Webmaster - Infos
Presentazione

Chiudi Adattativa e preventiva

Chiudi Anatomia macroscopica nel web

Chiudi Anatomia umana interattiva

Chiudi Anatomia-Patologia

Chiudi Atlante Anatomico

Chiudi Biblioteca essenziale in fisioterapia

Chiudi Concorsi pubblici per fisioterapisti

Chiudi Consulenza gratuita online

Chiudi Dissection Videos

Chiudi Esame muscolo scheletrico in video

Chiudi Esami strumentali

Chiudi Filmati

Chiudi Glossario anatomico

Chiudi Imaging

Chiudi Instant anatomy

Chiudi Journals

Chiudi LEGGIMI

Chiudi Libreria nel web

Chiudi Linee guida in riabilitazione

Chiudi Manuali Merck On-line

Chiudi Medical animation

Chiudi News di Medicina e Salute

Chiudi Normativa

Chiudi Physiohelp-Il software per i fisioterapisti

Chiudi Proiezioni radiografiche

Chiudi Prontuario farmaceutico

Chiudi Ricerca medici

Chiudi Ricerca scientifica

Chiudi Scienze della mente

Chiudi Sports in pillole

Chiudi Tavole anatomiche

Chiudi Tests per concorsi

Chiudi Traumi sportivi

Chiudi Utilità

Chiudi Varie

Tecniche

Chiudi Chinesiologia clinica e semeiotica in riabilitazione

Chiudi Esame fisico

Chiudi Indici e scale di valutazione

Chiudi Mappe punti trigger

Chiudi Massaggio

Chiudi Riabilitazione

Chiudi Siti internazionali di interesse medico-fisioterapico

Chiudi Terapia manuale

Chiudi Terapie fisiche

Sondaggi
Per la nostra professione cosa pensi sia davvero necessario?
 
L'istituzione dell'albo
Maggiore incisività delle associazioni di categoria
Abrogazione dell' 1 septies
Chiusura di scuole che incentivano l'abusivismo
Precludere a personale non sanitario la partecipazione a corsi inerenti la professione
Inibire a personale non sanitario la pratica di medicine non convenzionali (Osteopatia, chiropratica, naturopatia etc.)
Risultati
Visite

   visitatori

   visitatori online

Collaborate
ImmagineJ1.pngScienze della mente - Scienze della mente

Ecco il software che legge nel pensiero

immagine

NEW YORK, Usa -- La Intel, colosso dei microprocessori, ha presentato un software in grado di "leggere" con estrema accuratezza il pensiero di una persona tramite l'analisi della sua attività cerebrale.

Il sistema è stato mostrato per la prima volta al Tech Heaven di New York. La tecnica, ancora in una fase di sviluppo, promette scenari rivoluzionari - quanto inquietanti - in diversi settori.

Nell'assistenza alle persone affette da handicap fisici, l'invenzione potrebbe essere un grande passo in avanti. Gravi invalidità o menomazioni fisiche, sarebbero superate manovrando col pensiero sedie a rotelle, sintetizzatori vocali e altri strumenti di assistenza fisica.

Diversa la vicenda nell'informatica di consumo e in altri campi borderline, come nelle macchine della verità, dove la tecnica potrebbe essere devastante.

Il programma messo a punto da Intel finora è abbastanza elementare. Il software è collegato a un'apparecchiatura per la risonanza magnetica. Al soggetto viene chiesto di pensare a sostantivi suggeriti da un ricercatore. L'algoritmo associa a ogni parola le aree del cervello che si attivano quando esse vengono pensate. Successivamente, al soggetto viene chiesto di pensare a una delle parole precedentemente suggerite. Ebbene, durante i test, il sistema creato da Intel ha mostrato un'accuratezza superiore al 90 per cento.

I maggiori limiti di questa tecnologia sono legati all'ingombro e al costo delle apparecchiature per la risonanza magnetica. Ma secondo Dean Pomerleau, ricercatore dei laboratori Intel, in un futuro prossimo il dispositivo potrebbe essere miniaturizzate e entrare in un cappello, individuare parole riferite a concetti astratti.

Dimmi che desk hai, ti dirò chi sei

immagine

BOSTON, Usa -- Dimmi che dektop hai e ti dirò chi sei. Perdonate la parafrasi del noto proverbio, ma pare che la disposizione delle icone e le foto di sfondo sullo schermo del computer rilevino molto della personalità di chi lo possiede. Almeno questo è quanto sostiene la recente ricerca di Donna Dawson, una psicologa studiosa di comportamentismo.

Il suo studio ha analizzato un campione di impiegati americani che utilizzavano windows vista. E già lì ci vuol un bel coraggio, visto che l'ultimo sistema operativo di Microsoft è di per sè un rompicapo. Tuttavia, la Dawson non si è lasciata intimorire e ha preso in esame il desktop dei "malcapitati" individuando, in base ad alcuni indicatori chiave, sei tipi di personalità legate legate alle preferenze sul monitor.

Si va dalla personalità generica a quella equilibrata, da quella egocentrica a quella dedita ai trofei, da quella artistica a quella socievole. 

Insomma, secondo quanto sostiene la Dawson, guardando lo schermo del vostro collega d'ufficio potrete capire molto del suo comportamento e delle sue aspirazioni, oltre che delle sue abitudini. Ha la foto di una spiaggia o di una montagna? E' un gran sognatore. Ha la foto degli amici? E'socievole. Ha la foto dei trofei di calcetto? E' un'ambizioso che ha bisogno di conferme.

La cosa curiosa è che il metodo d'analisi della Dawson pare funzionare in tre casi su 4. Almeno questo è quello che sostengono alcuni dirigenti di Microsoft che hanno analizzato il documento per progettare il nuovo Explorer 8 e rederee disponibili delle personalizzazioni.

Ecco, nello specifico le categorie analizzate dalla psicologa americana.  

Generico. Il desktop è quasi vuoto, lo sfondo è di un colore omogeneo e neutro, preferibilmente tutto azzurro, e le icone sono disposte in ordine tanto da apparire come un'impostazione di base. Chi possiede una scrivania così è una persona organizzata che odia il caos e ama raggiungere i proprio obiettivi in maniera diretta. La sua personalità è discreta, votata al lavoro e alla disciplina. In ufficio preferisce lavorare invece di socializzare. Per lui (o lei) la vita privata va tenuta lontana dall'ambiente lavorativo.

Equilibrato. Le icone sono disposte in maniera armoniosa rispetto alla foto scelta per lo sfondo. La foto è di una località visitata ed evoca emozioni legate a qual momento. Un desktop di questo tipo, secondo la Dawson, rivela una personalità equilibrata, un carattere calmo e freddo capace di guardare ai problemi come sfide.

Trofeo. Le iconose sono disposte in maniera disordinata e l'immagine scelta rappresenta momenti di successo della propria vita. Chi possiede un desktop del genere è una persona che vorrebbe dare più spazio alla creatività e preferisce vivere controcorrente. La foto, scelta per ricordare momenti di successo passati, serve a motivare per il futuro e a sostenere l'autostima. Secondo la psicologa, queste persone sono ambiziose, competitive e amano essere compiaciute.

Sognatore. E' il classico: l'immagine sullo sfondo raffigura un luogo da sogno immerso nella natura: dalle spiagge incontaminate dell'Oceano Indiano alle montagne dell'Himalaya. Le icone, invece, sono disposte lateralmente o nella parte bassa della pagina. Il "sognatore" è un ben organizzato, non ama perdere le occasioni, ma sa evadere dai ritmi stressanti del lavoro solo guardando un'immagine che evoca una fuga dalla realtà. Chi lo possiede sa che, grazie al duro lavoro, può ottenere quello che sogna.

Artistico. Un grande fiore, un quadro famoso, inquadrature fotografiche particolari rivelano una personalità artistica. L'artistico è creativo, originale e socievole ma non ama le regole. Non si espone mai e sa individuare i punti deboli degli altri.

Socievole. Diverse file di icone disposte in maniera che pare casuale. l'immagine di sfondo è dei propri amici. Per il "socievole" le persone sono al primo posto. Ama lavorare in gruppo. Per lui i confini fra la vita lavorativa è quella privata sono molto sottili. E' estroverso e leale.

Ora guardate lo schermo e diteci di che personalità siete...

Sorpresa: la terza età comincia a 27 anni

immagine

MILANO -- Sembrerà strano, ma l'anzianità mentale comincia a 27 anni. Lo sostengono gli studi dell'università della Virginia, che mettono in discussione l'efficacia delle terapie attuate durante la terza età, in netto ritardo rispetto a quando avrebbero dovuto davvero cominciare per essere un valido aiuto.

Lo studio è stato pubblicato nella rivista medica "Neurobiology Of Aging". Secondo gli scienziati, le nostre abilità mentali raggiungono il picco a 22 anni e cominciano a diminuire dall'età di 27. I ricercatori hanno studiato per sette anni il comportamento di duemila persone, uniformemente divise tra uomini e donne nella fascia d'età 18 e 60 anni.

I partecipanti, tutti in buona salute e di livello scolastico medio-alto, sono stati sottoposti a diversi test: dai puzzle ai quiz, dalle prove di vocabolario e a quelle di ragionamento, passando per la velocità del pensiero. Insomma tutti i test che di solito vengono utilizzati per diagnosi d'inabilità a declino mentale.

Dalla ricerca è emerso che le abilità basate sulla conoscenza accumulata nel tempo aumentano fino a 60 anni. Ma il dato più soprendente è un altro. In nove prove su 12 l'età media raggiunta nella prestazione migliore era di 22 anni. A 27, invece, la prestazione è risultata significativamente inferiore rispetto al picco massimo.

Il rendimento del cervello, poi, ha iniziato a cedere mediamente a 37 anni d'età. Il che rivoluziona le metodologie terapeutiche della cosiddetta terza età e le relative malattie che comincerebbero molto ma molto prima del previsto.

Calo del desiderio: ecco cosa accade nel cervello femminile

immagine

LOS ANGELES, Usa -- Gli scienziati della Stanford University hanno individuato le aree chiave del cervello femminile responsabili del calo del desiderio sessuale. Secondo i ricercatori, sarebbero i circuiti nervosi legati all'attenzione, alla razionalità e al controllo delle emozioni ad andare in sovraccarico nelle donne che soffrono di questa alterazione.

La scoperta è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista Neuroscience. Lo studio è stato effettuato su un campione di donne con disfunzioni del desiderio sessuale, confrontate poi con un gruppo di donne «normali».

Ebbene, stando alla ricerca, i sistemi di controllo emotivo delle prime funzionerebbero troppo, inibendo così l'attività sessuale. Secondo la ricerca pare infatti che le donne che soffrono di un forte calo del desiderio mettono in attività aree nervose legate all'attenzione e al controllo e «sopiscono» le aree più emotive. E questo spegnerebbe la propensione al sesso.

I ricercatori, attraverso una risonanza magnetica, hanno confrontato l'attività neurale del cervello di 16 donne colpite da calo sessuale con quello di 20 donne con un normalissimo desiderio. Le pazienti sono state sottoposte alla visione di «filmino» erotico e una serie di filmati sportivi. Nel frattempo, l'attività del loro cervello veniva monitorata e misurati i livelli di eccitazione sessuale.

Ebbene, nelle donne con disfunzioni sessuali, la visione del filmino hard ha provocato un aumento consistente dell'attività di tre circuiti: il giro mediale frontale, il giro inferiore frontale e il putamen, ovvero i responsabili dell'attenzione e dell'inibizione di funzioni emotive.

Al contrario,nelle donne che vivono la loro sessualità in maniera normale si attiva di più la corteccia entorinale, legata alla memoria che forse collega i video a ricordi sessuali.

I risultati della ricerca sono importanti. Il calo del desiderio è una disfunzione molto diffusa fra le donne. Lo studio americano suggerisce inoltre nuovi approcci terapeutici.


Farmaco cancella i ricordi spiacevoli

immagine

AMSTERDAM, Paesi Bassi -- L'idea è di quelle da film di fantascienza: cancellare dalla nostra mente, in maniera selettiva, i ricordi negativi. Ebbene, secondo quanto dimostrato da un team di ricercatori olandesi, il traguardo non sarebbe poi così lontano, grazie a un farmaco già in commercio.

Si tratta di un farmaco oggi in uso per l'ipertensione: il propanololo, un beta bloccante. Secondo quanto riferisce la prestigiosa rivista Nature Neuroscience, il farmaco è in grado bloccare il processo di «riconsolidamento» della memoria. Ovvero il trasferimento dei ricordi dalla memoria a breve termine (labile) a quella a lungo termine (indelebile, almeno in assenza di malattie come la demenza).

