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Sistema di impianto di ginocchio KineSpring®: un'opzione chirurgica di prima istanza

Il sistema KineSpring è stato concepito come opzione chirurgica di prima istanza per pazienti con osteoartrosi (OA) del ginocchio volta a trattare la sintomatologia algica e la perdita di funzionalità del ginocchio dovuti a OA del comparto mediale del ginocchio.

Il sistema KineSpring è un dispositivo di assorbimento parziale del carico che può ridurre il carico sull'articolazione del ginocchio fino a un massimo di 13 kg. Questo ammortizzatore viene impiantato nello spazio extracapsulare lungo il lato mediale dell'articolazione e scarica attivamente il ginocchio di parte del peso durante la fase di appoggio nella deambulazione. Ancor più importante è che il sistema KineSpring risparmia totalmente l'articolazione in quanto il dispositivo è extracapsulare ed extra-articolare e non prevede asportazione di osso, legamenti o cartilagine. Di conseguenza, la procedura è reversibile.

La base scientifica del sistema KineSpring

La cartilagine e le articolazioni sane sono esposte a carichi meccanici durante il movimento e l'attività quotidiani. Mentre il carico normale dell'articolazione salvaguarda i tessuti articolari, il sovraccarico dovuto a obesità, costituzione anatomica o traumi può avviare una sequela clinica che include microfratture subcondrali, ispessimento sclerotico dell'osso e degradazione della cartilagine. Molte terapie dell'OA riescono soltanto ad alleviare il dolore a breve termine o a riparare il danno cartilagineo focale. Tali soluzioni possono essere tuttavia inappropriate se il problema biomeccanico di base è di fatto il sovraccarico dell'articolazione. Qualora la biomeccanica patologica non venga trattata, la progressione artrosica continua e il paziente si sottopone spesso con scarso successo a una serie di dolorose terapie fino a divenire un possibile candidato a un intervento di artroplastica.

Il sistema KineSpring, invece, affronta specificamente l'aspetto del sovraccarico biomeccanico dell'articolazione.

Quanto scaricare?

È clinicamente dimostrato che, scaricando l'articolazione, si allevia il dolore.1-8 Le tecniche di scarico non invasive, quali perdita di peso, particolari tutori che diminuiscono il carico articolare e speciali ortesi, possono essere efficaci se utilizzate in modo appropriato. Tecniche di scarico più invasive, quali l'osteotomia tibiale alta (High Tibial Osteotomy, HTO) e la distrazione articolare si sono dimostrate utili per alleviare il dolore in alcuni pazienti.

Un esame della letteratura clinica rivela che raggiungendo una soglia minima di scarico si ottiene un sollievo dal dolore. Un parametro rilevato comunemente dello scarico è la riduzione del momento adduttorio del ginocchio (Knee Adduction Moment, KAM). A fronte di una riduzione del KAM compresa fra il 5 e il 19% è stata ottenuta una riduzione del dolore senza alcuna correlazione fra il peso del paziente e l'entità della riduzione.

Una cartilagine sana necessita di un carico e un movimento normali per mantenere l'omeostasi.9,10 Inoltre è noto che, scaricando la cartilagine osteoartrosica e mantenendo il movimento, si ottiene una riduzione dei sintomi dell'OA e della progressione del danno cartilagineo e una sua potenziale regressione. 10,11 Il sistema KineSpring è stato progettato combinando tutte queste variabili con la finalità di assorbire fino a 13 kg di carico mantenendo la normale cinematica.


