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La Spagna valuta la possibilità di autorizzare i fisioterapisti a prescrivere farmaci - da Luca il 02/03/2013 @ 11:39

Il ministero della sanità spagnolo insieme al Consiglio generale dei fisioterapisti sta studiando, secondo quanto riferisce il sito spagnolo europapress.es, l’ipotesi di una modifica legislativa per permettere ai laureati in fisioterapia di prescrivere farmaci.

Già nel mese di ottobre il Consiglio generale dei collegi dei fisioterapisti spagnoli ha incontrato la ministra della sanità, Ana Mato, per chiedere di valutare questa possibilità.
L’iniziativa ha raccolto anche l’appoggio del partito Popolare che a dicembre ha esortato il Governo ad autorizzare i fisioterapisti, all’interno del quadro delle proprie competenze, a prescrivere farmaci e prodotti per la salute.

In Spagna, dove c’è un servizio sanitario nazionale, una legge del 2006, sull’uso razionale dei medicinali e dei prodotti sanitari, vieta questa possibilità. Obiettivo della modifica di legge allo studio, che intende includere i fisioterapisti tra i professionisti con competenze per le prescrizioni, è il controllo dei costi sanitari riducendo il processo di intermediazione con la prescrizione diretta.

FORMAZIONE SALUTE - da Luca il 01/03/2013 @ 23:36

     
 

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Chiarimenti Ministeriali sul mft e sul mcb - da Luca il 01/03/2013 @ 14:59

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Egregio Dott. Vitiello,

si fa rifermento alla Sua mail del 25 febbraio u.s., sotto riportata .

Al riguardo, si rappresenta che i massaggiatori e capi bagnino degli stabilimenti idroterapici, secondo la vigente legislazione, risultano essere arti ausiliarie delle professioni sanitarie .

Pertanto, i massaggiatori e i capi bagnino degli stabilimenti idroterapici sono da considerare diversi dalle Professioni sanitarie e, secondo quanto disposto dalla sentenza n. 00676/2011 del TAR Lombardia possono svolgere la propria attività esclusivamente in rapporto di dipendenza sotto la supervisione e la responsabilità di un fisioterapista, e non possono porre in essere atti riservati a quest’ultimo, al fisioterapista o a qualsiasi altra professione sanitaria regolamentata .

Relativamente alla figura del Massofisioterapista, si rileva che la questione è già stata compiutamente trattata con la circolare allegata indirizzata agli Assessorati regionali alla Sanità del 22 gennaio 2010, n. prot. DGRUPS 2870, a firma del Ministro Prof. Fazio, alla quale si rinvia per tutti i chiarimenti richiesti .

 

http://www.fisioterapista.us/file/Circolaremassofisio.pdf

 

Per quanto attiene alle attività formative attive sul territorio nazionale, questo Ministero non è a conoscenza dei singoli corsi, in quanto gli stessi sono autorizzati dalle singole Regioni che sono responsabili della validità dei corsi stessi.

Si chiarisce, infine, che i titoli rilasciati non debbono essere validati da questo Ministero .

Cordiali saluti

Il Dirigente dell’Ufficio VI della

Direzione Generale delle Professioni Sanitarie e delle Risorse Umane del Servizio Sanitario Nazionale

D.ssa Cristina RINALDI

Fabio Lupi

MINISTERO DELLA SALUTE

Dipartimento Della Programmazione e dell’ordinamento del Servizio Sanitario Nazionale

Direzione Generale delle Professioni Sanitarie e delle Risorse Umane del Servizio Sanitario Nazionale