Stando ai ricercatori guidati da Merel Kindt dell'Università di Amsterdam questo farmaco, usato in determinate dosi, rimuove i ricordi spiacevoli o paurosi. Unica pecca è che, per eliminarli, il farmaco deve essere utilizzato subito dopo il trauma, prima che intervenga la fase di riconsolidamento. Quindi se già stavate esultando per l'eliminazione definitiva delle cose più spiacevoli della vostra esistenza (dal capoufficio alla moglie oppressiva, dallo scudetto perso all'ultima giornata a quel pirla che vi ha rigato la macchina) e vivere beatamente, scordatevelo: non ci sono ancora arrivati.

I ricercatori hanno sperimentato il beta-bloccante su un gruppo di volontari. I neurologi hanno indotto loro una serie di ricordi spiacevoli, associando per esempio una piccola scossa elettrica alla foto di un ragno, in  modo che il ricordo dell'animale divenisse fonte di angoscia.

Poi, hanno somministrato loro il farmaco al propanololo. Ebbene, dopo 24 ore, tutto svanito: rimembranza e paura compresa. Secondo gli esperti il brutto ricordo se ne va senza danneggiare la memoria dichiarativa, ovvero quella di lungo periodo. Questo perchè il farmaco non agisce sull'ippocampo (l'hard disk del cervello, per intenderci) ma solo sull'amigdala, il centro neurologico della paura. In questo modo i ricordi sono al sicuro e il trauma viene velocemente cancellato dalla memoria.

Quindi se questo articolo non vi è piaciuto non vi resta che rivolgervi, entro stasera, agli scienziati olandesi e far cancellare anche questo.

Individuate le aree della supermemoria

immagine

LOS ANGELES, Usa -- La storia di Jill Price, la donna californiana di 43 che ricordava ongi minuto e ogni secondo della sua vita passata aveva fatto scalpore. E così gli scienziati sono andati a fare ricerche su quella terribile patologia, a metà strada fra un'abilità straordinaria e una tortura. E hanno diagnosticato la supermemoria.

Per riuscire a individuare la causa di questa patologia, i ricercatori della University of California della città di Irvine hanno sottoposto Jill Price a una risonanza magnetica.

Ebbene, l'esame ha rilevato due aree cerebrali più ampie della normale. Si tratta di quelli che in medicina sono chiamati nucleo caudato (dedicato alle azioni automatiche e abitudinarie) e una parte del lobo temporale in cui vengono archiviati avvenimenti e date. Il prossimo obiettivo è quello di individuare le relazioni tra queste aree e i meccanismi di memorizzazione.

Il caso ormai famoso di Jill Price tuttavia non sarebbe l'unico al mondo. Secondo quanto trapelato ci sarebbero altri 3 uomini - tutti e tre mancini - dotati di supermemoria e, bontà loro, costretti a convivere con ricordi sempre accesi. A differenza della donna però, i tre vivrebbero in modo sereno e senza preoccupazioni. Il che farebbe supporre differenze sostanziali nei due sessi.

Per dormire meglio profumo di rose

immagine

CHICAGO, Usa -- I bei sogni sono favoriti se, prima di andare a dormire, mettete nella stanza fragranze profumate di rosa. Non è la nuova campagna pubblicitaria di un profumo, ma il risultato di uno studio scientifico presentato ieri alla conferenza dell'Accademia americano di otoriolaringoiatria di Chicago.

Inserisci da qui il corpo della notiziaLa ricerca è stata realizzata dagli scienziati dell'Università di Mannheim, in Germania. Secondo gli studiosi è il filo diretto che lega il naso al cervello a determinare l'immaginario durante il sonno. Gli esperimenti del medico tedesco

Boris Stuck hanno dimostrato che "il colore emotivo" dei sogni, cioè la loro piacevolezza, è influenzato dall'odore dell'ambiente.

Lo scienziato ha analizzato i comportamenti di 15 donne. Ebbene, addormentate in una stanza imbevuta di fragranza di rosa, al loro risveglio dalla fase Rem del sonno (quella in cui si presentano i sogni), le donne hanno spesso riferito scene gradevoli.

Al contrario, ripetendo l'esperimento con un odore di uova marce, il "colore emotivo" dei sogni ha virato verso l'angoscia. Certo, il campione di persone preso in analisi era numericamente limitato. Però dall'esperimento potrebbero venire gli spunti per altri interessanti approfondimenti di neurologia e psicanalisi.

Il collegamento fra odori ed emozioni, d'altronde, è già stato ampiamente documentato. Così come non c'è dubbio che gli odori  - che altro non sono che stimoli esterni al cervello attraverso al percezioni olfattiva - abbiano il potere di influenzare il contenuto dei sogni. Artin Arshamian, psicologo dell'università di Stoccolma, lo scorso anno ha pubblicato uno studio sui "sognatori di odori". In cui sostiene che, come nel sonno ci sono persone che vedono solo scene in bianco e nero, ci sono altri che arricchiscono i sogni con odori e chi invece si usa altri sensi.

Un'ipotesi presa al balzo dalle aziende di profumi. Nel 2004, la giapponese Takara cercò di sfruttare le scoperte sulle relazioni fra sensi e sonno e lancio provò la "Fabbrica dei sogni", uno strumentino che univa dolci melodie, luci soffuse e fragranze di fiori, promettendo sonni meravigliosi. Mentre, ormai in quasi tutti i centri benessere, esistono ambienti esclusivamente dedicati all'aromaterapia un rilassante trattamento a base di essenze naturali.
 

Alta e bella, allo specchio si vede un mostro

immagine

MILANO -- Danielle Nulty (nella foto) è una bellissima ragazza di 26 anni residente a Stafford, in Inghilterra. Ma da quando ne aveva 13, soffre di dismorfofobia, una malattia che "fa mentire" lo specchio. Alta, bionda e con un fisico da modella, quando si guarda allo specchio vede un mostro senza capelli e con rughe profonde.

Sarà capitato a tutti, un giorno, di guardarsi allo specchio e non vedersi proprio in ottima forma. Ma a Danielle succede sempre, da molti anni. E nonostante sia una bellissima ragazza, alta e bionda, nello specchio vede un mostro, una donna vecchia, con rughe dappertutto.

E' la dismorfofobia - o disturbo di dismorfismo corporeo - che gioca questo brutto scherzo, una malattia che le è stata diagnosticata dopo 11 anni di sofferenze e pensieri suicidi. Nel 2006, mentre stava guardando la tv, vede un documentario su persone con il suo stesso male. E allora ecco la scoperta.

Ma Danielle ha vissuto anni d'inferno. A 15 anni si convince di aver perso i capelli, mentre i suoi occhi le appaiono piccolissimi, microscopici, inguardabili. A 16 anni smette di socializzare, intimidita dal suo aspetto. "Non uscivo più se non era assolutamente necessario - racconta Danielle -, mi ero convinta che la gente mi fissasse per le mie deformità".

Ora la 26enne di Stafford si sta curando con antidepressivi. "Finalmente ho imparato ad accettarmi per quella che sono - racconta Danielle sulle pagine del britannico "Daily Mail" -. Ho vissuto un'infanzia felice e serena ma con la pubertà sono iniziati i guai". E poi aggiunge: "Dovrò convivere tutta la vita con questo disturbo ma quanto meno ho imparato a tenerlo sotto controllo".

Il cervello maschile punta sul sesso

immagine

LONDRA, Gran Bretagna -- Il cervello maschile punta sul sesso, mentre quello femminile si concentra maggiormente sulle emozioni. E' quanto sostiene una ricerca inglese, pubblicata sulla rivista "New Scientist". Se allora gli uomini hanno il sesso come chiodo fisso, non sarebbe colpa del testosterone, bensì della conformazione del cervello.

Tutta "colpa" del cervello. I ricercatori hanno esaminato e comparato 45 parti della materia cerebrale. Dalla ricerca inglese è emerso che uomini e donne ragionano diversamente perchè la loro materia grigia viaggia in direzioni diverse.

"La ricerca rivela – si legge su "New Scientist" – che i due cervelli hanno impronte genetiche diverse che creano differenze anatomiche. Ci sono diversità anche nei circuiti che collegano i neuroni e nelle sostanze chimiche che trasmettono i messaggi".

Il lobo frontale, per esempio, che coinvolge la risoluzione dei problemi e le decisioni da prendere, è più grande nelle donne. Infatti, lo studio dimostra che il gentil sesso è più concentrato sul processo decisionale e sulle emozioni, a differenza del cervello maschile, più direzionato verso il sesso.

Felicità: poco influenzata dagli eventi della vita

immagine

ROMA -- Un team internazionale composto da economisti francesi, inglesi e tedeschi, ha seguito per 20 anni un campione di migliaia di persone residenti in Germania, alla ricerca del segreto della felicità. Dallo studio è emerso che la felicità viene intaccata davvero poco dagli eventi, belli o brutti, della vita. Vale a dire che in poco tempo si torna al proprio livello di felciità iniziale.

La felicità viene contaminata poco dagli eventi della vita. Belli o brutti che siano. E' questo quanto emerge dallo studio internazionale. Gli esperti hanno tenuto sotto osservazione per ben 20 anni 10mila individui tedeschi ogni anno, compresi in un'età dai 18 ai 60 anni, misurando periodicamente il loro livello di benessere e annotando tutti gli eventi più significativi delle loro vite.

Dalla ricerca è emerso che ciascuno si assesta su un proprio livello di benessere, e tutti gli eventi della vita, positivi o negativi, turbano solo provvisoriamente lo stato di felicità, che poi ritorna al punto di partenza. E questo grazie alla capacità di adattamento.

Nella vita, quindi, ci sono sì momenti di maggiore felicità o di forte tristezza in relazione a certi eventi, ma poi ciascuno torna al proprio livello di benessere. Il tutto abbastanza in fretta: cinque anni al massimo.

Tra i vari eventi della vita sono stati presi in considerazione il matrimonio, la nascita di un figlio, il divorzio, la perdita del partner, la disoccupazione e il licenziamento. Tra questi quello che si fa più fatica a superare è la disoccupazione e la cosa vale soprattutto per gli uomini.

Nel caso del divorzio, la scelta deprime e aumenta la tristezza, ma si recupera in fretta. Per quanto riguarda i figli, farli è splendido, mentre crescerli è più difficile e quindi, dopo la nascita, la curva della felciità cala leggermente.

Allarme "droghe sonore" sul web

immagine

ROMA  -- E' scattato l'allarme anche in Italia per le "droghe sonore online". Si tratta di particolari onde con frequenza da 3 e a 30 Hertz che, agendo sul cervello umano, possono innescare un'intensa l'attività cerebrale, in modo simile alle droghe tradizionali.

A lanciare l'allarme è stato il Nucleo frodi telematiche della Guardia di Finanza. Il fenomeno dello "sballo online" meglio noto come iDose è facilmente individuabile in internet. Basta collegarsi al sito giusto e scaricare file audio dai nomi che sono tutto un programma: marijuana, cocaina, ecstasy, alcol.

Secondo gli investigatori, il fenomeno potrebbe rapidamente dilagare. In Spagna si contano già migliaia di adepti. E centinaia le pagine web dedicate a questo fenomeno.

Si tratta, a tutti gli effetti, di un nuovo modo e micidiale visto la difficoltà di bloccarlo, di diffondere stupefacenti anche se per via sonora. E le dinamiche di "acchiappo" del cliente sono quelle tradizionali: la partenza è con file offerti gratis, poi si passa alla sommistrazione a pagamento.

Le dosi di droga sonora sfruttano l'effetto degli infrasuoni sul cervello umano.Le onde alfa, per esempio, hanno una frequenza da 7 a 13 hertz e un potenziale effetto rilassante. Al contrario ci sono onde con cui si ottiene un effetto contrario, d'euforia o eccitazione. Basta inserire queste frequenze - che l'orecchio umano non percepisce perchè si tratta di infrasuoni - dentro un brno musicale è il gioco è fatto.

Si tratta di tecniche già impiegate nei campi della sicurezza e militare. Sui rischi derivati dalle cyber-droghe per ora non ci sono studi attendibili. Alcune ricerche del Cnr di Catanzaro effettuate su cavie, indicano che l'effetto di una "dose" di suono a 95 decibel è lo stesso del'ecstasy. Mentre è ipotizzabile che a lungo andare le cyber droghe possano dare dipendenza tanto quanto gli stupefacenti tradizionali.

Certo è che  il potenziale dell'iDoser è enorme, perché rispetto alle sostanze stupefacenti tradizionali sono meno invasive, più pratiche da utilizzare, e costano molto meno. Un file può costare dai 5 ai 10 euro. E  vantaggio rispetto alla droga è che si può riutilizzare.