 


 

1. Christensen, et al. Weight loss: the treatment of choice for knee osteoarthritis? A randomized trial. Osteoarthritis Cartilage 2005; 13(1): 20-7.
2. Messier, et al. Weight loss reduces knee-joint loads in overweight and obese older adults with knee osteoarthritis. Arthritis Rheum 2005; 52(7): 2026-32.
3. Messier, et al. Exercise and dietary weight loss in overweight and obese older adults with knee osteoarthritis: the Arthritis, Diet, and Activity Promotion Trial. Arthritis Rheum 2004; 50(5): 1501-10.
4. Flegal K, et al. Prevalence and trends in obesity among US adults, 1999-2000. JAMA 2002; 288:1723.
5. Draganich, et al. The Effectiveness of Self-Adjustable Custom and Off-the-Shelf Bracing in the Treatment of Varus Gonarthrosis. J Bone Joint Surg Am 2006; 88(12): 2645-52.
6. Lindenfeld, et al. Joint loading with valgus bracing in patients with varus gonarthrosis. Clin Orthop Relat Res 1997; (344): 290-7.
7. Pollo, et al. Reduction of medial compartment loads with valgus bracing of the osteoarthritic knee. Am J Sports Med 2002; 30(3): 414-21.
8. Lafeber, et al. Unloading joints to treat osteoarthritis, including joint distraction. Curr Opin Rheumatol 2006; 18(5): 519-25.
9. Crawford, D. Cartilage, Mechanical Load & Biology of Osteoarthritis. Joint Unloading for the Young Arthritic Patient: Rationale, Techniques, Practical Workshop. ESSKA 2012 Industry Symposium. Geneva, Switzerland.
10. Salzman, et al. Motion versus fixed distraction of the joint in the treatment of ankle osteoarthritis: A prospective randomized controlled trial. J Bone Joint Surg Am 2012; 94: 961-70. 

Il sistema KineSpring rappresenta una nuova classe terapeutica che nell'ambito del trattamento dell'osteoartrosi (OA) del ginocchio va a riempire il vuoto fra trattamento conservativo e procedure chirurgiche di modifica dell'articolazione. La procedura di conservazione dell'articolazione, completamente reversibile, è extra-articolare ed extracapsulare e non prevede asportazione di osso, legamenti o cartilagine.

 

I pazienti più giovani, o più attivi, spesso non sono dei buoni candidati per l'approccio chirurgico tradizionale, e questo rende la procedura di conservazione dell'articolazione KineSpring una prima opzione chirurgica particolarmente interessante per i soggetti che sperano di evitare o ritardare un intervento chirurgico di modifica dell'articolazione.

Il sistema KineSpring viene impiantato nel corso di una normale procedura ortopedica affiancandolo all'articolazione attraverso due incisioni praticate in prossimità del condilo femorale mediale e del piatto tibiale mediale. Delle viti ossee ancorano le basi alla corticale femorale e tibiale secondo una tecnica chirurgica standard. Questa semplice procedura dura di norma meno di un'ora.

Il breve periodo di riabilitazione e recupero postoperatorio può essere un'ulteriore attrattiva per i pazienti nel contesto di un confronto con procedure di modifica dell'articolazione. Nell'ambito degli studi clinici sul sistema KineSpring non sono state prescritte sessioni formali di fisioterapia, ma spesso i pazienti recuperavano secondo una tabella di marcia simile a quella riportata più oltre. Idealmente i chirurghi stabiliranno un piano postoperatorio specifico per ciascun paziente.

Protocollo postoperatorio

Fase I (settimane 0-2): Focalizzazione sulla guarigione della ferita

  • Incoraggiare una cura regolare della ferita per garantire una buona guarigione
  • Fornire antidolorifici
  • Istruire il paziente a tenere sollevata la gamba operata e applicare compresse fredde per ridurre il più possibile il gonfiore
  • Prescrivere l'utilizzo di stampelle per limitare l'attività - allenamento alla deambulazione secondo necessità
  • Definire le aspettative: il dolore osteoartrosico (articolare) dovrebbe recedere dopo l'intervento, ma molti pazienti lamentano un aumento temporaneo del dolore a carico del tessuto molle durante il processo di guarigione delle ferite e delle incisioni

 

Fase II (settimane 3-6): Aumento della flessione e ritorno all'attività .