Ufficio VI ex DGRUPS – Deontologia delle professioni sanitarie

Via G. Ribotta 5, 00144 ROMA - 0659945908 


Riab news - da Luca il 28/02/2013 @ 11:42

SVELATE LE AUTODIFESE DEL CERVELLO CONTRO L'ICTUS

Le origini dell'innata capacita' del cervello di auto-proteggersi contro i danni da ictus sono state per la prima volta svelate. I ricercatori della Oxford University hanno infatti identificato, in alcuni topi, il meccanismo biologico di difesa, che potrebbe aiutare a trattare l'ictus e a prevenire, in futuro, le malattie neurodegenerative. Come si legge su Nature Medicine, per la prima volta gli scienziati hanno identificato una forma di 'neuroprotezione endogena'. I ricercatori hanno scoperto che la produzione di una specifica proteina, chiamata hamartina, permette alle cellule del cervello di sopravvivere anche in assenza di ossigeno e di glucosio, condizione che spesso si verifica dopo un ictus. Gli scienziati hanno mostrato che i neuroni in alcune parti dell'ippocampo vanno incontro alla morte, quando non c'e' la risposta dell'hamartina. La stimolazione della produzione di questa proteina, invece, ha mostrato di offrire maggiore protezione per i neuroni. 

L'INTERAZIONE CON I CANI AIUTA I BAMBINI AUTISTICI

L'interazione con un cane, sia che si tratti di cani da assistenza che di ''cani co-terapeuti, puo' aiutare i bambini autistici a sviluppare emozioni e legami affettivi, stimolandone le capacita' comunicative e relazionali. A questa conclusione e' giunto un team di ricercatori dell'Istituto superiore di sanita', coordinati da Francesca Cirulli ed Enrico Alleva, dopo aver passato in rassegna sei pubblicazioni scientifiche dedicate a questa tematica. Lo studio, pubblicato sul Journal of Alternative and Complementary Medicine, ha dato risultati incoraggianti, suggerendo la necessita' di ampliare tali indagini in futuro. ''Gli studi sugli effetti dell'introduzione di un cane da assistenza, i cani cioe' addestrati a sopperire a menomazioni fisiche del padrone o ''conduttore'', come per es. i cani per ciechi, in ambito famigliare hanno ottenuto sui bambini affetti da autismo un significativo decremento dell'ansia e dell'aggressivita' e una riduzione del numero di scatti emotivi - spiega Cirulli - oltre ad apportare un senso di maggior sicurezza nei genitori e un miglioramento quantitativo e qualitativo del loro sonno. Un altro tipo di indagini, focalizzate sui parametri fisiologici, hanno evidenziato una diminuzione dei livelli di cortisolo, l'ormone dello stress, in presenza del cane e, al contrario, un aumento del cortisolo quando l'animale veniva allontanato''.
''Risultati analoghi sono stati ottenuti con i cani impiegati nelle 'attivita' assistite', cani addestrati ad entrare in interazione con uomini e bambini- spiegano Alessandra Berry e Marta Borgi, tra gli autori dello studio - i bambini autistici, in presenza del cane, mostravano piu' frequentemente comportamenti sociali sia di tipo verbale (parlavano col cane e del cane col terapista) che non. Si riducevano le manifestazioni ossessive e aggressive a beneficio di sorrisi, contatti fisici amichevoli, gesti affettuosi e atteggiamenti di socievolezza tra pari e con gli adulti''. ''Questo avviene - concludono i ricercatori - perche' gli animali, i cani in special modo, sono in grado di rispondere affettivamente all'attenzione umana, reagendo con comportamenti di tipo sociale e ispirando sentimenti positivi. In questo, mostrano di possedere una capacita' unica: quella di agire, in specifici contesti ludici o terapeutici, come un ponte attraverso cui fluiscono le emozioni, e di fungere da catalizzatore sociale''.

http://online.liebertpub.com/doi/abs/10.1089/acm.2011.0835?prevSearch=dog%2B2013&searchHistoryKey=&


L’AGOPUNTURA AIUTA IL RECUPERO DALLA PARALISI DI BELL

Secondo un nuovo studio scientifico cinese condotto da Wei Wang del Key Laboratory of Neurological Diseases del Chinese Ministry of Education l'agopuntura intensa migliora il recupero muscolare dei pazienti affetti da paralisi di Bell. La paralisi di Bell e' una paralisi facciale causata dall'alterazione della funzionalita' del settimo nervo cranico che non permette a chi ne soffre di controllare i muscoli del viso dal lato interessato dalla patologia. Un nuovo aiuto, secondo la ricerca pubblicata sul Canadian Medical Association Journal, potrebbe arrivare adesso dall'agopuntura. I pazienti con paralisi di Bell che si sono sottoposti ad intense sedute di agopuntura hanno aumentato i livelli di recupero dei muscoli facciali e ridotto piu' velocemente la disabilita' rispetto ai pazienti non trattati con la tradizionale medicina cinese. La paralisi di Bell e' una forma di paralisi facciale improvvisa solitamente temporanea, si risolve nel giro di settimane o al massimo mesi, e qualche volta permanente. Lo studio ha dimostrato che l'agopuntura a stimolazione intensa risulta efficace nel promuovere un piu' rapido recupero della mobilita' facciale causata da questo tipo di disturbo in una terapia di sei mesi.

