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Sla. Arriva la tecnologia che permette ai pazienti di comunicare e interagire - da Luca il 15/03/2013 @ 20:25

Si tratta di BrainControl era stato provato con successo su alcuni pazienti malati di Sla ma che potrebbe essere utile anche a chi è affetto da tetraplegia, Sclerosi Multipla, e distrofie muscolari. Il programma permette di interpretare i segnali inviati dal cervello dei pazienti, il loro pensiero, per controllare un computer.


Immaginate di vivere una condizione che non vi permette di muovervi e comunicare, ma mantiene intatte le vostre capacità intellettive. Per molti potrebbe sembrare un incubo, per altri è la semplice realtà: si tratta di alcuni dei pazienti affetti da patologie come tetraplegia, Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), Sclerosi Multipla, e distrofie muscolari di varia natura. Oggi, in aiuto di queste persone arriva la tecnologia “Brain-Computer Interface” (BCI) capace di interpretare la mappa elettrica corrispondente a determinate attività celebrali e consentirne l’impiego per controllare un computer (vedi il video a fine pagina). Esempio di questa tecnologia BrainControl, software per la comunicazione dei pazienti presentato alla comunità scientifica della città Piemontese e alle associazioni dei malati questa settimana presso il Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Torino alle Molinette, da Pasquale Fedele, suo inventore. Poche ore prima BrainControl era stato provato con successo su alcuni pazienti malati di SLA.

Gli assunti di partenza sono semplici: il cervello umano è composto da miliardi di neuroni; le loro interazioni chimiche, in ogni istante della vita, generano impulsi elettrici; queste scariche elettriche, benché infinitesimali, possono essere misurate. Questo è quello che fa BrainControl, piattaforma BCI che ha come obiettivo quello di consentire a chi è affetto da disabilità motorie e di comunicazione di ricominciare a interagire, comunicare sentimenti e bisogni, muovere la propria sedia a rotelle, interagire con amici e parenti mediante social network, email, sms, accendere o spegnere le luci, perfino aprire o chiudere porte e finestre. Piccoli gesti quotidiani per gran parte delle persone, ma una vera e propria rivoluzione per chi è affetto da malattie neuro-muscolaridi tipo degenerativo o ha subito danni cerebrali di origine ischemica o traumatica.

La prima versione di BrainControl, è attualmente proposta ai pazienti in Locked-in, in stadio avanzato di Sclerosi Laterale Amiotrofica o in coma apparente, non in grado di utilizzare altre tecnologie assistive disponibili sul mercato. Tale versione implementa le funzionalità di un comunicatore con interfaccia a scansione.
Le prossime versioni di BrainControl, che sono attualmente in fase di sviluppo, saranno proposte come alternativa agli attuali sistemi di eyetracking (che molti pazienti, pur in condizioni non gravissime, non sono in grado di utilizzare). Le versioni future implementeranno funzionalità avanzate di comunicazione ed intrattenimento (tastiera virtuale, text-tospeech, navigazione web, l'interazione via SMS, i social network, e-mail, web radio), domotica (luci, allarmi, temperatura, ecc.) e il controllo di una sedia a rotelle, consentendo inoltre un’interazione avanzata in grado di sfruttare fino a 12 pensieri di movimento.

quotidiano sanità


Problemi al menisco: l' asportazione è pratica sempre meno frequente - da Luca il 10/03/2013 @ 10:38