  • Il paziente può abbandonare le stampelle dopo 2 settimane in base alle sue capacità
  • Concentrarsi sul ritorno all'intera escursione articolare e alle attività quotidiane normali
  • Inserire l'uso della cyclette senza resistenza per l'esecuzione dell'intera gamma di movimenti
  • Iniziare esercizi di equilibrio/rinforzo (camminata tallone-punta, esercizio assistito di equilibrio su una sola gamba, camminata da lenta a normale)
  • Inserire man mano esercizi funzionali e di stabilizzazione del baricentro in base alle possibilità del paziente
  • Iniziare esercizi di rinforzo del quadricipite (sollevamento della gamba tesa)

 

Fase III (dopo 6 settimane): Aumento della forza e ritorno all'attività sportiva

  • Aumentare l'intensità degli esercizi funzionali e iniziare un allenamento specifico per l'attività sportiva
  • Limitare l'attività fisica intensa (sci, corsa, tennis) per un periodo da 6 settimane a svariati mesi, a seconda dell'attività

http://moxemed.com/

 

 

 

 


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Numero chiuso si o no? In attesa del pronunciamento della Consulta arriva dall'Ue un parere favorevole alle norme italiane. Per la Corte di Strasburgo, come si apprende da alcuni organi di stampa, infatti, esso non viola il diritto allo studio. Questo hanno stabilito i giudici Ue in una sentenza emessa oggi nei confronti dell’Italia
Per la Corte, che per la prima volta si è trovata a dover stabilire se il numero chiuso è compatibile con il rispetto al diritto allo studio sancito dalla convenzione europea dei diritti umani, la soluzione trovata dal legislatore italiano per regolare l’accesso all’università è ragionevole.
Inoltre, i giudici hanno evidenziato che il numero chiuso non eccede l’ampio margine di discrezione che gli Stati hanno in questo ambito.

Il caso.
A presentare il ricorso di fronte alla Corte di Strasburgo erano stati 8 cittadini italiani. Una di loro aveva fallito per 3 volte l’esame per accedere alla facoltà di medicina di Palermo. Altri 6 ricorrenti, invece, non avevano superato quello per entrare ad odontoiatria nonostante l’esperienza professionale acquisita come tecnici odontoiatrici o igienisti. L’ultimo ricorrente infine pur avendo superato il test d’accesso è stato escluso dalla facoltà di odontoiatria dopo 8 anni che non dava esami.

QS 

Gentile direttore,
ha suscitato vivo interesse, in chi cercava un suo accreditamento nel mondo sanitario, l’approvazione della
legge n. 4/13 nella quale si dettano le norme per il riconoscimento delle professioni non organizzate.

Ma chi incominciava ad intravedere, in questa norma, una facile scorciatoia per accreditarsi competenze in campo sanitario, ha dovuto ricredersi.
E’ arrivato, infatti, puntuale il
pronunciamento della Conferenza Stato Regioni, che, nella lettura rigorosa del testo, ha chiarito come qualsiasi attività sanitaria non abbia nulla a che fare con questo provvedimento e deve essere svolta esclusivamente da professioni sanitarie che hanno acquisito le specifiche competenze stabilite da norme di rango primario e sempre sotto la vigilanza dal ministero della Salute.

Ragion per cui, non è poi così difficile arrivare alla conclusione che non solo le attività sanitarie oggi esistenti e riconosciute alle professioni sanitarie sono escluse dalla 4/13, ma anche le eventuali duplicazioni o camuffamenti delle stesse non possono vantare nessuna possibilità di vedersi accreditare in campo sanitario.

Ma c’è di più, perché anche eventuali atti terapeutici, degni di tale nome, che si presentassero in un prossimo futuro, non potrebbero essere svolti in altra maniera, se non attribuendoli ad una delle professioni sanitarie esistenti o se necessario, creando un nuovo profilo sanitario atto a soddisfare eventuali nuove esigenze dei cittadini.