http://www.cmaj.ca/content/early/2013/02/25/cmaj.121108.1.abstract?sid=05f23ff0-8b4f-4411-8e37-f028d5d8b377


Fisioterapisti furbetti: due su tre sono abusivi - da Luca il 22/02/2013 @ 13:41

«Due terapisti su tre fra coloro che prestano servizio nella nostra Regione sono abusivi». La denuncia choc arriva dallo Spif, sindacato professionale italiano fisioterapisti, e in particolare dal referente uscente, Rocco Di Cosmo, che ha lasciato l'incarico a Luca Ghiggini, ma non certo l'impegno a tutela della categoria e anche dei pazienti.
«Il problema dell'abusivismo è una piaga che riguarda anche la Liguria e contro la quale ci stiamo battendo», dice Di Cosmo, che precisa che per fregiarsi del titolo di fisioterapista occorre essere laureati in Fisioterapia con un corso triennale o quinquennale. «Eppure la nostra professione è la più colpita dal numero di abusivi - spiega Di Cosmo - e la maggior parte sono laureati in Scienze Motorie, che dovrebbero occuparsi solo di persone sane, mentre la fisioterapia è dedicata al recupero della funzionalità per persone malate. Poi ci sono i chiropratici i massoterapisti, gli osteopati, che tuttavia non devono fare i fisioterapisti».
Anche in Liguria il sindacato Spif ha indetto una campagna di sensibilizzazione per insegnare ai cittadini a riconoscere i veri professionisti e denunciare gli abusivi che possono anche provocare danni permanenti. «Occorre sincerarsi che nello studio ci sia il certificato di laurea in Fisioterapia - consiglia Di Cosmo - rilasciato dalla facoltà di Medicina».
Ma non è tutto. Lo Spif ha anche intrapreso una battaglia con l'amministrazione regionale per far ritirare la delibera con la quale si stabilisce di assumere laureati in Scienze Motoria all'interno delle residenze sanitarie assistenziali, le Rsa. «La situazione per i pazienti è drammatica anche perché in Liguria, nelle strutture di mantenimento sono previsti 4 minuti di fisioterapia al giorno, neanche il tempo di dire buongiorno. Noi, per ottimizzare i tempi, cerchiamo di riunire dieci persone insieme e di fare 40 minuti in gruppo, ma sta al singolo professionista impiegare al massimo la buona volontà, visto che noi percepiamo 6 euro netti all'ora per il nostro lavoro nelle strutture regionali».
Per i pazienti e le famiglie c'è anche il problema del mancato riconoscimento della fisioterapia che si fa fuori regione, magari perché in Liguria mancano i posti o le liste di attesa sono troppo lunghe. «La Regione non rimborsa più chi va fuori - continua Di Cosmo - e la gente non ce la fa». Oggi il paziente si trova tra l'incudine e il martello quando ha la necessità di svolgere delle cure di riabilitazione. Da una parte spera di trovare un posto in riabilitazione, ma dall'altra c'è il sistema sanitario pubblico o quello accreditato in cui non esiste dialogo tra l'ospedale e il territorio, e nel quale quando si supera la condizione acuta non si ha la certezza di proseguire le cure riabilitative in ambito residenziale o ambulatoriale o domiciliare. «Passa moltissimo tempo fra un ricovero per esiti di ictus all'intervento riabilitativo necessario conseguente», precisa Di Cosmo. «Ed è solo un esempio - conclude - noi come sindacato ci battiamo anche per i nostri pazienti».

http://www.ilgiornale.it/news/genova/fisioterapisti-furbetti-due-su-tre-sono-abusivi-887757.html