Le novità gratificano il cervello

immagine

MILANO --  Le novità accendono lo striato ventrale, quell'area del cervello che si attiva quando proviamo piacere, ad esempio, durante un rapporto sessuale o mentre gustiamo il cibo preferito. Da uno studio inglese è infatti emerso che quando ci si trova di fronte a qualcosa di nuovo, si tende sempre a preferirlo alle cose familiari. E questa scelta è ripagata con un'esplosione di piacere nel cervello.

Ebbene sì, le novità fanno piacere. A confermarlo è uno studio della University College di Londra che ha monitorato con la risonanza magnetica le reazioni cerebrali di un gruppo di volontari. I ricercatori del Wellcome Trust Centre for Neuroimaging sono riusciti a individuare gli schemi di attività cerebrale correlati alla ricerca di novità.

I volontari sono stati sottoposti a un test in cui dovevano scegliere tra quattro immagini presentate simultaneamente, a ognuna delle quali era associato un certo importo in denaro. Alcune di queste immagini erano familiari perché i soggetti avevano avuto occasione di giocare con esse già in precedenza.

Dall'esperimento è emerso che il più delle volte i partecipanti preferivano gli stimoli nuovi rispetto a quelli familiari e che la scelta della novità era correlata all'attivazione dello striato ventrale, un'area associata all'anticipazione di una ricompensa.

Lo studio, pubblicato sulla rivista "Neuron", conferma le strategie di marketing: l'etichetta nuova di un prodotto induce molto di più all'acquisto, anche se il prodotto di fatto è sempre lo stesso.

Il cervello dei gay è simile a quello delle donne

immagine

STOCCOLMA, Svezia -- Tra i gay e il gentil sesso ci sarebbe una somiglianza molto profonda: il cervello. Lo sostiene una ricerca condotta da Ivanka Savic e Per Lindstroemdel Karolinska Institute di Stoccolma, secondo cui la natura della tendenza sessuale è "innata". Ma altri scienziati non sono d'accordo.

L'esperta dell'istituto svedese ha analizzato 90 persone (50 eterosessuali e 40 omosessuali) con la tomografia Pet e la risonanza magnetica, scoprendo che hanno i due emisferi del cervello di dimensioni identiche. Una forte somiglianza è stata osservata anche tra uomini etero e donne lesbiche: entrambi hanno l'emisfero destro più grande di quello sinistro.

Le fotografie dei cervelli mostrano una grande similitudine sia fra omosessuali e donne, sia fra lesbiche e uomini. I due scienziati autori dello studio hanno ipotizzato la natura innata dell'mosessualità, ma molti scienziati non ne sono affatto convinti.

Fra i pareri discordi c'è quello di Gabriele Miceli, professore del Centro "Mente e Cervello" dell'università di Trento, secondo cui la somiglianza di forma non basta a spiegare la vicinanza. "Il cervello è plastico. Cambia a seconda di ciò che facciamo", ha detto Miceli.

L'eccitazione? Una questione di testa

immagine

AMIENS, Francia -- Perchè i film hard eccitano gli uomini? La risposta a questa domanda arriva dai ricercatori francesi dell'université de Picardie Jules Verne di Amiens. Secondo gli studiosi, l'eccitazione maschile di fronte a scene di sesso è dovuta all'attività dei "neuroni specchio", cellule nervose che si attivano quando si compie un'azione o quando la si osserva mentre è compiuta da altri.

La ricerca, pubblicata sulla rivista NeuroImage, si è basata sulla misurazione degli effetti di diverse immagini sull'attività cerebrale e su altri organi. Gli scienziati hanno osservato questi parametri in otto uomini, a cui sono stati fatti vedere tre tipi di filmati: un documentario sulla pesca, uno sketch del comico Mr. Bean e un video porno.

Ogni attività cerebrale durante la visione veniva registrata tramite una risonanza magnetica funzionale. Al contempo il pletismografo penile misurava la tumescenza del loro pene. "Come atteso - spiegano gli esperti- l'erezione è arrivata con la visione della pellicola hard, così come si sono accese in corrispondenza alcune aree del cervello".

L'ultimo passo è stato l'incrocio fra le informazioni raccolte dalla risonanza magnetica e dal pletismografo. E' stato così possibile individuare la correlazione fra il meccanismo cerebrale e l'erezione. Gli studiosi hanno riferito che il volume dell'organo sessuale maschile è risultato proporzionale all'attività del pars opercularis, un'area specifica del cervello dove si trovano i neuroni specchio.

"L'attivazione dei neuroni, e dunque di quell'area specifica cerebrale, precede l'eccitazione e l'erezione automatica - dicono gli scienziati -. Più o meno come se quelle cellule cerebrali rappresentassero una sorta di telecomando del processo di erezione". Per questo, secondo i ricercatori francesi, esiste una precisa relazione tra l'attività dei neuroni specchio e l'eccitazione maschile di fronte ai film hard.

Due italiani su tre hanno paura di volare

immagine

ROMA -- Due italiani su tre hanno paura di volare in aereo. Lo sostiene una ricerca effettuata dall'Eurodap, l'Associazione europea disturbi attacchi di panico, presieduta dalla psicoterapeuta Paola Vinciguerra, secondo cui all'origine della fobia c'è una "grande insicurezza sociale, economica, territoriale ed esistenziale".

Lo studio si è basato su un questionario online (su www.eurodap.it), a cui hanno risposto 600 persone. Di queste 200 hanno ammesso di aver paura a volare in aereo. "Per altri 150 italiani, analizzando le risposte nelle loro diverse voci, è stata evidenziata la necessità di evitare l’aereo come mezzo di trasporto", ha detto la Vinciguerra.

"È chiaro che non ci troviamo di fronte a comportamenti isolati", dice l'esperta, che collabora con la facoltà di Neurologia dell’università La Sapienza di Roma e dirige l’Uiap (Unità italiana attacchi di panico) presso la Clinica Paideia capitolina. Secondo la studiosa l’aviofobia sta assumendo proporzioni importanti, al punto che anche molte compagnie aeree sentono la presenza del problema.

"La motivazione di un comportamento così diffuso è da ricercarsi sicuramente nel fatto che l’essere umano sta vivendo un periodo di grande insicurezza", ha detto l’esperta. Ma, stando a quanto emerso dalla ricerca, la paura maggiore è il distacco della terra ferma. "Non a caso la massima sensazione di paura si ha nel momento del decollo, poiché rappresenta il momento per noi di maggior pericolo: non poter fare più nulla", ha aggiunto la Vinciguerra.

La prima cosa da fare per guarire da questa fobia, consiglia l'esperta, "è non cercare di risolvere il problema decidendo che possiamo fare a meno di prendere l’aereo". Questo comportamento renderebbe gli aviofobici ancora più deboli.

"Prima di scegliere il metodo di cura - prosegue la dottoressa - è importante fare una diagnosi appropriata, capire cioè se ci troviamo di fronte a una fobia sviluppata a causa di un trauma o se la problematica è la rappresentazione di un’ansia generalizzata spostata su un oggetto, in questo caso l’aereo".

Nel primo caso l'esperta consiglia di sottoporsi alla nuova tecnica dell’Emdr (Eye movement desensitization and reprocessing). Nel secondo invece sarebbe buona cosa affidarsi a varie tecniche psicoterapeutiche, che hanno lo scopo di migliorare il rapporto di fiducia con se stessi e gestire l'ansia.

Il nudo? Meglio quello femminile per le donne

immagine

TORONTO, Canada -- Le donne preferiscono i nudi femminili di quelli maschili. E' il risultato di uno studio sulla sessualità delle donne nordamericane, svolto da un'équipe di scienziati del Center for addiction and mental health dell'università di Toronto. Secondo la ricerca, per il gentil sesso, guardare un uomo nudo provoca la stessa eccitazione dell'Himalaya ricoperto di neve.

Stando Meredith Chivers, a capo del team che ha effettuato lo studio, per una donna, osservare un umo nudo che passeggia sulla spiaggia "è eccitante quanto ammirare un paesaggio". La ricerca ha preso in considerazione signore e signorine, e le ha messe davanti a video di uomini e donne nudi, in vari contesti, non solo erotici.

Gli scienziati hanno poi misurato l'eccitazione genitale delle spettatrici grazie ad un foto pletismografo. Secondo i grafici dell'apparecchio per le donne eterosessuali guardare un uomo nudo che fa yoga è eccitante quanto contemplare immagini dell'Himalaya innevato.

Al contrario, se le donne vedono altre donne che fanno ginnastica callistenica, la circolazione sanguigna nei loro organi genitali aumenta in modo significativo. In pratica, si eccitano. Secondo la Chivers ciò che interessa maggiormente alle donne non è tanto il sesso dell'attore nel video, quanto il grado di sensualità che emana.

"Le donne – aggiunge l'esperta - sono più stimolate da video di autoerotismo, ed ancora di più da scene grafiche di coppie, etero o gay, che hanno rapporti sessuali". Lo studio americano è in linea con la convinzione crescente fra i sessuologi Usa riguardo ad una natura più complessa e ambigua della sessualità femminile.

La ricerca è servita come base per il documentario sulla bisessualità "Bi the way", il cui regista, Josephine Decker, ha detto: "La ricerca individua un concetto ovvio ma finora inesplorato. Le donne sono più fluide degli uomini nella loro sessualità".

Ma l'esperta che ha condotto lo studio non vuole incorrere in semplificazioni: "Concludere che tutte le donne sono bisessuali in base alle loro reazioni in questo studio - afferma - trascurerebbe la complessità e multidimensionalità della sessualità femminile". Secondo l'esperta l'apparente flessibilità delle donne significa solamente "una maggiore predisposizione alla bisessualità rispetto al mondo maschile".

Il sarcasmo? E' nell'area sinistra del cervello

immagine

ROMA -- Il sarcasmo dimora nell'area sinistra del cervello. Ad indicare per la prima volta le basi neurologiche del sarcasmo è la ricerca condotta da Katherine Rankin presso l'Università della California, a San Francisco, che ha guadagnato le pagine del New York Times.

L'area del sarcasmo risiede dall'emisfero sinistro del cervello, in una zona neurale importante per la percezione visiva, chiamata giro paraippocampale destro.

I ricercatori hanno individuato l'area del cervello attraverso la risonanza magnetica. Gli esperti hanno infatti "fotografato" il cervello di un gruppo di persone con una forma di demenza che, oltre a rubare la memoria, non dà loro la possibilità di cogliere il significato delle parole.

Gli studiosi californiani hanno quindi osservato che l’assenza di sarcasmo è legata a quest’area paraippocampale, ben distante dai centri del linguaggio, ritenuti finora sede dell'ironia e della derisione.

A digiuno si diventa più aggressivi

immagine

LONDRA, Gran Bretagna -- La serotonina, o "molecola del buon umore", è importante per tenere sotto controllo l'aggressività. E' questo quanto emerge da uno studio condotto da Trevor Robbins, dell'Università britannica di Cambridge. Stando alla ricerca, quando i livelli della serotonina scendono, per esempio quando si è a digiuno, si diventa più aggressivi.

La "molecola del buon umore" ha un ruolo importante nel controllo dell'aggressività. Gli esperti sono arrivati a questa conclusione attraverso una sorta di gioco

Due persone avevano a disposizione una somma di denaro, ma solo uno dei due poteva ripartirla. L'altro poteva invece solo decidere se accettare o meno la cifra che il partner di gioco gli voleva cedere. Se decideva di non accettare perchè riteneva la somma troppo bassa, nessuno dei due aveva nulla.

Una volta su due il partner che riceveva offerte troppo basse decideva di non accettare il denaro facendolo perdere anche all'altro. Questa scelta è dettata da risentimento e dal senso di rivalsa per un'offerta giudicata igiusta. Quando i giocatori erano a digiuno e quindi con un livello di serotonina ridotto, l'offerta veniva rifiutata in otto casi su dieci.

La "molecola del buon umore" è quindi importante per prendere decisioni che coinvolgono altre persone e per tenere sotto controllo l'aggressività. Quando i livelli di questo neurotrasmettitore scendono si diventa più impulsivi nelle decisioni e più aggressivi verso gli altri.

La carenza di serotonina è caratteristica anche della depressione. La ricerca condotta da Robbins e pubblicata sulla rivista "Science", suggerisce quindi che le persone depresse possono seguire terapie per imparare a regolare le emozioni.

Dal mal di vivere alla depressione

immagine

ROMA -- Analizzare la depressione con rigore scientifico ma da una prospettiva culturale rispettosa delle categorie dell'umano. E' questo il filo conduttore del libro "Dal mal di vivere alla depressione", di Nicola Lalli. L'opera è un coraggioso tentativo di sottrarre alla depressione, alle case farmaceutiche e all'informazione parziale l'antico, sempre esistito, taedium vitae.