In ogni caso, comunque le attività, sia quelle oggi conosciute, che quelle che potrebbero presentarsi in futuro, saranno soggette a vigilanza ed escluse dalla legge 4/13 che non è certo una facile scorciatoia per accreditarsi in campo sanitario.


Gianni Melotti

QS         

Distrofia di Duchenne - con Luca il 31/03/2013 @ 09:41
Descritta da Duchenne nel 1861,è la forma più grave di distrofia muscolare progressiva,facente parte delle cosiddette “malattie neuromuscolari”. E’ una malattia genetica, la cui trasmissione è recessiva legata al cromosoma X, quindi la malattia si manifesta solo nei maschi, mentre le femmine sono portatrici “sane”. La malattia ha esordio precoce. La maggior parte dei bambini presenta un ritardo nello sviluppo motorio con inizio della deambulazione dopo i 18 mesi. Si osserva spesso già a questa età una pseudoipertrofia dei gastrocnemi (polpacci). I deficit motori diventano evidenti all’età di 2-3 anni con difficoltà nella deambulazione e nel salire le scale e facilità alle cadute. La degenerazione muscolare è evidente ai cingoli scapolo-omerale (spalla) e pelvico (anca) con riduzione della forza muscolare e atrofia, con classica deambulazione anserina. Il decorso è progressivo; in parallelo all’atrofia muscolare compaiono scoliosi, retrazioni tendinee con blocchi articolari, fino alla perdita della capacità di deambulare. La malattia interessa anche i muscoli respiratori , con progressiva insufficienza respiratoria,e il cuore, con cardiomiopatia dilatativa. Un tempo il decesso avveniva intorno ai 20 anni per broncopolmonite o per scompenso cardiaco. Attualmente il miglioramento della terapia di supporto cardiaca e respiratoria permette una sopravvivenza media che arriva ormai alla quarta decade. La diagnosi viene formulata sulla base di caratteristiche clinico-anamnesiche, sulla determinazione degli enzimi muscolari (soprattutto CPK) e sulla biopsia muscolare. Infine l’analisi genetico-molecolare del DNA definisce il difetto genetico. La terapia si basa attualmente sull’uso di steroidi a lungo termine che sembrano migliorare la prestazione muscolare e rallentare il decorso. La terapia principale è quella di supporto multidisciplinare con assistenza ventilatoria e fisioterapica.

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TRATTAMENTO RIABILITATIVO
Il trattamento riabilitativo deve essere personalizzato in base al tipo di paziente e controllato nel corso della sua applicazione. E’ di estrema importanza coinvolgere la famiglia e motivare il paziente per ottenere una volontaria collaborazione. L’obiettivo del trattamento fisiokinesiterapico è quello di: 1) mantenere il più a lungo possibile la funzione muscolare; 2) prevenire le retrazioni tendinee e le conseguenti strutturazioni delle deformazioni osteoarticolari; 3) evitare l’atrofia da non uso delle fibre muscolari integre. Si cerca, quindi, di sfruttare il potenziale funzionale residuo del paziente. Nella fase iniziale della malattia, quando il bambino può ancora camminare, è necessario porre in atto degli accorgimenti preventivi per contrastare l’ipostenia(mancanza di forza), le limitazioni articolari e l’affaticabilità. Tali provvedimenti consistono in :
- mantenimento di posture corrette, eventualmente controllate da ortesi che devono essere leggere, di facile impiego e sicure per il paziente;
- esercizi per il controllo posturale, ponendo particolare attenzione alla correzione delle asimmetrie;
- frequenti cambiamenti di posizione;
- movimenti finalizzati alle attività funzionali;
- mobilizzazioni passive per preservare l’escursione articolare e di stretching muscolare dei distretti critici degli arti inferiori.
Un recente studio dimostra un effetto positivo di rallentamento delle retrazioni del tendine di Achille ad opera della combinazione di stretching-docce AFO (ankle-foot ortosis ) di posizione per uso notturno. Utile è anche l’idrokinesiterapia , specialmente sotto forma di bagni caldi, attiva il circolo periferico e contrasta i problemi trofici e i dolori muscolari.