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L'infortunio al menisco non è una prerogativa dei calciatori, ma una realtà amara anche per molti cittadini comuni, alle prese con distorsioni o cadute sulle piste da sci. Nell'immaginario comune – e nella pratica medica fino a poco tempo fa – la soluzione più frequente a questo tipo di problema era il ricorso all'asportazione totale per via chirurgica della lesione procurata. Tuttavia, le linee guida più recenti in ambito ortopedico dissentono fermamente da questo approccio e suggeriscono sempre più spesso ipotesi alternative.
L'asportazione del menisco, infatti, non è cosa di poco conto, perché nella maggior parte dei casi le conseguenze negative superano i benefici indotti dall'intervento. Il menisco è una cartilagine che fa da cuscinetto fra tibia e femore e ha il compito di distribuire il peso e attutire le sollecitazioni meccaniche prodotte dai nostri movimenti, in particolare
quando siamo impegnati in uno sforzo di tipo sportivo come nel caso della sciata.
In mancanza del menisco, si registra una concentrazione delle forze di carico sulle cartilagini articolari, che poco a poco vanno incontro a rottura facilitando la comparsa dell'artrosi. Per questo, oggi i medici preferiscono intervenire con meniscectomie selettive, che operano soltanto sulla parte di tessuto danneggiata preservando la parte restante sana del menisco, la quale può così continuare la sua azione di cuscinetto.
L'intervento in artroscopia è indicato soprattutto in quei casi che riguardano giovani pazienti colpiti da una lesione traumatica causata da un evento distorsivo. Se la lesione è provocata da cause degenerative, al contrario, l'opzione chirurgica andrebbe evitata. Infatti si ha a che fare con menischi che hanno via via perso le loro proprietà sfibrandosi e assottigliandosi. L'asportazione, in questi casi, riduce ancora di più lo spazio articolare concentrando il peso sulla parte operata, aumentando quindi il dolore dopo un primo periodo nel quale il paziente beneficia del riposo post-operatorio, della fisioterapia e dell'assunzione di farmaci antinfiammatori.
In alcuni casi, il menisco può essere salvato senza alcuna perdita di sostanza. La precondizione necessaria è la localizzazione adeguata della lesione meniscale, che deve riguardare la cosiddetta zona rossa.
Il menisco è diviso in tre zone, differenziate a seconda della presenza o meno dei vasi sanguigni. La prima zona, più sottile e centrale, è definita bianca perché priva di circolazione, e riceve nutrimento dal liquido sinoviale che bagna il ginocchio internamente.
La seconda è una zona di confine ed è definita bianco-rossa, perché riceve nutrimento in parte dai vasi sanguigni e in parte dal liquido sinoviale. La terza e più spessa porzione è detta rossa, perché è vascolarizzata. Le lesioni che interessano questa zona possono guarire, ma devono comunque riguardare un evento traumatico e un menisco giovane, e il menisco deve essere ricucito in maniera accurata al fine di serrare il più possibile i margini della lesione. Per la buona riuscita dell'intervento si usano anche fattori di crescita piastrinici, ovvero delle citochine ottenute dal sangue stesso del paziente, che favoriscono la cicatrizzazione.
A volte, tuttavia, il menisco non si può salvare né integralmente né in parte. In questi casi, c'è bisogno di un'asportazione totale, un'eventualità che, come abbiamo visto, sarebbe bene evitare per i motivi succitati. Di fronte a pazienti ancora giovani e con una funzionalità del ginocchio altrimenti buona, gli ortopedici propongono allora il trapianto di menisco. Anche qui le opzioni sono due, il trapianto parziale o totale. Nel primo caso, si trapianta un lembo di materiale sintetico, in poliuretano, mentre nel secondo caso si interviene innestando un menisco proveniente da donatore. In tutti e due i casi, il tessuto viene prima inserito nell'articolazione per via artroscopica e poi suturato. Il risultato è una nuova e più corretta redistribuzione del peso e delle sollecitazioni.
Nel caso del trapianto, tuttavia, affinché il menisco si integri nel ginocchio attraverso una buona vascolarizzazione e la colonizzazione delle cellule è necessario almeno un anno. Si tratta ovviamente di un periodo accettabile per le persone normali, ma che rischia di rappresentare la fine della carriera per gli sportivi professionisti, che per tale motivo ricorrono molto più facilmente all'asportazione, parziale o totale che sia.



AIFI scrive a Striscia la Notizia - da Luca il 07/03/2013 @ 18:35

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Cari Colleghi,

molti di voi avranno visto il servizio andato in onda il 6 marzo 2013 su “Striscia la Notizia”. Il servizio mostra un evidente caso di abuso della professione medica commesso da un soggetto che prima si definisce “massofisioterapista” e poi “fisioterapista”. AIFI ha quindi scritto la seguente richiesta di chiarimenti in merito all’effettivo titolo di questa persona dato che, la scarsa coerenza nell’affermare la professione di appartenenza potrebbe celare anche un possibile caso di abusivismo nell’ambito della professione di Fisioterapista.