E se non ogni malessere psicologico diagnosticato come depressione fosse effettivamente depressione? E se gli antidepressivi che attualmente costituiscono una spesa di 14 miliardi di euro ossia 1 per cento del prodotto interno lordo non fossero la soluzione per tutto ciò che viene definito depressione? E se gli interessi economici coinvolti nel mercato della depressione fossero così preponderanti da sottrarre all'uomo parte della sua umanità?

Il libro di Nicola Lalli cerca di sottrarre alla depressione, alle case farmaceutiche, all'informazione parziale, alle campagne di marketing, alla mistificazione della ricerca psicofarmacologica, l'antico, sempre esistito taedium vitae.

Ippocrate distingueva tra melanconia come malattia e melanconia come male di vivere. Si tratta di quel disagio radicato nella cultura, nella società, che affonda le sue radici nel cambiamento dei modelli comportamentali.

Si tratta di quel taedium vitae necessario alla crescita dell'uomo, che appartiene al percorso di formazione della sua personalità.

Partendo dal questo presupposto, Lalli, con esperienza e onestà intellettuale analizza le forme e le possibili modalità di cura della depressione ridefinendola attraverso un percorso di ricostruzione storica e clinica, con rimandi all'arte, alla letteratura, all'antropologia.

Nicola Lalli è titolare di un centro di psicoterapia dinamica qui a Roma. E' psichiatra, psicoterapeuta, insegna Malattie Nervose e Mentali, Psichiatria e Psicoterapia presso l'Università La Sapienza di Roma. Ha pubblicato moltissimi lavori di vari argomenti. Il libro "Dal mal di vivere alla depressione" è edito da Editore Magi 2008 e sarà presentato mercoledì 11 giugno, alle ore 19, presso l'Aula Magna del Liceo Artistico di via Ripetta 218, a Roma.

Le cinquantenni tradiscono di più

immagine

ROMA -- Il primato dei tradimenti spetta alle cinquantenni. A rivelarlo è un sondaggio realizzato dall'Ipsa - l'Istituto studi psicologici transdisciplinari. Le più fedeli, invece, sono le ventenni. Solo l'11 per cento di loro, infatti, ha confessato un tradimento al proprio partner.

Più di una donna su due, all'età di cinquant'anni, tradisce il proprio partner. L'Ipsa ha intervistato oltre 2000 donne di ogni età e estrazione. Il 58 per cento di loro tradisce il proprio uomo. Se al primo posto della classifica ci sono le cinquantenni, al secondo ci sono le sessantenni. Il 38 per cento di loro ha confessato di tradire.

Stando alla classifica dell'Istituto di psicologia, al terzo posto ci sono le quarantenni con il 30 per cento di tradimenti confessati. E le ventenni? Sono le più fedeli. Solo l'11 per cento di loro, infatti, ha confessato un tradimento al proprio partner.

Nel cervello la causa degli errori sul lavoro

immagine

WASHINGTON, Usa -- Un'equipe di scienziati europei e statunitensi, guidati da Tom Eichele dell’Università norvegese di Bergen, hanno scoperto nel cervello la causa degli errori che vengono compiuti sul lavoro da chi svolge compiti ripetitivi e monotoni. Trenta secondi prima dello sbaglio, il sangue fluisce verso la rete neuronale, attiva quando ci si riposa.

La scoperta è stata pubblicata in questi giorni nell’ultimo numero di Pnas, la rivista dell'Accademia delle Scienze degli Stati Uniti. I ricercatori hanno scoperto che il cervello delle persone impegnate in mansioni ripetitive e monotone, mezzo minuto prima che venga compiuto un errore, è come se venisse messo gradualmente in una sorta di posizione inattiva.

Gli scienziati hanno svolto un esperimento sottoponendo tredici persone, con un’età compresa tra 22 e 29 anni, ad esercizi nei quali bisognava rispondere velocemente a stimoli visivi. Utilizzando la risonanza magnetica funzionale, gli esperti si sono accorti che il sangue, trenta secondi prima che venga commesso l’errore, comincia ad affluire nelle regioni che includono una parte della cosiddetta Default-Mode-Network.

Quest'area è attiva quando ci si riposa mentre viene "disattivata" quando si eseguono compiti cognitivi. Ed è stato osservato che, durante quella frazione di tempo, l'attività cerebrale diminuisce gradualmente nelle regioni che di solito sono attive quando si è concentrati.

Fare errori sul luogo di lavoro, a volte, può essere molto rischioso. Per questo gli esperti stanno studiando la possibilità di realizzare un marchingegno in grado di analizzare il comportamento della mente e avvertire quando si sta per compiere un errore, in modo tale da riuscire ad evitarlo.

A sei mesi i neonati sanno già contare

immagine

WASHINGTON, Usa -- A sei mesi i neonati sanno già contare. Dalle ricerche di Liz Spelke dell’Università di Harvard è emerso che i bambini molto piccoli dimostrano notevoli abilità cognitive. Alcuni studi hanno appunto dimostrato che i bambini usano le stesse regioni cerebrali degli adulti, quando sono impegnati in ragionamenti numerici.

I neonati sanno che, se cinque bastoncini vengono messi in una scatola e, pochi secondi dopo, altri cinque vengono aggiunti, in tutto ce ne dovrebbe essere una decina. E proprio questa forma grezza di ragionamento aritmetico sarebbe quella che fornisce le basi per lo sviluppo della logica matematica negli adulti.

Proprio per capire da dove provengono le nostre abilità di ragionamento e come sono organizzate nel cervello, è utile analizzare il modo in cui il cervello inizia ad analizzare i concetti nei bambini.

Alcuni studi alla Carnegie Mellon University hanno appunto dimostrato che i bambini usano le stesse regioni cerebrali degli adulti, quando sono impegnati in ragionamenti numerici. Sia nei piccoli di quattro anni sia negli adulti alcune aree specifiche della corteccia parietale si attivano maggiormente di fronte ai cambiamenti dei valori numerici di un insieme di oggetti, piuttosto che nel caso di un cambiamento della loro forma. I piccoli sono quindi abili con i numeri.

Manuela Piazza del Cimec di Rovereto e Stan Dehaene dell’Inserm di Parigi hanno scoperto che il sistema parietale della matematica negli adulti diventa selettivo proprio per i concetti matematici molto presto, già nelle prime fasi dello sviluppo.

La felicità aumenta con gli anni

immagine

NEW YORK, Usa -- La felicità aumenta con gli anni. E' questo quanto risultato da una ricerca sociologica americana durata oltre 30 anni, dal 1972 al 2004.

Ogni anno il National Opinion Research Center dell'università di Chicago ha svolto una serie di interviste a 1500-3000 persone, chiedendo: "Diresti che sei molto felice, abbastanza felice o non troppo felice?".

Tra il 15 e il 33 per cento dei giovani americani si è detto contento, e tra questi le donne più degli uomini e i bianchi più dei neri. Ma a rispondere in maniera più ottimistica sono state le persone più avanti con gli anni. Oltre la metà degli intervistati intorno agli 80 anni si è infatti dichiarato decisamente soddisfatto.

"Gli adulti e gli anziani di oggi sono figli di generazioni che hanno lottato e creduto in ciò che facevano - spiega il professor Massimo Ampola, docente di Metodi e tecniche della ricerca sociale presso l'Università di Pisa -. Grazie a quell'entusiasmo, riescono oggi a sentirsi ancora vivi".

"I giovani di oggi - afferma ancora Ampola - vivono invece il conflitto tra quantità e qualità. Hanno a disposizione tutto quello che vogliono, ma faticano a dare un valore qualitativo alle proprie risorse. E' la società che non mette i giovani in condizione di apprezzare ciò che hanno".

Gli uomini al volante sono "primitivi"

immagine

MANCHESTER, Inghilterra -- Gli uomini al volante assumono spesso comportamenti da primitivi. Per questo motivo sarebbero le persone di sesso maschile i principali pirati della strada. La causa di questo atteggiamento sarebbe da ricercare nel lento sviluppo del nostro cervello. Almeno secondo Geoffrey Beattie, responsabile di scienze psicologiche all’Università di Manchester.

Lo studio è stato pubblicato sul Daily Mail. Secondo Beattie la fase del cacciatore-raccoglitore (per intenderci, quella precedente l'inizio dell'allevamento e della coltivazione) è durata molto tempo e ha condizionato significativamente il cervello umano. Un problema evolutivo quindi.

"Il cranio del ventunesimo secolo contiene un cervello da età della pietra" ha detto l'esperto, secondo cui la "sindrome Fred Flinstone", come è stata ribattezzata in Inghilterra, è caratterizzata da una forte competitività, comportamento che fa parte anche degli uomini al volante. Per le menti competitive infatti è molto più facile compiere alcune azioni, come per esempio tagliare la strada.

Al contrario, le donne, più difficilmente risponderebbero alle provocazioni degli altri
automobilisti. Lo studio realizzato dall'esperto è stato commissionato dalle compagnie assicurative ed è importante anche perchè i suoi risultati condizioneranno le tariffe che verranno attribuite alle polizze nei prossimi anni.

In Gran Bretagna la pericolosità degli uomini alla guida è un problema molto presente: il 97 per cento degli arresti per guida pericolosa infatti riguarda il sesso maschile. Gli uomini rappresentano anche l'88 per cento dei casi di guida in stato di ebbrezza e l'82 per cento degli eccessi di velocità.

Epilessia, la "malattia sacra"

immagine

ROMA -- Da un'indagine demoscopica condotta dalla Lice, la Lega italiana contro l'epilessia, si scopre un esito incredibile. Il 61 per cento degli italiani pensa che l'epilessia sia dovuta al sovrannaturale. Addirittura c'è chi ritiene che la malattia sia causata da una possesione demoniaca. Tra questi, il 4 per cento sono studenti universitari.

L'epilessia è una condizione cronica neurologica caratterizzata da ricorrenti e improvvise crisi. Grazie ai farmaci di nuova generazione, alle tecniche chirurgiche e all'elevata esperienza clinica dei medici, oggi si riesce a contrastare questa malattia in modo efficace. Risulta invece molto più difficile cancellare le credenze religiose e i pregiudizi legati a questa sindrome, che in passato veniva addirittura chiamata la "malattia sacra".

"Oltre il 90 per cento delle persone sa cos'è l'epilessia, ma solo in termini generici. Nel dettaglio - spiega Oriano Mecarelli, del dipartimento Scienze neurologiche dell'università di Roma La Sapienza - le conoscenze sono estremamente deficitarie e, purtroppo, distorte. Molti ritengono, erroneamente, che la malattia possa provocare disturbi psichici, che sia un vero e proprio handicap e che la vita sociale degli epilettici non possa essere una normale".

I dati rilevati dalle ricerche della Lice mostrano che la cultura sulla patologia non si è evoluta: in un precedente sondaggio realizzato dalla Doxa circa 20 anni fa, i risultati della percezione della malattia tra la popolazione erano più o meno gli stessi.

Nonostante queste credenze la ricerca sta facendo passi da gigante. Le basi genetiche di alcune forme di epilessia sono state approfondite e migliorate le strategie terapeutiche destinate a risolvere il 25-30 per cento di casi che non si riesce ancora a curare in modo adeguato con i farmaci disponibili.

"Per migliorare il livello di assistenza al paziente epilettico - sottolinea Paolo Tinuper, presidente Lice - occorre valorizzare la rete di assistenza clinica che si è formata nel corso degli anni nel nostro Paese. I pazienti devono essere informati che possono rivolgersi a centri specialistici dove sono disponibili i migliori e più aggiornati strumenti diagnostici e trattamenti terapeutici e dove possono comunque ricevere tutte le informazioni ed essere indirizzati ad altri centri dove, per esempio, è possibile effettuare il trattamento chirurgico".

Italia, la metà delle coppie non fa sesso

immagine

ROMA -- Il 40 per cento delle coppie italiane non fa l'amore. E' questo il triste dato che emerge da un rapporto sugli italiani a letto realizzato da sessuologi, ginecologi e andrologi e che verrà presentato in occasione del nono Congresso della Federazione europea di sessuologia, in programma per domenica a Roma.

In Italia, quaranta coppie su cento non hanno rapporti sessuali. Stando allo studio il calo del desiderio è soprattutto maschile ed è cresciuto del triplo negli ultimi dieci anni. Spesso gli uomini sfuggono dalla partner di sempre per cercare soddisfazioni altrove, magari rifugiandosi tra le braccia di una prostituta o in quelle di una donna conosciuta su internet.

"Le coppie italiane alla tavola del sesso si comportano in modo davvero differente - spiega Chiara Simonelli, sessuologa dell'Università La Sapienza di Roma e vicepresidente della Federazione europea - eppure tutte sono riconducibili a quattro grandi categorie: le anoressiche, le bulimiche, le sazie e le inappetenti".

Dal rapporto emerge che solo il 30 per cento delle coppie rientra nella categoria "sazia", cioè che ha rapporti sessuali appaganti e con una frequenza che soddisfa entrambi.