Riab news - da Luca il 21/02/2013 @ 19:36

MALATTIE PROFESSIONALI: LE PRIME SONO QUELLE MUSCOLO-SCHELETRICHE

Le patologie di natura muscolo-scheletrica rappresentano insieme a quelle osteo-articolari, oltre il 65% delle malattie professionali denunciate all'INAIL, ovvero circa 30.500 su un totale di 46.500. In pratica, nell'ultimo quinquennio, il loro numero si e' piu' che triplicato mentre, nello stesso periodo temporale, tutte le altre malattie professionali sono diminuite nel complesso del 4%. Sono i risultati di una ricerca teorico-sperimentale realizzata in collaborazione con ANMILSicurezza e la Clinica Ortopedica dell'Universita' degli Studi di Milano presso l'Istituto Ortopedico Galeazzi IRCCS. Le patologie muscolo-scheletriche e i disturbi da sovraccarico biomeccanico sono diventati, negli ultimi anni, tra le principali preoccupazioni per la salute e sicurezza dei lavoratori. Si tratta di degenerazioni di disturbi fisici che interessano trasversalmente tutti i settori di attivita' che richiedono un impegno fisico di un certo rilievo dei lavoratori. I settori a maggiore diffusione sono l'agricoltura, le costruzioni e il commercio che, da soli, impiegano oltre 5 milioni di lavoratori e rappresentano quasi la meta' dei soggetti complessivamente affetti da tali patologie. Tuttavia la trasversalita' del fenomeno si manifesta anche a livello di genere, in quanto il rischio di contrarre le patologie risulta equamente distribuito tra uomini e donne, in linea con la distribuzione degli occupati (60% uomini e 40% donne); un dato quest'ultimo che invece non trova riscontro nel caso degli infortuni sul lavoro dove la percentuale delle donne e' nettamente inferiore (30% donne e 70% uomini). Le cause prevalenti delle patologie muscolo-scheletriche sono rappresentate da sollevamento e movimentazione di carichi pesanti, posture incongrue e movimenti ripetuti.

DAGLI USA UNA RICERCA PER CAPIRE COME IL CERVELLO SI ADATTA ALLE LESIONI

Per la prima volta un gruppo di scienziati del Center for Cognitive Brain Imaging della Carnegie Mellon University ha utilizzato una combinazione di metodi di imaging neurali per scoprire esattamente come il cervello umano si adatti alle lesioni. La ricerca, pubblicata sulla rivista Cerebral Cortex, dimostra che quando una zona del cervello perde funzionalita', un team di 'back-up' di un'area secondaria si attiva immediatamente, sostituendo non solo la zona non piu' disponibile, ma anche le 'ramificazioni' associate. "Il cervello umano ha una notevole capacita' di adattarsi a vari tipi di trauma, come il trauma cranico e l'ictus, permettendo di mantenere saldo il suo funzionamento anche dopo che aree fondamentali sono state danneggiate", ha spiegato Marcel Just, autore della ricerca con Robert Mason e Chantel Prat dell'Universita' di Washington. Lo studio ha analizzato attraverso la risonanza magnetica funzionale come i cervelli di sedici adulti si siano adattati alla temporanea incapacita' dell'area di Wernicke, regione chiave per la comprensione del linguaggio. I risultati hanno dimostrato che appena e' stata indotta la riduzione funzionale della suddetta area, una zona cerebrale secondaria si e' attivata per consentire il proseguimento del processo di pensiero senza ridurre le abilita' di comprensione dell'individuo.

 

http://cercor.oxfordjournals.org/content/early/2013/01/14/cercor.bhs423.abstract?sid=23db970c-fb35-4261-92ca-50f60178b7a1