 

Di seguito la lettera inviata alla redazione di “Striscia” 

Spett.le Redazione,

 

innanzitutto ci complimentiamo per il servizio andato in onda ieri sera durante il vostro programma, sul Massofisioterapista di Milano che esercita abusivamente la professione medica.

In qualità di unica Associazione Rappresentativa dei Fisioterapisti in Italia, siamo a chiedere chiarimenti in merito all’effettivo titolo di questa persona, poiché nel caso in cui il soggetto fosse in possesso del titolo di Fisioterapista o di Massofisioterapista conseguito prima del 1999 (titolo equipollente riconducibile alla figura del Fisioterapista) l’AIFI in primis si sente chiamata a redarguire il Collega, che non mostra in alcun gesto quella che dovrebbe essere la normale condotta professionale del Fisioterapista, oltre al fatto che sta esercitando abusivamente la professione medica.

Nel caso invece si trattasse di una persona con un titolo di Massofisioterapista conseguito dopo il ’99, non essendoci alcuna riconducibilità alla figura del Fisioterapista, l’AIFI vuole segnalare anche l’esercizio abusivo della professione sanitaria. Infatti, oltre alle categorie mediche, anche quelle delle professioni sanitarie, cui aderisce l’A.I.FI., subiscono il fenomeno dell’abusivismo professionale, un problema in Italia devastante e molto pericoloso per la salute dei Cittadini.

Come mostrato da questo e altri vostri servizi, in assenza di un Albo o di Ordine professionale i cittadini ed i pazienti non possono riconoscere un fisioterapista vero e confonderlo con altre figure che giocano sulla similitudine del nome ma, che non sono professioni né mediche né sanitarie.AIFI prova a compensare le mancanze del Legislatore pubblicando su www.aifi.net l‘Albo dei Fisioterapisti propri Soci, di cui verifica l’effettiva abilitazione e regolamenta l’operato professionale e la deontologia.

Dunque vi chiediamo di segnalare questa possibilità, di utilizzare questo strumento, ma anche email e telefono, per contattarci in caso di sospetto o prima di iniziare un ciclo di sedute fisioterapiche.

In attesa di un cortese riscontro, si inviano cordiali saluti.

 