La fedeltà sessuale si vede dalla faccia

immagine

LONDRA, Inghilterra -- Con una semplice occhiata al volto di un potenziale partner possiamo capire se è fedele o se è un "dongiovanni". Secondo una ricerca britannica congiunta dell’Università di Aberdeen, Sta Andrews e Durham, nei lineamenti di una persona è scritta a chiare lettere l’attitudine alla fedeltà sessuale.

Ebbene sì. Sembra proprio che nessuno possa ingannare chi gli sta di fronte. Dai lineamenti si può capire se una persona vuole solo sesso o se invece è adatta alla vita coniugale.

I ricercatori hanno effettuato un esperimento. Sono state chiamate in causa 700 persone che dovevano osservare fotografie di maschi e femmine. Le immagini offrivano volti semplici semplici, normalissimi. Nella stragrande maggioranza dei casi, le persone hanno dato risposte identiche. Alcuni soggetti delle foto sono stati giudicati come "adatti" per un’avventura erotica, altri per una vita coniugale.

Dopo questa fase di osservazione, gli studiosi hanno intervistato i soggetti ritratti nelle fotografie e hanno scoperto che in molti casi l’impressione avuta da chi osservava era giusta.

Il meccanismo di riconoscimento della fedeltà sessuale dai lineamenti, sembra valere soprattutto per il volto degli uomini. Una donna, infatti, capisce facilmente se l'uomo è un dongiovanni o se invece potrebbe diventare il padre dei suoi figli.

Gli studiosi sostengono che si può capire dalla forma della mascella, dalla dimensione del naso e dal taglio degli occhi. Insomma, sembra che un uomo con la mascella quadrata, gli occhi piccoli e il naso largo è uno che ti vuole solo portare a letto. Invece, quello con i lineamenti più effemminati, come per esempio Leonardo di Caprio (nella foto), alla fine può anche sposarti.

Sesso, gli uomini non capiscono le donne

immagine

WASHINGTON, Usa -- Quando si parla di sesso, l'uomo va in tilt. Da uno studio condotto dall'Indiana University su 280 studenti tra maschie e femmine, è emerso che gli uomini tendono spesso a fraintendere l'interesse delle donne verso di loro, creandosi in testa dei castelli di sabbia.

Gli uomini sopravvalutano l'interesse delle donne nei loro confronti. Spesso, infatti, interpretano un sorriso fatto da una ragazza in modo cordiale, come uno ammiccante.

Dalla ricerca, che ha preso in esame un gruppo di 280 studenti di vent'anni, è emerso che al 68 per cento delle ragazze è accaduto almeno una volta di essere fraintesa da un ragazzo. L'uomo, cioè, fraintendeva l'amicizia con un interesse sessuale.

Gli uomini, insomma, non riescono a interpretare correttamente le sottigliezze emotive alla base del linguaggio non verbale. Sembra infatti che anche quando i ragazzi si trovino di fronte a donne che cercano di comunicare un interesse di natura sessuale, non colgono il messaggio, scambiando le effusioni per semplici manifestazioni d'amicizia.

Il naso, un'arma contro i pericoli

immagine

CHICAGO, Usa -- Tutti abbiamo un'arma segreta per sfuggire dai pericoli. Non lo sapevate? Stiamo parlando del naso. Alcuni ricercatori del Northwestern University di Chicago, negli Stati Uniti, hanno scoperto che, in casi di pericolo, il nostro olfatto diventa molto più sensibile.

In situazioni poco piacevoli il nostro naso riesce a distinguere odori molti simili, grazie ai centri olfattivi del cervello. Qui resta impresso il ricordo olfattivo di situazione pericolosa e quindi, in un successivo caso di pericolo, il naso è in grado di riconoscere lo stesso odore, avvertendoci che qualcosa non va.

I ricercatori hanno svolto un esperimento. A un gruppo di persone sono state fatte annusare due fragranze erbose quasi identiche. In un primo momento nessuno distingueva i due odori. Ma quando a una delle due fragranze è stata associata una piccola scarica elettrica, tutto è cambiato. Da quel momento, infatti, i volonatri sono stati in grado di distinguere immediatamente l'odore neutro da quello legato alla scarica.

L'odore della situazione pericolosa viene quindi registrato nei centri olfattivi. Nel cervello dei volontari, a livello della corteccia olfattiva primaria, sono stati registrati dei cambiamenti specifici con cui veniva fissata l’informazione olfattiva in risposta ai condizionamenti emotivi.

Insomma, quando un’esperienza negativa viene associata anche a un odore, questo si fissa nel cervello in modo indelebile permettendo al nostro naso di attivarsi prontamente alle prime avvisaglie di quell’odore, mettendoci al riparo dal pericolo.

Matrimonio felice se lei è bella e lui è brutto

immagine

WASHINGTON, Usa -- Il matrimonio è più felice se lei è bella e lui è brutto. E' quanto emerge da uno studio condotto da un gruppo di psicologi americani su un campione di 82 coppie sposate da pochi mesi.

Moglie bella e marito brutto fanno una coppia felice. Sembra questa la giusta composizione per un matrimonio coi fiocchi. Ebbene sì, gli psicologi hanno potuto constatare che la bellezza della donna fa felici entrambi i coniugi, e la bruttezza dell'uomo non è affatto un problema. In questo modo il matrimonio va per il meglio.

Lo studio, pubblicato sulla rivista "Journal of Family Pshychology", ha preso in esame 82 coppie che si sono sposate negli ultimi sei mesi. Gli studiosi hanno evidenziato che se l'uomo è più bello rispetto alla donna, non si sente contento e si considera autorizzato a cercare altrove.

Secondo gli esperti questo è dovuto al fatto che solitamente una donna cerca un buon padre per i suoi figli, dando poca importanza all'aspetto fisico. L'uomo, invece, dà più peso all'aspetto, puntando su giovani donne, belle e sane.

I soldi fanno la felicità? Solo se li regali

immagine

OTTAWA, Canada -- "I soldi fanno la felicità". Quante volte abbiamo sentito questa frase...Ma siamo proprio sicuri che è vera? Una ricerca canadese aggiunge un dettaglio importante: i soldi fanno la felicità solo se vengono donati oppure dati in beneficienza. Lo studio è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Science.

La ricerca ha preso in considerazione un campione di persone e ha evidenziato che le più felici sono quelle che hanno speso più denaro per gli altri e non per se stesse. Questo, indipendentemente dal reddito. Lo ha detto la psicologa canadese della British Columbia Elizabeth Dunn, che ha condotto l'esperimento.

"Donare a enti di beneficenza, invece, fa sentire bene perchè fa sentire l'appartenenza a un gruppo e riflette un'immagine di sè altruista" hanno spiegato i ricercatori. Alla luce di questa scoperta sarebbe meglio modificare il detto: "I soldi fanno la felicità, solo se usati per il bene altrui".

Sonnambulo il 4 per cento del mondo

immagine

MONTREAL, Canada -- Il sonnambulismo è un problema che riguarda il quattro per cento della popolazione mondiale. Lo rivela una ricerca dell’Università di Montreal, pubblicata su Annals of Neurology.

Lo studio ha individuato nello scarso riposo la causa principale  del disturbo. Il pericolo di sonnambulismo, in particolare aumenta quando si stanno recuperando ore di sonno perse dopo giorni di insonnia.

Le 40 persone che hanno partecipato all’esperimento, con problemi di sonnambulismo, sono stati fatti rimanere svegli per 25 ore, e successivamente fatti addormentare.

I pazienti sono stati poi monitorati durante la notte per valutarne eventuali comportamenti di sonnambulismo. Se durante il sonno normale solo la metà dei partecipanti aveva mostrato segni del disturbo, la percentuale passava al 90 per cento dopo la veglia prolungata. Il numero totale dei comportamenti riconducibili al sonnambulismo è stato di 32 nella prima fase di studio contro i 92 della fase successiva.

La stanchezza profonda, ha inoltre aumentato la proporzione di sonnambuli che hanno vissuto un episodio di entità grave. Secondo i ricercatori, lo studio dimostra l’importanza di riposare ogni notte per evitare problemi di questo genere.

E il pancione fa bene al cervello

immagine

NEW YORK, Usa -- Avere un figlio rende le mamme dei piccoli geni. Lo rivela uno studio americano pubblicato sul Daily Mail.

“La memoria femminile non si riduce in gravidanza, piuttosto la loro attenzione si concentra sulle cose veramente importanti, come proteggere il neonato” spiega Allen Snyder neuroscienziato australiano.

Secondo l’esperto il cervello femminile diventa come quello di Albert Einstein, che era solito dimenticare in giro grossi assegni perché troppo impegnato a lavorare sulla teoria della relatività.

Lo studio americano, condotto su femmine di ratto in gravidanza ha sostenuto l’idea che a vere figli rende le donne più intelligenti e suggerisce che l’ippocampo, area cerebrale responsabile di memoria e apprendimento, può creare nuove connessioni neuronali durante i nove mesi di attesa.

La maternità, regala inoltre alle donne, un più acuto senso della vita. Le donne in maternità superano nettamente le altre nei test di percezione visiva, vantaggio che consente di percepire eventuali minacce per il neonato.

Tutto grazie all’ossitocina, un ormone che le donne producono per stimolare il parto e la produzione di latte, che funge anche come una sorta di antidepressivo naturale, inibendo gli ormoni dello stress.

“Avere un figlio influisce anche sul rischio di avere un tumore, per lo più in modo positivo” spiega Lucy Boyd epidemiologia britannica del Cancer Research.

Il mal di schiena è anche psicosomatico

immagine

LUBECCA, Germania -- Il mal di schiena potrebbe essere anche una manifestazione psicosomatica. Lo sostiene uno studio tedesco sull' International Journal of Epidemiology, che ha messo a confronto i casi di mal di schiena delle due Germanie prima e dopo la riunificazione, e ha trovato che i dolori nascono anche dalla mente.

Secondo i ricercatori dell’Università di Lubecca, per alcuni, la causa del disturbo risiede nella continua trattazione dell’argomento da parte dei mezzi di comunicazione e dell’entourage.

Sembra quindi che il mal di schiena derivi da un effetto mediatico e dalla risonanza che esso assume nella vita di tutti i giorni. Nonostante i 40 anni di separazione,  le due popolazioni hanno conservato lo stesso corredo genetico. Infatti, subito dopo l’unificazione, il 69 per cento dei cittadini dell’Est lamentavano dolori alla schiena, a fronte dell’84 per cento degli abitanti dell’Ovest.

Nel 2003 le percentuali si sono equiparate, e gli studiosi precisano che: “Nella Germania dell’Est i media parlavano spesso del mal di schiena come di una causa comune di invalidità lavorativa e quando la comunicazione è stata condivisa anche dagli altri abitanti del Paese, hanno iniziato a soffrirne di più anche ad Est”.

La vista dei dolci "fa impazzire" il cervello

immagine

ROMA -- La sola immagine dei dolci manda in tilt il cervello. Ebbene sì, uno studio della Northwestern University di Chicago ha dimostrato, utilizzando la risonanza magnetica, che la reazione del cervello ai dolci comincia molto prima che questi vengano assaporati dal palato.

L'equipe che ha condotto lo studio, pubblicato su "Cerebral Cortex", ha sottoposto alcuni volontari a un esperimento. In un primo momento, le persone dovevano mangiare le classiche ciambelle americane. In una seconda prova, invece, dovevano rimanere a digiuno per otto ore. In entrambi i casi venivano mostrate anche delle immagini delle ciambelle e di un cocktail a base di vodka e arancia. Nel frattempo il cervello dei volontari veniva fotografato attraverso la risonanza magnetica funzionale.

Dall'esperimento è emerso che quando le persone erano a digiuno, la vista delle immagini dei dolci accendeva in loro il cervello libidico e i meccanismi dell'attenzione spaziale, facendogli focalizzare l'attenzione sull'immagine della ciambella. Insomma, l'attività cerebrale era alle stelle.

Quando invece i volontari avevano già mangiato, le immagini non facevano scattare nulla. Secondo lo studio, "un sistema complesso nel nostro cervello aiuta a rivolgere l’attenzione, fra i mille oggetti nell’ambiente circostante, a ciò che può soddisfare i nostri bisogni".

Scoperti i geni della felicità

immagine

EDIMBURGO, Gran Bretagna -- La felicità è scritta nel nostro Dna, da un mix di geni che determina la nostra personalità. La prova arriva da uno studio condotto su ben 900 coppie di gemelli degli psicologi dell’Università di Edimburgo in collaborazione con i ricercatori dell’australiano Queensland Institute for Medical Research.

La ricerca sui gemelli ha consentito agli studiosi di osservare i tratti del Dna che sembrerebbero definire alcuni aspetti della personalità determinanti per la gioia di vivere.