LE DONNE HANNO MAGGIORI PROBLEMI CON LE PROTESI PER L’ANCA

L'impianto di una protesi per l'anca ha maggiori possibilita' di non essere una soluzione efficace e duratura per le donne che riportano percentuali di fallimento maggiori degli uomini. Si tratta di una'indagine effettuata da Maria Inacio del Southern California Permanente Medical Group di San Diego. La sostituzione totale dell'anca e' eseguita molto piu' spesso nelle donne e lo studio californiano ha analizzato i fattori di rischio dell'artroprotesi relativi al sesso del paziente e alle differenze anatomiche uomo-donna. La ricerca ha coinvolto 35.140 persone sottoposte alla sostituzione totale dell'anca e le ha seguite per tre anni. Le donne rappresentavano il 57,5% dei pazienti, la cui eta' media era sessantasei anni. Dai risultati e' emerso che le donne hanno maggiori possibilita' degli uomini di soffrire di complicazioni e di necessitare di ulteriori interventi dopo aver subito una artroprotesi totale dell'anca. "Il ruolo del sesso in relazione al fallimento di un impianto dopo l'artroplastica dell'anca e' molto importante e va considerato come tale nella gestione del singolo paziente e nell'innovazione dei dispositivi attuali", hanno spiegato gli autori nello studio pubblicato su Jama Internal Medicine.

http://archinte.jamanetwork.com/article.aspx?articleid=1653996


Controlli fiscali su professionisti, altolà agli ispettori se lo studio coincide con l'abitazione

http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2013-02-20/controlli-fiscali-professionisti-altola-232434.shtml?uuid=AbgO8aWH


LETTERA APERTA ALLA DRSA ANNALISA SILVESTRO - da Luca il 20/02/2013 @ 14:03

Presidente dei Collegi Ipasvi; candidata in Lombardia e prossima Senatrice del PD


in Italia ci sappiamo sempre distinguere. E così, mentre da Strasburgo giunge notizia che la Commissione Europea sta discutendo una proposta per portare nell’Unione Europea da 12 a 10 gli anni di scolarità per accedere alla formazione infermieristica, da noi divampa una sterile polemica sulla valorizzazione delle loro competenze . Certo il metodo scelto per rivedere ed aggiornare il profilo professionale dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica ha seguito un iter del tutto diverso e non ha suscitato le stesse reazioni perché anche i medici, operanti in radiologia, hanno condiviso il documento. Con gli infermieri, disseminati ovunque, forse la cosa sarebbe stata più macchinosa, ma non impossibile. Comunque sia ora assistiamo all’agitarsi di alcune componenti mediche che temono invasioni di campo. Ma è così, visto che l’accordo sulla professione infermieristica, e presto anche quelli delle altre professioni sanitarie, nulla toglie e nulla aggiunge nulla al profilo professionale dell’infermiere che non cambia?. Semmai l’attuazione delle specialità, previste dalla legge 43/06, non potrà che essere un valore aggiunto per il sistema. Una opportunità positiva da sfruttare.

Vista però lìattuale loquacità della Silvestro mi viene spontaneo porle un quesito nella sua triplice veste di Presidente in carica dei Collegi Ipasvi, candidata e sicura prossima Senatrice del PD. Non le pare che avendo, voi infermieri, accettato di dirigere i Sitra lombardi, facendo finta che non esista una normativa nazionale sulle dirigenze di area, non finisca per nuocere anche gli stessi infermieri, riportando tutti quanti nelle mani del medico? Sa cosa sta succedendo nel più grosso ospedale lombardo? Il sitra, a guida infermieristica, nel nuovo Poa, non essendo ancorato alla certezza della norma, è stato portato, per ragioni che mi sfuggono, da una posizione “in line” alla Direzione Sanitaria aziendale a quella “in staff” lasciando tutto, praticamente, nelle mani del medico. Le pare un bel risultato? Ne può andare fiera? Non pensate che la colpa sia un tantino anche vostra? E' vero poi che nel comasco Lei avrebbe risposto, a precisa domanda, che mica tutti possono fare i dirigenti:? Spero voglia smentire e riportare il discorso sui giusti binari. Termino ritornando alla polemica iniziale per ricordare che l’Anaao, uno dei sindacati medici che ha sollevato il polverone, non è nuovo a queste cose. E’ famoso un suo telegramma del 13 maggio 1994, che custodisco gelosamente, nel quale sollecitavano l’allora Ministro della Sanità, on. Raffaele Costa, a bloccare la pubblicazione dei decreti sui profili professionali di infermieri e tecnici perché: “l’intervento appare assolutamente necessario per impedire la definizione di una serie di illegittime attribuzioni che, alla luce di tali decreti, diventerebbero realizzabili

Gianni Melotti Fisioterapista Giornalista pubbl.