Come ridurre gli effetti delle flebopatie - da Luca il 05/03/2013 @ 10:18

Gambe gonfie o pesanti, sensazione di prurito, crampi notturni agli arti inferiori non sono semplici fastidi, ma i sintomi più diffusi e sottovalutati dell’insorgere di una malattia venosa. Le flebopatie ormai interessano oltre 20 milioni di italiani e arrivano a colpire 1 adulto su 2 oltre i 50 anni (fonte: Ansa).
Tra le donne, a esserne soggette sono più del 50%: una netta predominanza rispetto agli uomini (1 su 3) per una malattia che comporta non pochi disagi, specie con l’arrivo della bella stagione. Il caldo, infatti, è un deciso aggravante sia per le manifestazioni dei sintomi che a livello estetico: riuscire a coprire gli inestetismi, più o meno evidenti, che una malattia venosa provoca con la bella stagione è pressoché impossibile.
“Non bisogna mai trascurare i primi sintomi premonitori, che possono manifestarsi anche a 20 anni nelle donne e 30 negli uomini” dichiara il
dott. Valerio Boschi, medico idrologo e Direttore Sanitario di Terme
 di Sirmione. Oltre che a riconoscere i sintomi, anche fare attenzione alle condizioni che possono favorire l’insorgere di una patologia venosa è di primaria importanza, per potere intervenire tempestivamente.
I fattori di rischio sono molteplici e in generale fanno parte di quegli stili di vita comunemente più sbagliati ma ugualmente spesso adottati nella vita quotidiana. Attenzione quindi a chi passa troppe ore seduto, fa lunghi viaggi in auto, pullman, aereo
 o conduce in generale una vita molto sedentaria; commesse, hostess, camerieri, infermiere, ma anche bancari e fornai sono tra le categorie più colpite. Da tenere sott’occhio anche i chili di troppo e un’alimentazione sbagliata in cui, per esempio, si faccia troppo uso di sale. Né tanto meno bisogna dimenticare i fattori che predispongono in particolare le donne nei confronti dell’insorgere di queste patologie, tra cui soprattutto la gravidanza e l’utilizzo di contraccettivi ormonali. Da non sottovalutare infine la predisposizione familiare al problema.
All’interno delle terapie disponibili per le malattie venose delle gambe, le cure termali sono fondamentali, sia a livello di chinesiterapia che in associazione a protocolli farmacologici e/o chirurgici. La terapia termale rappresenta tutto l’anno un ottimo presidio, non solo in termini terapeutici, ma anche di prevenzione.“Le acque sulfuree salsobromoiodiche riducono i gonfiori e hanno un’efficace azione antinfiammatoria e antidolorifica. Il protocollo comprende percorsi vascolari, balneoterapia, ginnastica vascolare e massaggi. Consigliamo di fare almeno due trattamenti all’anno presso una struttura termale in grado di offrire una terapia completa evitando i mesi estivi più caldi, per ottenere benefici stabili e duraturi” aggiunge il dott. Boschi.
Il protocollo terapeutico di Terme
 di Sirmione per problemi di circolazione venosa è composto dalla balneoterapia, sotto forma di idromassaggio termale in vasca singola, che sfrutta la pressione esercitata dai getti di acqua termale per favorire la circolazione venosa. A questa si aggiunge il percorso vascolare, che utilizza l’alternanza di acqua calda e fredda (34°C-24°C) per stimolare la dilatazione e la contrazione della microcircolazione arteriosa e venosa. Completano la terapia termale il massaggio manuale di scarico e/o linfodrenaggio.
Per chi trascorre lunghe ore in piedi indossando tacchi alti o stivali stretti e anche per chi soffre di pesantezza alle gambe e vuole alleviarla migliorando la circolazione sanguigna, il Centro Benessere
 Termale Aquaria dedica un percorso ad hoc: “Drenante/Leggerezza gambe”. L’alternanza di acqua calda e fredda del percorso vascolare stimola la microcircolazione; il fango termale drenante, applicato su glutei, cosce e gambe, favorisce il drenaggio dei liquidi e ancora il Thermal plurijet rigenerante e la pressoterapia migliorano gli in estetismi estetici. Il ciclo di sei sedute da ripetere almeno due volte all’anno può contrastare la sensazione di gonfiore, pesantezza e la ritenzione idrica. Percorso vascolare con acqua calda e fredda, fango termale drenante, pressoterapia e il Thermal plurijet rigenerante sono alcuni dei trattamenti che lo compongono, da ripetere almeno due volte all’anno per contrastare la sensazione di gonfiore, pesantezza e la ritenzione idrica delle gambe.

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Qualche consiglio:
1) Evitare di restare fermi, in piedi o seduti, per periodi troppo lunghi. Facendo 20 passi (o sollevandovi 20 volte sulle punte dei piedi), si mette in azione la "pompa plantare" che scarica le vene delle gambe; 2) Se possibile praticare nuoto, lo sport ideale per le gambe sia per il movimento, che per il contatto benefico con l'acqua fredda. 3) Un'attività "sportiva" alla portata di chiunque è quella di fare le scale a piedi; 4) Usando l'ascensore il meno possibile, le gambe ne trarranno grande vantaggio; 5) Dormire con gli arti inferiori posti ad un livello più alto rispetto al cuore
: basta mettere un cuscino sotto il materasso, in corrispondenza dei piedi, in modo da alzarlo di circa 15-20 cm; 6) Evitare l'esposizione diretta e prolungata delle gambe a fonti di calore (stufe, radiatori, ecc.). Non fare bagni in acqua troppo calda; 7) D'estate, evitare di tenere le gambe troppo esposte al sole. Fare bagni frequenti o docce fredde. Non fare sabbiature; 8) Ridurre o, meglio ancora, eliminare il fumo, che risulta essere uno dei grandi nemici di arterie e vene; 9) Ridurre o evitare anche cibi piccanti, alcolici e caffè; 10) Mantenere continuamente sotto controllo il proprio peso: il sovrappeso arreca danno anche alle gambe.