http://www.mazaranews.blogspot.it/

Quando la rotula esce dalla sua sede si ha quella che in termini medici viene chiamata lussazione. «La rotula, un piccolo osso situato nella parte anteriore dell'articolazione del ginocchio, può spostarsi dalla sua sede completamente o parzialmente (sublussazione)», spiega Domenico Brocchetta , primario di ortopedia al Policlinico di Monza. «Il cedimento avviene di solito lateralmente: così, per fare un esempio, la rotula sinistra esce dal suo binario e si sposta completamente all'esterno, verso sinistra».

Le cause. La lussazione può avvenire in seguito a un trauma, come uno sforzo o una botta, ma anche in particolari situazioni anatomiche come in presenza di ginocchio valgo o di una displasia del condilo femorale, soprattutto negli adolescenti.

Cosa fare. «Quando esce la rotula, bisognerebbe avere il sangue freddo di rimetterla al suo posto, con un gesto deciso», dice Brocchetta. A quel punto, è necessario mettere del ghiaccio per attenuare il gonfiore che inevitabilmente si formerà, e si possono assumere degli antidolorifici per via orale. In ogni caso, è consigliabile recarsi al pronto soccorso, dove potrà essere prescritto un tutore rotuleo, da tenere per 15-20 giorni al massimo, giorno e notte. Il tutore, che impedisce al ginocchio di piegarsi, aiuta la cicatrizzazione del lehamento alare.

La visita dallo specialista. Non è per forza necessario recarsi da un ortopedico in seguito a una lussazione della rotula. La visita specialistica è consigliata qualora i dolori persistano dopo il trattamento con il tutore o se la lussazione è recidivante, cioè si ripete. La diagnosi si fa grazie a un'anamnesi accurata da parte dello specialista, con alcune manovre che l'ortopedico effettua sul ginocchio e spesso con una risonanza magnetica, che evidenzierà un'eventuale rottura del legamento alare.

La fisioterapia. Consigliata in caso il ginocchio non ritrovi la sua naturale mobilità e il dolore persista. Di solito si fa dopo il trattamento con il tutore e in genere consiste in esercizi attivi per la mobilità articolare, mentre si possono associare anche tens e ultrasuoni.

L'intervento. Non è consigliato intervenire con il bisturi sul ginocchio dopo una sola lussazione. La chirurgia è prevista soltanto nel caso in cui gli episodi di lussazione si ripetano con frequenza.


Colpo della strega è un modo colorito, ma efficace, per descrivere una violenta contrattura muscolare, che somiglia a una bastonata diretta alla parte bassa della schiena.

CAUSE. «Generalmente si verifica in seguito a uno sforzo eccessivo, a un piegamento veloce, a una torsione del busto, magari dopo avere mantenuto per ore la stessa posizione», spiega Arturo Guarino , ortopedico e direttore della struttura di traumatologia dello sport al Gaetano Pini di Milano. «Le terminazioni nervose vicine alle giunzioni vertebrali lombari sono irritate dal movimento e determinano un'intensa contrattura dei muscoli paravertebrali: da qui il blocco».

CHE COSA FARE. È sconsigliato tentare di rimettersi subito in piedi: meglio raggiungere il letto per distendersi.

CURA. Per il colpo dell strega vale la regola aurea che riguarda anche altri tipi di mal di schiena: rimanere sdraiati per almeno 24-48 ore. Il riposo assoluto, abbinato a farmaci miorilassanti e antidolorifici prescritti dal medico di base, è sufficiente per eliminare il dolore. Utili anche i cerotti: sonoantinfiammatori a lento rilascio per uso topico. Il pernaton è un prodotto omeopatico che deriva da molluschi marini la cui efficacia non è provata.