LA FISIOTERAPIA AL SERVIZIO DEI CITTADINI PER UN SISTEMA SANITARIO SOSTENIBILE - da Luca il 20/02/2013 @ 09:41

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La Fisioterapia è la disciplina scientifica che si occupa del movimento e del suo recupero nella complessità dei suoi aspetti fisici, psicomotori, cognitivi e viscerali.
Scopo della Fisioterapia è la prevenzione, cura e riabilitazione della funzione motoria in seguito ad un danno o menomazione di origine congenita o acquisita; concorre inoltre all’educazione ed alla promozione della salute attraverso corretti stili di vita.
Il Fisioterapista, laureato e abilitato dal superamento dell’esame di Stato, è l’unico che può esercitare la Fisioterapia.

La Fisioterapia e la Riabilitazione, contribuendo a ridurre la disabilità e favorendo l’incremento della partecipazione di tutti i Cittadini alla vita sociale, rappresentano un INVESTIMENTO e riducono il bisogno di ulteriori e costose misure assistenziali.
La Fisioterapia e i Fisioterapisti sono al servizio di tutte le persone e oggi, in Italia, contribuiscono a dare risposte ai bisogni della collettività e a rendere il sistema sanitario più efficace, appropriato ed economicamente sostenibile.
In quest’ottica, liberare la Fisioterapia dagli ostacoli che le impediscono di migliorare le risposte di salute ed il Servizio Sanitario Nazionale deve essere uno degli obiettivi di chiunque si appresti a riorganizzarlo.

Quello di cui i Cittadini hanno bisogno…

Accreditamento diretto dei Fisioterapisti liberi professionisti con il SSN: i Cittadini devono poter scegliere, accanto al centro di Fisioterapia ove essere presi in carico per i problemi complessi, il libero professionista per i problemi che non necessitano di approccio multiprofessionale di équipe; per il sistema significherebbe maggiori risparmi, maggiore diffusione delle cure e riduzione dei tempi di accesso e per i Cittadini maggiore possibilità di una scelta consapevole e sicura.
Progetto Nazionale sui Percorsi di Cura facilitati: le persone con bisogni riabilitativi “non complessi” devono potere accedere direttamente al Fisioterapista evitando inutili e costose moltiplicazioni di visite specialistiche non necessarie all’interno di percorsi di cura definiti sulla base di percorsi interdisciplinari; codificare percorsi di cure significa anche liberare risorse da rendere disponibili per i bisogni complessi, aumentando la sostenibilità del sistema.
Centralità della Persona ed Equipe Multidisciplinare: per i bisogni complessi, l’integrazione in Riabilitazione è elemento fondante della pratica clinica e la responsabilità del processo riabilitativo non può essere attribuita ad un unico professionista, chiunque egli sia; rafforzare l’integrazione significa restituire responsabilità all’équipe e centralità al Paziente; le linee di indirizzo per il piano della riabilitazione vanno riviste, nell’ottica di un coinvolgimento reale dei Cittadini e dell’avanzamento verso modelli che guardano alle competenze necessarie per la risoluzione dei problemi dell’Utente, piuttosto che alla salvaguardia delle professioni.
Laurea in Fisioterapia a ciclo unico: la complessità della disciplina non è sostenibile negli attuali percorsi formativi e a livello europeo l’Italia è fra i pochi paesi rimasti con una formazione triennale e senza i 2 anni delle specializzazioni; il corso di laurea deve raggiungere i 5 anni e prevedere le specializzazioni post-lauream già presenti negli altri Paesi europei.
Chiarezza nella formazione dei professionisti: vanno abrogate le norme relative alla c.d. formazione pregressa alla laurea in Fisioterapia, che già la Legge aveva dichiarato chiusa, ad esempio le scuole per massofisioterapisti; in assenza di chiarezza e ordine, diversi sono i tentativi di resuscitare figure non più esistenti, insufficienti a garantire un’adeguata risposta ai bisogni di salute della popolazione, allo scopo di sfuggire alla formazione, esclusivamente universitaria, del Fisioterapista.
Libera professione intramoenia in autonomia: la Fisioterapia è attività sganciata dalla visita medica; è necessario modificare il CCNL e prevedere l’accesso diretto dei Cittadini alla Fisioterapia in regime di libera professione: anche così si riducono sprechi e oneri per i cittadini.