Stop all'osteopata nel centro medico Tar: "Non è professione sanitaria" - da Luca il 02/03/2013 @ 15:11

L'Ausl aveva dato parere negativo all'impiego di un professionista che aveva ottenuto il diploma nel Regno Unito, perché la normativa sanitaria nazionale prevede che le patologie osteoarticolari siano trattate solo da medici e fisioterapisti. Per il Tar la decisione non va contro i principi dell'Unione europea

 

La Spagna valuta la possibilità di autorizzare i fisioterapisti a prescrivere farmaci - da Luca il 02/03/2013 @ 11:39

Il ministero della sanità spagnolo insieme al Consiglio generale dei fisioterapisti sta studiando, secondo quanto riferisce il sito spagnolo europapress.es, l’ipotesi di una modifica legislativa per permettere ai laureati in fisioterapia di prescrivere farmaci.

Già nel mese di ottobre il Consiglio generale dei collegi dei fisioterapisti spagnoli ha incontrato la ministra della sanità, Ana Mato, per chiedere di valutare questa possibilità.
L’iniziativa ha raccolto anche l’appoggio del partito Popolare che a dicembre ha esortato il Governo ad autorizzare i fisioterapisti, all’interno del quadro delle proprie competenze, a prescrivere farmaci e prodotti per la salute.

In Spagna, dove c’è un servizio sanitario nazionale, una legge del 2006, sull’uso razionale dei medicinali e dei prodotti sanitari, vieta questa possibilità. Obiettivo della modifica di legge allo studio, che intende includere i fisioterapisti tra i professionisti con competenze per le prescrizioni, è il controllo dei costi sanitari riducendo il processo di intermediazione con la prescrizione diretta.

FORMAZIONE SALUTE - da Luca il 01/03/2013 @ 23:36

     
 

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Chiarimenti Ministeriali sul mft e sul mcb - da Luca il 01/03/2013 @ 14:59

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Egregio Dott. Vitiello,

si fa rifermento alla Sua mail del 25 febbraio u.s., sotto riportata .

Al riguardo, si rappresenta che i massaggiatori e capi bagnino degli stabilimenti idroterapici, secondo la vigente legislazione, risultano essere arti ausiliarie delle professioni sanitarie .

Pertanto, i massaggiatori e i capi bagnino degli stabilimenti idroterapici sono da considerare diversi dalle Professioni sanitarie e, secondo quanto disposto dalla sentenza n. 00676/2011 del TAR Lombardia possono svolgere la propria attività esclusivamente in rapporto di dipendenza sotto la supervisione e la responsabilità di un fisioterapista, e non possono porre in essere atti riservati a quest’ultimo, al fisioterapista o a qualsiasi altra professione sanitaria regolamentata .

Relativamente alla figura del Massofisioterapista, si rileva che la questione è già stata compiutamente trattata con la circolare allegata indirizzata agli Assessorati regionali alla Sanità del 22 gennaio 2010, n. prot. DGRUPS 2870, a firma del Ministro Prof. Fazio, alla quale si rinvia per tutti i chiarimenti richiesti .

 

http://www.fisioterapista.us/file/Circolaremassofisio.pdf

 

Per quanto attiene alle attività formative attive sul territorio nazionale, questo Ministero non è a conoscenza dei singoli corsi, in quanto gli stessi sono autorizzati dalle singole Regioni che sono responsabili della validità dei corsi stessi.

Si chiarisce, infine, che i titoli rilasciati non debbono essere validati da questo Ministero .

Cordiali saluti

Il Dirigente dell’Ufficio VI della

Direzione Generale delle Professioni Sanitarie e delle Risorse Umane del Servizio Sanitario Nazionale

D.ssa Cristina RINALDI

Fabio Lupi

MINISTERO DELLA SALUTE

Dipartimento Della Programmazione e dell’ordinamento del Servizio Sanitario Nazionale

Direzione Generale delle Professioni Sanitarie e delle Risorse Umane del Servizio Sanitario Nazionale

