luca il 07/05/2013 @ 19:47
Via Tino di Camaino, sequestrato centro di riabilitazione
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I militari del Nas di Napoli hanno apposto i sigilli all'ingresso della struttura, in esecuzione di un'ordinanza di sequestro preventivo disposta dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Napoli su richiesta della Procura della Repubblica.

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Via Tino di Camaino, sequestrato centro di riabilitazione
„

Blitz dei Carabinieri alla "Fkt" del Vomero, il centro di riabilitazione psico-motoria per bambini disabili. I militari del Nas di Napoli hanno apposto i sigilli all’ingresso della struttura di via Tino di Camaino, in esecuzione di un’ordinanza di sequestro preventivo disposta dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli su richiesta della Procura della Repubblica.

Secondo quanto emerso dalle indagini, nel centro di fisioterapia, accreditato dalla Regione Campania e convenzionato con l’ASL Napoli 1 Centro, sarebbero stati effettuati interventi di fisioterapia seppur in assenza dei requisiti richiesti. Gli indizi emersi durante gli accertamenti investigativi, hanno così portato al sequestro preventivo della struttura, una misura cautelare disposta dal gip su richiesta del pm per evitare disordini o la commissione di reati.

Disappunto per l’accaduto è stato espresso da Massimo Imparato, responsabile territoriale Cisl Fp Napoli: "Ancora una volta la magistratura si sostituisce alla Regione ed in particolare l’Asl Napoli 1 - afferma -. Abbiamo denunciato più volte l’inadeguatezza degli amministratori del centro, ma dagli organi preposti non abbiamo ricevuto risposte esaustive".

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Testo da meditare :  
Il mio percorso di vita e il mio modo di essere attirano i nemici. Mi piace attizzare le opposizioni e accendere la miccia del pensiero appassionato; mi dà soddisfazione sfondare le teste dure.
  
J.Hillman