Questo è il “nostro” programma. Queste le nostre soluzioni ai problemi che ci coinvolgono come professionisti.
I Fisioterapisti possono dare molto al sistema, nell’interesse di tutti i Cittadini.

Basta permetterglielo

 

L’Associazione Italiana Fisioterapisti aderisce al Coordinamento Nazionale Professioni Sanitarie e ne sottoscrive pienamente il Manifesto

Verso le elezioni. Conaps: “Ampie convergenze tra professioni sanitarie e forze politiche” - da Luca il 20/02/2013 @ 09:27

Un comune sentire come da anni non si vedeva”. È questo, secondo quanto riportato da una nota del Conaps, il Coordinamento nazionale delle professioni sanitarie, il risultato più importante raggiunto con l’incontro promosso il 14 febbraio scorso per la presentazione manifesto “Prepariamo il futuro – Le Professioni sanitarie al servizio dei Cittadini”, aperto da un messaggio del presidente della repubblica Giorgio Napolitano, alla presenza di una importante rappresentanza delle forze politiche in campo per questa sfida elettorale.

Questione ordinistica ormai non più rinviabile e applicazione della legge 251/2000 che ha introdotto la figura della dirigenza delle professioni sanitarie sono i due punti chiave della prossima legislatura. “Punti che non possono esistere – ha spiegato Fernando Capuano, presidente della Confederazione Nazionale dei Tecnici Sanitari di Laboratorio Biomedico, che ha organizzato l’incontro – senza una nuova ‘vision’ delle organizzazioni rappresentative delle professioni sanitarie, della società civile e della politica, per un nuovo patto sulla salute che rimane un bene supremo che non ha confini o limitazioni di appartenenza politica”.

All’incontro, organizzato con il sostegno delle onorevoli Beatrice Lorenzin e Paola Binetti, e di Saverio Proia del Ministero della Salute, sono intervenuti i responsabili (o delegati) salute di PD (Margherita Miotto), PDL (Stefano De Lillo), Fratelli d'Italia (Maria Alessandra Gallone), SEL (Elisabetta Leone), UDC (Claudio Gustavino).

“Questi interventi – ha aggiunto Fernando Capuano – hanno avuto un denominatore comune fondamentale: la centralità e la garanzia del Sistema Sanitario Nazionale, equo, solidale, sostenibile e accessibile per tutti i cittadini. La spending review a livello delle Regioni, quindi si potrà attuare con la giusta valorizzazione delle figure professionali, soprattutto nella fase del governo clinico e nella corresponsabilizzazione”.

“Il nostro manifesto Prepariamo il futuro – Le Professioni sanitarie al servizio dei Cittadini – ha aggiunto il presidente Conaps, Antonio Bortone – propone un sistema sostenibile e fruibile, che sarà sottoposto alla condivisione di tutti i leader delle formazioni politiche anche e soprattutto quelle del prossimo governo. Le tematiche emergenziali per le Professioni Sanitarie – ha continuato Bortone – ormai non sono più rinviabili, soprattutto quella della mancata introduzione nel nostro sistema degli Albi e Ordini, che produce ogni giorno un danno reale sulla certezza e sicurezza delle prestazioni, e favorisce il proliferare dell’abusivismo. Il nostro auspicio – ha concluso Bortone – è quello di una presa di coscienza della classe politica per riavvicinare e recuperare la credibilità della politica per il cittadino e gli operatori sanitari”.