Ufficio VI ex DGRUPS – Deontologia delle professioni sanitarie

Via G. Ribotta 5, 00144 ROMA - 0659945908 


Riab news - da Luca il 28/02/2013 @ 11:42

SVELATE LE AUTODIFESE DEL CERVELLO CONTRO L'ICTUS

Le origini dell'innata capacita' del cervello di auto-proteggersi contro i danni da ictus sono state per la prima volta svelate. I ricercatori della Oxford University hanno infatti identificato, in alcuni topi, il meccanismo biologico di difesa, che potrebbe aiutare a trattare l'ictus e a prevenire, in futuro, le malattie neurodegenerative. Come si legge su Nature Medicine, per la prima volta gli scienziati hanno identificato una forma di 'neuroprotezione endogena'. I ricercatori hanno scoperto che la produzione di una specifica proteina, chiamata hamartina, permette alle cellule del cervello di sopravvivere anche in assenza di ossigeno e di glucosio, condizione che spesso si verifica dopo un ictus. Gli scienziati hanno mostrato che i neuroni in alcune parti dell'ippocampo vanno incontro alla morte, quando non c'e' la risposta dell'hamartina. La stimolazione della produzione di questa proteina, invece, ha mostrato di offrire maggiore protezione per i neuroni. 

L'INTERAZIONE CON I CANI AIUTA I BAMBINI AUTISTICI

L'interazione con un cane, sia che si tratti di cani da assistenza che di ''cani co-terapeuti, puo' aiutare i bambini autistici a sviluppare emozioni e legami affettivi, stimolandone le capacita' comunicative e relazionali. A questa conclusione e' giunto un team di ricercatori dell'Istituto superiore di sanita', coordinati da Francesca Cirulli ed Enrico Alleva, dopo aver passato in rassegna sei pubblicazioni scientifiche dedicate a questa tematica. Lo studio, pubblicato sul Journal of Alternative and Complementary Medicine, ha dato risultati incoraggianti, suggerendo la necessita' di ampliare tali indagini in futuro. ''Gli studi sugli effetti dell'introduzione di un cane da assistenza, i cani cioe' addestrati a sopperire a menomazioni fisiche del padrone o ''conduttore'', come per es. i cani per ciechi, in ambito famigliare hanno ottenuto sui bambini affetti da autismo un significativo decremento dell'ansia e dell'aggressivita' e una riduzione del numero di scatti emotivi - spiega Cirulli - oltre ad apportare un senso di maggior sicurezza nei genitori e un miglioramento quantitativo e qualitativo del loro sonno. Un altro tipo di indagini, focalizzate sui parametri fisiologici, hanno evidenziato una diminuzione dei livelli di cortisolo, l'ormone dello stress, in presenza del cane e, al contrario, un aumento del cortisolo quando l'animale veniva allontanato''.
''Risultati analoghi sono stati ottenuti con i cani impiegati nelle 'attivita' assistite', cani addestrati ad entrare in interazione con uomini e bambini- spiegano Alessandra Berry e Marta Borgi, tra gli autori dello studio - i bambini autistici, in presenza del cane, mostravano piu' frequentemente comportamenti sociali sia di tipo verbale (parlavano col cane e del cane col terapista) che non. Si riducevano le manifestazioni ossessive e aggressive a beneficio di sorrisi, contatti fisici amichevoli, gesti affettuosi e atteggiamenti di socievolezza tra pari e con gli adulti''. ''Questo avviene - concludono i ricercatori - perche' gli animali, i cani in special modo, sono in grado di rispondere affettivamente all'attenzione umana, reagendo con comportamenti di tipo sociale e ispirando sentimenti positivi. In questo, mostrano di possedere una capacita' unica: quella di agire, in specifici contesti ludici o terapeutici, come un ponte attraverso cui fluiscono le emozioni, e di fungere da catalizzatore sociale''.

http://online.liebertpub.com/doi/abs/10.1089/acm.2011.0835?prevSearch=dog%2B2013&searchHistoryKey=&


L’AGOPUNTURA AIUTA IL RECUPERO DALLA PARALISI DI BELL

Secondo un nuovo studio scientifico cinese condotto da Wei Wang del Key Laboratory of Neurological Diseases del Chinese Ministry of Education l'agopuntura intensa migliora il recupero muscolare dei pazienti affetti da paralisi di Bell. La paralisi di Bell e' una paralisi facciale causata dall'alterazione della funzionalita' del settimo nervo cranico che non permette a chi ne soffre di controllare i muscoli del viso dal lato interessato dalla patologia. Un nuovo aiuto, secondo la ricerca pubblicata sul Canadian Medical Association Journal, potrebbe arrivare adesso dall'agopuntura. I pazienti con paralisi di Bell che si sono sottoposti ad intense sedute di agopuntura hanno aumentato i livelli di recupero dei muscoli facciali e ridotto piu' velocemente la disabilita' rispetto ai pazienti non trattati con la tradizionale medicina cinese. La paralisi di Bell e' una forma di paralisi facciale improvvisa solitamente temporanea, si risolve nel giro di settimane o al massimo mesi, e qualche volta permanente. Lo studio ha dimostrato che l'agopuntura a stimolazione intensa risulta efficace nel promuovere un piu' rapido recupero della mobilita' facciale causata da questo tipo di disturbo in una terapia di sei mesi.