FISIOTERAPIA. Una volta in piedi, è utile sottoporsi a sedute di fisioterapia (tens e tecarterapia), per decontrarre i muscoli.

LA PREVENZIONE. In caso di recidive o quando il proprio lavoro costringe a posizioni innaturali, è utile sottoporsi a sedute di ginnastica specifica, seguiti da un fisioterapista, per la tonificazione della muscolatura dorso-addominale, associata a stretching degli arti inferiori e della colonna vertebrale. Consigliate cure termali (fanghi-idrokinesiterapia) in autunno e primavera. Utile anche accertare con una radiografia qual è lo stadio di usura (artrosi) delle faccette articolari vertebrali lombo-sacrali.


L'ernia del disco? Tienitela: passa da sola - con Luca il 25/03/2013 @ 14:13

L'ernia del disco? «Nella stragrande maggioranza dei casi è destinata a passare da sola, senza bisogno di nulla, men che meno di un intervento», assicura Francesco DiMeco , neurochirurgo all'Istituto neurologico Carlo Besta di Milano e assistant professor alla Johns Hopkins medical school di Baltimora. «E invece, spesso, la tendenza è quella a operare subito, appena l'ernia viene scoperta».

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Aspetta qualche tempo
Eppure, basterebbe solo aspettare un po' di tempo, con pazienza, cercando di attenuare il mal di schiena ed eventuali altri problemi, come la difficoltà a contrarre certi muscoli, con i farmaci e la fisioterapia.
«In genere, se il paziente non si sottopone a stress fisici particolari, gli effetti dell'ernia si riducono spontaneamente o scompaiono», continua DiMeco. «Come mai? Perché la struttura fibrocartilaginea del disco intervertrebale che si rompe e fuoriesce, comprimendo i fasci nervosi e provocando il dolore, tende a disidratarsi e a deteriorarsi con il tempo, diventando sempre più piccolo e creando quindi meno problemi».
Anche l'edema, cioè il gonfiore, che sempre si forma nella zona interessata dall'ernia, si riassorbe.

Chirurgia, l'ultima spiaggia
Insomma, l'intervento chirurgico va considerato come l'ultima spiaggia. È necessario solo nel 15% dei casi, quando i dolori sono persistenti e impossibili da domare con i farmaci e quando l'ernia provoca menomazioni serie ed evidenti. Per esempio, se il paziente non riesce più a flettere un piede o se compaiono paralisi (ma si tratta in verità di situazioni poco frequenti).
Fra l'altro bisogna considerare che la rimozione chirurgica dell'ernia, come tutti gli altri interventi, è accompagnata da possibili complicazioni, pur essendo ormai diventata sicura se eseguita da mani esperte (in particolare quelle di chi usa la microchirurgia al microscopio). E non bisogna dimenticare che, in circa il 5-7% dei casi, l'operazione non protegge da eventuali recidive. In altre parole, l'ernia del disco si può ripresentare a distanza di mesi o di anni.


Dagli esperti del CNR di Pisa e il centro ricerche di Asa Dental, un apparecchio semplice e innovativo che aiuta a risolvere tutte le patologie legate ai disturbi dell’ATM

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Si chiama "Spring Device", ed è il primo strumento prodotto in Italia per la salute dell’articolazione temporo-mandibolare (ATM).

Anche se apparentemente insignificante, l’articolazione della mandibola è una delle più importanti del nostro corpo perché correlata a molte dinamiche posturali, nonché alla prevenzione di disturbi tipici come emicranie, vertigini, dolori muscolari, acufeni eccetera.
Molte delle persone che da anni convivono con tali problemi sapranno che quando i muscoli del viso sono eccessivamente contratti i disturbi aumentano, sia come intensità che frequenza.
Come accade nella pratica sportiva, in cui lo stretching (allungamento dei muscoli) viene eseguito di routine sia nella prevenzione di strappi muscolari che nell’agevolazione dei movimenti, anche in questo caso lo stretching mandibolare ha il preciso scopo di mantenere in salute i muscoli che permettono l’apertura e chiusura della bocca (masseteri e temporali).