Utilizzando il modello dei cinque grandi fattori di personalità, i Big Five, i ricercatori hanno osservato che le persone che non si preoccupano troppo, sono socievoli e coscienziose tendono ad essere più felici. Il mix di geni che ne tratteggiano la personalità finisce per agire come un argine quando accadono cose negative.

Il Dna nei più fortunati, crea una sorta di riserva di felicità ereditaria. La ricerca della felicità è un desiderio umano basilare, come può esserlo il bisogno di libertà. Anche se la felicità è influenzata da una serie di fattori esterni, abbiamo scoperto che vi è una componente ereditaria della felicità che può essere spiegata dall’architettura genetica della personalità” lo dichiara Alexander Weiss ricercatore dell’Università di Edimburgo.

Lo straordinario cervello dei jazzisti

immagine

WASHINGTON, Stati Uniti -- Il cervello di un jazzista, durante un’improvvisazione, spegne le aree di inibizione e attiva quelle dell’espressività, permettendo a chi ascolta di emozionarsi. Questo è quanto è stato scoperto da alcuni ricercatori americani, che hanno studiato il cervello dei musicisti jazz con la risonanza magnetica durante un’esecuzione al piano.

"Non è una capacità esclusiva degli artisti, tutti noi utilizziamo meccanismi simili quando ci lasciamo andare alla spontaneità", dichiara Charles Limb del dipartimento di chirurgia dell’Università Johns Hopkins, che insieme ai ricercatori del National Institute on Defness and Other communications Disorders, ha condotto lo studio.

"Quando un jazzista improvvisa, istintivamente chiude gli occhi e si trova in una situazione di simil-trance in cui genera musica mai sentita e spontanea" spiega Limb.

Dalle immagini  emerse con la risonanza magnetica, si è notato come alcune aree cerebrali si attivano in maniera analoga in tutti i musicisti del campione, ma in modo diverso in base ai momenti d’improvvisazione e a quelli in cui si eseguono le note dello spartito.

Uomini: in gruppo sono come le pecore

immagine

LONDRA, Gran Bretagna -- Quando gli uomini si trovano in mezzo a una folla tendono a seguire le persone che esprimono più sicurezza, che sanno dove andare e cosa fare. Ebbene sì, un vero e proprio comportamento da pecore. E' questo quanto emerge da uno studio dell'università di Leeds, in Gran Bretagna.

Il gruppo di riceractori ha condotto alcuni esperimenti riguardnti il comportamento, su un gruppo di volontari a cui era stato detto di camminare attorno a una grande sala senza una meta precisa e senza rivolgere la parole a nessuno. A un parte del gruppo, però, erano state date delle indicazioni più precise.

Dall'esperimento è risultato che il 5 per cento degli individui informati è sufficiente a influenzare la direzione del gruppo, cioè di almeno 200 persone.

"In questo atteggiamento - si legge nella relazione del professor Krause pubblicata sulla rivista "Animal Behaviour" - ci sono dei forti parallelismi con il comportamento degli animali che vivono in branco. Questo studio, inoltre, ha scoperto che anche se ci viene mostrata una strada più veloce, noi preferiamo generalmente fissarci su quella vecchia e tendiamo a convincere gli altri a fare lo stesso".

La psoriasi fa male anche alla mente

immagine

ROMA -- Secondo uno studio condotto da 39 università italiane con il patrocinio della Società Dermatologica medica (Sidemast) rivela che metà dei pazienti affetti da psoriasi presentano anche un disagio psicologico.

La patologia colpisce in percentuale maggiore le donne, con un’incidenza del 54 per cento rispetto al 40 per cento degli uomini. Anche per i sintomi più gravi, l’11 per cento del totale dei casi esaminati, l’incidenza femminile è del 17 rispetto al 7 di quella maschile.

Una conclusione importante è che il disagio psicologico che vive il paziente non è correlato con l’estensione della malattia.

“Ci sono persone  con lesioni minime che soffrono profondamente la loro malattia” spiega Alberto Caputo ricercatore dell’Università di Milano. “Il dermatologo deve valutare non solo l’estensione e la gravità della malattia, ma anche l’impatto psicologico e psicopatologico che essa comporta".

L'obesità è anche colpa del cervello

immagine

LOS ANGELES, Stati Uniti -- Uno studio americano, pubblicato da Cell Metabolism, individua in alcune anomalie di una regione cerebrale critica per il controllo dell’appetito la causa dell’obesità.

La ricerca effettuata su cavie da laboratorio ha messo in evidenza che i roditori obesi mostrano difetti dei neuroni del nucleo arcuato dell’ippotalamo, tali da essere meno recettivi alla leptina, l’ormone che sopprime il senso della fame.

“Le differenze dello sviluppo neuronale in questi animali sono evidenti già nella prima settimana di vita. Ora l’obiettivo è capire come fare ad aggirare questa predisposizione”, spiega la ricercatrice dell’Università della Southern California,  Sebastien Bouret..

La speranza, per i ricercatori, è quella di intervenire precocemente, nel periodo critico di sviluppo neuronale, per contrastare questo meccanismo.

Laureati: uno su cinque non sa scrivere

immagine

ROMA -- Italia, un Paese di laureati che non sanno scrivere. Per i "dottori" la lettura sarebbe un'attività quasi sconosciuta. E uno su cinque non riuscirebbe ad andare oltre il livello elementare di decifrazione di una pagine scritta (per intenderci, le istruzioni di un elettrodomestico). Lo sostiene l'ultimo report del ramo italiano dell'indagine internazionale All-Ocse.

Hanno superato moltissimi esami. E magari si sono anche laureati con la lode. Ma sorprende sapere che poi non capiscono il significato di termini come dirimere, duttile e faceto, presenti ogni giorno sui giornali. I risultati dell'indagine All-Ocse (Adult Literacy and Life Skill) nel nostro Paese sono allarmanti: 21 laureati su 100 non riuscirebbero a decifrare una pagina che non sia al livello elementare.

Per non parlare della scrittura: un dottore su cinque non sarebbe in grado di scrivere un testo minimamente complesso in modo corretto. Un mese fa, a Roma, all'ultimo concorso per l'accesso alla magistratura si sono presentati quattromila candidati. I posti disponibili erano 380. Nonostante ciò 58 posti sono rimasti scoperti perchè le prove di 3700 candidati (tutti laureati) erano inaccettabili sul piano linguistico.

L'analfabetismo è ancora molto presente nel Bel Paese: secondo il censimento del 2001 gli italiani che non sapevano né leggere né scrivere erano quasi 800mila. In alcune regioni meridionali la quota di analfabetismo saliva vertiginosamente (una persona su dieci). Ma adesso il problema interessa anche i vertici della società culturale, cioè gli studiosi, che dopo cinque, sei, sette anni passati sui libri, non sanno cosa significhi scrivere in modo comprensibile per comunicare con gli altri.

In Italia l'8,8 per cento della popolazione è laureata (contro la media dei Paesi Ocse che è del 15 per cento). Però sette su cento non leggono mai, mentre un altro sette per cento legge solo l'indispensabile per il lavoro. Quasi nessuno (73 per cento) va in biblioteca, e quando gli capita di andare, raramente prende libri in prestito. "Devi guadagnarti cinque crediti per la lingua straniera, e cinque per l'informatica - spiega il pedagogista Franco Frabboni, preside di Scienze della formazione a Bologna, fra gli autori della riforma universitaria -, ma non c'è alcun obbligo per quanto riguarda la buona pratica dell'italiano".

Mentre in Francia e in Germania, come spiega il professor Serianni, gli atenei organizzano gare di ortografia, in Italia è difficile che gli allievi si iscrivano ai laboratori di scrittura a disposizione di tutti coloro che sono in debito di lingua. Ma se alla fine tutto ciò non avesse importanza? Perchè nel mondo del lavoro, almeno attualmente, spesso il laureato analfabeta non fa più fatica a trovare lavoro rispetto ai colleghi più letterati.

Fino a cinquant'anni fa, dice Tullio De Mauro, il padre degli studi linguistici italiani, il fenomeno dell'analfabetismo era molto più evidente: otto italiani su dieci parlavano ancora il dialetto. "Oggi il 95 per cento degli italiani parla italiano" commenta De Mauro. Ma che italiano è senza comprensione e quindi, comunicazione? Secondo l'esperto si tratta di un'emergenza nazionale che tutti devono affrontare prima che sia troppo tardi.

La felicità? Da bambini o da vecchi

immagine

WARWICK, Gran Bretagna -- La felicità sembra stare agli estremi della vita. Secondo una ricerca condotta dall'economista Andrew Oswald dell'Università di Warwick, in Gran Bretagna, i più felici sarebbero gli under 30 e gli over 60.

Ebbene sì, la depressione può colpire maggiormente nell'età adulta, tra i 35 e i 50 anni. E è più facile incontrare la felicità agli estremi della vita.

La ricerca è stata condotta su due milioni di persone negli Stati Uniti e in Europa e verrà pubblicata su "Social Science & Medicine". I dati rilevati, però, non sono proprio omogenei. In alcuni Paesi, come nel Regno Unito, l'infelicità si presenta prima. I depressi più vecchi, invece, sono i portoghesi, che sarebbero infelici a 66 anni.

Le domande di Oswald agli intervistati riguardavano il benessere psichico e la funzione sociale. Alcuni ricercatori hanno contestato i dati dell'economista perchè ha omesso alcuni fattori come la felciità coniugale e il reddito.

Tutto dipende dalla concezione che si ha di felicità.

I tacchi alti fanno bene all'eros

immagine

LONDRA, Inghilterra -- I tacchi a spillo sono sicuramente un fattore di sensualità. Ma sapevate che influiscono in maniera positiva anche sui muscoli pelvici, cioè quelli direttamente coinvolti nell'orgasmo? Dopo le bizzarre teorie che legavano i "trampoli" a malattie di ogni genere, ecco uno studio, tutto italiano e pubblicato sul Sunday Times, che gioca a loro favore.

Una recente teoria ha sostenuto che i tacchi alti causerebbero la schizofrenia. Ma al contrario, secondo Maria Cerruto, urologa dell'università di Verona, lo stiletto avrebbe ben altri pregi.

Secondo I suoi studi infatti i tacchi avrebbero effetti positivi sulla zona pelvica La ricerca, si legge sulla European Urology, ha preso in esame 66 volontarie d'età inferiore ai 50 anni. Lo studio ha esaminato l'attività elettrica prodotta dai muscoli pelvici a seconda della posizione assunta dai piedi. Ebbene, il risultato è stato sorprendente: le donne che tenevano i piedi con un angolatura di 15 gradi rispetto al pavimento (altezza corrispondente a un tacco di 7 centimetri) mostravano una riduzione del 15 per cento dell'attività pelvica. Ciò significa che lo stiletto sarebbe in grado di rilassare i muscoli.

Non solo. I tacchi alti avrebbero anche la capacità di aumentare la forza e la capacità di contrazione dei muscoli pelvici, che allineati darebbero una maggiore eccitazione sessuale. "Ora - ha detto la Cerruto - speriamo di riuscire a provare che indossando questo tipo di scarpe durante le normali attività giornaliere, si riduce anche la necessità di dover ricorrere agli esercizi pelvici per tenere elastica e tonica quella specifica parte del corpo femminile".

Una notizia positiva per Manolo Blahnik, il re dello stiletto, che ha detto: "Per le donne, i tacchi sono un modo per attirare gli uomini. Certo, ci vuole misura, perché un tacco superiore agli 11,5 centimetri non solo non fa camminare bene, ma non è nemmeno elegante". Diversa la reazione di Zoe McNulty, esperto di fitness e insegnante del corso "Sweat and Stilettos" (cioè sudore e tacchi a spillo) in una palestra londinese: "Quando si indossano le scarpe con i tacchi si fanno lavorare dei muscoli nemmeno si sa di avere. Il rischio è però di assumere una cattiva postura, per questo la gente viene ai miei corsi".

Matt Roberts, personal trainer di star come Madonna, la pensa diversamente: "Gli effetti negativi possono alla fine prevalere su quelli positivi, perché quando s'indossano gli stilettos le ginocchia e le caviglie sono costantemente messe sotto pressione, mentre i fianchi finiscono fuori posizione rispetto al bacino. E, a lungo termine, tutto questo può provocare dei danni al fisico".

Un sano "pisolino" giova alla mente

immagine

ROMA -- La diffusa abitudine del "pisolino" pomeridiano, fa bene alla nostra salute e alla nostra memoria. Lo conferma una ricerca condotta dal Centro del sonno dell’Università Harvard Medical School, che dimostra che solo quarantacinque minuti di sonno di fase non-Rem, quindi non profondo, sono sufficienti a potenziare la nostra memoria.