“In questa legislatura – ha affermato Francesco Saverio Proia, dirigente del Ministero della Salute – sono stati compiuti passi concreti in questa direzione. Da un lato il tavolo tecnico per l’implementazione delle competenze delle professioni sanitarie, dall’altro l’introduzione delle specializzazioni, tanto attese e richieste dai nuovi modelli organizzativi che basano l’organizzazione del lavoro in sanità tra pari. Le prime due intese raggiunte per le professioni infermieristiche e quella di tecnico sanitario di radiologia medica, dopo una comprensibile resistenza iniziale, dovuta a motivi di timore di invasione di campo, potranno estendersi a tutte le altre, per rispondere alla domanda di innovazione e riorganizzazione. Per il futuro – ha aggiunto il dr. Proia – vi è la necessità dell’applicazione della Legge 251/2000 che ha introdotto la figura della dirigenza delle professioni sanitarie, per migliorare e ottimizzare l’allocazione delle risorse umane, strumentali ed economiche in strutture aziendali sempre più caratterizzate dal concetto di area vasta o centralizzazione dei servizi. Infine – ha concluso il dr. Proia – è evidente a tutti che la questione ordinistica (l’eterna incompiuta), ormai non è più rinviabile, e dovrà riprendere al più presto, con l’insediamento delle nuove camere l’iter incompiuto dell’A.S. 2935”.

“L’apporto delle professioni sanitarie – ha spiegato Luigi Conte, che ha portato i saluti del Presidente Nazionale Fnomceo, Amedeo Bianco – ha una valenza strategica nella realizzazione dei dettami costituzionali di cui all’art.32, sulla tutela e preservazione dello stato di salute. Ormai sono lontane e anacronistiche le diatribe tra i professionisti medici e le altre professioni che devono invece integrarsi per fornire al cittadino prestazioni socio-sanitarie e riabilitative di qualità e sostenibili in un periodo di profonda crisi economica”.

Il Ministro della Salute, Renato Balduzzi, ha delegato il Direttore Generale delle professioni sanitarie, Giovanni Leonardi, ad assicurare l’impegno e l’attenzione del Ministero. Il Convegno, pur svolgendosi in piena campagna elettorale, si è caratterizzato da interventi concreti e competenti dei numerosi relatori che hanno di fatto “suggellato” un nuovo patto tra le Associazioni regolamentate e non ancora ordinate e i responsabili salute delle formazioni politiche partecipanti.


quotidiano sanità

La metodica percutanea per l'alluce valgo - da Luca il 18/02/2013 @ 13:10

L’alluce valgo, noto come “cipolla” del piede, è una patologia particolarmente diffusa, capace di rendere impossibile la vita di molti. Dal punto di vista scientifico viene definito come deviazione della prima articolazione metatarso-falangea, è una vera e propria patologia del piede molto dolorosa che colpisce soprattutto le donne “shoes addicted”, cioè tutte coloro che amano indossare tacchi alti e scarpe a punta. Una patologia che può anche insorgere per una predisposizione familiare o per il morfotipo del piede.
L’alluce valgo provoca forti dolori spesso associati ad una sensazione di bruciore intenso ma soprattutto ad una progressiva deformazione del piede che implica una deviazione dell'alluce verso le altre dita, una conseguente rotazione causata dal progressivo squilibrio muscolare e una dislocazione del primo metatarso in direzione opposta a quella del dito. Quest’ultimo fattore è infatti responsabile della caratteristica formazione ossea, chiamata esostosi, che può dare origine a dei processi infiammatori ricorrenti che possono provocare anche ulcerazioni della cute.
L'intervento chirurgico, che prevede una lunga e dolorosa riabilitazione, è sostituito da una nuova metodica percutanea. Questa metodologia innovativa viene eseguita in anestesia locale, dura tra i 10 e i 15 minuti, e in regime di day hospital, cosi da garantire la risoluzione definitiva del problema con un rapido recupero post-operatorio. Attraverso due piccoli fori, inferiori al centimetro, è possibile favorire l’inserimento di frese dalle dimensioni ridotte, grazie alle quali è possibile compiere più gesti chirurgici mirati al problema. Alla fine dell'intervento viene praticato un bendaggio che il paziente terrà all'incirca 15 giorni. I vantaggi di questa nuova tecnica sono: la rapidità dell'intervento, l'assenza di grosse ferite, la possibilità di successivi interventi per conservare o accentuare l'allineamento ottenuto e la totale assenza di mezzi di sintesi (chiodi o fili metallici) che provocano maggior dolore e che possono sostenere intolleranze ed infezioni.


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