http://www.cmaj.ca/content/early/2013/02/25/cmaj.121108.1.abstract?sid=05f23ff0-8b4f-4411-8e37-f028d5d8b377


Fisioterapisti furbetti: due su tre sono abusivi - da Luca il 22/02/2013 @ 13:41

«Due terapisti su tre fra coloro che prestano servizio nella nostra Regione sono abusivi». La denuncia choc arriva dallo Spif, sindacato professionale italiano fisioterapisti, e in particolare dal referente uscente, Rocco Di Cosmo, che ha lasciato l'incarico a Luca Ghiggini, ma non certo l'impegno a tutela della categoria e anche dei pazienti.
«Il problema dell'abusivismo è una piaga che riguarda anche la Liguria e contro la quale ci stiamo battendo», dice Di Cosmo, che precisa che per fregiarsi del titolo di fisioterapista occorre essere laureati in Fisioterapia con un corso triennale o quinquennale. «Eppure la nostra professione è la più colpita dal numero di abusivi - spiega Di Cosmo - e la maggior parte sono laureati in Scienze Motorie, che dovrebbero occuparsi solo di persone sane, mentre la fisioterapia è dedicata al recupero della funzionalità per persone malate. Poi ci sono i chiropratici i massoterapisti, gli osteopati, che tuttavia non devono fare i fisioterapisti».
Anche in Liguria il sindacato Spif ha indetto una campagna di sensibilizzazione per insegnare ai cittadini a riconoscere i veri professionisti e denunciare gli abusivi che possono anche provocare danni permanenti. «Occorre sincerarsi che nello studio ci sia il certificato di laurea in Fisioterapia - consiglia Di Cosmo - rilasciato dalla facoltà di Medicina».
Ma non è tutto. Lo Spif ha anche intrapreso una battaglia con l'amministrazione regionale per far ritirare la delibera con la quale si stabilisce di assumere laureati in Scienze Motoria all'interno delle residenze sanitarie assistenziali, le Rsa. «La situazione per i pazienti è drammatica anche perché in Liguria, nelle strutture di mantenimento sono previsti 4 minuti di fisioterapia al giorno, neanche il tempo di dire buongiorno. Noi, per ottimizzare i tempi, cerchiamo di riunire dieci persone insieme e di fare 40 minuti in gruppo, ma sta al singolo professionista impiegare al massimo la buona volontà, visto che noi percepiamo 6 euro netti all'ora per il nostro lavoro nelle strutture regionali».
Per i pazienti e le famiglie c'è anche il problema del mancato riconoscimento della fisioterapia che si fa fuori regione, magari perché in Liguria mancano i posti o le liste di attesa sono troppo lunghe. «La Regione non rimborsa più chi va fuori - continua Di Cosmo - e la gente non ce la fa». Oggi il paziente si trova tra l'incudine e il martello quando ha la necessità di svolgere delle cure di riabilitazione. Da una parte spera di trovare un posto in riabilitazione, ma dall'altra c'è il sistema sanitario pubblico o quello accreditato in cui non esiste dialogo tra l'ospedale e il territorio, e nel quale quando si supera la condizione acuta non si ha la certezza di proseguire le cure riabilitative in ambito residenziale o ambulatoriale o domiciliare. «Passa moltissimo tempo fra un ricovero per esiti di ictus all'intervento riabilitativo necessario conseguente», precisa Di Cosmo. «Ed è solo un esempio - conclude - noi come sindacato ci battiamo anche per i nostri pazienti».

http://www.ilgiornale.it/news/genova/fisioterapisti-furbetti-due-su-tre-sono-abusivi-887757.html


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