Ogni mattina, i volontari dopo essere stati sottoposti alle stesse sessioni di apprendimento, venivano divisi di due gruppi: uno faceva un pisolino mentre l’altro rimaneva vigile. La correzione dei questionari somministrati loro nel pomeriggio, mostra chiaramente come il breve sonno avesse giovato all’apprendimento.

I ricercatori precisano comunque che il sonno pomeridiano è un valore aggiunto al riposo notturno, anch’esse ore insostituibili per la nostra memoria, come afferma anche un altro studio americano, dimostrando che la privazione del sonno Rem, riduce la proliferazione cellulare nella parte del cervello che agisce sull'archiviazione della memoria a lungo termine.

Crisi di mezza età? Arriva a 44 anni

immagine

LONDRA, Gran Bretagna -- E' luogo comune che la crisi di mezza età colpisca intorno ai cinquant'anni. Ebbene, non è così. Una ricerca inglese sostiene che il picco di depressione arriva a 44 anni. Non importa il sesso, la nazionalità o le abitudini di vita: raggiunta quest'età l'infelicità si acuisce.

Questo è quanto è emerso da una ricerca congiunta dell’Università inglese di Warwick e del Dartmouth College statunitense. I test sono stati effettuati su un campione di due milioni di persone, in 70 paesi del mondo. Risultato? Non importa se maschi o femmine, single o sposati, italiani o giapponesi, a 44 anni il quadro psicoemotivo subisce un crollo.

E non è tutto, chi intorno a quest'età cade nella fatidica crisi, è destinato a rimanerci per un periodo molto lungo. L’unico Paese che si stacca dal coro sono gli Stati Uniti. Qui le donne sperimentano la maggiore infelicità a quarant’anni e gli uomini a cinquanta. 

"Secondo i nostri dati la crisi ha l’apparenza di qualcosa che risiede profondamente negli esseri umani - spiega il professor Oswald, dell’Università di Warwick -. Per l’individuo medio, nel mondo moderno, l’affossamento in termini di felicità e salute mentale non è qualcosa che emerge d’improvviso, in un anno solo. Avviene invece lentamente. Soltanto a cinquant’anni la maggior parte della gente emerge da questo periodo di flessione. Ma è incoraggiante scoprire che a settant’anni, se si è ancora in forma, dal punto di vista della salute mentale si sta bene come a vent’anni".

Lo studio, che verrà pubblicato sulla rivista Social Science & Medicine, ha comunque un aspetto positivo: "Queste sensazioni sono completamente normali nella mezza età. Saperlo forse può aiutare a sopravvivere meglio a questa fase", spiega Oswald.

"E’ possibile - conclude il professore - che gli individui debbano adattarsi a riconoscere le proprie forze e debolezze, e che nella mezza età si ritrovino costretti a smorzare le proprie aspirazioni irrealizzabili".

Chi mangia male è più violento

immagine

LONDRA, Gran Bretagna -- L'alimentazione può influenzare il comportamento dell'uomo, portandolo ad avere reazioni aggressive e estreme. È quanto riferisce un gruppo di studiosi dell'università di Oxford che ha analizzato l'alimentazione di mille giovani detenuti tra i 16 e i 21 anni, in tre riformatori britannici.

Dalla ricerca è emerso che i ragazzi alimentati in maniera sana hanno diminuito di un terzo i loro atteggiamenti violenti all'interno dei centri di detenzione. L'esperimento si basa sulla teoria che quando il cervello ha carenza di nutrienti, soprattutto di acidi Omega-3, diminuisce il tempo di attenzione e riduce l'autocontrollo.

La spiegazione, secondo gli studiosi, è che il cervello non funzionare correttamente senza un sano apporto nutrizionale. "Con questo - precisa lo scienziato John Stein, professore di psicologia - non vogliamo dimostrare che il cibo è l'unico fattore che influenza il comportamento, ma soltanto sottolineare che finora ne abbiamo sottovalutato l'importanza".

La ricerca potrebbe servire a diffondere tabelle nutrizionali anche nelle scuole per ridurre la criminalità all'esterno delle carceri. 

Gli animali parlanti in tv? Diseducativi

immagine

TORINO -- Cani e gatti che pensano e parlano esattamente come gli uomini. Questo è quanto siamo abituati a vedere nei film della Disney. Sono divertenti e piacciono ai bambini. Ma attenzione: secondo l'etnologo Giorgio Celli, sono anche altamente diseducativi.

"Gli animali non sono nostri simili, e l’uomo ha il dovere, sia quando li alleva sia quando li racconta, di rispettarne la diversità, l’etologia - spiega Celli -. Boccio il cinema che per far contenti i bambini usa animali e insetti come fossero bamboccioni".

Secondo il medico, sarebbe molto meglio educare i bambini con documentari realistici, come quelli della Bbc o quelli di National Geographic. Al contrario film con scene palesemente falsificate, con animali che ballano o compiono azioni del tutto innaturali, sono da mettere al bando.

Dal mondo animale gli uomini potrebbero addirittura prendere esempio, come nel caso dell'accoppiamento, molto più complicato e raffinato rispetto a uomini e donne. "Prendiamo gli uccelli del Paradiso: i maschi, prima di tutto, esibiscono a lungo le loro piume meravigliose. I leoni, che hanno un corteggiamento simile ai gatti, lottano, la leonessa si dibatte, si rifiuta, infine, cede - continua l'etnologo -. È utile osservare i loro comportamenti per apprezzarne la diversità, capire la loro etologia e imparare nel nostro piccolo a rispettarli".

Uno studio ha dimostrato che nelle famiglie italiane il numero degli animali ha superato quello dei bambini. Questo perchè spesso gli animali vengono considerati come veri e propri figli, da trattare come persone su cui impegnare il nostro affetto. Ad esempio chi è anziano, e resta solo, prende un gatto o un cane per sostituire chi l’ha abbandonato.

Ma, sempre secondo Celli, così facendo si arriva a compiere un grave errore. "Accarezzare un gatto o insistere perché giochi se non ne ha voglia, può diventare un maltrattamento - conclude il medico -. Basta fare come le neo-mamme, che frequentano corsi su come svezzare un bambino. Un buon manuale può fare la differenza".
    

La personalità dipende anche dal peso

immagine

TOKYO, Giappone -- Il peso corporeo può influire sul carattere? Sì, secondo alcuni ricercatori giapponesi dell'Università di Tohoku. Dallo studio emerge che, in linea generale, le persone più grasse tenderebbero a essere più socievoli, mentre i magri sarebbero più ansiosi.

La ricerca ha coinvolto oltre 30 mila persone residenti nel Giappone settentrionale, fra i 40 e i 64 anni, sottoponendole a un questionario su peso e altezza e a un test della personalità.

Dai dati raccolti è risultato che gli estroversi hanno maggiore probabilità di avere un indice di massa corporea superiore a 25, aumentando di due volte, rispetto agli introversi le possibilità di diventare obesi. Al contrario, chi si mostra più chiuso e chi ha un approccio ansioso nei confronti della vita, non ha problemi di peso.

La domenica notte è insonne per gli inglesi

immagine

ROMA -- E’ la domenica la notte peggiore della settimana per i britannici. Secondo un sondaggio condotto su 3500 inglesi, il 60 per cento di questi accusa, nella notte prima del lunedì, disturbi del sonno e preoccupazioni tali da impedire sogni d’oro. Di conseguenza la metà degli insonni si reca al lavoro ma è poco concentrato e tende a sbagliare le operazioni che compie.

Il 25 per cento delle persone il lunedì mattina telefona in ufficio fingendosi malato e uno su tre è irritabile con capo e colleghi. Tra questi ultimi c’è anche chi, di colpo, si addormenta sulla propria scrivania.

L’inizio settimana sembra, quindi, turbare non poco gli abitanti oltre Manica. “La causa è da ricercare nelle abitudini” spiega Neil Stanley, esperto di medicina del sonno al Norkolk and Norwich University Hospital.

“La domenica è il giorno del riposo. Non si fa attività fisica e nemmeno grossi sforzi mentali. In linea di massima si trascorre il tempo a tavola, mangiando più degli altri giorni, o sul divano davanti alla tv”.

Ecco le nuove droghe dei giovani

immagine

ROMA -- Sostanze da fumare, inalare, inghiottire, a volte iniettarsi, con nomi esotici e sigle misteriose. Sono continue le innovazioni nel mercato degli stupefacenti, sempre più sviluppato e in continua crescita. L'ectasy non basta più. Ecco come cambiano le droghe tra i ragazzi italiani.

Alcune sono droghe etniche, legate a tradizioni e costumi di Paesi lontani, altre invece sono il frutto di un'attenta miscela di sostanze chimiche. L'ultima relazione della Direzione centrale dei servizi antidroga del ministero dell’Interno, riferita all’anno appena concluso, parla chiaro: in Italia la diffusione di queste sostanze è aumentata del 500 per cento.

I sequestri vengono compiuti principalmente al Nord. Allucinogeni da laboratorio, amfetamine e metamfetamine rappresentano la fetta più consistente. In continua crescita anche il consumo di Ketamina, un anestetico veterinario, chiamata per questo "droga dei cavalli", che scatena sensazioni di morte apparente e dissociazione dal proprio corpo, oltre che fenomeni di allucinazione.

Bzp e mCCP, insieme alla metamfetamina più famosa, l’mdma (ecstasy), sono smerciate in forma di pasticche. Diversa nel formato ma simile negli effetti è il Ghb, conosciuto anche come "droga dello stupro". È ricavato da due solventi industriali, il gamma-butirolactone (Gbl) e l’1,4 butanediol (Bd), che possono a loro volta essere usati come sostituti dello stesso Gbh.

Particolarmente devastanti sono gli effetti dello shaboo, o chrystal meth, o ice, metamfetamina pura che ha l’aspetto di frammenti di ghiaccio, che si fumano. Non richiede sintesi chimica invece il khat, praticamente una verdura, si mastica per ottenere effetti simili a quelli dell’amfetamina, che viene dall’Africa, soprattutto dalla Somalia.

E questi sono solo alcuni esempi delle droghe più famose e diffuse ormai anche sul mercato italiano. Sono i rave e le discoteche i luoghi di maggiore diffusione. A incidere sul consumo, principalmente età e classe sociale.

Raimondo Pavarin, a capo dell’Osservatorio dipendenze di Bologna, ha condotto una prima fase di duemila interviste fatte in luoghi diversi. Dalla sua ricerca è emerso che, se oltre la metà degli intervistati fa uso di cannabinoidi, praticamente tutti fanno uso di alcol, e sempre frequente è l’abitudine alla poliassunzione, soprattutto fra i cocainomani, quelli che Pavarin chiama "sperimentatori".

"Dovendo fare una classifica, - spiega Pavarin - il livello di pericolosità di queste sostanze è molto alto, superiore alla cocaina e di poco inferiore all’eroina. In merito alle motivazioni, si vede che chi assume queste sostanze chimiche e allucinogene lo fa per provare altri stati di coscienza. Va detto però che la loro diffusione è anche un effetto di mercato".

Riccardo Gatti, dirigente del dipartimento dipendenze di Milano, lancia l’allarme: "C’è attenzione per queste sostanze, etniche o chimiche, perché sono relativamente nuove, ma bisogna fare attenzione a non farsi distrarre dalle vere emergenze, che restano eroina e cocaina".

Le gambe lunghe sono più sexy

immagine

VARSAVIA, Polonia -- Le gambe lunge rendono più sexy. E' dimostrato scientificamente: secondo uno studio polacco qualche centimetro in più dal fianco al piede aumenta il fascino di una donna. Più precisamente avere gli arti inferiori più lunghi del 5 per cento rispetto alla media incide sulla bellezza. Questo vale sia per gli uomini che per le donne.

Che le gambe lunghe fossero indice di sensualità non è un mistero. Ma la conferma scientifica ancora non c'era: è arrivata da due esperti della University of Wroclaw in Polonia, Boguslaw Pawlowski e Piotr Sorokowski. La ricerca, pubblicata sulla prestigiosa rivista New Scientist, ha preso in considerazione 218 volontari, maschi e femmine, scelti indipendentemente dalla loro fisicità.

I "prescelti" hanno poi indicato i soggetti più sexy maschili e femminili osservando 7 foto di uomini e 7 di donne. Le immagini ritraevano soggetti della stessa altezza ma con le gambe più lunghe del 5, 10 e 15 per cento rispetto alla media nazionale polacca: le preferenze sono andate a quelli con gli arti inferiori più slanciati del 5 per cento. Secondo posto per la gamba di lunghezza normale, terzo per quella del 10 e ultimo per le "spilungone" del 15.