Prima ancora che venisse ideato lo Spring Device era pratica comune tra gli esperti del settore invitare i pazienti con problemi legati all’ATM o ai muscoli del viso, far eseguire degli esercizi di stretching mandibolare. Tuttavia, non tutti erano così semplici da poterli mettere in atto quotidianamente.
Un altro metodo sfruttatissimo in questo periodo dai dentisti è il cosiddetto bite che, anch’esso, in definitiva, promuove l’allungamento dei muscoli della mandibola. Questo tipo di stretching viene considerato statico, perché viene adoperato un piccolo apparecchio di resina che copre i denti (generalmente inferiori) allungando fisiologicamente il muscolo senza promuoverne il movimento.
Ausilio che promuove invece lo stretching dinamico è lo splint distraente, che somiglia più al classico apparecchio dentale, ma che è dotato di una sorta di molla che favorisce il movimento dinamico.

Entrambi devono essere elaborati su misura, in seguito alla presa delle impronte dentali dal proprio dentista. Lo Spirng Device, invece, nasce “in serie” allo scopo di aiutare il paziente a eseguire sia lo stretching dinamico che statico. Si tratta di una sorta di “molla” dotata di un apposito manico da utilizzare per alcuni minuti al giorno allo scopo di riabilitare i muscoli della mandibola.
Lo strumento ha visto la luce grazie alla cooperazione del dipartimento ricerca e sviluppo di Asa Dental con il dr. Daniele Tonlorenzi e il professor Brunelli del reparto di Fisiologia del CNR di Pisa.
Eseguendo una piccola prova, abbiamo notato – nelle persone soggette a problemi di apertura e chiusura della bocca – un evidente rilassamento dei muscoli anche a livello estetico. Rilassamento visibile, in alcuni casi, persino già dal primo utilizzo.

Lo strumento viene adoperato laddove c’è un’ipomobilità mandibolare; come terapia del dolore e dell’infiammazione dovuti all’articolazione temporo-mandibolare e dei muscoli; nella prevenzione della degenerazione della cartilagine e come trattamento post chirurgia maxillo facciale.
Inoltre, come ben si è scoperto negli ultimi anni, una delle cause più frequenti che causano disturbi ad articolazioni e muscoli del viso, è il serramento o digrignamento dei denti (bruxismo). Anche in questo caso lo spring device interviene positivamente se utilizzato in maniera costante. Utilizzo che promuove anche la riduzione dello stress fisiologico.

Il dispositivo può essere adoperato per periodi brevi (circa 7-10 giorni) nel caso sia necessario ottenere un effetto rapido che aumenti l’elasticità muscolare prima di eseguire estrazioni complesse. Ottimo anche per agevolare il sistema neuromuscolare ad accettare una dimensione verticale differente prima di aggiungere protesi o bite.
In altri casi, si può adoperare anche per periodi più lunghi e più volte al giorno al fine di ridurre dolore e infiammazione, bruxismo, contrattura muscolare e per la prevenzione della generazione della cartilagine.

E' bene dire che, come tutti gli strumenti di questo genere, non è privo di controindicazioni. Non deve infatti essere utilizzato in caso di fratture, infezioni, osteoradionecrosi e denti o protesi che possano rompersi facilmente con l’utilizzo continuo.
Concludendo, possiamo dire che questo genere di terapie sono indispensabili per migliorare il movimento articolare, la mobilità mandibolare, la riduzione del dolore e persino il miglioramento dell’umore (spesso associato a tali problematiche).
Su youtube è possibile visionare un video dove viene mostrato il funzionato e gli effetti del prodotto: 
http://www.youtube.com/watch?v=5TwoOPN6ABw