Secondo Pawlowski la coscia lunga non sarebbe soltanto segno di fascino, bensì anche di salute. Una ricerca americana infatti afferma che le persone con le gambe corte hanno una maggiore probabilità di avere patologie cardiovascolari o di altro tipo. Gli scienziati hanno trovato un collegamento anche col diabete: un altro studio dimostra che per ogni centimetro in meno della coscia, rispetto alla media nazionale, il rischio di avere il diabete di tipo II è del 19 per cento.

Pawlowski e Sorokowski ritengono che il loro principio sia valido per tutte le popolazioni, nonostante abbiano preso in esame soltanto la popolazione polacca. La preferenza per le gambe lunghe è legata all'altezza, canone di bellezza adottato dalla maggior parte della gente.

L'intelligenza dipende anche dall'autostima

immagine

LONDRA, Gran Bretagna -- Una ricerca britannica ha analizzato i risultati di 25 studi sulle differenze tra il quoziente intellettivo maschile e femminile. Gli esperti hanno osservato che gli uomini credono di essere più intelligenti delle donne. In realtà sono solo più sicuri di sé, al contrario del gentil sesso che tende a sottovalutarsi.

La ricerca è stata realizzata da un equipe di scienziati della university College London. Secondo l'indagine gli uomini tendono ad auto-percepirsi brillanti, al contrario, le donne sottovalutano le proprie capacità intellettive. Questo è ciò che afferma la scienza, ma nella società c'è ancora l'idea che sia proprio l'uomo ad essere più intelligente, lo pensano anche molte donne.

Infine sembra che gli uomini e le donne abbiano lo stesso quoziente intellettivo, solo che tra i primi è mal distribuita: ci sono uomini molto stupidi e altri molto intelligenti, mentre tra le donne non si riscontra tale divario. 

Ecco come si formano i ricordi spiacevoli

immagine

ROMA -- Vi siete mai chiesti come si formano i ricordi spiacevoli? Secondo un team di ricercatori dell'Istituto nazionale di neuroscienze (Inn) la spiegazione starebbe in un vero e proprio meccanismo fisiologico: le brutte esperienze sarebbero concentrate nella corteccia del cervelletto.

Autori della scoperta sono Bibiana Scelfo, Benedetto Sacchetti e Piergiorgio Strata del dipartimento di Neuroscienze dell'università di Torino. Recentemente i loro studi effettuati su ratti hanno dimostrato che il cervelletto è coinvolto nella memorizzazione delle condizioni che preannunciano un pericolo. Ciò succede soprattutto in una determinata area del cervelleto, chiamata V e VI lobo del verme, in cui sono diretti stimoli sensoriali acustici e dolorifici.

In un articolo sulla rivista specializzata Proceedings of the national academy of sciences (Pnas) gli esperti hanno spiegato che il processo "coinvolge le sinapsi (nella foto) inibitorie che regolano l'attività delle cellule di Purkinjec". Queste sinapsi "si modificano nel tempo affinché solo gli stimoli effettivamente legati tra loro, come per esempio un suono associato a una lieve scossa elettrica, diventino parte di uno stesso, spiacevole ricordo".

L'eqiuipe di scienziati, guidati da Strata, studia da parecchi anni i circuiti neuronali della porzione vermale del cervelletto. Secondo Scelfo gli esperimenti effettuati parlano chiaro: "Ci troviamo di fronte a meccanismi di potenziamento sinaptico a lungo termine, perché sono visibili anche 24 ore dopo il condizionamento dei topolini".

"Questi eventi di plasticità sinaptica - spiega Scelfo - sono visibili solo nei topi sottoposti al condizionamento con stimoli acustici e dolorosi molto ravvicinati tra loro. Sono del tutto assenti nei topolini che non sono stati sottoposti all'addestramento. E soprattutto in quelli che non ricevono i due tipi di stimoli sensoriali a una distanza di tempo abbastanza breve".

Il prossimo passo del gruppo di scienziati dell'Inn sarà quello di cercare di individuare i meccanismi molecolari che possono influenzare la plasticità sinaptica, per capire se particolari fattori come lo stress possono mutare le nostre normali capacità di memorizzare le situazioni di pericolo.

L'aggressività? Piace come il sesso

immagine

NASHVILLE, Usa -- L'aggressività provoca piacere come il sesso, le droghe e il cibo. E la spiegazione è da ricercare nel cervello. E' questo quanto risulta da uno studio condotto alla Vanderbilt University, presso Nashville, negli Stati Uniti.

I circuiti del piacere nel cervello vengono attivati da stimoli sessuali, dai cibi che amiamo, dalle droghe. Gli esperti hanno però scoperto che anche l'aggressività mette in atto il nucleo accumbens e lo striato ventrale dove è attivo il neurotrasmettitore del piacere, la dopamina.

Questa provoca in noi una sensazione di piacere, che può  indurre a compiere nuovamente la stessa azione.

L'aggressività è quindi un comportamento gratificante che può portare a una forma di dipendenza, come con la droga. Lo studio, pubblicato sulla rivista Psychopharmacology, si è basato su alcuni esperimenti condotti sui topi.

Il potere del prezzo sul nostro cervello

immagine

WASHINGTON, Usa -- Tra un prodotto che costa meno e uno che costa di più, spesso scegliamo il secondo perchè siamo convinti che sia di migliore qualità. Ma perchè ragioniamo in questo modo? Una ricerca di neuromarketing realizzata dal California Institute of Technology di Pasadena, negli Stati Uniti, ha evidenziato che è la corteccia media orbitofrontale l'area del cervello che si fa ingannare dal prezzo.

E' stato svolto un test: ad alcuni soggetti sono stati offerti due bicchieri dello stesso vino, facendo finta che fosse di due marche diverse. Una più costosa e l'altra meno costosa. Quando i soggetti bevevano il vino spacciato più costoso, lo giudicavano più buono dell'altro, anche se in realtà era lo stesso.

Dalla ricerca è emerso che il prezzo ha un grande potere sul nostro cervello e condiziona molto alcune aree cerebrali che si lasciano "abbindolare" dalle pubblicità.

Ecco le sindromi più strane

immagine

LONDRA, Gran Bretagna -- Avete paura del dentista? Le parole lunghe vi mettono in agitazione? Oppure sono le armi nucleari ad incutervi timore? Sindromi strane, non c'è che dire. Le più insolite sono state raccolte dalla rivista New Scientist con l'aiuto dei lettori e pubblicate in un singolare dizionario.

Le armi nucleari vi fanno paura? Allora soffrite di "nucleomitufobia". Se avete il terrore di farvi il bagno avete la "ablutofobia" mentre nel caso la suocera vi faccia rizzare i capelli avete la "perentherafobia". Sindromi rare. New Scientist ne ha riunite a centinaia.

Si va da quelle più familiari, come l’agorafobia, la paura degli spazi aperti o non familiari, o il contrario, la claustrofobia, la paura dei luoghi chiusi, a quelle mai sentite, ma molto diffuse: ad esempio la "globofobia", il timore dei palloncini, oppure la "paraskavedekatriafobia", la paura del venerdì 13 (che già di perse non mette tranquillità).

Secondo gli scienziati esistono fobie praticamente per ogni cosa. Come la coulrofobia", la paura dei clown; che interessa un gran numero di persone. Sempre per gli esperti le fobie sono il frutto di traumi passati. Posso derivare anche da amici e parenti, oppure avere radici biologiche.

Il peso come arma seduttiva

immagine

ROMA -- Il peso, in particolare la percentuale di massa corporea, sarebbe la discriminante che attrae il partner. E' quanto emerge da una singolare ricerca inglese. Gli scienziati dell'università di Aberdeen hanno osservato che si scelgono con maggiore frequenza partner che hanno la stessa quantità di grassi.

Gli studiosi hanno analizzato con la tecnica dei raggi X il grasso corporeo dei componenti della coppia, un indice considerato più affidabile del semplice peso e dell'indice di massa corporea.

"L'analisi ha confermato che ad esempio chi ha braccia molto grasse tende ad accoppiarsi con persone con la stessa caratteristica - ha dichiarato John Speakman - questa tendenza è rafforzata dal fatto che l'obesità diventa sempre più precoce, e quindi è già in atto all'età in cui di solito si conosce il partner".

Secondo lo studio, questa inclinazione tende a rimanere stabile negli anni, e quindi rende più difficile dimagrire a uno solo dei due partner.

Tira e molla nel rapporto di coppia

immagine

BRISTOL, Inghilterra -- La collaborazione è un atteggiamento comune a molte specie oltreché all’uomo. Nel rapporto di coppia se uno dei due si mostra incontentabile verso l’altro partner, la collaborazione tra i due aumenta. E’ quanto accade secondo il gruppo di ricercatori dell’università di Bristol, in Inghilterra, guidati da John McNamara.

Lo studio, pubblicato su "Nature", evidenzia come il livello di incontentabilità di una persona determina quello di cooperazione richiesto al partner. "Il compagno poco disponibile – precisa McNamara – nel lungo tempo, però, rischia di essere scaricato e di essere costretto a ricercare un’altra dolce metà".

La selezione naturale porterà ad un certo livello di collaborazione solo se c’è possibilità di scegliere altri partner.

Cresce l'autismo negli Stati Uniti

immagine

WASHINGTON, Stati Uniti -- Tra le principali cause dell’autismo, malattia della comunicazione verbale e non, diagnosticata entro i primi tre anni d’età, non rientrano i vaccini utilizzati per combatterla.

Lo rivela un’indagine epidemiologica condotta dal Dipartimento di Salute Pubblica della California, pubblicata sulla rivista di psichiatria generale ‘Archives’.

Negli anni 1995-2007 gli scienziati hanno osservato, contrariamente alle previsioni, un trend in crescita della malattia nello Stato del Pacifico anche dopo che, nel 2000, è stato eliminato dalle sostanze immunizzanti il ‘timerosal’, accusato di essere il responsabile degli aumenti.

Nel 1993 l’autismo colpiva tre bambini su 10.000. Nel 2003 l’incidenza è risultata quattro volte maggiore di dieci anni prima.

Creata la macchina che legge il pensiero

immagine

PITTSBURGH, Usa -- Pensate a una macchina in grado di individuare a cosa state pensando. Ebbene, è stato fatto il primo passo verso questo tipo di tecnologia: si tratta di un'apparecchiatura che riconosce pensieri associati ad immagini. L'attendibilità è del 97 per cento. Il dispositivo è stato messo a punto da un team di scienziati di Pittsburg.

Finora la lettura del pensiero era solo fantascienza. Ma adesso qualcosa è cambiato: un gruppo di ricercatori della Carnegie Mellon university, a Pittsburgh, ha realizzato un macchinario molto speciale. Grazie ad un sofisticato scanner e un particolare computer gli esperti hanno trovato il modo di individuare a cosa sta pensando il cervello.

Per ora, riferisce il tabloid londinese Daily Mail, il numero di oggetti che possono essere "indovinati" dalla macchina è limitato alle dieci diverse immagini di edifici e utensili mostrate in precedenza. In pratica gli studiosi sono in grado di riconoscere se il dispositivo sta pensando ad un oggetto piuttosto che a un altro in base alle attività delle zone del cervello. Quest'ultime, infatti, sono corrispondenti alle immagini di alcuni oggetti e al loro uso.

Gli inventori prevedono già grandi progressi per questo macchinario. "Speriamo - ha detto Svetlana Shinkareva, una scienziata dell'equipe - di poter identificare non soltanto i pensieri associati a immagini ma anche quelli connessi a parole e poi a frasi".

Secondo quanto riferito da Marcel Just, caposquadra dei ricercatori di Pittsburgh, alla rivista Plus One, la "macchina che legge il pensiero" ha dimostrato che l'attività cerebrale in risposta alle immagini di utensili ed edifici è la stessa per tutte le persone. Migliorare questa tecnologia, per gli esperti dell'università di Pittsburgh, potrebbe tornare molto utile. La si potrebbe applicare alla medicina, per studiare malattie ancora poco conosciute, come l'autismo. E in campo giudiziario? Sarebbe certamente di grande aiuto: una sorta di "macchina della verità".


Data creazione : 03/02/2009 @ 19:57
Ultima modifica : 22/04/2010 @ 10:18
Categoria : Scienze della mente
Pagina letta 1309 volte


Anteprima di stampa Anteprima di stampa     Stampa pagina Stampa pagina

react.gifOpinioni su questo articolo


Nessuno ha lasciato un commento.
Diventa il primo a farlo!


Preferenze

Si riconnetta
---

Il tuo nome :

Il tuo codice segreto (associato al tuo pseudonimo)


 Numero di membri  304 membri


Utenti registrati online

( Nessuno )
Fisiochat
Desolato, ma solo i membri di questo sito possono accedere alla Tchat.
*/

[ Diventare membro ]

Giochi Online
+ Arcade
+ Rompicapi
Ricerca Google/Yahoo


Google

Yahoo


Gadgets

^ Torna in alto ^