osteoartrosi.png


In caso di lacerazioni del menisco in presenza di osteoartrite del ginocchio, l’intervento chirurgico non migliora il recupero della funzionalità più di quanto faccia la terapia fisica. È questa la conclusione di uno studio che ha coinvolto 7 centri statunitensi coordinati da ricercatori del Brigham and women’s hospital di Boston, Massachusetts, pubblicato sull’ultimo numero di New England Journal of Medicine. Nei pazienti sintomatici con strappi meniscali e osteoartrite, l’efficacia della meniscectomia parziale artroscopica era stata finora valutata solo in un piccolo trial monocentrico che non aveva individuato una differenza significativa tra intervento chirurgico e fisioterapia. «Dati l’elevata frequenza e i costi considerevoli di questo tipo di intervento da una parte, e la scarsità di dati a disposizione dall’altra, abbiamo disegnato un trial randomizzato controllato di tipo multicentrico, per determinare l’efficacia della meniscectomia parziale artroscopica rispetto alla terapia fisica standard» spiega Jeffrey Katz, prima firma del lavoro. Lo studio Meteor (Meniscal tear in osteoarthritis research), questo il nome del trial, ha incluso 351 pazienti di età pari a 45 anni o più, che avevano uno strappo del menisco ed evidenza di osteoartrite da lieve a moderata valutata mediante imaging. In modo casuale alcuni pazienti sono stati sottoposti a chirurgia seguita da fisioterapia post-operatoria, oppure al regime fisioterapico standard. A 6 e 12 mesi dall’arruolamento, i medici hanno valutato il miglioramento della funzione fisica mediante comparazione dell’indice Womac (Western ontario and McMaster universities osteoarthritis index), che attribuisce un punteggio da 1 a 100, tanto più alto quanto più gravi sono i sintomi. Quale il risultato? «Sia a 6 sia a 12 mesi, la riduzione dell’indice WOMAC è stata simile tra il gruppo sottoposto a intervento artroscopico e quello che ha seguito solo la terapia fisica. Nessuna differenza significativa» afferma Katz, aggiungendo che neppure la frequenza di effetti avversi variava tra i due gruppi. In un commento pubblicato sullo stesso giornale, Rachelle Buchbinder, del Dipartimento di epidemiologia e medicina preventiva della Monash University di Melbourne, Australia, afferma: «Malgrado il potenziale bias in favore della chirurgia, dato dall’assenza di un “falso intervento artroscopico” per il gruppo di controllo, i risultati del trial suggeriscono che per i pazienti sintomatici la chirurgia seguita da fisioterapia non fornisce benefici addizionali alla sola fisioterapia». E continua: «Insieme a dati precedenti, questi risultati indicano che nei pazienti sintomatici con strappi del menisco e osteoartrite, l’approccio iniziale routinario dovrebbe essere la fisioterapia. Proprio per questo, l’efficacia e i costi-benefici del trattamento fisioterapico necessitano di una conferma attraverso trial di alta qualità».

http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa1301408

NB (osteoartrite è per noi osteoartrosi)


*FISIOTERAPIA SPORTIVA* - con Luca il 21/03/2013 @ 22:03

*FISIOTERAPIA SPORTIVA*

Bari 06-07 Aprile 18-19 Maggio 2013

Euro 450,00 IVA inclusa

Crditi ECM 37,4


fisioterapiasportiva.jpg


 


Programma e scheda d’iscrizione: 
http://www.fisiokinesiterapia.biz/download/Fisioterapia%20Sportiva.pdf


ATTENZIONE – PRIMA DI INVIARE LA SCHEDA D’ISCRIZIONE, SINCERARSI DELLA DISPONIBILITA’ DI POSTI

 



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Testo da meditare :  
Il mio percorso di vita e il mio modo di essere attirano i nemici. Mi piace attizzare le opposizioni e accendere la miccia del pensiero appassionato; mi dà soddisfazione sfondare le teste dure.
  
J.Hillman